Metti via quelle lacrime, Esteban

I know sometimes things may not always make sense to you right now
Straighten up little soldier

Stiffen up that upper lip
What you crying about?

Metti via quelle lacrime, Campione. Questo non è il momento di piangere: è il momento di lottare. E’ il momento di mettere da parte le nostre convinzioni, i nostri interessi, il nostro ego e di concentrarci sul bene di una delle cose più care che abbiamo al mondo: la nostra Inter. Mia e tua, Cuchu.

Perchè credi che siano piovuti quei fischi e quegli orribili applausi di scherno, domenica sera? Perchè sei invecchiato? Perchè scendi in campo sempre e comunque, senza farti frenare -come altri- da ogni minimo fastidio fisico? Perchè hai sempre dato tutto per questa maglia? Perchè hai ceduto Balotelli, Eto’o e Thiago Motta? Perchè hai cacciato Oriali? Perchè hai cambiato quattro allenatori in due anni? Per la girandola di moduli e di formazioni assurde viste di recente?

Siamo esasperati, Cuchu. E tu sei diventato, tuo malgrado, solo un simbolo di un momento estremamente negativo, uno dei peggiori della storia della nostra Inter. Del resto di questa Inter col tempo sei diventato il volto e l’immagine, quindi l’associazione è quasi inevitabile. Nella buona e nella cattiva sorte: lo sai come si dice, no? Esasperati noi, stremato nel corpo e nella mente tu: come altro interpretare altrimenti quelle struggenti lacrime? Un collasso nervoso, un momento di emotività estrema, quasi un tilt emotivo che ha travolto tutto San Siro in quegli istanti: gli ignobili ingrati che fischiavano, il professionista che piangeva. Abbiamo esagerato -tutti- in una storia che è diventata molto più grande di quanto in realtà è. Ora, a mente fredda, mettiamo da parte gli estremismi di un caso che non esiste, e parliamoci serenamente.

Questa Inter non va, Cuchu. Non va da nessuna parte e -verosimilmente- non andrà da nessuna parte: il suo tempo è finito, il suo presente è diventato storia. I suoi avversari non sono più il Barcellona di Messi e il Real Madrid di Mourinho: ora è nell’alveo degli immortali insieme all’Ajax di Crujff, al Real di Di Stefano e a tutti gli altri. E noi abbiamo l’obbligo morale di lasciarla andare, come tante altre meravigliose Inter abbiamo lasciato andare nel passato: è finita un’era, è finito un periodo d’oro. Ma non è finita l’Inter.

Per anni, in un passato ormai abbastanza remoto, abbiamo vissuto di ricordi, di immagini sbiadite di un’Inter vincente come non mai e -diceva qualcuno- come non sarebbe mai più stata. Poi siete arrivati voi. Adesso, sulle vostre spalle, c’è la più grande delle responsabilità: costruire una nuova Inter vincente. Ripartire da zero, spiegare ai più giovani come avete fatto -da zero- ad arrivare sulle vette più alte dell’Olimpo calcistico: indicargli la strada, accompagnarli nella prima parte del tragitto e spingerli poi verso la cima. Sai che fatica bestiale, Cuchu? Un’impresa vera, una cosa che a paragone il Triplete è una passeggiata.

Come pensate di riuscirci? Giocando ogni singolo minuto di ogni singola partita, fossero anche gli ottavi di finale di Coppa Italia contro le riserve del Genoa o la più inutile delle ultime partite del girone di Champions? Pensate davvero di potere ancora caricarvi l’Inter sulle spalle e trascinarla di forza verso la vittoria, a testa bassa? Pensi davvero di avere ancora la forza, la voglia e la potenza necessarie per prendere a calci quel pallone una, due, cento volte, fino a quando non si sarà deciso a finire alle spalle del Cech di turno? Andiamo Cuchu…ma ti sei visto nelle ultime due partite? Saltato a piè pari da un Campagnaro o da un Izco qualsiasi, senza riuscire ad opporre alcuna resistenza, senza la minima possibilità di ribattere in alcun modo…è davvero questo quello che sei diventato? E’ davvero questo il giocatore argentino più titolato di tutti i tempi? A 31 anni?

No, Cuchu. Quello non sei tu. Quello è un giocatore stremato, nel corpo e nello spirito. Un giocatore che non dà il cento per cento, al contrario di ciò che hai detto pochi giorni fa: è un giocatore che ha dato il centocinquanta per cento, il duecento per cento. Un giocatore che è andato oltre ogni limite per favorire la sua Inter e ha finito, paradossalmente, per danneggiarla. La tua classe è immensa, il tuo carisma e la tua esperienza lo sono ancora di più: devi solo imparare ad usarle diversamente. Devi solo capire che, per il bene della tua Inter, ogni tanto devi farti da parte. Giocare 30 partite anzichè 50, essere sostituito 5 volte anzichè 2: niente di drammatico, insomma. Solo la presa di coscienza del fatto che il tuo cammino all’Inter è ancora lontanissimo da una fine, molto più lontano di quanto tu stesso immagini: ma deve, solo, cambiare leggermente direzione.

I vergognosi fischi che ti hanno colpito al momento della sostituzione contro il Catania devono essere il punto di svolta nella tua carriera. Oggi non sei più el Cuchu: oggi sei Esteban Matias Cambiasso Delau. Il volto dell’Inter del post-triplete, quello che deve portare sul campo l’esperienza delle vittorie passate e trasformarla in spinta verso le vittorie future. Pensaci, Esteban: per età, ruolo, classe e caratteristiche sei l’unico che può farlo. Il Capitano va ormai verso i 39 anni. Deki, Ivan Cordoba e Chivu con ogni probabilità non saranno nella nuova Inter, sul futuro di Milito e Maicon nessuno sa bene cosa dire. Restate tu, Julio Cesar e Walter Samuel. Chi pensi sarà il Capitano della nuova Inter, Esteban? A 31 anni devi fare l’ultimo grande salto e prenderti per davvero la squadra sulle spalle.

Ecco perchè i fischi di domenica devono essere un nuovo inizio, per te e per noi.
Impara a riposarti, prenditi quella Fascia e metti tutta la tua immensa classe al servizio dei tuoi compagni, al servizio della tua Inter. Trascinala di nuovo alla vittoria, fai vedere a tutti come si fa.

E’ il tuo destino, Esteban.
E’ il nostro destino.

Il momento delle lacrime è finito.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.