La seconda pelle

In attesa degli ulteriori sviluppi dello scandalo scommesse che ha investito il calcio italiano e di conoscere il nome del nostro nuovo allenatore, si inaugura oggi una rubrica riguardante un argomento decisamente più leggero, nata quasi casualmente da uno scambio di battute nei commenti tra  alcuni dei nostri lettori. L’intenzione è quella di pubblicare foto delle maglie dell’Inter, indossate dai campioni nerazzurri di tutte le epoche, illustrando la storia e gli aneddoti legati a quelle casacche. Possedendone una piccola collezione, partirò col descrivervi quella nell’immagine qui di seguito, alla quale sono particolarmente legato e che per me è un vero e proprio cimelio.

Questa è la maglia da trasferta della stagione 1990-91, prodotta da Uhlsport, con il leggendario sponsor Misura. Venne adottata per la prima volta nell’annata 1988-89, quella dello scudetto record del Trap. All’epoca infatti non esistevano ancora pressanti esigenze di marketing legate al merchandising e poteva quindi capitare di mantenere la stessa casacca per diversi anni. Nonostante l’identicità, ne esistono appunto tre varianti. Per individuare la stagione alla quale fanno riferimento è sufficiente dare un’occhiata al simbolo  che si trova cucito sulla sinistra all’altezza del cuore. Nel primo anno (88-89) era presente lo stemma  con il serpentello stilizzato racchiuso in un piccolo scudo con due strisce di colore nero e azzurro (per intenderci, lo stesso del mio avatar). L’anno successivo, in virtù della vittoria del campionato, in quella posizione venne posizionato lo scudetto tricolore. Nel 90-91 infine, fece la sua comparsa il logo storico di FC Internazionale, come raffigurato nella fotografia

Indossando questa divisa, nel Novembre 1988, in una serata freddissima l’Inter  è di scena a Monaco di Baviera contro il Bayern per  l’andata degli ottavi di finale di Coppa UEFA. Il Trap schiera una formazione molto difensiva, rinunciando a Diaz e lasciando come unica punta Serena. Il copione della partita è scontato: tedeschi all’attacco, nerazzurri schierati a difesa della porta di Zenga ma pronti a pungere in contropiede. Il primo tempo finisce a reti inviolate e nella ripresa, dopo pochi minuti, con una rapida azione di rimessa Aldo Serena trafigge il portiere Haumman, portandoci in vantaggio l’Inter. L’assedio del Bayern prosegue, ma grazie alle parate di Walterone ed alle arcigne marcature di Ferri e Bergomi i tedeschi non riescono a sfondare. Proprio nel momento di maggior pressione dei bavaresi con tutta l’Inter ripiegata a difesa dei propri sedici metri,  Berti con un secco anticipo conquista palla al limite della nostra area e si invola verso la metà campo avversaria. In velocità lascia sul posto tre avversari, ne salta un quarto e continua nella sua cavalcata puntando dritto verso l’area avversaria. Ai 40 metri l’ultimo disperato tentativo di un difensore tedesco di stenderlo con un fallo non da i frutti sperati e Nicolino, a questo punto, si trova a tu per tu con l’estremo difensore avversario in uscita; conclusione e, nonostante il tocco di Haumman, la palla finisce in fondo al sacco. La galoppata di Berti però continua sino sotto la curva occupata dai supporters nerazzurri dove il nostro numero 8 si inginocchia esultante sugli striscioni posizionati sulla pista. Un gol leggendario, annoverabile tra i più belli della storia della Beneamata, realizzato indossando proprio quella maglia.

About SNIS