L’agnello sacrificale.

Siamo nella settimana di Pasqua e, come tradizione vuole, sull’altare del sacrificio, dopo la sconfitta di Parma, è stato adagiato l’agnello Leonardo, secondo molti causa di tutti i mali della nostra Inter. Personalmente, come ho voluto più volte ribadire, questa convinzione non mi trova assolutamente d’accordo per vari motivi. Partiamo dai freddi numeri: Leonardo nelle 18 partite di campionato nelle quali è stato sulla panchina dell’Inter ha totalizzato la bellezza di 39 punti, con una media di 2,16 a incontro. Benitez, il suo predecessore, in 15 partita ne aveva raggranellati appena 24, per una media di 1,6. Allegri, nei 33 incontri in cui ha allenato il Milan capolista, ne ha ottenuti 71 raggiungendo una media di 2,15. Mazzarri invece, sulla panchina del Napoli ha una media di 1,97, in virtù della quota di 65 punti raggiunta in 33 incontri. Se prediamo poi in esame il cammino europeo delle 3 squadre, l’Inter è stata l’unica compagine ad approdare ai quarti di finale delle rispettive competizioni. Sembrerà paradossale,  ma alla luce di tutto ciò, Leo è al momento il mister di Serie A ad aver ottenuto i risultati migliori sia in Italia che in Europa. Ma al di la di questo, a mio modo di vedere, il più grande merito del nostro attuale Mister è stato quello di riuscire a riportare entusiasmo e voglia di vincere in un gruppo e in un ambiente che, per svariati motivi, aveva smarrito gli stimoli. Sin dal primo incontro casalingo col Napoli è stato chiaro come la filosofia del nostro nuovo allenatore, subito sposata da giocatori e dirigenza, fosse quella di cercare di fare un gol in più dell’avversario, anziché tentare di subirne uno di meno. E così è stato. Proprio dalla partita casalinga dell’Epifania, quando eravamo staccati di ben 13 punti dal Milan, è partita una cavalcata emozionante ed allo stesso tempo estenuante, che ci ha portato alla vigilia del derby a solo due lunghezze di distacco dai cugini, traguardo per il quale avremmo firmato tutti col sangue alla partenza per il Mondiale per Club . Per circa tre mesi, tra Champions, Coppa Italia e Campionato (recuperi inclusi), abbiamo in pratica giocato una partita ogni tre giorni, ottenendo risultati ma spendendo inevitabilmente tantissime energie sia fisiche che nervose. Sino alla sosta per le nazionali però, nonostante si fossero palesate alcune avvisaglie, avevamo tenuto botta, riuscendo a portare a casa punti pesantissimi. Poi però nell’arco di tre giorni, di fatto, è arrivata la resa, con la sconfitta nel derby e il rovescio subito dallo Schalke nell’andata dei quarti di finale di Champions. Certamente anche Leo in questo ha le sue responsabilità, ma non è lui l’unico colpevole. Nello scontro diretto con i cugini gli è stato contestato il fatto di aver optato per un 4-2-3-1  troppo sbilanciato. Forse a ragione, ma poi, quando tre giorni dopo contro i tedeschi ha schierato la squadra con un più coperto 4-4-2, le cose non sono migliorate. Si, perché il comune denominatore di quelle due partite (ma anche delle ultime), oltre alla sconfitta e all’espulsione di Chivu ad inizio ripresa, è stata la precaria condizione fisica della squadra, apparsa in possesso di un’autonomia di appena un tempo. Il calo fisico è inevitabilmente coinciso con la crisi di risultati che stiamo attraversando e lo stesso Leonardo lo ha ammesso nelle dichiarazioni rilasciate nel post partita con i ducali.

Non trovo giusto quindi che venga gettata la croce addosso solo ed esclusivamente all’attuale allenatore, perché le responsabilità sono a monte e vanno equamente divise tra tutti, non ultimo chi a inizio stagione non si è comportato in maniera irreprensibile e professionale. In fondo Leo è stato preso per cercare di dare una scossa all’ambiente e riportare in carreggiata un’annata iniziata male. Riuscendoci.

A me l’agnello non piace e a Pasqua preferisco mangiare pesce.

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