Gasp!

Chi è Gian Piero Gasperini?

Sembra una domanda retorica, di quelle che si usano come scusa per introdurre un argomento, ma non lo è. Non lo è affatto, e personalmente trovo la cosa abbastanza inquietante. Trovo inquietante che alcuni tifosi -magari quelli più superficiali e meno appassionati- si siano trovati realmente a chiedersi e a chiedere: chi è Gian Piero Gasperini? Riguardando gli ultimi allenatori dell’Inter, non si può non ammettere che qualsiasi persona vagamente interessata al calcio in Italia sapeva già molto di loro. Qualsiasi lettore delle pagine dello sport conosceva Roberto Mancini, chiunque al mondo sapeva bene chi fosse Josè Mourinho, tutti gli appassionati di calcio conoscevano Rafa Benitez e Leonardo. Gasperini no. Per Gasperini ci tocca sentirci chiedere: ma chi è Gian Piero Gasperini?

“Uno che nasce nello stesso giorno e nello stesso mese di Josè Mourinho”, è una risposta abbastanza frequente (e già questo la dice lunga: avete mai sentito dire di Mourinho che “è nato nello stesso giorno di Gasperini”? No, vero?). Però nasce 5 anni prima e non a Setubal ma a Grugliasco, provincia di Torino, prima teatro di un eccidio da parte delle truppe naziste e poi sede di una forte localizzazione di imprese del settore metalmeccanico: Pininfarina, Bertone, Vignale, Itca…dici Grugliasco e leggi Torino, pensi Grugliasco e scrivi FIAT, unisci Torino e FIAT e arrivi dritto dritto alla Juventus. Nato a Grugliasco e figlio di un operaio dell’indotto FIAT, Gian Piero Gasperini vede la sua storia personale inevitabilmente legata a doppio filo alla Juventus.

Percorre tutta la trafila delle giovanili in bianconero fino ad arrivare in prima squadra insieme a Paolo Rossi e Sergio Brio, prima di iniziare un giro d’Italia nelle serie minori che lo porterà da Reggio Calabria a Pistoia passando soprattutto per Palermo: 5 stagioni, 128 presenze e 11 gol in rosanero, e un paio di marcature ogni anno per un centrocampista forse non talentuoso, ma sicuramente abile nella lettura del gioco. Arriva poi a Pescara, in Serie B, e con i biancoazzurri esordisce in Serie A a ben 29 anni: 5 stagioni, come a Palermo, con 160 partite e 21 gol prima di chiudere la carriera da giocatore con una stagione alla Salernitana e le ultime due a Pesaro, dove a 35 anni giocherà la sua ultima partita.

La carriera di allenatore inizia un anno dopo, lì dov’era iniziata quella da giocatore: dalle giovanili della Juventus. Dall’inizio del Lippi I alla fine del Lippi II Gasperini cura la crescita di giovanissimi, allievi e primavera bianconeri vincendo anche un Torneo di Viareggio prima di iniziare, nel 2003, l’avventura da allenatore della prima squadra a Crotone in Serie C1. Promozione in Serie B il primo anno e due salvezze nelle stagioni seguenti, che gli valgono un ruolo da insegnante alla scuola di allenatori della FIGC prima, e la panchina del Genoa poi. Anche qui inizia col botto, ottenendo la promozione (e la Panchina d’Argento) al primo anno. Poi una serie di tranquille salvezze, con alcuni picchi decisamente importanti: il quarto posto ex-aequo con la Fiorentina nel 2009 (e la qualificazione in Champions che sfugge solo a causa degli scontri diretti con i viola) e il “record” di unico allenatore in grado di vincere tre derby della Lanterna consecutivi (tra cui quello della tripletta di Diego Milito, unico giocatore ad essere riuscito nell’impresa).

In queste ore Gasperini è in Corso Vittorio Emanuele, per la prima riunione ufficiale da allenatore dell’Inter. All’ordine del giorno prima ancora della definizione del mercato e dei dettagli organizzativi, la presentazione dello staff: Beppe Baresi sarà il suo vice e insieme a Bruno Caneo -uomo di fiducia del mister- lavoreranno Daniele Bernazzani e Alessandro Nista, già compagni di squadra di Caneo a Pisa. Il preparatore Luca Trucchi, arrivato con Gasperini, lavorerà insieme al “solito” Stefano Rapetti e insieme al reparto medico guidato dal professor Combi, che quest’anno vedrà aggiungere alle proprie file il nome di Andrea Scanavino, indicato da Combi come nome a cui affidare il recupero degli infortunati e allo stesso tempo uomo di fiducia di Gasperini.

Di ciò che vedremo sul campo è stato scritto tutto e il contrario di tutto, a cominciare dalla presunta “fissazione” di Gasperini per il 343. Presunta, appunto: perchè sicuramente questo e il 433 sono i moduli di riferimento del mister di Grugliasco, ma è altrettanto vero che -ben lontano dall’essere un “integralista”- Gasperini è prima di tutto un profondo conoscitore di calcio e un maestro di tattica in grado di mettere i giocatori a sua disposizione nelle condizioni ideali per rendere al meglio, e non sembra proprio il tipo di allenatore disposto a sacrificare uno Sneijder sull’altare delle proprie convinzioni. Al contrario, se i giocatori lo seguono sarà per molti garanzia di valorizzazione o addirittura di nuova giovinezza.

A monte di tutto questo, ovviamente, ci deve essere l’appoggio convinto e incondizionato della società, vera chiave di volta del successo di questa avventura. Sì, perchè sarà bene che fra società e tifosi si prenda atto della realtà, di una realtà che si chiama Gian Piero Gasperini: inutile sognare i Guardiola e i Mourinho, inutile volare col pensiero a ciò che potrebbe essere e ciò che potrebbe accadere. Quasi 20 giorni fa, in un post che letto oggi sembra abbastanza surreale, scrivevo “Leonardo è l’allenatore dell’Inter: viva Leonardo!“: vale esattamente lo stesso oggi, con Gasperini. Gasperini è l’allenatore dell’Inter: viva Gasperini! Non esiste alternativa, non c’è spazio per i dubbi e le incertezze: c’è solo il posto per sostenere un allenatore al 100%, per permettergli di esprimersi al meglio delle proprie potenzialità e per giocarsi tutte le sue carte contro avversari come Allegri, Conte, Mazzarri e Luis Enrique che, diciamocelo francamente, sono agilmente alla sua portata.

Gian Piero Gasperini è uno dei migliori allenatori sulle panchine della prossima Serie A e l’Inter una delle migliori squadre.
Perchè perdere un’altra occasione?

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.