Il Profeta

Sulley Ali Muntari, da vero Profeta, riceve la chiamata da un’entità superiore nel Luglio 2008: (Mourinho) mi ha chiamato in Inghilterra e mi ha detto che la sua prima scelta era Lampard, non fosse arrivato pensava a me. Gli ho risposto che ero pronto e che, se mi avesse chiamato, sarei venuto. Non è andata bene per Lampard e mi ha chiamato, io non ci ho pensato una secondo e ho accettato”.

E così, dopo una vita fin lì sprecata in dissolutezze tattiche e falli peccaminosi tra Friuli e campagna inglese, il futuro profeta prese i sandali, gli scarponi da gioco e soprattutto un biglietto aereo per giungere all’eremo di Appiano.

Dopo un mese, l’Entità Superiore rivelò al mondo il suo disegno provvidenziale per il discepolo Sulley: “Muntari ha bisogno di una nuova educazione anche se ha avuto con Redknapp uno dei migliori allenatori della Premiership. Lui ora ha bisogno di capire quello che voglio io. Una cosa che dico sempre perché dà l’immagine del mio lavoro è questa: non devo insegnare a un calciatore a giocare calcio, devo insegnargli a giocare insieme il mio calcio. Muntari domani giocherà il Trofeo Tim insieme ai suoi nuovi compagni, ma non avrà ancora l’idea del mio gioco. È facile pensare alla posizione nella quale lo schiererò. Ho parlato con lui poco fa, è abituato al calcio britannico nel quale si gioca quasi esclusivamente il 4-4-2, non il metodo migliore per lui. Infatti non è una ala vera quando gioca sulla sinistra e quando gioca centrale con un altro centrocampista il suo compagno deve tenere più la posizione. Un giocatore come Muntari, con un tiro potente dai venti-trenta metri, è un talento da sfruttare. Non è un giocatore con la posizione di Cambiasso o Dacourt, non è una via di mezzo e mi aspetto che migliori il suo score realizzativo”.

Nello stesso discorso di Annunciazione, l’Entità non manca di fare dell’ironia (“Ho visto che lui ha avuto altri bravi allenatori come, ad esempio, Spalletti e Malesani, tecnici che sicuramente gli hanno insegnato molto”) ma questa è un’altra storia. Esordisce al Trofeo Tim con le stigmate del predestinato: molta foga, randellate varie ed un pallone scaraventato nell’etere, che venne avvistato in terra santa e giustamente interpretato come una nuova cometa ad indicare l’Avvento Interista. Sulley capì fin dal primo momento, l’allenatore sembrava contento… solo che la mitica maglia numero 7 ce l’ha un certo Luis Figo, e quindi per dimostrare di non essere proprio l’ultimo ignorante in tema di storia nerazzurra, prende dritto dritto la 20 già di Recoba, cui lo accomuna la precisione di piede nello scendere dal letto.

Prima partita ufficiale nel suo nuovo Tempio contro la Roma, Supercoppa Italiana. Vagando in cerca di se stesso nei pressi dell’area romanista, si imbatte in un pallone vagante: “via da me, serpente tentatore! Io sto imparando una nuova educazione!”, e stizzito lo calcia nella porta avversaria, gonfiando la rete. La folla è in delirio, l’Entità osserva compiaciuta lo sgrezzarsi di questo diamante grezzo, ma lui ha capito il sentiero che porta all’eterna memoria: l’umiltà. Si rimette il saio nerazzurro, e torna a randellare allegramente, a dispetto di cartellini che piovono a non finire, per togliersi dai riflettori della gloria e come il sole sorgere un domani all’improvviso. La lotta è dura, perché altri discepoli dal piede a ferro da stiro ambiscono al ruolo di profeta del Verbo, Fratello Obinna e Fratello Ricardo. La sua grandezza tuttavia rifulge, con perle di rara bellezza come il gol di piattone a due all’ora alla Giuve, un tacco al Napoli e poi tutto il suo repertorio tipico: rovesciate volanti a metà campo, forbici da dietro, tiri che centrano gli spettatori del terzo anello per convertirli…

Inizia la seconda stagione del buon Sulley, che memore della nuova cultura dell’umiltà e della sofferenza capisce che non può vivere di rendita su quanto già dimostrato alle folle di fedeli folli che incitano dagli spalti del Tempio: occorrono nuove sfide. Si documenta bene su cosa sia più difficile fare, per un calciatore professionista del suo spessore, ed alla fine non capendo i documenti consultati (scritti infatti da Aldo Agroppi ed Oliviero Beha) agisce di testa sua: non si alimenterà per circa un mese, se non al calar del sole. E’ sicuro di farcela, ma l’Entità non apprezza, e lo sostituisce. Da questo episodio nasce un nuovo gesto tecnico, che troverà diffusione in tutto il mondo: la Camminata Lenta Non-Violenta. Prima di uscire dal campo il Profeta si toglie i parastinchi, lo scotch, i calzettoni, ordina un caffè, fa il pieno al suo SUV, dimostra il teorema di Fernet (non Branca) e commenta l’intera produzione artistica di Sandro Bondi (con un rutto). A nulla valgono i tentativi dei compagni e dei tifosi di convincerlo a darsi una mossa, visto che la squadra stava pareggiando in casa. Inizia un periodo difficile per il numero 11 (si, in estate era passato da Recoba a Mario Corso, come modello balistico…), che culmina ad inizio 2010 nella terra dei Ciclopi, ai piedi del vulcano: lì infatti il nostro non ci vede più a stare in panchina, deve dare il proprio contributo alla causa, e l’Entità ascolta la sua supplica.

DUE

GIALLI

IN

CINQUE

MINUTI

PIU’

RIGORE

CONTRO.

La folla è nuovamente in delirio, con lui e chi lo ha mandato in campo, si rischia l’a-mourismo di massa, nei Libri di Storia c’è una pagina nera con scritte solo tre parole infatti: “parma genoa catania”. Ma il Profeta si riscatterà prontamente sempre contro il lato bianco-oscuro del calcio, con un assist (!) ad Eto’o, e successivamente con un gol di CHIAPPA ai nerazzurri tarocchi di Bergamo. La stagione non è ancora finita per altro.

Taddei

Già decisivo come testé dimostrato in campionato, ed avendo marchiato anche la Champion’s (pochi se ne ricordano, ma nel gol capolavoro di Sneijder a Kiev, dove nasce davvero l’Inter Europea 2010, tra i mille che toccano il pallone prima che entri in porta c’è anche lui con un tiro-cross assurdo), all’appello per Alì manca la Coppa Italia. La finale si gioca a Roma, avversari sempre i terribili orchetti giallorossi. Sulley entra nel finale, per sostituire il randellatissimo Balotelli, ma il più brutto dei mostriciattoli, tale Taddei, trova comunque il modo di fargli un’entrataccia: finiscono entrambi nella polvere dell’arena, ma il nostro decide che il tempo è giunto, può rivelare al mondo la sua vera natura, lo afferra per il collo e grida “IO SONO SULLEYMAN IL NERO E TORNO DA VOI AL MUNTARI DELLA MAREA. FAMMI UN’ALTRA ENTRATA DEL GENERE E TI MANDO NELLA TERRA DI MORDOR DOVE NON C’E’ IL SOLE CHE TANTO SEI GIA’ BIANCO SALMA”.

Tutto questo glielo dice senza nemmeno muovere le labbra, con la sola imposizione della mano, ma l’orchetto capisce e si arrende. La folla è in delirio, il Profeta ha convertito anche la Capitale, e nello spogliatoio può gustarsi una pastasciutta bevendo direttamente dalla Coppa Italia senza pulirsi la bocca prima. Sulley non deve dimostrare più nulla, e dopo poche altre apparizioni fugaci, in cui enuncia la Parabola di Eduardo e ripete il rito della Camminata Lenta Non-Violenta anche con il Figlio dell’Entità, i tempi sono maturi: porterà tutta la sua Sapienza Calcistica e Metafisica nella Terra d’Albione.

Addio, Profeta Sulley.

Qualcosa di te l’abbiamo capito, molto no, ma porteremo sempre di te un affettuoso ricordo indelebile. Come anche molti tuoi avversari sulle loro gambe, d’altronde.


Si ringrazia:
a) Miss Green per il video
b) Luis per un link
c) l’anima pia che mette a posto la formattazione (la Miss).

Si dedica il post:
a) Vano
b) Ultranerazzurro ed enzuccio, strenui difensori di Sulley al punto da dedicargli un gruppo su FB.

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