Inter-Cagliari, e poi si vedrà

Dopo le due settimane di sosta, che per l’Inter sono state di fatto quasi tre visto il rinvio della partita di Genova, si torna finalmente in campo.

Su un campo nuovo, tirato a lucido, rizollato per l’occasione: è questa la prima novità della partita contro il Cagliari. Il campo di San Siro sarà “un tavolo da biliardo” secondo Dejan Stankovic, rimasto estasiato dal contatto con il nuovo terreno di gioco: “E’ perfetto, non devi più guardare il pallone mentre ti arriva. Prima era deviato da zolle, buchi…adesso no: arriva esattamente lì dove te lo aspetti”. E pensieri non troppo diversi devono essere passati per la testa di Wesley Sneijder, apparso ispiratissimo durante l’allenamento di ieri pomeriggio. Dejan Stankovic, Wesley Sneijder: pensi a loro e subito ti vengono in mente tutti gli altri. Walter Samuel, Thiago Motta, Cambiasso e il Capitano: basta nominarne uno e gli altri seguono a ruota. I senatori. E’ stato molto sottile Ranieri nella conferenza stampa, quando li ha chiamati in causa: “Ovviamente i senatori devono cantare e portare la croce. Se poi non si recupera neanche così si cambierà. Per forza”. Suona come una clamorosa ultima chiamata, e non potrebbe essere altrimenti: da qui a Natale -un massacrante tour de force di 9 partite in 33 giorni- l’Inter si gioca il campionato ma i senatori si giocano molto di più: loro si giocano l’Inter. Il compito di uscire dalle zone basse della classifica e di infilare una piccola serie di vittorie che porti l’Inter in posizioni più consone è demandato a loro: sono i Campioni del Mondo in carica -ancora per pochissimo- e non è più ammissibile un rendimento così tanto al di sotto dei loro standard. Poi si vedrà. Dice così Claudio Ranieri, sibillino: poi si vedrà. Poi ci sarà spazio per gli altri, in un caso o nell’altro. Ma ora tocca a loro.

E la formazione anti-Cagliari sembra scendere di conseguenza: la convocazione di Julio Cesar porta facilmente a pensare a un suo ritorno in campo da titolare. Davanti a lui Ranocchia e Samuel dovrebbero comporre quella coppia centrale da molti anelata sin dall’acquisto del giovane difensore italiano: un libero e un marcatore, un destro e un mancino, un giovane e un senatore, un campione in divenire ed uno già affermatissimo, il più bravo di tutti. Sulla carta la coppia perfetta ma il giudizio spetta al campo, a meno che Ranieri non decida all’ultimo -ma sembra improbabile- di far riposare Ranocchia dopo le fatiche con la Nazionale e schierare al suo posto Cordoba. Resta in tribuna per l’ennesima volta Caldirola, neanche convocato nonostante l’ennesima ottima prestazione con la maglia dell’Under21: la sua situazione diventa sempre più paradossale ogni giorno che passa, e sarà bene che qualcuno in società si prenda la briga di risolverla. Ai lati di Ranocchia e Samuel ci saranno con ogni probabilità Jonathan e Zanetti: l’impiego del brasiliano è stato implicitamente (involontariamente?) ammesso da Ranieri (“E’ difficile capire tutto di un ragazzo in allenamento: domani gioca e vedremo“), mentre Zanetti si ritroverà terzino sinistro per coprire le assenze dell’infortunato Nagatomo -dovrebbe rientrare già martedi, come Lucio- e dello squalificato Chivu, il cui agente alza la voce sempre di più ogni giorno che passa per invocare un rinnovo del contratto che non arriverà, o almeno che non arriverà alle condizioni chieste dal giocatore. In panchina Faraoni è l’unica alternativa ai due terzini, oltre agli eventuali adattamenti dello stesso Cordoba e di Obi.

Obi, già: panchina anche per lui probabilmente come per Poli, finalmente disponibile, Alvarez, reduce dall’ennesima partita in Nazionale, e Coutinho pienamente recuperato. I senatori devono cantare e portare la croce, si diceva: facile immaginare quindi un centrocampo “vecchio stile” composto da Stankovic, Thiago Motta e Cambiasso. Davanti a loro giostreranno Sneijder, abile e arruolato nonostante lo spavento occorso in Nazionale, Pazzini e con ogni probabilità Zarate, che si sta ritagliando un ruolo sempre più importante in questa Inter. Ancora panchina per Castaignos e Milito. Questa l’Inter che dovremmo vedere in campo contro il Cagliari, a meno di sorprese che con Ranieri non sono mai mancate e che, in più, questa volta troverebbero maggior giustificazione nel turn-over in vista della partita di martedì in Champions League.

Dall’altra parte il Cagliari di Ballardini, al debutto su una panchina di Serie A in questa stagione. Una storia strana, quella dei debutti di Ballardini: estremamente positiva se guardiamo agli ultimi 3 esordi in assoluto, molto meno se guardiamo ai precedenti con il Cagliari. Negli ultimi anni, infatti, per due volte Ballardini è subentrato a stagione in corso e per due volte ha vinto al debutto: con il Palermo (3-1 alla Roma) e con il Genoa (1-0 al Bologna). Ma il discorso si capovolge se guardiamo i due precedenti debutti del tecnico sulla panchina del Cagliari: pareggio per 1-1 con il Messina nel 2005, sconfitta per 1-0 con l’Udinese nel 2007. Numeri contraddittori, ma altri numeri invece non mentono: quelli del modulo con cui scenderà in campo il Cagliari, che Ballardini ha confermato essere il 4312 anche senza l’indisponibile Cossu. “Una gara difficile” la descrive Ballardini “resa ancora più impegnativa dal fatto che l’Inter non gioca da più di due settimane. Giocare a San Siro però è sempre una grande emozione, e noi faremo del nostro meglio per complicare la vita ai nerazzurri“. Una vita che però l’Inter non può farsi complicare da nessuno in questa fase della stagione che porta da qui fino alla sosta di Natale: 33 giorni, 9 partite, un primo posto in Champions da conquistare e una classifica in campionato da recuperare, per portarsi il più avanti possibile e mettersi nelle condizioni di poter far di conto alla fine, subito dopo la partita con il Lecce.

Un mese che ci dirà tanto, forse tutto, sul destino dell’Inter in questa stagione.
Andiamo avanti e cerchiamo di prenderci più punti possibile.
Poi si vedrà.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.