Inter, abbiamo un (altro) problema?

Sì, ok le scelte folli della dirigenza, ok lo scempio operato negli ultimi due anni, ok le follie tecniche dei vari Benitez e Gasperini, ok i giocatori bolliti, quelli demotivati, quelli vecchi, quelli stanchi, quelli ubriachi…ok tutto: tutte cose che già conoscevamo e che non scopriamo di certo dopo la sconfitta con l’Udinese. Da quella sconfitta, però, viene fuori un altro potenziale problema, questo sì inaspettato. Inaspettato perchè doveva essere una soluzione, inaspettato perchè pensato e immaginato -in origine- come sistemazione ideale per riportare la normalità in uno spogliatoio disperso, per fare le cose semplici, per restituire una logica alla squadra.

E una logica in effetti Claudio Ranieri l’ha restituita, in questi tre mesi. Gli scempi perpretrati da Gasperini sono ancora troppo recenti per essere dimenticati, e l’enorme differenza tra l’Inter attuale e quella precedente è drammaticamente visibile a tutti, nonostante l’orrendo spettacolo che ancora oggi l’Inter puntualmente offre. Eppure da Udine -e anche prima, in realtà- arrivano segnali inquietanti. Segnali di un Ranieri che sta piano piano smettendo di fare la cosa più semplice, la cosa più logica e la più lineare. Segnali di un Ranieri che sta iniziando a complicarsi la vita, come il suo ultimo predecessore.

Prendiamo il caso di Ricky Alvarez, per esempio. Un ragazzo di 23 anni che, dopo un paio di mesi decisamente sottotono, sembra iniziare ad ambientarsi nella nuova realtà e fornisce anche un paio di prestazioni decisamente buone, condite da qualche giocata importante, due suggerimenti per gol dei compagni e un gol firmato in prima persona. Un paio di buone prestazioni, dicevamo, che oltre a dare fiducia al ragazzo forniscono anche importanti informazioni sulla sua migliore collocazione in campo: gioca meglio quando è più libero e può tenere palla più a lungo, partendo direttamente dal centro oppure da destra accentrandosi e potendo contare sul “suo” piede. Lo stesso Ranieri prima della partita col Siena dichiara: “Con me ha giocato due partite da trequartista: una bene e una meno bene ma impegnandosi. Lui dice che partendo da destra si trova più a suo agio, quindi giocherà lì“. Perfetto: tutto chiaro, preciso, lineare. Ricky Alvarez sembra finalmente pronto a entrare negli schemi di questa Inter con personalità e rendimento, e va sfruttato da trequartista o da esterno di destra. Poi arriva l’Udinese, e Alvarez si trova a fare il centrocampista di sinistra. Non solo: subisce nel dopopartita anche la reprimenda del mister perchè non ha offerto una buona prestazione. Perchè? Perchè dopo tre mesi passati a cercare la migliore collocazione in campo per un ragazzo relativamente giovane, arrivato dall’altra parte del mondo e con evidenti problemi di ambientameno, anzichè metterlo nelle migliori condizioni per rendere al meglio lo sballottiamo da una parte all’altra del campo? Perchè scegliamo coscientemente di complicargli la vita, e poi addirittura ci arrabbiamo se non fa la differenza? Mistero.

E Alvarez non è neanche il più clamoroso dei misteri. C’è per esempio Luc Castaignos, match-winner contro il Siena. Schierato inizialmente esterno destro, solo a pochi minuti dalla fine l’olandese viene spostato nel ruolo di centravanti arrivando così a segnare il gol-vittoria. Dopo la partita, Ranieri dichiara allegramente: “Luc è un ragazzo in gamba, quando parte centravanti in allenamento segna sempre“. Quindi abbiamo un ragazzo giovanissimo ed estremamente promettente con già una quindicina di gol all’attivo in Olanda, che arriva con l’etichetta del centravanti di razza (“è il nuovo Henry”, “somiglia a Trezeguet”), che quando in allenamento viene schierato centravanti “segna sempre, anche due-tre gol a partita“. E noi, in partita, lo mettiamo esterno. Salvo poi stupirci se di buono combina poco e niente. Perchè?

Perchè, ancora, insistere con Zarate trequartista? Zarate è un giocatore anarchico, che cerca la giocata personale e mette sistematicamente all’opzione numero uno l’idea “saltare l’uomo”. A volte gli va bene e a volte no, ma davvero: non è un trequartista. Non può farlo, non è in grado, è dannoso. Non ha la personalità per prendere palla spalle alla porta, non sa verticalizzare in fretta, non riesce a leggere i movimenti dei suoi compagni di reparto: non è una colpa, sia chiaro…sono semplicemente le sue caratteristiche. Non è un caso che in quel ruolo abbia ottenuto più risultati Milito in un quarto d’ora che Zarate in un paio di partite. El Principe è un giocatore intelligentissimo, capace di tenere palla, di far salire la squadra, di temporeggiare, di farsi trovare pronto per sponde, triangoli e passaggi filtranti: è il classico “regista d’attacco”, che anche quando non segna sa comunque giocare con e per la squadra. Se proprio si è in emergenza è lui che deve andare dietro le punte -come a Siena- non Zarate. Zarate è una seconda punta, e difficilmente potrà mai fare altro.

E questo vale per Ranieri prescindendo da tutto il resto. Prescindendo, per esempio, dalle continue misteriose assenze di gente come Obi, Poli e Caldirola: su queste cose non mi pronuncio perchè comprendo che, magari, possono esserci “logiche di spogliatoio” alle quali anche Ranieri deve sottostare. Ma schierare giocatori in modo così palesemente inadeguato significa solo complicarsi la vita inutilmente. Significa fare danni che vanno ben oltre una partita persa, perchè significa bruciare un giovane, bollarlo come inadeguato. Salvo poi ritrovarlo altrove dopo pochi anni a segnare caterve di gol. Ve lo ricordate Henry alla Juventus? Ecco: non è quello il paragone che si intendeva fare con Castaignos quando si diceva “ricorda Henry”.

Poi certo, come scrive Fabbrica Inter su twitter quattro problemi-allenatore su quattro non sono un problema-allenatore: sono un problema-società. Ma il problema-società già lo conosciamo, come scritto all’inizio.

Cerchiamo, però, di non aggiungere un nuovo problema ad ogni partita.
Eh, Claudio?

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.