La tempesta del Mar Nero

Diciamocelo chiaramente: per un tifoso del Trabzonspor questo deve essere uno dei periodi più belli di sempre. Dopo aver vinto coppa nazionale e supercoppa l’anno scorso, dopo essere arrivati in cima in campionato ed aver perso lo spareggio-scudetto contro il Fenerbahçe (squadra della capitale), ecco il colpo di scena che non ti aspetti. Scandalo corruzione nel mondo del calcio turco, campioni in carica invischiati nella melma più putrida possibile (una storia già sentita, non vi pare?) ed in attesa della certa retrocessione a tavolino estromessi dall’Europa, campionato slittato di alcune settimane in attesa di vedere quali saranno le condanne definitive (anche loro come noi, hanno giocato una sola partita di campionato, pareggiandola 1-1 fuori casa), e “la tempesta del Mar Nero” (questo il pretenzioso nomignolo con il quale i tifosi di Trebisonda sono soliti chiamare la loro squadra) si affaccia inaspettatamente per la prima volta nel meraviglioso palcoscenico della Champions League, nel Calcio con la C maiuscola. E per di più, il tanto atteso esordio li vedrà di fronte ad una squadra tra le più nobili d’Europa, l’Internazionale Football Club, Milano, Italia, uno dei fulcri geografici della storia del calcio mondiale. Cosa pretendere di più, sinceramente?
Sia chiaro, il Trabzonspor, al netto di un nome impronunciabile ai più, una sua storia vincente ce l’ha. Per esempio, è la squadra non di Istanbul più vincente della Turchia. Certo, agli occhi di uno straniero può risultare anche ridicolo vantarsi di tale pregio, ma analizzando più in profondità la questione, vincere sei scudetti battendo nello stesso anno Galatasaray, Fenerbahçe e Besiktas non è cosa da poco. Oltre a lei per dire, l’unica squadra ad aver vinto qualcosa è il Bursaspor, ma parliamo di un solo campionato, dal 1957 (data di fondazione del campionato turco così come lo conosciamo) ad oggi. Dieci anni dopo nasceva la squadra di Trebisonda, ed anche qui la loro storia è tutto fuorchè banale: è bello sottolineare per esempio che furono i tifosi a scegliere i colori sociali, di comune accordo con le due società che si fusero per fondare questa polisportiva. I supporters decisero di utilizzare due colori, uno per società, ed i colori utilizzabili potevano essere solo complementari a quelli vestiti originariamente dalle squadre fusesi.

Un altro aspetto “romantico” di questa squadra risiede nella provenienza del loro allenatore, Şenol Güneş. Il mister del (per gli standard turchi, ovvio) mitico terzo posto ai mondiali del 2002 è nato e cresciuto proprio a Trebisonda, vi ha giocato una vita come calciatore (424 presenze) ed è alla seconda esperienza nella panchina della “sua” squadra, dopo averla allenata anche dal 1993 al 1997, vincendo tra l’altro un campionato e due supercoppe.

Insomma, un sogno ad occhi aperti per tutta la città questa partecipazione alla Champions, con il mister che più di tutti è riuscito ad elevare il blasone di questo team. Ed infatti l’entusiasmo (ovvio e giusto, a mio parere) si farà sentire anche in campo, o meglio sugli spalti. I tifosi della “Tempesta” sono tra i più caldi di Turchia, ed i turchi sono tra i tifosi più caldi d’Europa. Se due più due fa quattro…
L’entusiasmo ha contagiato anche il presidente della squadra, così tanto da fargli dichiarare, in sede di sorteggio, di non aver paura di nessuno. Più precisamente, di avere rispetto per tutti, per l’Inter in primis, ma nessuna remora e nessun dubbio di poter passare il girone, soprattutto analizzando la forza delle altre avversarie, Lille e CSKA. Un entusiasmo che personalmente parlando, se da un lato fa piacere osservare (parliamo comunque di uno sport, e vista la frustrazione media dei tifosi italiani, bianconeri in primis, un po’ di tifo sano non fa mai male), dall’altro sembra oggettivamente sconfinare nell’inesperienza. La squadra l’anno scorso ha compiuto un autentico miracolo a raggiungere così alte posizioni in classifica, e l’ufficializzazione della partecipazione alla Champions è arrivata solo nella seconda metà di agosto, troppo tardi per cercare di arricchire al meglio una rosa oggettivamente non preparata per certi livelli.
In fretta e furia sono arrivati alcuni giocatori con una (seppur lieve) maggiore esperienza internazionale, tra i quali segnaliamo la punta slovacca Vittek, già giustiziere agli scorsi mondiali della sgangherata Italia lippiana, il suo connazionale Cech, terzino sinistro pescato in Inghilterra (esattamente al W.B.A. e con ottimi trascorsi al Porto), Halil Altintop, fratello gemello del più famoso neo-giocatore del Real, con trascorsi in Germania (Shalke, Eintracht), ed il centrocampista Didier Zokora, con alle spalle una vita calcistica trascorsa in giro per l’Europa, anche ad alti livelli (Siviglia, Tottenham, Saint-Etienne). Oggettivamente comunque, non il meglio che il calciomercato avesse da offrire.
Questi giocatori arricchiranno una rosa che comprendeva già buoni prospetti a livello nazionale, come il capitano Tolga Zengin, portiere 28enne nel giro della nazionale maggiore (due presenze per lui sinora) ed il laterale destro Burak Yilmaz, dieci presenza e due gol in nazionale, maggior talento in rosa.

In conclusione, senza voler far troppo i gradassi, possiamo dire che il Trabzonspor non sembra un’armata invincibile. Stasera a San Siro si disporranno molto probabilmente con un 4-4-2 coperto, baricentro basso e contropiede sempre pronto, consci del fatto che l’Inter di Gasperini deve, per motivi che noi tutti ben conosciamo, assolutamente vincere questa partita. Guardando positivamente quest’incontro, possiamo dire di essere stati fortunati ad incrociarci con una delle 4-5 squadre più deboli tra le 32 partecipanti, concentrandosi sul bicchiere mezzo vuoto salta subito all’occhio come il fatto che loro non abbiano nulla da perdere, e noi al contrario tutto, possa essere mentalmente un ostacolo più grande di quanto in effetti siano Zokora e compagni.

About Vujen

Classe '85, marchigiano, ex-petroliere in carriera e musicista fallito. Appassionato di fotografia, Balcani e di calcio straniero, specialmente francese. Non ha mai visto l'Inter vincere al Meazza. I suoi pupilli sono Walter Samuel e l'indimenticabile Youri Djorkaeff.