La crisi del calcio italiano

9 aprile 2008, ore 22.30 circa, stadio Old Trafford, Manchester: Tom Henning Øvrebø fischia la fine di Manchester United-Roma. Il tabellone dice 1-0 (Tevez al 70′) che sommato allo 0-2 dell’andata sancisce l’eliminazione della Roma dai quarti di finale della Champions League. Ma il match si rivelerà in seguito molto più epocale di quello che appare: è questa, infatti, l’ultima partita giocata da una squadra italiana nei quarti di Champions League. Da lì in poi solo una imbarazzante serie di eliminazioni agli ottavi o addirittura al girone che dura ininterrotta da ormai tre edizioni della massima competizione europea, e che ha dato luce anche ad alcune lezioni di calcio francamente imbarazzanti (basti ripensare alla Roma liquidata dallo Shaktar Donetsk, o al Milan umiliato dal Manchester United). Una serie di eliminazioni che non potrà non portare a quell’ormai inevitabile declassamento dell’Italia nel ranking UEFA, non in vigore già da questa stagione solo per un bizzarro cavillo regolamentare che consente all’Italia -chissà perchè- di beneficiare delle prestazioni dell’Inter.

Questa situazione è in realtà una conseguenza -e non la causa, come malamente inteso da qualcuno- del crollo verticale della qualità e del seguito del calcio italiano. Un calcio insozzato da un decennio di malaffare biancorossonero che non poteva non lasciare tracce, un calcio che risulta come al solito il fedele specchio dell’immagine del Paese all’estero. Quello che una volta era “il campionato più bello del mondo” non interessa più a nessuno, diciamoci la verità: i campioni di primo livello, i Messi, i Cristiano Ronaldo, gli Eto’o, i Lucio, gli Sneijder, evitano le squadre italiane come la peste. Stessa cosa dicasi per gli allenatori, tanto che i tecnici di punta in Italia sono illustri sconosciuti dal brillante futuro alle spalle come Allegri, Delneri, Mazzarri e soci: non solo i big della panchina si tengono ben lontani dal Belpaese, ma anche i giovani di maggior talento fra gli allenatori, i Guardiola, i Villas Boas, i Leonardo, di sedersi in Italia non ne hanno la minima voglia. Chiudono il cerchio gli italiani di maggior talento che appena ne hanno la possibilità non esitano a lasciare il loro Paese, cosa che fino a pochi anni fa tagliava le gambe a qualsiasi speranza di Nazionale (ricordate Zola?) ma che oggi viene invece affrontata con la coscienza che giocare fuori dall’Italia è un passo fondamentale per affermarsi a livello internazionale: pensiamo a Giuseppe Rossi, a Mario Balotelli o a Chicco Macheda, che hanno lasciato il nostro calcio non ancora diciottenni, pensiamo anche solo ai recentissimi casi di Andrea Ranocchia e Giampaolo Pazzini e il quadro diventa completo, drammaticamente completo.

Nè si vede, in questo quadro, come l’Italia possa uscire dal vortice nel quale si è cacciata. Di certo, comunque, non è nell’arrivo di declinanti Beckham o degli Ibrahimovic e dei Robinho costretti a ripiegare sull’Italia a seguito di flop ad alto livello che si può trovare una risposta, nè tantomeno puntando su cavalli di ritorno come Aquilani, rimbalzati dall’impatto con campionati troppo difficili da affrontare per chi è abituato alla scarsa competitività italiana. E vedere che ormai neanche la Juve riesce, come al solito, a salvare l’onore dell’Italia, rende chiaro a chiunque come la situazione sia veramente preoccupante.

E così oggi, venerdì 18 marzo 2011, tre anni dopo quell’ultima partita nei quarti di Champions l’Italia tutta si ritrova per l’ennesima volta a dover guardare all’urna di Nyon da spettatrice disinteressata il sorteggio finale per la più importante competizione europea, quello che coinvolge le otto squadre più forti del continente. E l’urna come al solito ha emesso il suo verdetto: Real Madrid-Tottenham, Chelsea-Manchester United, Barcellona-Shaktar Donetsk, Inter-Schalke04 nei quarti, con la vincente dello scontro tra Inter e Schalke che andrà in semifinale ad incontrare la vincente del derby inglese tra Chelsea e Manchester United. Un sorteggio sicuramente favorevole ai nerazzurri, che ricalca quello di dodici mesi fa: oggi come allora l’urna ha messo l’Inter di fronte alla squadra teoricamente meno forte delle altre. Si rinnova lo scontro con la Germania, si continua a martellare sempre sullo stesso buco del regolamento che vede l’Inter giocare per sè stessa e, sempre più inspiegabilmente, anche per il ranking UEFA dell’Italia.

Ma soffermandoci sull’Inter devieremmo di troppo dall’argomento del post: qui si parlava di calcio italiano.
E l’Italia, oggi come al solito, sta a guardare.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.