Il tempo di cambiare

rafa-benitezIl calcio sa essere assurdo, a volte. E così, dopo una stagione trionfale condita da 30 gol in 52 partite e il suo marchio su tutti i big match, tutti i turni di Champions, tutte le finali giocate, oggi forse proprio l’infortunio di Diego Milito può rappresentare il punto di svolta della stagione dell’Inter. El Principe ieri sera ha lasciato Appiano Gentile di comune accordo con lo staff medico preferendo non rischiare la gamba acciaccata contro la Roma. Adesso la palla passa a Benitez.

Le notizie di queste ore riferiscono di un tecnico orientato a confermare il 4231 con Eto’o prima punta e Coutinho largo a sinistra. In realtà l’occasione potrebbe tornare buona per testare -anche a partita in corso- un modulo diverso con tre centrocampisti. Perchè? Sarebbe più difficile dire perchè no, in realtà.

Difesa, centrocampo, attacco, persino panchina: non sembra esserci un aspetto che non trarrebbe vantaggio dall’aggiunta di un centrocampista in campo, rombo o albero di natale che sia. L’assetto difensivo resterebbe ovviamente invariato con i quattro in linea, ma un centrocampo a tre potrebbe garantire maggiore copertura sugli esterni. Tre giorni dopo la scenata di Chivu, mettere davanti a lui e a Maicon due giocatori capaci di coprire le avanzate del brasiliano e di andare in aiuto del rumeno sarebbe sicuramente il modo più semplice e rapido per coprire quel “buco” tattico che nessuno, nemmeno Benitez, può dire di non vedere. Un centrocampo a tre farebbe maggiore filtro in generale e finirebbe col togliere metri -e ridare fiato- anche a Cambiasso: vertice basso o interno a sinistra, il Cuchu -soprattutto nelle condizioni fisiche attuali- non potrebbe che trarre vantaggio dalla nuova disposizione tattica, indipendentemente dai compagni di reparto.

Resta l’attacco. Schierato a tre e non più a quattro (Sneijder compreso) permetterebbe come prima cosa di avere in panchina quella “riserva di lusso” capace di cambiare le partite in corso d’opera. Due gli schieramenti possibili: un trequartista (Sneijder/Coutinho/Pandev) dietro due punte (Eto’o/Milito/Pandev) o due trequartisti (Sneijder/Eto’o/Pandev/Coutinho) dietro una punta (Milito/Eto’o) con Sneijder libero di esprimersi e Milito appostato in area di rigore come al solito. I vantaggi sarebbero tutti per Eto’o e Pandev che si troverebbero a giocare più al centro e più vicini alla porta: il camerunense sarebbe così accontentato nei suoi desiderata e, soprattutto, il macedone potrebbe uscire dal cono d’ombra nel quale si è infilato da quando gioca sulla fascia. Sì, perchè non bisogna dimenticare che il giocatore che tutti vedono oggi come un gregario offuscato dalle stelle di Eto’o, Sneijder e Milito gioca da sempre in un ruolo non suo: Goran Pandev è una seconda punta mobile e talentuosa, capace di andare sempre in doppia cifra nelle stagioni laziali e di chiudere il suo personale tabellino romano con il rispettabile score di 64 gol in 191 partite: ben altra cosa rispetto ai 3 gol in 26 partite visti l’anno scorso in nerazzurro.

Aspetti negativi del nuovo schieramento? Forse l’unico sarebbe una riduzione dello spazio a disposizione di Coutinho: meglio gestire con il turn-over un ragazzo appena diciottenne però, piuttosto che essere costretti a buttarlo nella mischia, come stasera, per mancanza di alternative. Per il resto difesa più coperta, centrocampo più tecnico, attacco più pericoloso, panchina più lunga: questi i vantaggi di un modulo con tre centrocampisti. Oltre alla possibilità di dare un senso agli inserimenti dei vari Kakà, Pastore, Marin che sembrano tanto solleticare la fantasia di alcuni dirigenti.

Oggi è il giorno dell’assenza di Diego Milito e oggi è l’occasione per iniziare un nuovo ciclo di questa immensa Inter post-calciopoli. Abbandonare il 4231, abbandonare la formazione di Madrid e guardare avanti. Rinnovare la corazzata che tutti conosciamo nel segno del possesso palla, dell’attacco manovrato, del bel gioco iberico. Nel segno di Rafa Benitez.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.