Sotto il break

Se l’Inter vincesse tutte le partite di campionato da qui alla fine, sarebbe di nuovo Campione d’Italia.

Una frase banale, scontata, ovvia, difficilmente realizzabile e che sembra buttata lì per caso. Sembra una di quelle frasi a effetto venute male, quelle pronunciate per lasciare a bocca aperta chi ascolta ma che in realtà annoiano e basta nella loro banalità e inconcretezza. E invece questa vuota considerazione ne nasconde alle sue spalle un’altra ben più carica di significato, almeno per noi: l’Inter è tornata padrona del suo destino. Proprio così: la squadra che ha iniziato il 2011 con 16 punti di ritardo dalla prima in classifica, ora teoricamente dipende solo da sè stessa e non deve più aspettare i risultati delle avversarie per raggiungere il proprio obiettivo. Le basta batterle, semplicemente.

A margine di questa considerazione, c’è poi quello che fino ad oggi è successo sul campo. Non è elegante citarsi, ma proprio su queste pagine l’avevamo scritto poco tempo fa: vincendo tre partite di fila i 5 punti di ritardo dal Milan si sarebbero ridotti. E’ bastato ancor meno per ritrovarci a -2, vincendole tutte a questo punto saremmo stati addirittura davanti, ma il discorso è che il campo non mente: chi ha visto Palermo-Milan non può passare sopra a certe indicazioni fin troppo chiare. Possiamo dirlo senza timore di smentita: il Milan ha offerto uno spettacolo indegno, e non è la prima volta. Una squadra molle come la pancia di Cassano (che da gennaio ad oggi ancora “deve rientrare in forma”, e guai a chi ne mette in dubbio la professionalità. Funziona sempre a dovere la stampa di regime, eh?), fisicamente a terra, tatticamente con zero alternative, moralmente distrutta. Se la forma fisica si può recuperare grazie alle due settimane di pausa e all’assenza di impegni europei, sono gli altri due gli aspetti preoccupanti per il Milan, quelli che veramente ci porterebbero allo sconforto se fossimo (e ringraziamo Dio ogni giorno per non esserlo) tifosi rossoneri.

Le colpe di Allegri innanzitutto: un tecnico che dopo un buon inizio sta mediocremente dimostrando la sua reale dimensione, e sappiamo già da ora che non basterà un eventuale scudetto da miracolato per rivalutarlo. Si è trovato la Manna dal Cielo, al secolo Zlatan Ibrahimovic, e dopo un primo periodo pigramente passato a cercare di valorizzarne il gioco ha gettato la spugna abbandonandosi alla soluzione più ovvia: tre mediani, un onesto Boateng spacciato per trequartista e diventato imprescindibile fulcro del gioco, un folletto davanti a far casino e palla a Ibra che ci pensa lui. Il risultato? Senza Ibrahimovic la manovra stagna, Cassano e Robinho sono avulsi dal gioco e le occasioni più pericolose arrivano da Flamini e Gattuso.

Ecco, Gattuso appunto: il campanello d’allarme più forte suonato a proposito della solidità morale e della convinzione dei rossoneri. Perchè se anche quello che è per definizione il “guerriero” della tua squadra si spinge a dire che lo Scudetto sta scappando, che c’è paura di perderlo, il segno che qualcosa non va è evidente. E qui c’è ancora lo zampino di Allegri, che anzichè motivare la squadra, anzichè dire che sta lavorando bene ed è sulla strada giusta, ha passato gli ultimi due mesi a cullarsi sui punti di vantaggio, che nel frattempo diventavano sempre meno. Sembrava una sorta di training autogeno, il suo: il Milan sciupa il match point scudetto con il Bari e lui pacifico a raccontarsi che “sono sempre 5 punti“, si avvicina il Palermo e lui tranquillo a ripetere che “5 punti sono tanti“, i punti diventano 2 ma in fondo “noi siamo sempre primi“. Si sente mancare il terreno sotto i piedi, Allegri, ed è il primo a non avere la minima idea di cosa fare. E questo si ripercuote inevitabilmente su  una squadra alla quale sembra mancare la concentrazione nei momenti chiave, una squadra che oggi -come mai prima d’ora- subisce il peso della pressione anche in match che tecnicamente potrebbe dominare. Una squadra nervosa, fedele specchio del suo allenatore.

Alle sue spalle, appunto, questa nuova Inter artefice del suo destino. 19 partite in due mesi e mezzo (una ogni 4 giorni), 15 vittorie, 1 pareggio, 3 sconfitte, 42 gol fatti e 25 subiti: numeri da capogiro, che però non potevano che portare alla stanca Inter vista contro il Lecce. Stanca ma, a differenza del Milan, ricca di alternative e soprattutto carica di entusiasmo per una rimonta alla quale tutti guardavano con convinzione ma con la consapevolezza che sarebbe stata difficilissima da raggiungere. E invece la risalita è terminata, il primo traguardo concreto è raggiunto: ora ci si trova al di sotto della distanza di sicurezza, ci si trova lontani meno di un break e pronti a riprendersi la testa della classifica al primo passo falso dei rivali. La pausa arriva nel momento psicologicamente migliore della stagione, ma anche nel momento in cui fisicamente si inizia a sentire la stanchezza. Non perdere l’entusiasmo e recuperare le forze: questo l’obiettivo di queste due settimane per l’Inter. Alla fine della stagione mancano fra le 12 e le 16 partite e solo due sono i turni ad eliminazione diretta: solo due sono, quindi, le partite nelle quali un mezzo passo falso potrebbe essere recuperato, e nessuna di queste è in campionato. L’Inter ha le risorse sufficienti per fare un percorso netto? Probabilmente no, ma altrettanto probabilmente un percorso netto non sarà necessario. E’ naturale, però, che a questo punto tutti i riflettori risultino puntati sull’unico vero grande assente della stagione: Diego Alberto Milito è pronto al rientro, ed è l’unico che per il momento non sembra aver usufruito della cura-Leonardo. Certo è che se il Principe di Bernal dovesse tornare, in questi ultimi due mesi, con un rendimento anche solo paragonabile a quello della scorsa stagione, le cose per l’Inter si metterebbero benissimo.

Ad approfittare di questo affascinante e forse imprevedibile derby lungo una stagione, potrebbero essere le due insospettabili outsider: Napoli e Udinese hanno il vantaggio di giocare “coperte” dai due colossi che sono davanti, senza domande scomode e senza pressioni, ad eccezione di quelle stupidamente autoimposte.  Lo scontro diretto della 33esima giornata allontanerà inevitabilmente una delle due squadre dal sogno impronunciabile, ma intanto dopo il derby si troveranno inevitabilmente risucchiate nei piani altissimi della classifica. Certo è che a meno di situazioni particolarmente favorevoli (per esempio un arrivo in volata) è difficile immaginare una delle due “cenerentole” uscire vincitrice da quella che più passa il tempo più diventa una pura e semplice lotta di nervi fra due squadre che, per un motivo o per un altro, arriveranno al termine della stagione con pochissimo fiato.

E’ sulla convinzione e sulla concentrazione che si svilupperà questa lotta punto a punto, sulla capacità di sfruttare i momenti favorevoli e di tenere botta in quelli in cui le cose inevitabilmente non gireranno bene. Sull’abitudine a lottare fino all’ultimo minuto, sulla capacità di reggere la pressione, sulla fame di vittorie.

Noi continuiamo a inseguire il nostro sogno.
Le ossessioni, ormai, non abitano più qui.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.