Capitano, mio Capitano

Caro Capitano,
Faccio fatica a trovare le parole giuste, ma non posso proprio fare a meno di scriverti, non dopo quello che ho visto a San Siro sabato scorso contro la Roma. Voglio sperare che tu abbia ancora l’onestà intellettuale di capire di cosa sto parlando e di ammettere che ho ragione.

Questa mattina, giusto in momento prima di uscire di casa per andare in ufficio, stavo cercando di fare un po’ d’ordine nel sempiterno casino della mia scrivania e mi è capitato per le mani il foto-libro pubblicato dalla Gazzetta in occasione del Triplete. In copertina ci sei tu con la Coppa sollevata sopra la testa. Al tuo fianco Cambiasso e Cordoba, impazziti di felicità, proprio come lo eravamo noi in quel momento. Ubriachi di felicità in giro per Milano.

Devo dirtelo, a questo giro mi ha dato una sensazione strana, diversa, quasi fastidiosa.
Di solito rivivere quei momenti mi provoca un brivido di piacere. Quel 22 maggio in cui ci avete portati sul tetto d’Europa dopo tanti, troppi, anni. Il fragoroso silenzio dei nostri nemici, rinchiusi nelle loro tane, sofferenti per il fegato ingrossato, quelli che dicevano: “non ce la farete mai”.

Oggi invece non è stato così. Mi sono ritrovato a pensarti fermo in mezzo al campo, quasi a guardarti intorno, senza idee e senza grinta e in quel momento il ricordo del Campione contro cui rimbalzava un Lionel Messi con 15 anni in meno mi ha messo addosso un po’ di rabbia e un’immensa tristezza, perché è solo quello lo Zanetti che io voglio ricordare.

Uno con la tua forza il tempo lo può ingannare a lungo, ma alla fine avrà sempre ragione lui.

Per questo ti prego, dopo aver vinto tutto e aver frantumato qualsiasi record, accetta lo scorrere degli eventi. Non devi dimostrare più nulla. Non permettere che chi ti ha sempre urlato contro con la bava alla bocca abbia ragione. Solo un anno fa sono stati costretti ad ammettere a denti stretti tutto il tuo valore. Non dare loro la soddisfazione di vederti agonizzare lentamente, mentre perdi l’affetto dei tuoi tifosi.

Essere Capitano è anche essere capaci di sacrificare sé stessi per il bene della Squadra. Il momento è giunto, hai ancora qualche pulcino da accompagnare nel vasto mondo, ma poi fai il passo che consacrerà nel mito.

Vieni sotto la Curva a salutarci per l’ultima volta e noi ti accoglieremo con un grido che farà impallidire gli Dei.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.