E’ nata una stella

Ritornando sulla partita contro il Napoli e concentrandosi sul calcio giocato, probabilmente qualcosa di positivo da tenere in considerazione c’è, nonostante le oscenità di Rocchi. Anzi, forse venuto alla luce proprio grazie alle oscenità di Rocchi.

Dicono di lui:

The Super Eagles have been searching for several years for a successor to Augustine ‘Jay-Jay’ Okocha in the creative department and may well have found the solution.

[dal rapporto FIFA – The Emerging Stars of Africa]

Paragonarlo a Jay-Jay Okocha per il momento è sicuramente eccessivo -almeno per quanto fatto vedere in maglia nerazzurra- ma in un inizio di stagione decisamente deludente da parte della squadra, lui  stato di certo tra le note più liete. Parliamo, ovviamente, di Joel Chukwuma Obi.

Il giorno del suo diciannovesimo compleanno l’Inter ha giocato l’ultima partita senza Obi in prima squadra: era il 22 maggio 2010 e a Madrid Javier Zanetti e compagni alzavano al cielo la Champions League. Da quel giorno, a cinque anni di distanza dal suo arrivo a Milano da Lagos, Joel Obi si è preso la prima squadra per non lasciarla più. Tenuto in grande considerazione da Benitez, inizia a calpestare il terreno da gioco ben prima dell’epidemia di infortuni che ha caratterizzato la prima parte della scorsa stagione: Obi è in campo in campionato come in Champions, fino a partire titolare nel derby con il Milan, il 14 novembre. Caparbietà, generosità, duttilità: la sua presenza con la maglia nerazzurra è un bel vedere fin dalle prime apparizioni. Poi però, complici un infortunio e soprattutto il pessimo momento della squadra, le apparizioni di Obi si fanno sempre più rare.

Almeno fino a questa stagione, quando sia Gasperini che Ranieri hanno fatto grande affidamento su di lui. E lui ha risposto presente sin dalla prima partita, quel derby a Pechino in cui fu uno dei pochissimi a salvarsi: addirittura il migliore in campo, secondo molti. Contrasti vinti, recuperi in velocità, movimento costante, assist e pericolosità in zona gol ma, soprattutto, una duttilità tattica impressionante: dopo un debutto in prima squadra da mediano, infatti, Obi ha dimostrato di poter giocare praticamente ovunque. Esterno a sinistra di centrocampo, interno in un centrocampo a tre, addirittura terzino sinistro: per lui, che in Primavera si disimpegnava spesso da ala sinistra, sembra non fare differenza. Gioca dove gli chiedono di giocare, e lo fa bene. Lo ha fatto sempre bene in questa stagione, fino al cartellino rosso inventato da Rocchi.

Ed eccolo lì il punto di svolta, eccolo lì il momento in cui il ragazzino del vivaio diventa grande, abbandona i suoi venti anni e diventa un professionista a tutti gli effetti. E’ lì, mentre Gianluca Rocchi gli sventola sotto il naso il più ridicolo dei cartellini rossi, che Joel Obi si ferma. E pensa. Pensa a mantenere la calma, pensa a quanto pesanti sono state le conseguenze di uno sfogo per un suo compagno di squadra, espulso contro il Novara. Capisce quanto è assurda quella situazione, quanto sia inutile protestare: capisce che ogni suo gesto, ogni sua parola, ogni suo sguardo non sarà altro che un pretesto -per quel buffo omino in giallo- per aggravare la posizione sua e della sua squadra. Capisce che non deve darglielo quel pretesto, capisce che non deve offrirgli nessun appiglio. Joel Obi abbassa gli occhi ed esce dal campo.

Solo più tardi, a partita finita, spiegherà quanto gli è pesato quel primo cartellino giallo e quanto ingiusta ha trovato l’espulsione. Non prima, però, di essere andato sotto gli spalti a ringraziare i suoi tifosi e a scusarsi (a scusarsi!) per il più assurdo dei cartellini rossi. “In ogni caso” aggiungerà anche in seguito “voglio chiedere scusa a tutti i tifosi e ai compagni“.

Questo è Joel Obi. Con queste scuse è nato un giocatore vero.
E noi siamo ben felici di godercelo, con la maglia nerazzurra sulle spalle.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.