Ammettilo, Mou: hai sbagliato squadra

Una delle mie debolezze – procura qualche inimicizia, ma non so che farci – è non riuscire a trattenermi dal sottolineare che ho avuto ragione. Tipica frase, “l’avevo detto”.
Cerco di evitarlo nella vita privata, faccio l’impossibile per trattenermi in politica, mi scuserete se almeno nel calcio posso concionare senza pudore.
Ieri chiudevo così il mio post: “Lo sapete, io sto con il Barça, e mi sbilancio su quale sarà il punto debole che farà saltare l’equilibrio: la mancanza di Carvalho al centro della difesa merengue”. Puntualmente, al centro della difesa merengue si è infilata la banderilla di Lionel Messi, e Sergio Ramos ha fatto vedere quanto sia sopravvalutato.

Già a dicembre avevo consegnato a “Linea Bianca” il mio pronostico tranciante sull’avventura madridista di José Mourinho.
“Uno dei principali collaboratori di Mourinho, il suo vice Rui Faria, ha così riassunto la gerarchia di obiettivi dell’allenatore portoghese: “Prima spettacolo e vittoria, poi vittoria senza spettacolo, poi pareggio e spettacolo, poi pareggio senza spettacolo, poi sconfitta. Per Mourinho non c’è spettacolo nella sconfitta”… L’esito dell’esperimento madrileno resterà in bilico fino al prossimo maggio, e ancora prima del 5-0 rimediato al Camp Nou avevo espresso dubbi sull’ennesimo successo. Un po’ perché non mi pare che il centrocampo delle merengues abbia le caratteristiche giuste per dare forma alla sua idea di calcio; un po’ perché, come fa notare Modeo, “finora, a Madrid, i galacticos sono stati solo i giocatori”.

Ripeto: il centrocampo delle merengues non ha le caratteristiche giuste per dare forma alla sua idea di calcio. Xabi Alonso, Lassana Diarra (e il povero Pepe) non sono nemmeno lontani parenti di Lampard ed Essien, di Stankovic e Sneijder.
Anziché aggiungere Adebayor alla collezione di figurine degli attaccanti, a gennaio Mou avrebbe dovuto comprare un mediano incontrista capace di ribaltare l’azione.

La “mossa Pepe” poteva funzionare una volta, per l’effetto-sorpresa. Ripeterla è stato fatale: Pepe forse non andava espulso, ma non è Vieira e nemmeno Desailly, nel momento in cui recupera palla non sa mai che farsene, è solo uno stopper spostato a centrocampo.
Lasciare in panchina Kakà, Higuain e Benzema significa sprecare il fattore campo, l’inestimabile miedo escenico, la paura del palcoscenico che il Santiago Bernabeu è in grado di sprigionare. Non gli verrà perdonato.

La penso come Javier Marias: il “carattere” di ogni squadra è il frutto di una lunga costruzione storica. Chi guida queste squadre non può allontanarsi troppo dal loro carattere, pena il fallimento di ogni progetto. Ogni squadra ha uno “stile”, imposto dai propri appassionati, che finiscono per “imporlo e contagiarlo ai giocatori, anche a quelli appena arrivati e più estranei”.
Mourinho ha fallito. Voleva cambiare il dna del Real, invece si farà ricordare per il 5-0 di campionato e per lo 0-2 di Champions rimediati contro gli odiati rivali.

Mou cerca di difendersi, parlando degli arbitri. Prevedibile, ma a Madrid non hanno l’anello al naso.
Se ha capito la lezione, farà i bagagli e tornerà a vincere altrove.
Ve lo immaginate, in agosto, ricominciare in Spagna con un’altra sconfitta contro il Barcellona?

About Taribo59

Rudi Ghedini, bolognese di provincia, interista dal gol sotto la pioggia di Jair al Benfica, di sinistra fin quando mi è parso ce ne fosse una.