Last Eight

E così è arrivato, finalmente, il momento dei quarti di finale della Champions League 2011. E’ arrivato il momento in cui le ultime otto squadre rimaste in gara si affrontano una contro l’altra per arrivare a giocarsi quelle semifinali che per qualcuno sarebbero un sogno, per altri una consuetudine, ma per tutti, indistintamente, le partite che permettono di coronare una stagione, quelle che ti portano a un passo dalla Coppa, che quasi te ne fanno sentire l’odore.

Real Madrid-Tottenham, Barcellona-Shaktar Donetsk, Chelsea-Manchester United e poi, a San Siro, è di scena lo Schalke04.

L’Inter ha la possibilità di riprendersi subito dalla batosta subita nel derby per ridare la spinta e il morale necessari per quest’ultima parte di stagione che si giocherà sui nervi e sulla pressione, prima ancora che sul campo. Soprattutto, Leonardo ha la possibilità di riprendersi l’Inter, mettendo a tacere le critiche -forse ingenerose, probabilmente non eccessive- subite in questi giorni. Non è uscito bene dal derby il tecnico brasiliano, inutile negarlo: non ne è uscito bene tatticamente, ma non ne è uscito bene neanche moralmente con quei fischi, quella contestazione e quelle parole di troppo arrivate anche da qualche giocatore avversario (come al solito impunito) che hanno evidentemente lasciato un segno. Non era il solito Leonardo, quello visto immediatamente dopo il derby e nella mattinata di ieri. Troppo pacato e troppo placido persino per uno che, come lui, ha fatto del basso profilo uno stile di vita. Poi, finalmente, è scattato qualcosa. Una domanda di troppo, forse una provocazione di troppo, sembra aver suonato la sveglia. Se sia stata solo un’illusione o no ce lo dirà il campo, di certo Leonardo è chiamato ora, in situazioni come questa, a dimostrare non tanto che tecnico è quanto piuttosto che tecnico potrà essere.

Non facciamo certo una grande scoperta se scriviamo che Leonardo è un tecnico giovane, ancora in formazione, con evidenti limiti di esperienza. Lo sappiamo tutti, lo sapevamo tutti nel momento stesso in cui è stato presentato. Non ci preoccupano, quindi, eventuali errori di inesperienza o presunzione come quelli visti nel derby, tipici dei tecnici giovani e convinti delle proprie idee. Ci preoccuperebbe molto, semmai, la ripetizione di quegli errori. Probabilmente tutti ricordiamo il primo Roberto Mancini, quello delle prime due stagioni in nerazzurro: ecco, il parallelo con Leonardo sorge quasi naturale. Anche Mancini sbagliava tanto, ha girato a lungo tra vari moduli prima di arrivare al “suo” rombo, aveva grandi limiti nell’interpretazione delle partite prima e soprattutto durante lo svolgimento del match…eppure proprio Mancini aveva una caratteristica unica, ammirevole, che lasciava tranquilli gli osservatori più attenti: difficilmente ripeteva più volte lo stesso errore. Imparava rapidamente dai suoi errori, Mancini, e piano piano tappava i buchi che lui stesso creava: e così che si è trasformato dal “mister X” del suo primo anno a Milano al tecnico freddo e razionale che ha portato a casa uno scudetto all’ultima giornata nel 2008, passando attraverso l’essere un pilota sicuro che ha guidato un carroarmato ad infrangere ogni record nel 2007. E’ esattamente questo che si chiede a Leonardo: non ripetere troppe volte gli stessi errori. Soprattutto in questa fase cruciale della stagione. E’ tutto qui, tutto sulla tattica che si gioca il destino dell’Inter e il suo, che invece ha già dimostrato di essere un grande motivatore, un ottimo catalizzatore delle energie positive della squadra.

Servira tutto questo e molto altro per battere lo Schalke04, che molti hanno bollato troppo presto come cenerentola. C’è chi si sente già in semifinale, come la Roma che credeva di aver già eliminato lo Shaktar o come il Milan, anni fa, che esultava per aver pescato il Deportivo: la storia del calcio dimostra che non è così semplice. Lo Shalke04 è arrivato fin qui, insieme a squadre come Real Madrid e Manchester United, Chelsea e Barcellona. E come quelle va affrontato. Anzi, con attenzione ancora maggiore perchè tra Schalke e Inter c’è una vecchia storia di rivalità risalente ad un paio di lustri fa, ad una finale di Coppa UEFA vinta dai tedeschi che poi l’anno successivo vennero eliminati dalla stessa Inter, che andò a vincere la Coppa. Sono motivati, i tedeschi, e non potrebbe essere altrimenti: e no, non sarà una passeggiata.

Oltre al miglior Leonardo servirà la migliore Inter vista fino ad oggi: qualsiasi passo indietro potrebbe essere fatale. Milito giocherà più minuti rispetto al derby e potrebbe essere lui l’arma in più in questa partita, che con ogni probabilità sarà iniziata davanti da Eto’o e Pandev assistiti da Sneijder. Un uomo in più -Stankovic- dovrebbe dare al centrocampo il filtro e il dinamismo che sono mancati nel derby, mentre la difesa dovrebbe essere la stessa vista sabato sera. Restano in pre allarme Cordoba e Nagatomo, con Ranocchia che potrebbe prendersi un turno di riposo e Zanetti che potrebbe avanzare a centrocampo. Di certo dovrebbe esserci un ritorno al rombo e a un modulo più solido, dettato però più dall’assenza di Pazzini che da altre considerazioni, visto che se ci sono dei campi su cui il 4231 ha sempre dato buoni risultati sono proprio quelli della Champions.

Di certo, soprattutto, ci aspettiamo una partita ben diversa da quella vista sabato sera. Una partita di nervi e convinzione, una partita in cui scenda in campo l’Inter che siamo abituati a vedere. Senza pregiudizi sull’avversario, senza la supponenza di chi sa di essere più forte e ritiene -come contro il Milan- che non sia necessario dare tutto per vincere.

E’ un quarto di finale di Champions League, di quella che Josè Mourinho chiamava “la competizione dei dettagli”. E’ un quarto di finale di quella Coppa che fino all’anno scorso è stata assente per lustri dalla nostra bacheca. Prenderlo sottogamba sarebbe un peccato mortale, oltre che un danno irreparabile. Stavolta sui due turni non ci sono alternative: vincere, e andare avanti sulla strada della Coppa. Siamo più forti e ne siamo coscienti, ma abbiamo bisogno che sia il campo a dircelo, che sia il campo a darci la giusta legittimazione.

Giocare in casa, vincere e non subire gol: la strada della semifinale passa da qui.
La strada della semifinale passa, ancora una volta, da San siro.

Forza, ragazzi.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.