scritto da il 30 settembre 2010 alle 14:11

Inter-Werder Brema 4-0: le pagelle

Julio Cesar: 5,5 – partenza da brivido con un’uscita fuori area scriteriata. Si riscatta deviando in angolo un insidioso calcio di punizione. Incerto anche nelle uscite. Non sta bene e si vede. A fine primo tempo è costretto a lasciare il posto a Castellazzi.

Maicon: 6 – Altra prestazione da ignavo. Un paio di incursioni a inizio partita, poi con la squadra nettamente in vantaggio si limita all’essenziale.

Lucio: 6,5 – Altra buona prova. Puntuale in chiusura e pronto a far ripartire l’azione. Anche lui deve arrendersi per problemi muscolari.

Cordoba: 7 – Attento e concentrato, in pratica non sbaglia nulla.

Chivu: 6 – Partita diligente. In fascia va in difficoltà solo una volta e quando passa in mezzo al posto di Lucio non lo fa rimpiangere.

Cambiasso: 6 – Segnali di risveglio. Ha il merito di andare a strappare dai piedi di un avversario il pallone da cui nasce il primo gol di Eto’o. Meno statico che nelle ultime partite.

Stankovic: 7 – Canta e porta la croce.  Conferma l’ottimo momento con un’altra partita di quantità e qualità. Deve solo aggiustare la mira.

Sneijder: 6,5 – Come al solito si muove tantissimo, ma stavolta in maniera molto più efficace. Sbaglia un gol già fatto, ma alla seconda occasione non perdona chiudendo il match.

Coutinho: 6 – Parte male fallendo clamorosamente il gol e perdendo diversi palloni, un paio dei quali in zone pericolose del campo. Alla lunga prende confidenza e si riscatta offrendo apprezzabili giocate. Nella ripresa va addirittura vicinissimo alla marcatura.

Biabiany: 6 – Percorso inverso di Coutinho. Parte bene mettendosi in luce con alcune discese sulla fascia. Progressione impressionante, con la quale lascia spesso sul posto gli avversari diretti. Cala alla distanza. Nella ripresa solo il fallo di un avversario gli impedisce di involarsi verso la porta.

Eto’o: 8 – Tre gol e un assist sono il suo bottino personale, ma i suoi movimenti risultano fondamentali nell’economia del gioco della squadra. Ancora una volta il migliore. Impressionante.

Castellazzi: 6,5 – Pronti via disinnesca subito un’insidiosa conclusione rasoterra. Con le sue uscite alte da sicurezza al reparto.

Obi: 6 – Pochi minuti ma di buona qualità, facendo intravedere buone prospettive.

Santon: 6 – Entra al posto dell’infortunato Lucio e si disimpegna bene. La buona notizia non è tanto la prestazione ma il suo rientro. Sperando che duri.

scritto da il 29 settembre 2010 alle 16:34

Il tempo di cambiare

rafa-benitezIl calcio sa essere assurdo, a volte. E così, dopo una stagione trionfale condita da 30 gol in 52 partite e il suo marchio su tutti i big match, tutti i turni di Champions, tutte le finali giocate, oggi forse proprio l’infortunio di Diego Milito può rappresentare il punto di svolta della stagione dell’Inter. El Principe ieri sera ha lasciato Appiano Gentile di comune accordo con lo staff medico preferendo non rischiare la gamba acciaccata contro la Roma. Adesso la palla passa a Benitez.

Le notizie di queste ore riferiscono di un tecnico orientato a confermare il 4231 con Eto’o prima punta e Coutinho largo a sinistra. In realtà l’occasione potrebbe tornare buona per testare -anche a partita in corso- un modulo diverso con tre centrocampisti. Perchè? Sarebbe più difficile dire perchè no, in realtà.

Difesa, centrocampo, attacco, persino panchina: non sembra esserci un aspetto che non trarrebbe vantaggio dall’aggiunta di un centrocampista in campo, rombo o albero di natale che sia. L’assetto difensivo resterebbe ovviamente invariato con i quattro in linea, ma un centrocampo a tre potrebbe garantire maggiore copertura sugli esterni. Tre giorni dopo la scenata di Chivu, mettere davanti a lui e a Maicon due giocatori capaci di coprire le avanzate del brasiliano e di andare in aiuto del rumeno sarebbe sicuramente il modo più semplice e rapido per coprire quel “buco” tattico che nessuno, nemmeno Benitez, può dire di non vedere. Un centrocampo a tre farebbe maggiore filtro in generale e finirebbe col togliere metri -e ridare fiato- anche a Cambiasso: vertice basso o interno a sinistra, il Cuchu -soprattutto nelle condizioni fisiche attuali- non potrebbe che trarre vantaggio dalla nuova disposizione tattica, indipendentemente dai compagni di reparto.

Resta l’attacco. Schierato a tre e non più a quattro (Sneijder compreso) permetterebbe come prima cosa di avere in panchina quella “riserva di lusso” capace di cambiare le partite in corso d’opera. Due gli schieramenti possibili: un trequartista (Sneijder/Coutinho/Pandev) dietro due punte (Eto’o/Milito/Pandev) o due trequartisti (Sneijder/Eto’o/Pandev/Coutinho) dietro una punta (Milito/Eto’o) con Sneijder libero di esprimersi e Milito appostato in area di rigore come al solito. I vantaggi sarebbero tutti per Eto’o e Pandev che si troverebbero a giocare più al centro e più vicini alla porta: il camerunense sarebbe così accontentato nei suoi desiderata e, soprattutto, il macedone potrebbe uscire dal cono d’ombra nel quale si è infilato da quando gioca sulla fascia. Sì, perchè non bisogna dimenticare che il giocatore che tutti vedono oggi come un gregario offuscato dalle stelle di Eto’o, Sneijder e Milito gioca da sempre in un ruolo non suo: Goran Pandev è una seconda punta mobile e talentuosa, capace di andare sempre in doppia cifra nelle stagioni laziali e di chiudere il suo personale tabellino romano con il rispettabile score di 64 gol in 191 partite: ben altra cosa rispetto ai 3 gol in 26 partite visti l’anno scorso in nerazzurro.

Aspetti negativi del nuovo schieramento? Forse l’unico sarebbe una riduzione dello spazio a disposizione di Coutinho: meglio gestire con il turn-over un ragazzo appena diciottenne però, piuttosto che essere costretti a buttarlo nella mischia, come stasera, per mancanza di alternative. Per il resto difesa più coperta, centrocampo più tecnico, attacco più pericoloso, panchina più lunga: questi i vantaggi di un modulo con tre centrocampisti. Oltre alla possibilità di dare un senso agli inserimenti dei vari Kakà, Pastore, Marin che sembrano tanto solleticare la fantasia di alcuni dirigenti.

Oggi è il giorno dell’assenza di Diego Milito e oggi è l’occasione per iniziare un nuovo ciclo di questa immensa Inter post-calciopoli. Abbandonare il 4231, abbandonare la formazione di Madrid e guardare avanti. Rinnovare la corazzata che tutti conosciamo nel segno del possesso palla, dell’attacco manovrato, del bel gioco iberico. Nel segno di Rafa Benitez.

scritto da il 26 settembre 2010 alle 18:35

Roma-Inter 1-0: le pagelle.

I motivi della sconfitta a mio modo di vedere sono molteplici. In primis, l’atteggiamento troppo compassato. Sarebbe servita più cattiveria ed invece la squadra ad un certo punto si è come accontentata. Poi c’è lo stato di forma non proprio perfetto di alcuni giocatori (Cambiasso e Milito su tutti) e la mancanza di un elemento in grado di dare la scossa entrando dalla panchina.  Benitez dovrà lavorare su questo e risolvere le situazioni spinose, recuperando magari alcuni infortunati . Zanetti, Santon e Motta ieri sera sarebbero serviti come il pane.

Julio Cesar: 5 – Un’pò troppo distratto. Non gestisce bene alcune situazioni e combina un pasticcio colossale in occasione del calcio di punizione a due in area concesso agli avversari.

Maicon: 5,5 – Si vede poco. Davanti si propone raramente ed anche in fase difensiva non è impeccabile.

Lucio: 6,5 – Mezzo punto in meno per essersi fatto anticipare in occasione del gol romanista, ma la sua prestazione è sontuosa.  Neanche un problema muscolare riesce a metterlo fuori gioco.

Cordoba: 6.5 – Sempre molto attento, non sbaglia nulla.  Rimangono i suoi soliti limiti quando deve giocare il pallone.

Chivu: 6,5 – Anche lui molto attento, va in difficoltà solo quando, con un’ammonizione sulle spalle,  viene lasciato solo nell”uno contro uno con l’avversario di turno. Magari poteva evitare quella mezza crisi isterica in pubblico.

Cambiasso: 4,5 – Irriconoscibile, soprattutto in fase di contenimento. Gli avversari lo saltano come un paletto per lo slalom e anche in fase di costruzione si limita all’essenziale. A metà ripresa sciupa di testa una buona occasione.

Stankovic: 6,5 – E’ forse il migliore dei nostri. Lotta con caparbietà e va al tiro dal limite con costanza, sfiorando il gol in un paio d’occasioni. Dove non arriva Lobont è la traversa a fermarlo.

Pandev: 5 – Parte bene nei primi quindici minuti, poi sparisce.  Benitez lo toglie a metà ripresa, inserenzo Coutinho.

Sneijder: 5,5 – Corre, si muove, ma non riesce ad essere incisivo.

Eto’o: 5,5 – Schierato a sinistra fatica ad entrare in partita. In avanti si vede poco e non ripiega quasi mai ad aiutare Chivu. Nella riprea si riscatta parzialmente proponendosi meglio ma sciupando un paio di ottime occasioni per sbloccare l’incontro.

Milito : 5 – Un netto passo indietro rispetto alla partita col Bari, non tanto perchè non timbra il cartellino con il gol, ma perchè ritorna ad essere il giocatore statico delle prime tre di campionato. Non aiuta la squadra e spesso si fa pescare in fuorigioco.

Coutinho: 5,5 – Ha la tecnica e i numeri, ma gli manca la personalità. Non è lui l’uomo che può cambiare le partite entrando dalla panca.

Muntari: 6 – Il suo ingresso in campo al posto di Milito riequilibra la squadra. Pur con i limiti del caso, la sua presenza in mezzo al campo si fa sentire.

scritto da il 22 settembre 2010 alle 23:48

Inter-Bari 4-0

Se non fosse per quell’occasione concessa ad Almiron dopo appena una manciata di secondi, potremmo dire di aver visto una partita perfetta. La vittoria per 4-0 è il coronamento di una prestazione magnifica, con la squadre messa magistralmente in campo da Benitez.  Il pressing alto portato sui difensori ha impedito ai galletti di far ripartire l’azione e sviluppare il loro temibilissimo gioco sulle fasce. Nelle poche volte in cui gli esterni biancorossi sono riusciti ad entrare in possesso palla, sono stati puntualmente fermati grazie al sistematico raddoppio di marcatura e l’aiuto dei centrocampisti agli esterni di difesa. Merito quindi al mister per aver preparato la partita in maniera perfetto sotto l’aspetto tattico.

In avanti la squadra è stata trascinata dal solito Eto’o, guizzante e imprendibile. Segni di rinascita anche da parte di Milito che, prima di riuscire finalmente a sbloccarsi, svaria molto bene sul fronte offensivo, ritrovando i movimenti di un tempo. I meriti del gol che sblocca la partita vanno però equamente distribuiti tra il Principe ed  Eto’o, autore di un assist al bacio dopo l’ennesima azione ubriacante che lascia sul posto l’avversario diretto. A centrocampo Cambiasso da segni di risveglio, mentre Deki si riconferma dopo la buona prestazione di Palermo. Sneijder, al rientro dopo l’infortunio, è il solito trottolino che gestisce i tempi di gioco, dettando i passaggi e offrendo assist ai compagni. Il primo tempo si conclude sull’1-0, punteggio che sta un’pò stretto ai nostri ragazzi per quanto fatto vedere sin qui. L’infortunio muscolare occorso a Samuel, sostituito al 25′ da Cordoba, è forse unica nota stonata della serata.

La ripresa si apre con un tentativo di Barreto ben controllato da Julio Cesar  ed il nettissimo calcio di rigore assegnato per fallo di mano di Rossi che, di fatto, chiude ogni discorso.  Sul dischetto va Eto’o che  non sbaglia e fa 2-0. Il match continua sulla stessa falsa riga del primo tempo, con l’Inter che tiene in mano il gioco e la partita. A nulla servono i tre cambi di Ventura nel tentativo di modificare l’andamento della gare.  Al 18′ Mazzoleni concede il secondo rigore, questa volta abbastanza generosamente, per un contatto in area tra Rivas e Lucio. Sul dischetto va di nuovo Eto’o che ancora una volta spiazza Gillet per il 3-0. Con i tre punti ormai in ghiaccio Benitez decide di concedere la standing ovation ad Eto’o, sostituendolo con Muntari.  Entra anche Coutinho al posto di Sneijder e la musica non cambia. Al 41′ Stankovic offre un assist delizioso a Milito che si invola verso la porta avversaria e batte per la quarta volta l’estremo difensore biancorosso. Pleonastici i 4 minuti di recupero concessi dal direttore di gara.

Le pagelle: Julio Cesar 6, Maicon 6, Lucio 6,5, Samuel 6 (Cordoba 6), Chivu 6,5, Cambiasso 6 – Stankovic 6,5, Sneijder 6,5 (Coutinho S.V.), Eto’o 7,5 (Muntari 6), Milito 7.

scritto da il 19 settembre 2010 alle 18:36

Palermo-Inter 1-2

Importantissima vittoria quella ottenuta al Barbera, arrivata dopo una prestazione tutto sommato convincente. L’Inter parte bene e nei primi venti minuti tiene in mano la partita, creando alcune buone occasioni.  La traversa ferma una gran conclusione da fuori di Stankovic (buona la sua prova) ed Eto’o, ancora una volta il migliore in campo, colpisce male, non riuscendo a mettere alle spalle di Sirigu un traversone a pelo d’erba di Maicon. Il gol è nell’aria, ma paradossalmente a segnarlo è il Palermo, in contropiede. Ilicic recupera palla a centrocampo, percorre trenta metri  e allarga per Pastore che da dentro l’area calcia a botta sicura. Julio Cesar fa il miracolo, ma il più lesto ad avventarsi sulla respinta  è proprio Ilicic, che a porta vuota deposita in fondo al sacco. Uno a zero e palla al centro. La squadra accusa il colpo e riparte in maniera un’po’ meno decisa, anche se le occasioni migliori sono ancora a tinte nerazzurre. Migliaccio, dopo un’uscita a vuoto di Sirigu, respinge sulla linea una conclusione di Eto’o a botta sicura ed è lo stesso portiere rosanero a disinnescare un tentativo di pallonetto di Milito lanciato in maniera perfetta da Stankovic. Si va al riposo, con il Palermo in vantaggio. Nessun cambio nell’intervallo e nei primi minuti della ripresa è il Palermo ad avere due opportunità per chiudere la partita. Julio Cesar si oppone in due tempi ad una conclusione in diagonale di Hernandez e qualche minuto dopo si ritrova in mano un pallone calciato da distanza ravvicinata di Bacinovic che spreca la miglior occasione della partita dei padroni di casa che, molto probabilmente, avrebbe chiuso il match.

L’inerzia della partita torna quindi in mano all’Inter che ancora con Milito, a tu per tu col portiere, sciupa due chiare occasioni da gol per pareggiare l’incontro. La porta sembra stregata per il Principe, ma fortunatamente non lo è per Eto’o. Il camerunese, dopo un gran movimento a saltare l’avversario diretto, entra in area ed in diagonale scarica alle spalle di Sirigu, per il meritato gol del pareggio. Il match adesso si fa interessante ed equilibrato, con le due squadre che ad ogni affondo sembrano poter andare in gol. Il Palermo sfonda con facilità dalle parti di Chivu, mentre in mezzo al campo Cambiasso non riesce a far da frangiflutti alle avanzate degli avversari. Di contro Maicon sulla destra è una vera e propria spina nel fianco per la difesa del Palermo ed è proprio il brasiliano che chiude uno spettacolare uno-due con Stankovic, che permette a Deki di servire al solito Eto’o il pallone per il gol del vantaggio. A questo punto il Palermo si butta avanti a testa bassa alla ricerca del pari, ma gli unici brividi nascono da alcune cadute degli avanti rosanero in area di rigore, alle quali l’arbitro è bravo a non abboccare. Sull’altro fronte Pandev sfiora il gol con una conclusione a fil di palo dopo una serpentina ubriacante. La girandola dei cambi abbassa il ritmo della partita e bisogna arrivare al minuto 88 per assistere ad una super parata di Julio Cesar, che devia sul palo una gran conclusione di Pastore, sigillando la vittoria.

Le pagelle: Julio Cesar 7 – Maicon 6,5 – Lucio 6,5 – Samuel 6,5 – Chivu 4,5 – Cambiasso 5 – Zanetti 6 – Stankovic 6,5 (Santon S.V) – Pandev 6 (Mariga S.V) – Milito 5 (Muntari S.V) – Eto’o 8.

scritto da il 15 settembre 2010 alle 16:10

Età e centimetri

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La migliore Inter di questo avvio di stagione lascia due punti in casa della squadra più debole del girone: in estrema sintesi, vedo il bicchiere mezzo pieno.

La mia opinione è che questa Inter abbia fatto un passo avanti, rispetto a Bologna e Udinese, confermando limiti congiunturali (provvisori) e strutturali (insolubili fino al mercato di gennaio). I primi hanno a che fare con il 4-2-3-1 del triplete, impraticabile con Milito e Pandev (e Maicon) in condizioni pietose. I secondi li sintetizzo in un dato: ogni volta che l’Inter conquista un calcio d’angolo, gli altri possono costruire un pericolo in contropiede. Se qualcuno avesse tenuto la contabilità dei colpi di testa, ieri sera, sarebbe arrivato a un dato tragico: il 90% era olandese (più quello di Milito nella porta sbagliata). E questo nonostante Lucio e Samuel, tutt’altro che scarsi in questo “fondamentale”; infatti sui calci d’angolo vanno in attacco, e appena gli avversari – puntualmente, inesorabilmente – respingono fuori area, comincia la loro corsa a ritroso, con la lingua fuori, per riconquistare la postazione difensiva. Il calcio di punizione di Janssen (magnifico) nasce da un fallo al limite dell’area, originato da uno sbilanciamento offensivo; cinque minuti dopo, altro fallo identico, tre metri più lontano, e stavolta Julio Cesar è riuscito a evitare il gol con una grande parata. Se non sei il Barcellona – e l’Inter non è il Barcellona, non ha i piedi del Barca, checché ne dicano certi tifosi – non puoi permetterti una Banda Bassotti. Fra Sneijder e Cambiasso, Eto’o e Pandev (o Coutinho), Maicon e Zanetti, è chiaro che di testa non la prenderai mai. E siccome un terzo dei gol nascono da calci piazzati, l’Inter non segnerà mai, se non con una bordata dal limite dell’area.

So che apparirà provocatorio, ma io andrei dalla Juve – che non vede l’ora di liberarsene – e a gennaio metterei sotto contratto Iaquinta, uno che sa fare a spallate, aiutare il centrocampo e muoversi bene nel tridente. Il Werder ha recuperato due gol al Tottenham, e il girone ricomincia daccapo. Ma bisogna pregare perché Thiago Motta rientri al più presto, perché Stankovic possa dare il cambio a Cambiasso e Mariga (che verrà squalificato con la prova-tv), perché Santon possa offrire un po’ di corsa sulle fasce. Quanto a Milito, sta pagando a caro prezzo la frase infelice pronunciata a caldo, dopo il trionfo di Madrid.

Per fortuna c’è questo Eto’o delle meraviglie, a mantenerci in linea di galleggiamento.

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scritto da il 14 settembre 2010 alle 23:21

Twente-Inter: le pagelle

Julio Cesar: 6,5 – Incolpevole sui gol, svolge molto bene l’ordinaria amministrazione. Super intervento per alzare sopra la traversa una bordata su punizione.

Maicon: 6 – Nel primo tempo parte un’pò in sordina, limitando al minimo le  sgroppate sulla fascia. Nella ripresa cresce e si propone con più costanza, anche se le sue incursioni non sono efficaci come al solito.

Lucio: 6,5 – Guida bene la difesa, confermandosi uno dei migliori del momento.

Samuel: 6,5 – Anche lui molto sicuro. Non va mai in affanno contro gli avanti avversari.

Zanetti: 6 – Nell’ennesima partita da terzino sinistro, svolge diligentemente il compito. Bene in fase difensiva, ma limita al minimo sindacale le incursioni offensive.

Cambiasso: 5 – Sembra il sosia sbiadito della pubblicità di Sky. Viene saltato quasi sistematicamente dagli avversari e anche in fase di impostazione non convince. Sfortunato quando una sua conclusione di prima intenzione va a stamparsi sulla traversa.

Mariga: 6,5 – In mezzo al campo il ragazzo si danna l’anima. Recupere tanti palloni e detta i ritmi della manovra in fase di impostazione. Sul finire di partita sfiora il gol con una conclusione a fil di palo.

Sneijder: 6,5 – Come al solito si muove tantissimo, giocando bene una marea di palloni e si fa trovare pronto per depositare in rete la respinta corta del portiere olandese.

Pandev: 6 – Primo tempo un’pò in ombra, meglio nella ripresa. Sfortunato, si fa male in un contrasto di gioco ed è costretto ad abbandonare il campo a metà secondo tempo.

Eto’o: 7 – Il migliore. E’ ovunque: si propone in avanti con efficacia ed è il primo a ripiegare in fase di non possesso. Il gol del 2-2 è una perla.

Milito: 5,5 – Meglio rispetto ad altre volte, ma ancora non è lui. Propizia il primo gol con un movimento in stile finale di Madrid, ma ancora è lontanissimo dai suoi standard. Sfortunatissimo nell’occasione del suo autogol.

Coutinho: 6 – Entra al posto di Pandev e regalando apprezzabili giocate.

Muntari: S.V. – Una manciata di minuti.

scritto da il 14 settembre 2010 alle 16:23

Ritorna la musichetta

Martedì 14 settembre 2010 ore 20.45, Enschede, stadio De Grolsch Veste: tornano in campo i Campioni.

Dopo i primi turni preliminari e il sorteggio, inizia la vera Champions e arriva il momento del debutto dei Campioni in carica, il momento del debutto dell’Inter come Campione in carica.

Sentire di nuovo quella musica potrebbe essere allo stesso tempo la più inebriante e la più pericolosa delle sensazioni. Inebriante, è ovvio, perchè riaffioriranno alla mente i ricordi di quello splendido 22 maggio madrileno. Arriveranno i brividi, arriveranno le immagini -nitidissime- dei gol di Milito, della sua esultanza, della gioia di tutta la squadra e di tutti noi. Rivedremo Zanetti alzare al cielo la Coppa e metterla a mò di cappello, rivedremo Julio Cesar impazzito, Materazzi sbruffone come al solito, Josè Mourinho in lacrime. Sarà un momento carico di emozioni, senza dubbio. E quindi pericoloso, allo stesso tempo, perchè potrebbe farci toccare con mano i limiti di questa Inter: come reagiranno a quella musica, come faranno a ricominciare a giocare sugli stessi campi, nello stesso ambiente, per lo stesso obiettivo, come se niente fosse successo? Impossibile. Rilassarsi e lasciarsi andare o caricarsi e cercare di dimostrare di essere ancora i più forti: queste le alternative, l’indifferenza non è contemplata, non è credibile.

Eppure da Madrid bisogna ripartire, da Madrid bisogna mettersi in viaggio per arrivare fino ad Enschede, dove il Bayern Monaco diventa il Twente e una finale si trasforma nella prima partita di un girone. Una di quelle partite che siamo abituati ad affrontare un po’ così, nella convinzione dell’ineluttabile passaggio del turno. Una di quelle partite che fanno da preludio, troppo spesso, a qualificazioni ottenute sul filo di lana o comunque faticando più del previsto. Una di quelle partite alle quali guardi -dopo, sempre dopo- e pensi che se solo ti fossi impegnato un po’ di più non ti saresti ritrovato con quell’affanno.

Ed è proprio per evitare l’affanno fra pochi mesi che bisogna vincere stasera, per mettere le cose in chiaro sin da subito in un girone tutt’altro che semplice, per far sì che la doppia sfida col Tottenham non diventi decisiva nè per il primo posto nè per null’altro. Rivedremo ancora il 4231 -modulo che non convince i tifosi e probabilmente neanche Benitez ma che non ha ancora fatto il suo tempo- con i soliti punti fermi: Lucio e Samuel, Cambiasso e Sneijder, Eto’o e Milito. Intorno a loro, però, non tutto sembra così definito. Prendiamo per buono Maicon che è tornato ad allenarsi col gruppo, e diamo per assente Chivu che invece il gruppo l’ha lasciato per fare un lavoro a parte. Zanetti o Santon a sinistra: nel primo caso rivedremo Mariga di fianco a Cambiasso mentre nel secondo, più probabile se Santon dovesse essere in buone condizioni fisiche, il Capitano andrà a fare compagnia al Cuchu in mezzo al campo. A sinistra in attacco ballottaggio Pandev-Biabiany, ma -se stiamo imparando a conoscere Benitez- alla fine dovrebbe essere il macedone ad avere la meglio. I “se” e i “ma” sono quelli sotto gli occhi di tutti in questo inizio di stagione, e i punti interrogativi più grandi riguardano senza dubbio la coppia di metà campo: indispensabile, per risolverli, che Cambiasso entri in condizione. Nell’attesa di Thiago Motta o almeno di Stankovic.

Dall’altra parte del campo i Campioni d’Olanda in carica, al loro debutto assoluto in Champions League. Questo Twente non va sottovalutato soprattutto per il momento particolare in cui ce lo ritroviamo contro, anche se della squadra che ha vinto il titolo l’anno scorso è rimasto poco: via Steve McClaren, già ct inglese e artefice del successo in patria dei “tukkers”, via soprattutto Cheick Tiotè e Miroslav Stoch, giovanissime luci del centrocampo nella passata stagione. Theo Janssen e Bryan Ruiz cercano di non farli rimpiangere troppo e, con la collaborazione di bomber Janko appena arrivato dai RedBull Salisburgo, si candidano come punti di forza di una squadra che oggi fa della solidità difensiva la sua arma migliore: basterà contro Wesley Sneijder e Samuel Eto’o? Basterà contro Diego Milito? Basterà contro i 4 migliori giocatori dell’ultima Champions League?

Oggi il gioco si fa duro. Stasera al De Grolsch Veste scendono in campo i Campioni d’Europa.

scritto da il 13 settembre 2010 alle 16:52

Voi giocate, io parlo

Dopo due trionfali settimane, i campioni in carica del Milan si fermano a Cesena. La squadra che, dopo i fragorosi acquisti estivi, ha mandato in ferie giornalisti ed addetti ai lavori già alle prime luci di settembre, a campionato già assegnato (l’anno scorso la storia era simile, solo che c’era da aspettare fino a dicembre), cade inaspettatamente sul campo di una neopromossa, accusando un palese deficit di condizione fisica. Strano, perché la dura preparazione degli ultimi quindici giorni, basata soprattutto sul grande dispendio di fiato in sala stampa, avrebbe dovuto mettere minuti preziosi nelle gambe dei rossoneri, e, soprattutto, in quelle del loro logorroico centravanti. Lo speaker svedese, invece, ha mostrato di non essere esattamente al top della condizione, nonostante sia stato proprio lui a tirare il gruppo negli allenamenti davanti ai microfoni di tutta Europa.

La squadra di Allegri, definita “fresca” da un memorabile Cerruti sulla Gazzetta di giovedì, ha effettivamente mostrato di meritare i gradi di favorita per il prossimo campionato e quelli di campione per quello in corso. Vanno in campo gli stessi eroi dell’anno scorso, più Papastagiovane, rampante greco che ha fermato Messi e che a breve fermerà anche il cancro a mani nude, ed Ibrahimovic, bomber dal comizio facile. Dall’altra parte, undici infedeli brigatisti romagnoli, nessuno dei quali ancora sceso in campo al fianco di Compagno Oddo per fare casino ed incitarlo mentre afferma coraggiosamente che “Qui si parla di diritti violati”. Arbitra Cristiano Lucarelli.

La gara fila via liscia come l’olio. Ibrahimovic intrattiene i centrali del Cesena con un monologo sulla voluttà, poi i due riescono a staccarsi ed il vocalist di Malmoe attacca un pistolotto a Nagatomo che non capisce un cazzo. Ronaldinho intanto litiga pesantemente col pallone e gli fa una scenata di gelosia perché non lo vede da giorni, mentre gli altri lo toccano tutto il tempo e ci fanno quel che vogliono.
Arriva il gol del Cesena, firmato dal talentuoso Bogdani, centravanti col pedigree, che alimenta così il suo prestigioso score di sette reti negli ultimi quattro anni. E’ qui che viene fuori lo spirito di squadra del Milan e dei suoi tenori, che si rimboccano le maniche e cominciano a giocare per i compagni: Dinho fa il no-look, Ibra piazza lo scavetto d’interno e Robinho sbava sulla spalla di Zambrotta durante il riposino in panchina.

Nonostante il forcing del Milan, arriva il raddoppio cesenate: Ibra interrompe una sua azione d’attacco per cercare di spiegare Nietzsche a Colucci, che però è Hegeliano e se ne fotte ed avvia il contropiede brillantemente concluso da Giaccherini. La reazione rossonera è veemente, e solo il Politburo che invade l’Aia di Braschi impedisce che la rimonta avanzi implacabile. E’ sconcerto quando Travaglio travestito da Lucarelli fischia il fuorigioco di Pato, annullando il primo gol al Milan dai tempi della caduta di Babilonia.

Nel secondo tempo si avverte ancora di più l’odore di golpe: sedici le realizzazioni invalidate ai rossoneri, sempre più vittime del sistema e dei poteri forti. Il teatrino arbitrale è ormai insostenibile, i vergognosi provvedimenti destano clamore nella folla. Nemmeno un commovente intervento di Oddo, salito sul palco in compagnia di un terzino palesemente denutrito e colmo di lividi, riesce ad infondere un po’ di umanità nell’animo della terna arbitrale, accecata dall’estremismo.
Quando il tempo stringe, quasi per ischerzo, il mancino direttore di gara assegna un rigore nettissimissimo al nerboruto Inzaghi, uno che non starebbe sdraiato nemmeno in trincea. Dopo 85 minuti di accesi dialoghi, Zlatan è convinto di aver finalmente rotto il fiato e si prende la responsabilità del rigore, lui che all’esordio ha sempre lasciato il segno. La bandiera rossonera posiziona il pallone, ciabatta e lascia il segno nelle sue mutande con una sgommata che sa di remuntada.

In tribuna si accende il parapiglia. Galliani, uomo solo contro tutto e tutti, sbotta contro il giogo dei potenti e si mette in una storia più grande di lui, esile pedina in mano ai tirannosauri del palazzo. A dar manforte ad Adriano, poche ore dopo scende in campo il suo squattrinato principale, un nobiluomo che, nonostante la sua caratura morale, in questo sistema marcio conta meno di Giorgio Mastrota.
E’ l’ora di cambiare, è ora che anche le voci più insignificanti abbiano modo e possibilità di farsi valere e di rivendicare i propri diritti. Soprattutto quelli violati, di cui parla il coraggioso Oddo.

espaciodeportes.com.wp-content.IbrahimovicMilan

via Turati c’è una puttana
il naso grande, di dignità spoglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e trattar col suo paffuto mezzano

lei mette la maglia, con un sorriso
non credeva che il paradiso
fosse proprio il club del nano

scritto da il 13 settembre 2010 alle 9:39

Il campo è un’altra cosa

E così eccoci qui finalmente. Sul campo.

Sì, il campo: avete presente quel rettangolo verde su cui rotola una palla inseguita da giocatori con maglie diverse, invariabilmente 11 di un colore e 11 di un altro? Quello su cui si decidono i destini di una partita, di un campionato, di una stagione? Ecco, quello: il campo. E’ lì che si gioca a calcio, ragazzi miei.

46799_1591992124540_1378000643_1539274_3780831_nE sì. Perchè dopo chilometri di lettere e quintali di chiacchiere, chiusi in mezzo fra chi “vincerà il tricolor” grazie al fenomenale Borriello e chi addirittura vincerà qualsiasi trofeo messo in palio nella galassia grazie alla sua nuova bellissima maglia, succede appunto, all’improvviso, inaspettatamente, di scendere in campo. E lì, sul campo, non lo sai mai in anticipo quello che ti può accadere. Magari il tuo nuovo fenomeno Borriello si fa 90 minuti di fila, ma contemporaneamente l’acquisto che hai inseguito per tutta l’estate, quel difensore che deve cambiare i destini della tua squadra e rendere imperforabile la tua porta, perde improvvisamente (ma non inaspettatamente, almeno per qualcuno) la testa e in due secondi piazza un colpo da 33 punti: 30 al giocatore atterrato in area di rigore e 3 ai tuoi avversari. 5-1 e tutti a casa. Anche Borriello.

58736_1591987044413_1378000643_1539265_4336725_nSul campo può succedere, ad esempio, che tu ti renda conto all’improvviso che per giocare a calcio ci vogliono 11 giocatori e non bastano 4 figurine. Un gioco di prestigio di troppo, palla persa, gol degli avversari. Calcio di rigore, tentativo di cucchiaio, palo. E quello che doveva garantirti i punti che l’anno scorso hai perso contro le piccole squadre, il nuovo campione, è proprio lui che ti affossa. Facendo lampeggiare sui tabelloni del Dino Manuzzi di Cesena un roboante 2-0. Nonostante le maglie belle.

Sul campo può succedere, cosa ancora più incredibile, che l’Inter vinca una partita. E sì, avete letto bene: proprio l’Inter, quella squadra che non ha fatto mercato, niente affatto migliorata (come se fosse semplice) rispetto alla scorsa stagione, vecchia, con la pancia piena, che ha tirato i remi in barca e non ha più niente da dare…ha vinto una partita. Sul campo. Lucio (che tre mesi fa ha vinto Coppa Italia, Scudetto e Champions League e neanche un mese fa ha alzato al cielo la Supercoppa Italiana) e Eto’o (anche lui Campione e Supercampione d’Italia, oltrechè Campione d’Europa in carica) mettono due volte la palla alle spalle di Handanovic e portano a casa i tre punti e il secondo posto in classifica. Davanti alla grandissima ItalJuve rinnovata in tutto e per tutto. Davanti alla Roma di -udite udite- Marco Borriello. Persino davanti al Grande Milan del poker d’assi.

Oggi il campionato non è finito. Anzi, a dirla tutta non è neanche iniziato: siamo appena alla seconda giornata e nessuno può regalare neanche mezza certezza su quale sarà il destino del torneo  a maggio. Quello che oggi è chiaro a tutti oltre che a noi, però, è che a calcio si gioca sul campo. Che il tempo delle chiacchiere è finito, che i cori vanno alzati dopo le vittorie e non prima, che una squadra organizzata è più forte di un’accozzaglia di campioni messi insieme alla rinfusa. E che, soprattutto, l’Inter è ancora lì. Con tutti i suoi difetti, che saranno tanti ma non sono di più di quelli degli avversari, e soprattutto con tutti i suoi pregi.

Perchè con le parole siamo bravi tutti. Perchè tutti possiamo dire che “siamo sullo stesso piano” dei più forti, tutti siamo bravi a urlare ai quattro venti che “quest’anno vinceremo tutto“. Tutti possiamo dirlo, ma solo in pochi si sono mostrati capaci di riuscirci. E quei pochi si allenano tutti ad Appiano Gentile. E’ con questo che Roma e Milan dovranno fare i conti, prima che con i nomi, con il mercato, con i soldi: con una squadra. Una squadra che ha vinto tutto il possibile, una squadra -l’unica- che sa già come si fa, una squadra che non ha nessuna intenzione di fermarsi e riposarsi. Una squadra che è ancora la più forte del lotto, e può dimostrarlo tranquillamente.

Checchè ne dicano Borriello e Ibrahimovic.