scritto da il 19 agosto 2010 alle 8:05

L’alfabeto interista

Ci siamo! Tra qualche giorno si ricomincia. Difficile lasciarsi alle spalle un’annata come quella appena trascorsa, ma il primo impegno ufficiale della stagione incombe. Quindi, a cavallo tra il passato e il futuro, vi propongo un gioco: “l’alfabeto interista”, per rivivere quanto accaduto e immaginarsi quello che verrà.

A come allenatore: è andato via Mourinho, è arrivato Benithez. Personalmente la nostalgia per il primo, sia per quello che faceva fuori che dentro il campo, è tanta e  la scelta dello spagnolo non mi convince molto. Spero di dovermi ricredere.

B come Balotelli: l’operazione di mercato più roboante. In uscita. Supermario ha fatto di tutto per andarsene. Perdiamo un ottimo giocatore, potenzialmente un campione per il futuro. In bocca al lupo al ragazzo, nella speranza che a fine stagione sia tu a mangiarti le mani, come ha fatto l’anno scorso qualcun altro afflitto da “mal di pancia”.

C come Champions: quella trionfalmente vinta l’anno passato, ancora nitida nei nostri ricordi e nelle nostre menti. Credo che ripetersi sarà molto difficile, se non impossibile.

D come difesa: il reparto rimasto immutato rispetto alla passata stagione. Con la riconferma di Maicon, Lucio e Samuel saranno gli altri due intoccabili. A sinistra le alternative sono tre. Visti i rincalzi però, il prossimo anno ci sarà bisogno di ringiovanire.

E come Eto’o: visto il modo in cui è arrivato da noi era l’uomo più atteso. In fase realizzativa ha un’po’ stentato, ma le prestazioni e la voglia di sacrificarsi sono state fondamentali. Chissà se, come lui spera,  quest’anno lo vedremo giocare più vicino alla porta.

F come fede: per crescere interisti negli anni ottanta (ma anche novanta) ne è servita molta. Ne abbiamo passate tante, di ogni specie,  ma alla fine credo proprio ne sia valsa la pena.

G come gioia: quella di cui abbiamo fatto il pieno in questi ultimi anni. La speranza è quella di continuare ad accumularne.

H come hotel: in alcune città quest’anno è nata l’usanza di andare sotto a quello della nostra squadra a notte fonda, armati di  qualsiasi cosa servisse a far rumore. Ma anche questo non è servito a fermarci.

I come Internazionale: con questo nome se abbiamo una squadra multietnica un motivo ci sarà! O no?

L come leggenda: quella in cui è entrata la squadra per quanto fatto nella passata stagione.

M come Milito: l’uomo decisivo per il “Triplete”. Ha messo la firma sui tre matches che valevano  l’assegnazione dei titoli, andando a segno a Roma, Siena e Madrid. Senza contare tutte le altre volte che l’ha messa dentro. Immenso.

N come “non vincete mai”: prego??? Dicevate??? E ora, rosicate tutti!

O come orgoglio: orgogliosi di essere l’Inter.

P come presidente: quello “vero”, Massimo Moratti. Nonostante le difficoltà, la sua passione e l’amore per questi colori hanno fatto si che il suo e il nostro sogno si sia potuto avverare. Grazie!

Q come quinto: il quinto scudetto consecutivo. Personalmente lo ritengo il più bello. Una cavalcata lunga 8 mesi, con alti e bassi, rimonte, sconfitte, sorpassi e controsorpassi. Proprio per questo la gioia finale è stata ancora più grande.

R come remuntada: la re-mun-ta-da, la la la la la la, la remuntada…

S come  Sneijder: l’uomo più importante in questa annata. Le sue prestazioni, i suoi gol, sono stati fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi. Con Milito è stato l’uomo decisivo.

T come “Triplete”: Coppa Italia, Scudetto, Champions. Il trittico da sogno ottenuto quest’anno. Abbiamo avuto la fortuna di viverlo, assaporarlo, perché il risultato dell’annata appena trascorsa è da leggenda. In Italia, come noi nessuno mai. All’estero in pochissimi.

U come ultimo minuto: Samuel col Siena, Sneij contro Udinese e Dinamo Kiev. Queste le vittorie arrivate sul filo di lana. Alcune meritate, altre meno, ma tutte determinanti. Solo rivivere col pensiero quei momenti mi fa venire i brividi.

V come  vittorie: i derby, la Juve, il Barcellona. Queste per me le più belle vittorie ottenute quest’anno. Partite emozionanti, esaltanti, durante le quali le scariche di adrenalina non si sono fatte attendere. Alla fine ero così “carico” che dormire era praticamente impossibile.

Z come Zanetti: a 37 anni il capitano è ormai il record man di presenze. Si appresta ad iniziare la sedicesima  stagione con la casacca nerazzurra. Credo non serva aggiungere altro.

scritto da il 14 agosto 2010 alle 0:07

Trofeo TIM

Inter-Giuve 1-0

Un’Inter apparsa già in palla quella scesa in campo contro i bianconeri nel primo match del Trofeo Tim. Benithez schiera la difesa a quattro con Maicon e Chivu sugli esterni e Matrix e Lucio al centro. In mediana  i due centrali sono Cambiasso e il giovane Obiora, mentre Sneider, alla sua prima partita stagionale, è libero di muoversi per tutto il campo, abbassandosi quando necessario a prendere palla. Sugli esterni, larghissimi, Pandev ed Obinna, mentre il ruolo di unica punta centrale viene lasciato ad un voglioso ma impreciso Eto’o.  In pratica, si rivede il 4-2-3-1 artefice dei successi della passata stagione.

Il pressing alto sui portatori avversari e il possesso palla prolungato alla ricerca del varco giusto sono le peculiarità che saltano subito all’occhio. L’Inter è padrona del campo, con Materazzi impeccabile a guidare la retroguardia e un Maicon pronto a proporsi con regolarità in fase offensiva sia centralmente che in fascia destra, dove invece Obinna fatica un’po’ ad entrare in partita. Sull’altro binario Chivu è molto più bloccato, mentre Pandev parte bene ma poi si spegne un’po’ alla distanza, anche per i pochi palloni ricevuti nella seconda metà del tempo. Nel mezzo è Cambiasso che si prende la responsabilità di proporsi, mentre il giovane Obiora tiene la posizione e svolge diligentemente il compitino. Le occasioni sono tutte a tinte nerazzurre e dopo i tiri di Pandev, Cambiasso e Maicon è Sneijder a trovare il gol vittoria con una fantastica conclusione a giro da oltre venti metri che va ad insaccarsi alle spalle di Manninger, proprio li, dove si annidano i nemici dell’igiene (cit.). La conclusione più pericolosa degli uomini allenati dal sosia dell’ispettore Clouseau invece, risulterà un retropassaggio di testa di Matrix, ben controllato da Julio Cesar, il che è tutto dire. Come da copione non potevano mancare alcune scaramucce che, come sempre, vedono sugli scudi il solito Chiellini, spintosi in maniera non proprio amichevole dalle parti di Lucio.

Alla fine, una buona prestazione, condita da una vittoria che fa sempre piacere, anche perché personalmente, contro questi qua, non vorrei perdere neanche a freccette.

Inter- Bilan 0-0

Nella seconda apparizione di Bari, Benithez varia leggermente lo schieramento della squadra. In porta Castellazzi sostituisce Julio Cersa, difesa a quattro con Maicon, Cordoba, Materazzi e il giovane Biraghi, Deky e Obiora centrali di centrocampo con Biabiany e Mancini in fascia, Couthino seconda punta e Milito centravanti. Partenza favorevole ai cugini, che con uno scatenato Inzaghi vanno alla conclusione in un paio di occasioni. Poi è Biabiany a mettersi in evidenza con uno scatto sul filo del fuorigioco, palla servita a Mancini a centroarea che però si incarta e perde il tempo per la conclusione. Dopo circa un quarto d’ora Benithez inserisce i primavera Natalino e Benedetti al posto di Maicon e Materazzi, forse i migliori di stasera, lanciando di fatto la linea verde in difesa. Pochi minuti dopo una punizione dal limite di Pirlo viene sapientemente disinnescata da Castellazzi che devia in angolo. Meglio quindi il Milan in avvio, con i nostri che faticano a proporsi ma che, quando c’è la possibilità, non esitano a ripartire. E, da un’azione corale con palla scambiata velocemente tra i nostri avanti, Milito calcia in porta da buona posizione, ma la conclusione smorzata da un difensore è preda di Abbiati. Successivamente seguiranno un altro paio di incursioni potenzialmente pericolose, una delle quali nata da un ottimo anticipo del giovane Natalino. L’inerzia della partita sembra cambiare e alcuni dei nostri ragazzi si mettono in evidenza. Il più attivo è Biabiany che con le sue volate in velocità tiene in continua apprensione la retroguardia rossonera. Coutinho, nonostante un paio di buoni spunti e combinazioni con Milito, fatica a mettersi in luce, mentre “El Principe” non riesce ad incidere come al solito. A dieci minuti dal termie altro cambio: entra Obi al posto di Obiara, autore di un’altra prestazione ordinata. Gli ultimi minuti si trascinano stancamente, con le due squadre che rivoluzionate dai cambi attendono il triplice fischio dell’arbitro. Da segnalare una conclusione di Deky che impegna Abbiati ed un ottimo spunto di Natalino che permette a Mancini di impegnare a terra l’estremo difensore rossonero. Finisce il match sul punteggio di 0-0 e quindi, per l’assegnazione del trofeo, saranno decisivi i calci di rigore.  Dagli undici metri è determinante l’errore del “coniglio mannaro” (che a dette di Bruno Longhi “è uno che non sbaglia mai in queste occasioni”)  che spedisce sul palo l’ultimo rigore calciato “col cucchiaio”. Una scena già vista.

Al di la della vittoria del torneo che lascia il tempo che trova, la serata è stata l’occasione per ammirare alcuni giovani interessanti e personalmente per dissipare alcune perplessità relativamente al modulo. La curiosità adesso è quella di vedere la squadra in un test più provante, magari con l’organico al completo. La Supercoppa Italiana di sabato 21 potrebbe esserne l’occasione.

scritto da il 12 agosto 2010 alle 17:54

Il Manchester City e l’Inter sono stati separati alla nascita

Quando vivevo in Galles ero a uno sputo da Liverpool e mi ero affezionata alla squadra. Il mio eterno schifo per l’Everton e il recente 3-1, 3-2, 3-3 hanno fatto il resto. Mi sono ritrovata una tifosa del Liverpool, tutti i miei amici lo erano, andavamo insieme allo stadio e in un certo senso riuscivo a compensare la mancanza di adrenalina da stadio. Un giorno un mio amico mi dice “gottickts fo’ city, yu cmin’?” “sure!”.

Siamo partiti in 4, tutti con maglia e sciarpa d’ordinanza e abbiamo parcheggiato praticamente a Londra, per evitare che ci bucassero le gomme. Dopo una camminata di 1 ora e mezza nel freddo polare di novembre, siamo arrivati allo stadio e siamo andati a sederci ai nostri posti con un bel the caldo. Ero lì da tifosa del Liverpool, ma non potevo non rimanere abbagliata da tutto quel blu e azzurro… una certa simpatia si era impossessata di me, tanto che uscì soddisfatta per aver visto un pareggio.

Insomma, per farla breve, quel giorno la Miss si è iniziata ad interessare al City, il cugino sfigato dello United e quando Sciarpetta si è seduto per la prima volta sulla loro panchina, mi è tornata la voglia di leggere questo libro che avevo da un po’.

La mia avversione per il Manchester United e tutto quanto lo riguarda, e il mio attaccamento al Manchester City, a dispetto delle pene che mi ha fatto soffrire [...] sono passioni incrollabili. Questo libro è un tentativo di comprendere come un essere umano razionale possa essere ridotto a un simile livello di irrazionalità dallo sport. In particolare, è il lamento di un uomo che ha subito in silenzio per anni la smisurata arroganza del Manchester United.

Vi dice niente? Se si fosse chiamato “La mia vita rovinata dall’A.C. Milan” sarebbe stato altrettanto perfetto. Da piccola tutto quello che cercavano di impormi era questa cazzo di squadra rossonera che vinceva tutto (troppo) e io non facevo altro che sognare che Malgioglio fosse mio padre e Nicolino Berti mio fratello.

Sono convinto che nulla di ciò che puoi ficcarti nel naso o nelle vene possa in alcun modo eguagliare la gioia di battere lo United all’Old Trafford. Benchè il City non ci riesca dal 1974 [...] traggo quasi altrettanto piacere dalle imprese di altri che vi riescono. Alla televisione, il mio sguardo si fissa al di là delle figure in primo piano degli avversari che festeggiano, per distinguere i volti attoniti dei tifosi dello united e mi accendo di ardente entusiasmo. “Sposta l’inquadratura su Ferguson” urlo allo schermo “ti prego!”.

Potrei parafrasare, cambiare le date e i nomi, ma il senso è che mi rivedo in questo libro, rivedo la me bambina che alla primo derby (istigata anche da nonna e mamma) pensava che il rosso fosse proprio un colore brutto e chi lo vestiva era cattivo.

I giocatori del City indossavano casacche celesti (ufficialmente azzurro cielo), quelli dello United maglie rosso sangue. (l’autore qui ha 6 anni)

Ci saranno capitoli un po’ più faticosi, come il secondo che parla principalmente di cricket, ma non lasciatevi sopraffare e andate avanti, o correrete il rischio di perdere perle che sembrano scritte da Nino:

L’ombra proiettata dall’altro club della città è in effetti enorme [...] e quando la squadra di Best, Law e Charlton era al massimo del suo fulgore, riuscivamo a stento a liberarcene, anche quando ottenevamo dei successi. Meno di tre settimane dopo la nostra vittoria in campionato, lo United si aggiudicò la Coppa dei Campioni. Senza dubbio ci saranno coloro che denigreranno qalunque tentativo di giudicare il City sul metro degli illustri cugini.

Consiglio vivamente la lettura di questo libro, prima di tutto perchè è ben scritto e apre gli occhi su una serie di aspetti culturali del calcio inglese e poi perchè la dedica sembra scritta da mia madre, quando dopo Lazio – Inter mi guardò negli occhi mentre piangevo e mi disse: “forse non avrei dovuto andare allo stadio quando eri nel pancione, stai soffrendo troppo“.

copj13

Colin Shindler

La mia vita rovinata dal Manchester United

Baldini & Castoldi

scritto da il 10 agosto 2010 alle 13:06

Il punto (interrogativo) sul mercato

Maicon, Balotelli, Burdisso. Mascherano, Sculli, Kuyt. E poi Rivas e Suazo, Giuseppe Rossi e Forlan, Ranocchia e Miguel Veloso…nel mare magnum di nomi accostati all’Inter in questi ultimi mesi (qui un geniale elenco completo) desta stupore oggi, 10 agosto, verificare la sostanziale immobilità della società e le scarsissime modifiche apportate alla rosa campione di tutto. Eppure in uscita Maicon e Balotelli sono operazioni “già chiuse” da settimane, di quelle per le quali “mancano solo i dettagli” e sicuramente “domani sarà il giorno decisivo”. Lo stesso dicasi per Mascherano e Kuyt in entrata, per esempio. Lapalissianamente, però, se si stanno trascinando da così tanto tempo forse -e dico forse- i “dettagli” che mancano sono un po’ tantini. Cosa sta succedendo?

Per troppo tempo accostate e parificate, le trattative per la cessione di Maicon e Balotelli sono profondamente diverse tra loro. Sgombriamo subito il campo dall’equivoco più grande: la società non vuole venderli. No, non è una battuta: Maicon e Balotelli non sono sul mercato nel senso proprio del termine. Semplicemente non sono incedibili, come nessun altro elemento della rosa. Davanti ad offerte adeguate chiunque può partire, questo è il discorso messo in piedi da Moratti e Branca. Ovviamente il tam-tam in questo quadro si scatena intorno a chi ha più mercato -Balotelli e Maicon, appunto- facendo passare il concetto che la società vuole disfarsene. Niente di più falso: dovessero restare a Milano nessuno si strapperebbe i capelli. E il concetto che sembra arrivato ben chiaro a Madrid ma non ancora a Manchester.

Le difficoltà per il trasferimento di Balotelli non sono legate all’ingaggio del giocatore -come fatto credere dai giornali inglesi per alleggerire la posizione del City- ma alla mancanza di un accordo fra le società. L’offerta dello sceicco è ferma a 26 milioni più bonus, l’Inter non si muove dalla richiesta di 30 più bonus. La corda è stata tirata fino ad oggi perchè in Inghilterra non è mai stato percepito il rischio concreto di perdere un giocatore con il quale si ha già un accordo, ma ora inevitabilmente i tempi stringono e Mancini spinge per la chiusura. I 4 milioni verranno messi sul piatto in settimana, e magari Mancini avrà davvero a disposizione Balotelli già da giovedì, come richiesto.

E’ oggi, invece, il giorno cruciale per Maicon. Un incontro fra Moratti e Caliendo metterà la parola fine alla telenovela, in un verso o nell’altro. Anche qui c’è l’accordo fra il giocatore e la nuova squadra, ma è ancora ben lontano quello tra le due società: il Real è arrivato a 25 milioni solo venerdì e la distanza con la richiesta dell’Inter, seppure numericamente simile a quella tra Inter e City per Balotelli, non sembra colmabile tanto facilmente. Anzi. Qui la corda è stata forse tirata troppo dal Real, tanto da far partire da Milano una serie di “avvertimenti” prima più leggeri (Benitez e Zanetti) e poi pesantissimi (Moratti in persona) che sembrerebbero rendere insufficienti anche i 30 milioni chiesti in partenza. La situazione è tutt’altro che definita, comunque. Quello che è certo, è che in queste ore la posizione dell’Inter non va certo ad ammorbidirsi. La cifra è stata fatta e al di sotto di quella non si scenderà indipendentemente dalle richieste che avanzerà Caliendo, che pure col Real ci ha messo la faccia: o gli spagnoli mettono tutto sul piatto in tempi brevi, o la trattativa rischia concretamente di saltare.

Così come sembra ormai saltata quella tra Inter e Liverpool per Kuyt -troppo alte le richieste dei Reds- mentre resta in stand-by Mascherano: il giocatore vive ormai da separato in casa in Inghilterra, ha già un accordo con l’Inter e proprio in queste ore sono state gettate le basi per un accordo con il Liverpool (provando a inserire Muntari come contropartita), anche se tutto sembrava legato alla cessione di Maicon. Un mancato approdo ad Appiano avrebbe davvero del sorprendente, ma è possibile avere a Milano sia lui che Maicon nella prossima stagione? Impensabile fino a una settimana fa, molto molto difficile ancora oggi…ma chissà.

Nell’ottica dei continui scambi tra Inter e Genoa (che nel frattempo ha fatto del Milan una sua società satellite), fra i quali l’anno prossimo con ogni probabilità vedremo anche Ranocchia e Miguel Veloso, sembra invece ormai chiusa la trattativa per il passaggio di Giuseppe Sculli a Milano. Milito ne parla già come di un nuovo compagno di squadra, che tuttavia non dovrebbe restare l’unico arrivo nel reparto offensivo.

In tutto questo si muove anche il mercato in uscita “minore”: in particolare su Obinna rimbalzano voci di richieste di prestito da mezza Italia, mentre Rivas dovrebbe finire all’estero, Suazo resta convinto di volersi giocare le sue carte a Milano (anche a causa di un ingaggio troppo elevato) così come Mancini resta convinto di voler continuare a rubare lo stipendio. Il vero caso umano, però, riguarda un altro ragazzo ormai abbandonato a sè stesso, senza nessuno che lo aiuti, senza nessuno che gli rivolga una parola di conforto, senza nessuno che gli stia vicino. Ormai chiunque ha capito che l’Inter non vuole liberarlo prima della Supercoppa e che comunque, nonostante le sterili minacce del suo procuratore (prossimo passo gli insulti diretti), l’affare in un modo o nell’altro si farà, magari aggiungendo ai 5/6 milioni cash il cartellino di Andreoll per salvare almeno le apparenze. Lui, il giovane sfortunato in questione, potrà così finalmente liberarsi da quel senso di solitudine e di oppressione, e finire tra le braccia di chi lo aspetta in fremente attesa (grazie a rubinho1513 per il prezioso contributo fotografico).

Burdisso Roma

scritto da il 3 agosto 2010 alle 11:04

La prima

Biraghi golDoveva essere un bagno di sangue quest’anno la Pirelli Cup per l’Inter: il Manchester City ha già giocato 4 partite, sono troppo avanti con la preparazione, due settimane in più sulle gambe si sentono in questa fase…le previsioni per la partita erano tutte di questo tenore. Il giorno dopo, invece, leggiamo di un’Inter che se la ride, con troppa grazia, che abbatte il City e stregata da Coutinho, per l’esaltazione di Benitez e Moratti.

Tutto vero? Possibile che il divario con il Manchester City -al netto delle assenze importanti in entrambi gli schieramenti- sia tanto ampio? Possibile che riesca ad oltrepassare anche gli svantaggi derivanti da due settimane di preparazione in meno? Sì e…no.

L’Inter vista domenica notte era una squadra decisamente impressionante per questo inizio di stagione: altissima, con tanto possesso palla e tantissima corsa, pressing costante e portato sin dalla trequarti avversaria. Il City è stato schiacciato nella propria metà campo sia in 10 contro 11 che in parità numerica, lasciando Castellazzi praticamente inoperoso. Impossibile tenere certi ritmi e surclassare in maniera così netta un avversario -che pure l’aveva messa sin da subito sul piano fisico- in questa fase della stagione, se non svolgendo una preparazione leggera, leggerissima.

E’ per questo che, con parecchia presunzione, cerchiamo di capire la strategia di Benitez per questa stagione: inizio a mille, con l’obiettivo dichiarato delle due Supercoppe di agosto. Poi un leggero fisiologico calo fra settembre ed ottobre, prima di riprendere a correre e farsi trovare pronti per il Mondiale a dicembre. A gennaio-febbraio -periodo in cui non c’è neanche la Champions- con ogni probabilità si pagherà tantissimo e si appesantirà la preparazione per poter arrivare pronti a quello che, si spera, dovrà essere lo sprint finale in primavera. Una strategia vincente? Per ottenere risultati subito, al netto dell’imprevedibilità della partita secca, di sicuro. Nel lungo periodo lascia invece qualche dubbio, ma qui bisogna intendersi su quali sono gli obiettivi che questa squadra deve raggiungere: la priorità va al sogno impossibile di completare l’anno perfetto, con sei Coppe alzate al cielo, o piuttosto a riconfermarsi per la sesta volta in Campionato arrivando dove mai nessuno è stato prima?

Oltre a questo, la prima amichevole stagionale ha dato anche delle indicazioni tattiche ben precise. Si è vista un’Inter decisamente diversa da quella che aveva chiuso la stagione scorsa, segno che la squadra sta cercando sin da subito di adattarsi alle richieste del nuovo tecnico. Il solco è il 4231 segnato da Mourinho, ma viene interpretato in maniera diversa: la difesa gioca decisamente più alta grazie a un pressing impostanto sul primo possesso degli avversari (e Benitez lo aveva detto, fra le perplessità di chi ascoltava), gli attaccanti esterni si accentrano spesso lasciando spazio ai terzini per favorire molto più gioco sulle fasce, i due centrocampisti centrali hanno compiti principalmente di rottura e partecipano al gioco offensivo con inserimenti piuttosto che con verticalizzazioni…e poi c’è Coutinho, che ha mostrato di intepretare il ruolo in maniera decisamente diversa da Sneijder (molto più in proiezione offensiva e con tantissimo possesso) e lascia ampi margini, di conseguenza, alla convivenza in campo con l’olandese.

I singoli infine, per quello che può contare (poco), hanno risposto mediamente bene. Sugli scudi Mariga, molto bene Pandev e benissimo praticamente tutti i giovani: Obi sembra poter mettere pressione sulle spalle di Biabiany, Natalino e Alibec hanno mostrato una buona personalità, Biraghi -gol capolavoro a parte- ha fatto capire quanto può essere importante un terzino capace di sovrapposizioni puntuali e cross precisi. L’attesissimo Coutinho, invece, pur non avendo mostrato le meraviglie che magari qualcuno si aspettava, sembra poter stare al passo dei “grandi” sia dal punto di vista mentale che, soprattutto, dal punto di vista tattico: movimenti precisi e priorità al gioco di squadra, nonostante le evidenti caratteristiche da “solista”, sembrano basi solide sulle quali costruire una stagione che potrebbe regalargli più spazi del previsto. Da rivedere, o magari da cedere direttamente, Mancini e Obinna. Quest’ultimo in particolare ha fatto una partita speculare a quella di Coutinho: tantissimo fumo grazie a due bei gol a nascondere il poco arrosto -bruciato- fatto di movimenti senza senso, stop sbagliati e tanta confusione al servizio del nulla.