La terza Grande Inter

Mentre il Milan, con lo scudetto sulle maglie, si avvia a rivincere il campionato e dilaga contro l’Arsenal, l’Inter perde contro Lecce, Novara e Bologna, i campioni del Triplete vengono fischiati dall’inferocito pubblico di San Siro, e il figlio di Angelo se ne va prima che la partita finisca… A me sembra un ottimo inizio. Il migliore, anzi, per come funziona la Storia dell’Inter.

Massimo figlio di Angelo ha compiuto l’impresa di generare la Seconda Grande Inter, ma non ha colto i segni del tempo, quelli che Mourinho seppe concentrare in una frase, pronunciata prima di Madrid, che mi risuona in testa da mesi: “per molti è l’ultima occasione”.
Quei molti, l’occasione se la giocarono meravigliosamente. E fecero l’impresa.
Ma fra la Prima e la Seconda Grande Inter ci sono due differenze essenziali.

La prima è che Herrera e i suoi seppero rivincere: due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, lasciando per strada le Coppe Italia, snobbate fino all’autolesionismo (perdere dal Padova…).
La seconda è che quelli erano ragazzini, questi erano già trentenni.

Mi è venuta la curiosità di verificare la data di nascita degli 11 in campo al Prater di Vienna, nella notte più magica del primo secolo nerazzurro. Mi aspettavo certi numeri, ma la verifica mi ha ugualmente sorpreso.

C’erano in campo solo due trentenni, il portiere Giuliano Sarti (31) e il mediano Carlo Tagnin (32), Aurelio Milani avrebbe compiuto i 30 la settimana dopo il trionfo. Tutti gli altri avevano l’età per rivincere.
Picchi e Suarez non avevano ancora 29 anni, Guarneri 26, Burgnich 25, Jair 24, Corso 23, Facchetti e Mazzola dovevano ancora compierne 22.
Impressionante. In assoluto e facendo il confronto con oggi, con chi era in campo in quest’ultimo mese sciagurato.

La storia, in certi casi, è di una chiarezza esemplare. Massimo figlio di Angelo è chiamato a rivincere e per farlo non può limitarsi a qualche modifica. Deve rettificare il percorso: ringiovanire la squadra, innestando 4-5-6 ventenni per alcune stagioni.
Con un nuovo allenatore e un nuovo direttore tecnico indirizzati su questa lunghezza d’onda, vedremo presto un’altra Grande Inter. E magari ricorderemo che è nata in un gelido, squallido, fischiatissimo inverno.

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Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.