Napoli 1 Inter 0

1 De Sanctis(77); 14 Campagnaro(80), 28 Cannavaro(81), 6 Aronica(78); 11 Maggio(82), 23 Gargano(84), 88 Inler(84), 18 Zuniga(85); 20 Dzemaili(86) (44′ st Dossena(81)); 22 Lavezzi(85) (37′ st Britos(85)); 7 Cavani(87)

1 Julio Cesar(79); 37 Faraoni(91), 6 Lucio(78), 25 Samuel(78), 55 Nagatomo(86); 4 Zanetti(73), 5 Stankovic(78) (21′ st Poli(89)), 19 Cambiasso(80); 10 Sneijder(84) (1′ st Pazzini(84)); 9 Forlan(79) (1 st Cordoba(76)), 22 Milito(79)

L’Inter perde a Napoli la quarta partita consecutiva in campionato e probabilmente domattina ringrazierà Mr. Ranieri per il lavoro svolto e annuncerà il terzo allenatore di questa stagione; Gasperini e Ranieri assumono sempre più le sembianze delle vittime di questa caotica fase di transizione.

La partita del San Paolo è identica a quella di mercoledì a Marsiglia e non offre nessun nuovo spunto alle discussioni di questi giorni, la solita difesa che lotta ma soffre per il mancato filtro del centrocampo e il solito attacco lento e asfittico che per l’ennesima volta non riesce a segnare.

Gol: un evento dimenticato

In mezzo lo stesso centrocampo visto in Champions: lento, senza intensità, con poco coraggio, travolto dal vigore e dalla forza di Maggio, Inler, Gargano e Zuniga.

Un dato chiarisce le difficoltà della nostra linea mediana, qualora ce ne fosse bisogno: i 4 del Napoli hanno intercettato e recuperato 10 palloni, i nostri solo 2; i difensori vengono così lasciati soli contro gli attaccanti avversari e al primo errore arriva il gol che diventa impossibile da recuperare; mercoledì Ayew e stasera Lavezzi.

Parlare di 4312 o del nuovo 352 provato nel secondo tempo diventa una inutile perdita di tempo, questo Napoli ci avrebbe battuti anche se avessimo schierato un 550.

Portiere a parte Mazzarri ha schierato un solo giocatore nato negli anni ’70 contro i 7 schierati dall’Inter, non voglio ridurre l’ennesima sconfitta in campionato a una mera questione anagrafica, ma è chiaro che stiamo tentando di risalire un fiume controcorrente.

Tifosi e giocatori sono oramai accumunati dal senso di impotenza di chi si è arreso perchè sa che non ce la fa più e ogni partita è diventata una agonia in attesa del gol avversario che diventa irrecuperabile perchè nessuno ha la possibilità di cambiare passo.
Probabilmente non è solo una questione anagrafica (l’undici di partenza ha una età media di 31,5 anni) ma ci sono anche problemi fisici e di testa, non c’è più nessun entusiasmo e sarà difficile farlo ritrovare a dei giocatori che 2 anni fa giocavano per vincere tutto e adesso si trovano costretti a sputare l’anima per arrivare a metà classifica.

Per questo motivo mettere in campo giocatori che ancora devono imporsi diventa importante per questa squadra, giovani che potrebbero aiutare anche i più esperti a ritrovare un minimo di entusiasmo e motivazioni per terminare la stagione in modo dignitoso.

Sangue fresco

 

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