Il giorno dopo

Ci ho messo un po’ di tempo a decidere cosa pensare della partita di sabato contro la Lazio, a mente fredda intendo, sul momento mi sono limitato a godere come un riccio.
Più tardi mi sono chiesto cosa ci fosse da essere tanto esaltati. In fin dei conti eravamo andati sotto a causa dell’ennesimo buco lasciato a centrocampo, siamo rimasti in 10 per l’espulsione di Julione, che dovrà saltare la prossima partita e possiamo ben dire quanto sia stato decisivo il suo ritorno per poter riguadagnare la posizione che occupiamo in classifica, rispetto al punto in cui eravamo a Gennaio.

Con tutto il rispetto per Castellazzi, che pure è rimasto lievemente infortunato durante la partita e si spera possa recuperare per il Cesena, altrimenti dovremo tirare fuori Orlandoni dalla naftalina (ok non sono così sicuro che sarebbe poi un male). Ennesimo infortunio muscolare per Deki, che era certamente in debito di ossigeno, ma che in questo momento è forse l’unico ad avere i numeri e i polmoni per poter giocare davanti alla difesa.

Che c’è quindi da essere così allegri? Al di là della vittoria ottenuta contro una diretta concorrente per un posto in Champions League senza dover affrontare i preliminari. Al di là di un sorpasso su un Napoli che, con o senza i proclami contro l’Inter del suo ridicolo presidente, si è dimostrato incapace di reggere la pressione della corsa per lo Scudetto.

Nulla di tutto questo. Quello che mi rende allegro è che ho ritrovato quella meravigliosa sensazione che avevo perduto nel derby e nei quarti contro lo Shalke. Un deja vu di quella squadra Immortale, quasi Invincibile che ci siamo goduti lo scorso anno con José al timone, la voglia di lottare per la vittoria in qualsiasi condizione. Finalmente abbiamo visto quella reazione di orgoglio che avremmo voluto vedere contro quelli che stanno sulla sponda del Naviglio che retrocede. Siamo ancora stanchi, con le gambe pesanti e le idee un po’ appannate, ma cavolo, le palle sono state ben lucidate e tirate fuori dalla cassaforte.

Sarà un caso, ma giusto nel week end di Pasqua l’Inter ha deciso di risorgere. La Croce la ha portata un piccolo, grande, indomito e inarrestabile Giapponese che forse, da qualche partita a questa parte, sta ricordando a tutti come e perché si vinceva lo scorso anno. Vincevamo perché tutti si facevano un culo a campanile, perché tutti si sacrificavano per gli altri al fine di ottenere un obiettivo comune. Tutti.

Io non so come José riuscisse a ottenere tutto questo, ma ricordo perfettamente che non si sentiva nessuno lamentarsi perché non voleva giocare in questo o quel ruolo, nessuno si lamentava per un posto in panchina, nessuno si rifiutava di tornare in difesa. In qualche modo tutti erano resi protagonisti di un’impresa epica che si dipanava partita dopo partita.

Avete presente la teoria sull’allenatore che non fa danni tanto cara al Presi? Il nostro, non il Max. Beh io non è che ci abbia mai creduto gran che, sono convinto che un buon allenatore sia fondamentale, non tanto per la tattica, quanto per riuscire a convincere un gruppo di ragazzini strapagati a farsi il culo per ottenere un obiettivo. Questo è quello che Mourinho riesce a fare tanto bene e questo è quello che Benitez, non solo non ha fatto, ma è riuscito a distruggere nei suoi mesi di permanenza all’Inter. Ha spezzato il sogno che Mou aveva costruito e lo ha fatto con la malizia e la cattiveria di un secondo invidioso, consapevole fin dall’inizio che non sarebbe mai riuscito ad avere lo stesso successo del suo predecessore.

Raccontatemi quello che volete su Leo, che non è un allenatore, non è un tecnico, che è milanista o che il suo posto sia dietro una scrivania o su una poltrona si prima classe della TAP a fare avanti e indietro dal Brasile a caccia di giovani talenti. Ci sta tutto, ma dal momento del suo arrivo quella suggestione era tornata, quel senso esaltante di impresa che aveva contagiato tutti, perfino quelli che ora vorrebbero la sua testa su un piatto. Ci siamo trovati neanche un mese fa ad essere si nuovo in lotta per tutti gli obiettivi. Soltanto i pessimisti ad oltranza e i Severgnini di professione potevano profetizzare un black out totale come quello che abbiamo subito.

Ci sono stati anche gli errori tecnici e tattici compiuti da Leo, come tributo alla sua inesperienza, chi lo nega. Un atteggiamento troppo spregiudicato da parte di una squadra che era chiaramente in debito di ossigeno. Era sotto gli occhi di tutti, ma credevamo che nel momento della verità sarebbe bastata la forza della convinzione, la voglia di vincere a sostenerci. Gli altri ne avevano più di noi. In quel momento la nostalgia di José ha raggiunto livelli insostenibili e vedere il Real dei fighetti giocare come avremmo fatto noi lo scorso anno contro il solito arrogante Barca non può far altro che amplificare questo sentimento.

Tutta carne per avvoltoi vestiti da giornalisti. José non tornerà, non prima di aver vinto tutto anche con i Blancos comunque, e anche fosse non so se mi piacerebbe. Non sarebbe mai più magico e meraviglioso come la prima volta. Teniamoci stretto quello che Mou ci ha dato. Ricordiamo le lezioni imparate, ma rialziamoci e camminiamo con le nostre gambe!

Contro la Lazio l’Inter ha dato segni di resurrezione. Leo ha messo bene la squadra e azzeccato i cambi, tolto Milito che sembra non riuscire a recuperare quei movimenti che lo avevano reso letale lo scorso anno, rimane il solo Eto’o come unica punta, Wesley si sposta a sinistra quasi sulla linea degli altri centrocampisti. Un 441 ignorante se volete, ma che ha permesso alla squadra di recuperare le giuste distanze tra i reparti e un ordine in campo che non si vedeva da due mesi. Non sembrava nemmeno di giocare con l’uomo in meno, grazie anche a un Maicon che ha deciso di giocare a calcio, non lo faceva dalla partita di campionato contro la Roma. Si vede che si avvicina il Calciomercato…

Spazio ai giovani poi, complice anche l’infortunio a Deki che lascia spazio a Mariga e una decina di minuti per Obi che rileva un Wesley un po’ acciaccato che raccoglie l’applauso di San Siro per la “sua” punizione del pareggio. Positive le prestazioni di entrambi.

Il futuro non è chiaro davanti a noi, ma non vedo ragioni per disperarci. Ci sono giovani di valore e la Società si sta muovendo molto per proseguire su questa strada. Non è semplice ripartire e rinnovare alla fine di un ciclo, abbiamo forse perso un anno, ma ora siamo tornati a giocare, anche fuori dal campo.

E noi, ce la faremo ad aspettare? Intendo noi tifosi. La possiamo accettare una stagione come questa senza fare tragedie? In lotta su tutti i fronti fino all’inizio di aprile, con ancora un trofeo per cui lottare alla fine dello stesso mese. Voi pensatela come volete, ma a me non sembra niente male, specialmente dopo un’annata come quella passata. Ci siamo seduti un momento sulla riva del fiume, abbiamo visto passare i cadaveri dei nemici e i loro fegati esplosi.

Ora abbiamo riposato abbastanza, possiamo rialzarci e ricominciare a correre. Se questi anni di vittorie ci possono aver insegnato qualcosa, che almeno sia questa.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.