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scritto da Fonz77 il 11 settembre 2010 alle 13:52
Io non so com’è. Chiamatela pancia piena, chiamatelo torpore post vacanze, chiamatelo un po’ come vi pare, ma qui sembra che ci siamo dimenticati che oggi gioca l’Inter, cazzo.
Ora, lo dichiaro fin da subito, questo non è un post, è una dichiarazione di guerra.
Sono due settimane che ci ammorbano con il poker d’assi del Bbilan, con le cazzate di Balotelli, che a quanto pare è rimasto responsabilità nostra, anche se abbiamo inchiappettato il City e il Mancio (sorry, sciarpetta, business is business) per 28 fottuti milioni di neuri.
Il Triplete è acqua passata a quanto pare e in fondo è giusto anche così. Il mercato di sicuro è acqua passata quindi non stiamo a menarcela troppo su chi è arrivato, chi no, chi è andato.
Frega un cazzo, meglio se ne faccia una ragione anche il Panza. Io non ne voglio sentire di menate e di scuse.
I giocatori ci sono. Vecchi vincenti e giovani vogliosi, possibilmente con più di un neurone sano (cit.) e quindi in grado di imparare dai primi.
Noi ci siamo.
Per quanto mi riguarda ho i coglioni fumanti. Ho una gran voglia di metterlo nel culo a tutto il circo e non vedo perché non cominciare con la baby giuve. La squadra più moggizzata d’Italia (cit.). Giusto pure a Lucky Luciano voglio troncarlo in culo. Che poi è facile, sono anni che ci passano i tram, si entra lisci senza vasella.
Quindi ci vediamo al baretto e poi via a sostenere i ragazzi.
Questa sera risotto al radicchio con prosciutto San Daniele.
scritto da Nk³ il 7 settembre 2010 alle 8:57
Sembrava tutto perfetto nel mercato dell’Inter, tutto studiato alla perfezione, tutto sotto controllo. Cessioni ragionate, massima valorizzazione, dismissione dei pesi morti, massiccia attività giovanile, obiettivi chiari, puntati e -sembrava- inevitabilmente destinati a vestire il nerazzurro. Fino alla metà di agosto più o meno. Poi si è rotto qualcosa.
L’inserimento del Barcellona su Mascherano -completamente e colpevolmente inaspettato- e il conseguente trasferimento dell’argentino in Spagna hanno sballato i piani di Marco Branca, che si è trovato ad affrontare due settimane con l’acqua alla gola, preso in mezzo fra la scarsa convinzione su giocatori che non riteneva utili ai fini del miglioramento della squadra e l’enorme aspettativa accumulatasi nell’opinione pubblica, nella disillusa attesa di un colpo che non è arrivato. Ma oggi, a mente fredda, possiamo permetterci di andare con ordine.
GIOVANI – Sicuramente il fiore all’occhiello di questa campagna acquisti. Soprattutto nelle prime fasi, Branca e Ausilio si sono mossi attivamente sul mercato degli Under23 innanzitutto portando a Milano elementi ritenuti già in grado di poter stare in prima squadra come Coutinho (acquistato due anni fa, ma si è deciso solo negli USA di tenerlo in rosa da subito) e Biabiany, riscattato dal Parma, oltre alla seconda metà di Mariga, in rosa dallo scorso gennaio e destinato a vedere aumentare esponenzialmente i minuti in campo. E’ stato poi bloccato Andrea Ranocchia, probabilmente il migliore difensore italiano in circolazione, lasciato a Genova per una stagione. E’ arrivato, infine, un gruppo di diciottenni dalle grandissime prospettive composto da Faraoni, Benedetti, Donkor e Obiorah che, nella testa della società, insieme ai “prodotti della casa” (Crisetig, Natalino, Biraghi, Alibec, Obi, Dell’Agnello, Destro, Viviano) dovrà trasferirsi in blocco o quasi in prima squadra nel giro di un paio d’anni.
CESSIONI – L’onda lunga della delusione per la conclusione in sordina del mercato in entrata ha finito per oscurare anche il capitolo cessioni. Oggi si mettono in evidenza i nomi di Rivas, Mancini e Suazo -restati a Milano- per sottolineare la presunta inattività di Branca in questa sessione di mercato. In realtà ci siamo liberati definitivamente di due pesi morti “storici” come Jimenez (3,2 milioni per la nostra metà) e Quaresma (7,3 milioni dal Besiktas), con il portoghese che rappresenta l’unica operazione economicamente non esaltante della sessione (anche se era difficile immaginare di ottenere più di così). Sono state massimizzate le entrate per cessioni inevitabili come quella di Balotelli (28milioni più bonus), Burdisso (8 milioni) e addirittura Mourinho (16 milioni), è stato risolto lo spinoso caso-Fossati (7 milioni insieme a Filkor e Daminuta) e sono entrati altri 2,5 milioni per la metà di Krhin. Restano appunto gli ultimi tre invendibili già citati sopra, con Suazo che non troverà mai qualcuno disposto a pagargli quell’ingaggio, Rivas che rifiuta qualsiasi destinazione e Mancini per il quale neanche arrivano più offerte, ma almeno non ci ritroveremo a giugno prossimo a dover fare i conti con una pletora di inutili rientri da prestiti. Speranze di rivalutazione di questi tre? Scarse, probabilmente non resta che aspettare la scadenza: 2011 per Suazo, 2012 per Mancini, 2013 per Rivas (l’unico vendibile, se accettase le numerose offerte che arrivano al suo procuratore. Hidalgo.). Il totale delle entrate di questa sessione tocca la spaventosa cifra di 72 milioni di euro.
ACQUISTI – Eccoci alla nota dolente. Si fa presto a far di conto: detto di Biabiany e Mariga (9 milioni in due al Parma) oltre che di Ranocchia (6,5 milioni), l’unico altro movimento in entrata è stato Castellazzi a parametro zero, venuto a sostituire Toldo. Totale uscite: 15,5 milioni di euro. Perchè?
Fair Play Finanziario o meno, non ci sono dubbi sul fatto che Moratti -com’è tranquillamente suo diritto- abbia deciso di (o sia stato costretto a) dare una regolata ai conti della società, cominciando proprio dagli assegni staccati nel calciomercato. Strategia decisa a tavolino da giugno? Sì e…no. E’ dalla magica notte di Madrid che sappiamo tutti che sarebbe partito qualche pezzo pregiato per ragioni economiche e, con un po’ di logica, è dalla magica notte di Madrid che sappiamo tutti che questo mercato si sarebbe dovuto chiudere con un attivo importante. Allo stesso tempo però non è corretto immaginare Moratti, Branca e Ausilio impegnati a vendere tutto il vendibile e sostanzialmente immobili sul mercato in entrata. La verità è che -giustamente o meno- si è ritenuta la rosa Campione di tutto difficilmente migliorabile se non con innesti di livello altissimo e che da questo presupposto ci si è iniziati a muovere sul mercato.
Senza andarsi a impelagare nei rapporti col Genoa -e quindi senza considerare situazioni per niente chiare come quelle di Miguel Veloso, Rafinha e Zuculini- di certo c’è che sono stati fatti diversi tentativi per vari top player soprattutto a centrocampo, scontrandosi a volte contro l’incedibilità imposta dalla società (Schweinsteiger) e altre volte contro la volontà dei giocatori (Fabregas ancora convinto, bontà sua, di poter ottenere una maglia balugrana). A un livello più basso, sono sembrate eccessive le cifre richieste per giocatori ritenuti non in grado di spostare troppo gli equilibri (Kuyt, Inler).
Discorso a parte merita Mascherano, con il quale c’era già l’accordo (“La mia prima scelta era l’Inter”) ma per il quale il Liverpool ha sparato altissimo. Contava, Branca, di poter giocare sul tempo come l’anno scorso con Sneijder ed è rimasto sorpreso dall’inserimento del Barcellona. Primo errore grave.
Secondo errore: il buco lasciato sulla fascia sinistra in difesa, dove l’unico giocatore di ruolo, con tutti i se e i ma del caso, è Davide Santon. Zanetti è adattato, Chivu -nonostante finirà per giocarne tantissime- francamente improponibile.
Il margine di miglioramento c’era, insomma, era evidente a chiunque ma si è scontrato contro evidenti limiti economici e non è stato sfruttato. Colpa sufficiente per buttare la croce addosso a chi sta schierando comunque, al netto del dodicesimo uomo, la squadra che tre mesi fa ha vinto tutto? Forse sì.
BILANCIO – Se il problema era economico, comunque, i 56,5 milioni di euro che rappresentano il netto delle entrate di questa sessione di calciomercato sono una bella soluzione, soprattutto se uniti alla cifra più o meno simile incassata dall’ultima Champions portata a casa. 100 milioni di euro sono l’eredità lasciata dal leggendario triplete della scorsa stagione. Se è questo il prezzo da pagare per un risanamento della società, se è questo quello cui dovevamo rinunciare per ritornare più forti di prima anche a costo di una momentanea riduzione del gap, ben venga. Senza nulla togliere alle critiche tecniche a questo mercato però, che quando non si traducono in previsioni catastrofiche risultano francamente inevitabili e ineluttabili.
Oggi il tempo delle parole e dei soldi è finito, comunque. Torniamo in campo.
scritto da SNIS il 4 settembre 2010 alle 0:01

Nel giorno di questa tristre ricorrenza ci sarebbero moltissime cose da dire per commemorare la figura di Giacinto Facchetti. Penso però che in certi casi un rispettoso silenzio valga più di mille parole.
A Gianfelice e tutta la famiglia Facchetti va il mio, ma credo anche vostro, personalissimo abbraccio.
Ciao Giacinto.
scritto da Fonz77 il 2 settembre 2010 alle 13:04
Qualche volta capita, credo nella vita di tutti, di innamorarsi come zucchine. Perdi la testa per quella strafiga un po’ matta, con sbalzi di umore che di solito ti farebbero salire dal cuore un sano ed onesto vaffanculo.
E invece no, le perdoni tutto, perché i suoi difetti, le sue paranoie, le urla e gli strepiti ti sembrano ben poca cosa. Perché quando la guardi sorridere, anche se non succede quasi mai, ti sciogli come neve al sole. Ti sembra un miracolo che lei sia lì affianco a te, quasi non ci puoi credere e ti chiedi: “mi sta succedendo davvero?”.
Ogni tanto ci litighi anche, ma non vedi l’ora di fare la pace, giusto per godersi quel momento di riavvicinamento, che ti ricorda la prima volta che l’hai toccata.
Vorresti progettare una vita insieme e tutto quello che fai, lo fai pensando a lei, mettendoci tutto il tuo impegno.
Poi capita che sul più bello, lei ti lascia lì e ti dice: “Non possiamo andare avanti, non sono innamorata di te, ma possiamo restare amici, tu resterai per sempre nel mio cuore”.
Sulle prime ci stai male, fai di tutto per convincerla che sta sbagliando. Poi la tristezza diventa rabbia, ti senti tradito, usato, preso in giro. Quasi, quasi ti viene voglia di fargliela pagare. Mediti vendetta e vorresti farla soffrire, ma lei è ancora lì con il suo sorriso disarmante e allora tutti i tuoi malevoli propositi cadono, lasciandoti ancora più solo.
Passa una settimana, ne passano due. Elabori il dolore, ma non sai cosa fare.
Ti senti vuoto, sai che non sei pronto per affrontare un’altra storia, ma sai anche che la vita continua e in qualche modo ti devi rimettere in pista, non puoi continuare a pensare a lei, perché tanto non tornerà mai più.
Cosa puoi fare allora? Non ci provi con quelle che ti piacerebbero davvero perché non sei pronto, manderesti tutto a puttane e lo sai. Ne trovi comunque un’altra, non proprio la prima che capita, perché l’occhio vuole comunque la sua parte, ma è una di cui in fondo non ti frega nulla, ti accontenti.
Non è bella come Lei. Non è spiritosa come Lei. Non è matta come Lei.
Magari è anche una brava ragazza, ma non ti fidi. Ti eri fidato di Lei e ti ha tradito e quindi a quella nuova non dai il massimo, te ne stai sulle tue, non esaudisci tutti i suoi desideri. Anzi, quasi la tratti male, anche se non è colpa sua, ma tu non puoi farci niente. Non sei pronto a fare progetti, preferisci vivere alla giornata ed essere, per una volta, un po’ egoista.
Ti passerà un giorno e sarai pronto di nuovo a dare tutto te stesso. E lei sarà bellissima e intelligente, forse non proprio incredibile come quella che ti ha spezzato il cuore, ma sicuramente più dolce.
Così è l’Inter adesso. Così si sente il Massimo.
Pazzo d’amore per José, che sembrava trasformare i sogni in realtà. Riusciva a farci fare cose delle quali nemmeno noi ci credevamo capaci. Se n’è andato sul più bello, giusto un momento dopo il culmine dell’orgasmo si è rivestito e ha salutato. Non si è nemmeno fatto accompagnare: “resta pure a dormire, io prendo un taxi”.
Io lo capisco il Massimo. Non è facile riprendersi dopo una botta così, ci vuole tempo. Ci rimugina sopra, è naturale.
Prende Rafa, non gli dispiace, ma non lo fa impazzire, ma ha bisogno comunque di ricominciare. Però si ricorda del primo anno di José, di tutti i regali che gli ha fatto senza avere nulla in cambio. Si ricorda che quando ha fatto le cose a modo suo, quando ha scelto lui è stato tutto fantastico e allora al diavolo. In fondo i soldi sono i suoi, ha ben il diritto di scegliere come e quando usarli. Se a Rafa sta bene così, ok, se no tanto meglio. In fondo non è che ci creda poi molto in un rapporto duraturo e in più lo sa che non potrà mai più essere così bello, come lo è stato con José.
Magari in fondo ci spera, ma non ci crede.
Quindi niente regali. Niente baiocchi, niente cene romantiche, niente. Povero Rafa e non è per niente colpa sua, ma la fiducia non c’è e se la deve conquistare. Massimo non ha più voglia di farsi prendere in giro. Troppe volte si è fidato, troppe volte è stato tradito.
Passerà anche questo momento. Se non sarà con Rafa, sarà con un altro. Uno che magari gli piaccia di più, ma passerà.
Il Massimo si ricorderà che in fondo, quello che lui ama è l’Inter e che vale la pena lottare.
Gli serve solo un po’ di tempo.
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