Siena – Inter 0-1

Cinque minuti da punta centrale, un gol. Grande Luc! Siena sbancata con tanta fatica e tanta volontà, risultato che ci premia forse eccessivamente per quanto visto in campo, ma per risalire la classifica questi tre punti si accettano più che volentieri.
Siena – Inter ci vede disposti all’inizio con il nostro solito 4-3-3 “ranieriano”, un modulo che prevede Pazzini unica punta e due esterni con compiti diversi: Alvarez a destra pronto ad accentrarsi una volta in possesso  di palla per liberare al cross o al tiro il suo sinistro, Zarate sull’altra fascia a rendersi pericoloso con i suoi dribbling in appoggio a Pazzini. Dei due esterni chi deve rimanere più largo a coprire è quindi Alvarez, Zarate ha il compito di stringere verso il nostro centravanti e cercare il dialogo. Dialogo che però non avviene praticamente mai durante il primo tempo, dato che i tre davanti si trovano molto spesso lasciati soli e non accompagnati da un centrocampo che, composto da Stankovic Cambiasso e Motta vertice basso, manca dichiaratamente in dinamismo. Con un Cambiasso in debito d’ossigeno per una forma che non è più quella di un tempo, e per il filotto di partite giocate per 90 minuti, al nostro gioco viene a mancare il volante classico, ossia quel giocatore che nel centrocampo a tre si occupa di legare il reparto avanzato con quello mediano, grazie ad inserimenti e raddoppi. Anche Dejan è in uno stato di forma che tutto possiamo definire fuorchè “buona” ed ecco così spiegata la mancanza palese di gioco della prima metà di gara. In difesa non subiamo particolarmente, questo va detto, tranne in un paio di occasioni, con Brienza prima e Calaiò poi, scaturite da contropiedi in seguito a nostri angoli offensivi, ma è in attacco che siamo, senza usare troppi giri di parole, nulli.
Lo zero a zero del primo tempo si spiega quindi così: il Siena, davvero ottima squadra, si difende bassa e riparte in contropiede, lasciando a noi il controllo della palla. Con Zarate e Alvarez davvero inconcludenti quest’oggi (il centrocampista viene però da ottime recenti prestazioni, al contrario dell’attaccante che invece sembra a mio avviso sempre più incartato in dribbling il più delle volte dannosi all’intera manovra collettiva), mister Ranieri opta per il doppio cambio all’intervallo: fuori i due argentini, dentro il giovane olandese e Obi. Con la partita sempre bloccata, con errori sempre più grossolani (nell’ultimo quarto di gara l’unico giocatore che cercava la sovrapposizione era Nagatomo, quest’oggi più impreciso del solito comunque), il tecnico romano decide così al trentacinquesimo della ripresa di far entrare El Principe Milito (domanda: con un Pazzini sempre più avulso, anche se non sempre per causa sua, dal gioco, ed in astinenza da gol, non sarebbe utile provare Diego anche in campionato, ora che la sua forma sembra essere migliore?) e di tentare un timido (per chi ancora abituato agli standard mourinhiani) assalto alla porta senese. Assalto che va a buon fine al 44esimo, grazie alla zampata vincente del giovane olandese, che speriamo grazie a questo gol abbia acquistato un po’ di fiducia in sè stesso. I mezzi li ha, gli manca spesso (almeno, questa è l’impressione che si ha da fuori) una maggior convinzione. Ma il ragazzo è giovanissimo, di tempo ne ha. L’importante è dargli fiducia a mio avviso, e non lasciarlo troppo sugli esterni, ruolo evidentemente non suo.
In ogni caso, tre punti messi in cascina e conquistati con determinazione, grinta mentale (più che fisica) ed un pizzico di fortuna, e classifica che mostra timidissimi accenni di miglioramento: con una partita in meno rispetto alla maggior parte delle squadre, ci troviamo ad otto punti (che potrebbero diventare cinque in caso di vittoria a Genova) dal terzo posto.

About Vujen

Classe '85, marchigiano, ex-petroliere in carriera e musicista fallito. Appassionato di fotografia, Balcani e di calcio straniero, specialmente francese. Non ha mai visto l'Inter vincere al Meazza. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff.