Una Società in isolamento

Telefoni bollenti tra i presidenti di serie A dopo la pubblicazione della lettera con cui 8 società hanno chiesto ufficialmente a Maurizio Beretta di formalizzare le sue dimissioni da presidente della Lega. In molti lo hanno chiamato per ribadirgli la linea tenuta sin qui e che – a meno di mediazioni da qui al 2 marzo giorno dell’assemblea – non cambierà. I club non sono ancora pronti a nominare il successore di Beretta e il rischio di finire commissariati da Coni Federcalcio li spinge a non rompere il fronte maggioritario che dal marzo scorso mantiene Beretta sulla poltrona di via Rosellini part-time con il suo incarico di resposabile della struttura Identity e Communications di Unicredit. Al telefono i presidenti che non fanno parte del ‘gruppo degli otto’ hanno ribadito a Beretta la richiesta di non fare alcun passo formale e – se le cose non cambieranno – il manager si comporterà esattamente così.

Del resto la sua disponibilità a fare un passo indietro è nota dal marzo dell’anno scorso ed è sempre stata vincolata (per volontà della maggioranza dei club) all’accordo tra le società per un successore così da garantire operatività alla Lega. Un accordo che a oggi manca come dimostra anche la composizione del ‘gruppo degli otto’ dove c’è l’Inter insieme a Palermo e Cagliari (le società più critiche sull’operato di Beretta), ma manca il resto delle big che rimangono schierate sull’altro fronte. Non si tratta solo di un dettaglio numerico visto che qualche presidente ha fatto notare anche allo stesso Beretta come degli otto, a fine stagione, potrebbero rimanerne solo cinque essendo NovaraLecceBologna, Siena e Cesena in lotta per non retrocedere.

Beretta non aprirà, dunque, l’assemblea del 2 marzo presentando la lettera di dimissioni ma potrebbe anche non partecipare ai lavori se la sua assenza contribuisse a stemperare gli animi. L’ultima riunione si era chiusa con l’Aventino di Zamparini Cellino usciti minacciando di non tornare indietro sino al “ripristino delle regole e della democrazia”. E’ proprio su questo punto che le parti si ritroveranno a confronto. Il fronte dei pro-Beretta insiste nel considerare pienamente legittima la conta che vede la maggioranza delle società schierate per mantenere la situazione attuale almeno fino a giugno. Posizione che metterà in minoranza ancora una volta l’Inter e le altre.

Impossibile che si vada verso una crisi ‘al buio’ (altro scenario per il quale Beretta sarebbe disponibile a formalizzare le dimissioni già il 2 marzo) in uno scenario in cui Petrucci, molto critico verso il calcio italiano, attende un passo falso per commissariare la Lega. C’è, infine, il problema dei rapporti personali. Beretta rifiuta le accuse di immobilismo che gli sono state mosse da Cellino e Zamparini. Il tono della lettera che chiede le sue dimissioni è molto garbato e questo è stato apprezzato così come sarebbe apprezzato un riconoscimento pubblico dell’attività della Lega nell’ultimo anno: divisione diritti tv, vendita triennale con incremento dei ricavi e accordo ponte con l’Aic su basi innovative per citare alcuni dei risultati che Beretta rivendica.

Sul tavolo resta la questione-legge sugli stadi e l’emergenza-calendari messa impietosamente a nudo dal freddo del mese di gennaio. Quasi certamente non sarà lui ad occuparsene ma altrettanto certamente l’avventura di Beretta in via Rosellini non si concluderà il prossimo 2 marzo.

[Giovanni Capuano su Calcinfaccia]

Il punto. Qual è il punto?

Il punto è che l’Inter è isolata. Di nuovo. Come sempre. Rinchiusa in una direzione ostinata e contraria che a volte sembra davvero fine a sè stessa, impossibile da capire. Mi torna in mente una vecchia intervista di Branca, con quel famoso “noi non siamo mediatici” esibito a mò di vanteria, a mò di nota di merito.

Non essere “mediatici”, non saper comunicare, non saper gestire i media, non è un merito.
Essere sempre soli contro tutti, essere sempre presi in mezzo, ritrovarsi sempre a subire le decisioni di altri, non è un merito.

Trovarsi per l’ennesima volta fianco a fianco con gli Zamparini e i Cellino della situazione (pronti a cambiare idea con un po’ di nero mascherato da centrocampista centrale) contro tutto l’estabilishment politico-calcistico che ben conosciamo è una colpa.
Non essere riusciti, in ormai quasi 20 anni, a creare una rete di alleanze forte e duratura con altre società per opporsi ai soliti giochi di potere baincorossoneri è una colpa.
Non intercettare tutte le voci fuori dal coro che in questi anni si sono levate contro il duopolio che gestisce il calcio italiano, non essere in grado di seguire una linea comune con Cecchi Gori, con Cragnotti, con il primo Della Valle, con il primo Lotito, con l’ultimo Sensi e vederli tutti piano piano, inevitabilmente, costretti a scendere a patti con i soliti due è una colpa.
Non imparare dai propri errori e anzi perserverare, comportandosi alla stessa identica maniera con i De Laurentiis e i DiBenedetto/Baldini per vedere anche loro scappare via e restare nuovamente soli, è un errore gravissimo.

Passare attraverso i fatti del 2005 e ritrovarsi 7 anni dopo davanti a un restauro pressochè completo, è solo una logica conseguenza.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.