L’unica scelta possibile, alla ricerca di certezze

“Se ci fossi io lo farei giocare lì dove ha più certezze, da trequartista”.

Così si esprimeva non più tardi di quattro giorni fa Claudio Ranieri a proposito di Sneijder, avanzando quella che sin da subito era suonata come la più clamorosa delle autocandidature. Si riparte da qui dunque: da Sneijder trequartista.

Non che sia una rivoluzione copernicana, insomma, ma almeno questa scelta semplice, lineare, inattaccabile può fornire una prima lieve consolazione a tutti quei tifosi interisti -e sono tanti, a quanto si legge in giro- che Ranieri sulla panchina nerazzurra non avrebbero mai voluto vederlo. Ma l’opinione del tifoso conta quello che conta, com’è giusto che sia…e d’altra parte a star dietro al tifoso non si saprebbe dove sbattere la testa: Gasperini no, Ranieri no, Capello no…la costante, unica, è che qualsiasi nome fatto in queste circostanze non va bene.

Eppure, chissà, fatta la tara alla difficile situazione attuale e al momento di emergenza, forse la scelta di Ranieri non è poi così sbagliata. Ancor meno lo sembra, anzi, considerando proprio questo momento di crisi: non è la prima volta, infatti, che Ranieri si trova costretto a intervenire in corsa. E il passato è confortante, in tal senso. Personalmente ho sempre inquadrato il tecnico di Testaccio come uno che difficilmente riesce a restare a lungo sulla stessa panchina, che difficilmente porta a casa risultati di altissimo livello (per i quali è necessario, appunto, tempo), ma anche come uno che quando si tratta di recuperare le situazioni complicate, quando si tratta di costruire una base per il futuro, quando si tratta di subentrare a stagione in corso, difficilmente sbaglia il colpo. In Inghilterra lo chiamavano Tinkerman, non a caso, e la conferma diretta arriva dalla sua storia che, da questo punto di vista, inizia nel 1997 a Valencia quando Jorge Valdano viene esonerato dopo tre sconfitte in tre partite. Situazione nera, ma Ranieri stravolge la squadra (lasciando fuori l’intoccabile Romario) e la porta ad una tranquillissima salvezza: nono posto in quella stagione, quarto nella successiva, e un’ottima base sulla quale Rafa Benitez costruirà poi i suoi successi. Stessa cosa succede due anni dopo a Londra: Ranieri rimpiazza Gianluca Vialli sulla panchina del Chelsea dopo cinque partite, per arrivare a un sesto posto finale. Nell’era pre-Abramovich costruisce una squadra di tutto rispetto, andando a pescare fra gli altri il semi-sconosciuto Lampard e gettando le basi per gli storici successi di Josè Mourinho. Poi c’è stato il capolavoro di Parma: prende la squadra al penultimo posto a febbraio e, insieme a un Giuseppe Rossi mai così decisivo, la conduce a una salvezza tranquilla in sole 16 giornate. E ovviamente l’ultima avventura alla Roma: presa alla terza giornata con zero punti e portata ad un passo (anzi, ad un Pazzo) dallo Scudetto che avrebbe distrutto i sogni di Triplete dell’ultima Inter Mourinhana. Senza contare, naturalmente, il miracolo torinese, dove Ranieri riuscì a portare la combriccola degli Agnelli nelle posizioni che contano e che sarebbero restate un miraggio negli anni a venire. Squadre stravolte e riportate al successo in breve tempo, dunque, prendendosi anche rischi enormi in alcuni casi: come con il già citato Romario a Valencia, per esempio, o come a Roma, quando non ha guardato in faccia nessuno al momento di far sedere in panchina Totti e De Rossi durante un derby. Chissà se per qualche senatore nerazzurro non riesca a suonare, finalmente, un campanello d’allarme.

La sostanza, insomma, è questa: Ranieri non ha mai vinto molto (“solo quattro o cinque piccole coppe“), ma è un tecnico capace di rivitalizzare un ambiente e, spesso, porre le basi per successi futuri. Esattamente quello che serve all’Inter, almeno sulla carta.

Le modalità e i tempi con cui arriva la firma di Ranieri sono abbastanza sconvolgenti, per chi ha vissuto le recenti storie dell’Inter. Per chi ricorda i tempi biblici per qualsiasi trattativa, per chi non dimentica i venti giorni e le altrettante consultazioni necessarie per arrivare a Gasperini, immaginare un Moratti che in 24 ore dà il benservito al vecchio tecnico, ne rescinde il contratto (niente più stipendio pagato per Gasperini, quindi, e niente eventuali bonus), contatta un nuovo allenatore e arriva alla firma è qualcosa di fantascientifico. Eppure è così che è andata. Moratti ha deciso di dare ancora credito a Marco Branca e agli altri dirigenti, ha abbandonato le idee di una soluzione interna caldeggiata dallo spogliatoio (Figo) e di una esotica suggerita dalla sua fantasia (Baggio), e ha chiamato il tecnico di Testaccio. Ranieri è stato convocato a Milano nella mattinata di ieri e, dopo un colloquio con i dirigenti dell’area tecnica nerazzurra, si è trovato in un tour de force da pazzi: Milano-Roma-Milano, per arrivare nello studio di Rinaldo Ghelfi per l’accordo finale relativo ai dettagli del contratto, e poi di nuovo Roma. E stamattina alle 8 era nuovamente all’aereoporto Leonardo da Vinci, con destinazione Milano, per firmare il contratto e dirigere il primo allenamento. Garanzie tecniche e tattiche per la società in cambio di alcuni riconoscimenti per lui: contratto biennale (e non annuale con prolungamento legato ai risultati) e possibilità di portarsi dietro tutto lo staff. Insieme a Ranieri arriveranno infatti il preparatore atletico Capanna, il preparatore dei portieri Pellizzaro (amico fraterno del tecnico da 30 anni e suo compagno di squadra al Catanzaro), il tattico francese Damiano e il vice Benetti. Il che significa che dopo tre anni Beppe Baresi non sarà più il vice allenatore dell’Inter, anche se resterà ovviamente in società: potrebbe diventare il punto di contatto tra società e staff tecnico ed essere comunque una presenza costante in panchina, nel ruolo che fu di Lele Oriali.

Ma come scenderà in campo l’Inter di Ranieri?

“Difesa a 4? Se l’Inter ha sempre giocato in un modo un motivo ci sarà”

Certezze, come si diceva per Sneijder. Certezze, stabilità, linearità…persino monotonia, se vogliamo. Difficilmente vedremo il 442 “britannico” solitamente caro al tecnico romano, vista la mancanza di ali nell’organico nerazzurro. Certo con il rientro di Maicon e Chivu si potrebbe azzardare l’avanzamento di Jonathan e Nagatomo a centrocampo o l’inserimento di Faraoni o Alvarez per dare sostegno a un modulo di questo tipo, ma non sarà certo questo il punto di riferimento. Anche perchè c’è sempre Sneijder, quello che giocherà “dove ha più certezze, da trequartista”. E allora ecco configurarsi il solito 4312, quel rombo tanto caro all’Inter che metterà in panchina (definitivamente?) un’idea di calcio “diversa” inseguita da Moratti ma mai digerita dalla squadra. Maicon, Chivu, Jonathan e Nagatomo costituiranno la batteria di terzini, Lucio, Samuel e Ranocchia si alterneranno come centrali di difesa, Obi, Poli e Alvarez proveranno a ritagliarsi uno spazio nel centrocampo governato -ancora, sempre, almeno all’inizio- dai soliti Cambiasso, Zanetti, Stankovic e Thiago Motta. Coutinho potrebbe finalmente diventare l’unica riserva di Sneijder e, in attacco, Forlan più di Zarate dovrebbe agire in appoggio a Pazzini, che con le sue abilità nel gioco aereo sembra partire con un leggero vantaggio rispetto a Milito.

Questo sarà, detto in due parole. Poi ovviamente ci saranno gli avversari, le eccezioni, le emergenze e le situazioni particolari…ma l’Inter di Ranieri non dovrebbe discostarsi sostanzialmente da quanto visto sopra. Una squadra dall’età media molto alta, almeno inizialmente, una squadra che cercherà di aggrapparsi alle poche certezze che ha.

Certezze. La parola chiave Ranieri l’ha azzeccata sin dal suo primo intervento, sin dalla prima autocandidatura. Sono certezze quelle che sta cercando l’Inter, sono certezze le cose di cui ha bisogno.
E così si è mossa, con velocità e sicurezza, nella direzione del suo novo allenatore. Seguendo le poche certezze che ci sono.
Niente Figo, Baggio o Zenga, niente Sanchez Flores o Van Gaal: niente salti nel vuoto, nè santoni che non hanno mai allenato in Serie A. Certezze.

Certezza. L’unica, la più importante, quella che accompagna Ranieri nella sua carriera: quella che ti dice che con lui magari non vincerai, ma sicuramente ti farai trovare in piedi più che dignitosamente.

Tanto basti, fino al giugno del 2012.

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About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.