Il Presidente e il Comunista

Pubblichiamo un racconto che ci ha mandato il nostro Sergiùn, a.k.a. sergio65.

Tutto nasce dal sabato di Inter-Bologna, il nebiùn ci fa propendere per il divano di casa Vitarob ed intanto che aspettiamo l’arrivo della pizza, Ivan mi legge un articolo trovato nell’archivio storico di Repubblica, commosso ed emozionato mi dice ”se hai voglia, quando avrai un giorno libero, non so, per dire una festività o uno sciopero, dobbiamo andare a San Zenone al Po…”.

La giornata giusta capita il 28 (ed io da comunistaccio non mi tiro certo indietro), sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla FIOM. Allora telefono al Giovanni e gli dico ”senti, hai ancora voglia di andare a trovare il Gianni?” e lui subito mi risponde “chi?”, ”Brera, il Gianni Brera, andiamo a fare un giro fino a San Zenone al Po, sempre se ti va e non fa un tempo da lupi”. “Sergio, hai avuto una bella idea (che poi era sua) si può fare” e ci mettiamo d’accordo sull’orario del rendez vous.

«Il mio vero nome è Giovanni Luigi Brera. Sono nato l'8 settembre 1919 a San Zenone Po, in provincia di Pavia, e cresciuto brado o quasi fra boschi, rive e mollenti (...). Io sono padano di riva e di golena, di boschi e di sabbioni. E mi sono scoperto figlio legittimo del Po»

Alle 9 si parte, giusto per fermarsi dopo 500 metri per la pausa caffè, entriamo ed un amico di Tonino ci offre il caffè chiedendomi nello specifico di non votarlo alle prossime comunali: accontentato.

Si riparte e Ivan mi pare un po’ nervoso non essendo abituato alla non-guida (cioè fare la parte del passeggero) però si contiene nel numero di sigarette fumate e fa i complimenti a quella rompicoglioni (ma per me utile) della “navigatrice” satellitare chiedendomi “Sergiùn,fa anche il caffè?”.

Dopo un’oretta e mezza giungiamo a destinazione e ci ritroviamo davanti alla tomba del Gioann, vedo Vitalski commosso ma incazzato per le condizioni della tomba (e devo dire che ci sono rimasto male pure io) della poca attenzione riservata dal comune di San Zenone al suo più illustre cittadino (insieme a Gualtiero Marchesi). Non parlo dei parenti perché io non li conosco e non li giudico (anche se Tovarish me ne fa un certo quadro, ma sono opinioni anche condivisibili, giustamente sue, di chi conosce la storia).

Prima di andare via, mostro timidamente a Battista un foglio dove avevo copia-incollato un articolo scritto da Brera, che lo riguardava con l’idea di lasciarlo come ricordo del nostro passaggio, ma vedendo lo stato di semiabbandono pensavo di rinunciarvi, invece lui lo guarda e dice “perché no?”. E lo posiziona vicino alla foto tenuto fermo da 2 sassolini…

“..Basilea, per Svizzera-Italia di calcio. Venerdì. La casa di Emmanuel e Fausta Franzetti è molto bella. La cena: mousse di lavarello, mousse di fagiano, involtini di lavarello con sauce tartare, carpione di filetti di lavarello, carpione di tinca; crema di asparagi travedonesi; cesene [sorta di tordo, N.d.c.] arrosto con polenta; poi, pancetta ripiena; macedonia di frutta; pesche di Travedona conservate. Beviamo disquisendo di lettere e di vino fino alle 5. Mi trascino a letto e vengo svegliato alle 9. Sento che se verrò morsicato da una vipera, durante il giorno, la vedrò quasi subito stecchita..Vediamo giocare male a calcio e vincere i prodi azzurri per una punizione di certo De Agostini..e adesso partiamo assieme alla volta di Colmar, in Alsazia..Presso Colmar..sorge ‘le Manoir’, il maniero..Gli ospiti ci attendono per..portarci in un caveau..e lì mangiamo lumache all’Alsaziana e la ‘baekoffa’, che è uno stufato di porco, di bue e di montone, patate, cipolle, aglio, prezzemolo, alloro, timo, sale e pepe, pinot bianco o riesling. La teglia smaltata viene ermeticamente chiusa e lasciata ore nel forno..’Se la mia mama la me dava quella roba lì – ringhia Ivan Vitalski – mi ghe la tiravi andrée’. E’ malignità pura..Mi sveglio il domani ciucco come la giustizia, però strambo e felice”: pp.57-61 ( da Leadership, maggio 1990)

Veniamo via e sul cancello Antonio chiede lumi ad un signore che stava andando a trovare la moglie al cimitero, il quale gentilmente ci spiega un po’ la situazione, ci rimettiamo in macchina e ci fermiamo nel bar al centro del paese dove il Presidente chiede informazioni su quella che fu la casa natale di Brera, un avventore gentilmente gli spiega per filo e per segno il dove, il come e il quando, aggiungendo nuove informazioni (che non ho sentito, ma poi Vita me ne fa un sunto).

Torniamo a casa Vitarob dove la Rosita ci ha preparato uno squisito risotto con la salsiccia, del carpaccio (Vitarob mi spiega che è stato preparato in modo particolare) ed insalata pantesca. Dopo aver mangiato, discusso di nuovi e vecchi giocatori, cavalli e quadri (la mia ignoranza regnava sovrana) partono un paio di telefonate di cazzeggio a Luis e Sarasa, una al “dottore” ed una di ricerca di un vecchio amico giornalista (oramai in pensione) a cui Vitarob via segreteria lascia un messaggio cifrato e commosso.

Mi congedo e me ne torno in quel di Gravellona. Verso le 20 mi telefona Vitarob, mi dice che il vecchio amico l’ha richiamato e hanno ricordato i bei tempi andati ripromettendosi di incontrarsi per prendersi una bella sbronza (dalle mie si dice ciuca) ricordando il Gioann.
Mi pare più sereno e son contento anch’io…

Un grazie al Sergiùn per il racconto e al Presidente compagno di merende. Ma è doveroso, dopo un post del genere, segnalare un bel libro.

La leggenda dei mondiali e il mestiere del calciatore
Gianni Brera
Il sospetto è che il piacere ludico del prestipedatare venga da una giusta rivalutazione delle mani posteriori, da troppo tempo trasformate in piedi. Si parla di milioni di anni, di antenati pelosi e quadrumani via via indotti a scendere dai rami più robusti degli alberi. I frutti di cui si nutrono maturano su cespugli abbastanza alti da far costringere gli antenati a rizzarsi sulle palme delle mani posteriori , le quali attraverso i millenni evolvono (o involvono) a piante di parti anatomiche ormai diverse. Conserviamo nel sangue la memoria biologica di questa maturazione fondamentale: il ridare alla mani più basse di noi la dignità di mani è motivo di giusta esaltazione; ovviamente non è più il caso di considerarle prensili, però è bello servirsene per fare volare un pallone rigonfio d’aria, sentirlo sonoro come uno strumento di percussione, non dico proprio un tamburo. Il gioco è mimesi di vita e il pedatare acquista significati di schietta natura simbolica.

About Miss Green⁵

Sono nata e cresciuta all’ombra dello stadio, nel piazzale ho imparato ad andare in bici e in motorino. Da piccola dicevo che Malgioglio era mio padre, si somigliavano molto.