Debutto con rimpianto

Scegliamo di non parlare di mercato e non partecipare al folle gioco di queste ore, che più che una cronaca sembra una gara a chi la spara più grossa. Ieri sera in 10 minuti ci hanno dato “per certo” l’arrivo di Fabregas, Schweinsteiger, Marko Marin e Inler: segno fin troppo evidente che chi parla in queste ore lo fa completamente a caso. L’unica cosa certa, questa per davvero, è che Moratti e Branca stanno lavorando attivamente su nomi più o meno grossi per completare all’ultimo minuto la rosa a disposizione di Benitez. Poi il fatto che ci siano delle trattative in piedi non rende automatico l’arrivo di qualcuno: tutto quello che possiamo fare, onestamente, è solo aspettare fino alle 19 di stasera. E limitarci a parlare di ciò che sappiamo: Bologna-Inter, per esempio.

Come in Supercoppa Italiana contro la Roma, ci troviamo a giocare due partite diverse fra primo e secondo tempo. La capacità di far cambiare atteggiamento alla squadra durante l’intervallo è sicuramente una grande dote -e non è neanche una sorpresa per l’allenatore che ha alzato la Champions League a Instanbul- ma lascia sempre il dubbio sul perchè l’atteggiamento giusto non si veda sin dall’inizio della partita.

L’Inter del primo tempo è veramente poca cosa. Troppo chiusa al centro, con Eto’o e Pandev poco coinvolti, Sneijder prevedibilmente chiuso (e picchiato) tra Mudingayi e Portanova, e Zanetti e Chivu rintanati dietro. Ci vuole qualche discesa di Lucio e qualche lampo di Sneijder, unite a un Milito parzialmente ritrovato e in grado almeno di far salire la squadra, per creare qualche sprazzo di gioco. Il risultato è una partita bloccata, bruttina, con il Bologna che ad un certo punto quasi ci crede (due nitide occasioni di Gimenez) e l’Inter che, come già a Monaco contro l’Atletico, dà la strana impressione di essere sostanzialmente legata, troppo poco organizzata per andare a colpire delle difese che nonostante questo sembrano decisamente vulnerabili. La squadra è corta e cerca -riuscendoci- di fare tantissimo possesso palla ma, come fa notare anche Cambiasso fra primo e secondo tempo, manca il classico “ultimo passaggio”, la capacità di mettere un uomo davanti alla porta o di liberarsi al tiro. Nonostante comunque qualche occasione (soprattutto con Sneijder e Mariga) si riesca a creare.

Nel secondo tempo la partita cambia completamente faccia. Per caso o, più probabilmente, su indicazioni di Benitez, la squadra risponde alle due strettissime linee di centrocampo e difesa del Bologna allungandosi per aprire più spazi in mezzo al campo e, allo stesso tempo, sposta il possesso di palla dal centro agli esterni. Il risultato è un Bologna preso in mezzo (non supererà praticamente più la metà campo) e un’Inter finalmente padrona del campo, che riesce a farsi vedere con regolarità e pericolosìtà dalle parti di un Viviano in serata di grazia. Milito si riscopre assist-man e, a turno, Pandev, Sneijder, Eto’o e Lucio cercano invano di sbloccare il risultato. Invano passano anche l’ingresso di Coutinho, insieme a un suo cross che Eto’o prima e la faccia di Viviano poi stampano sulla traversa, e quello di Biabiany, in un assalto all’arma bianca di un’Inter che fino all’ultimo minuto (punizione di Sneijder deviata in angolo da Portanova) cerca i tre punti senza riuscire a trovarli.

Al netto della forza dell’avversario, i passi avanti rispetto a Monaco sono notevoli sia nel gioco che, soprattutto, nei singoli. Milito ha partecipato molto di più (e meglio) alla manovra della squadra, Sneijder è stato il più pericoloso (costringendo Viviano a un mezzo miracolo), Eto’o sul suo lato riusciva costantemente a creare la superiorità numerica necessaria per mettere in difficoltà una squadra che di fatto difendeva in 9. L’assenza di Maicon, fra l’altro, ha indirettamente lasciato spazio a un Mariga che, in forza di un’ottima prova sia in fase difensiva che in appoggio agli attaccanti, dimostra di potersi ritagliare un ruolo importante in questa squadra. Un buon numero di minuti sulla fascia destra anche per il giovanissimo Coutinho, che in un primo momento sembra portato ad accentrarsi perdendo la posizione e risultando quasi anonimo, mentre col passare dei minuti riesce a spostarsi sempre più sull’esterno mettendo in mezzo alcuni palloni pericolosi e mostrando buone qualità. Tecnica e classe sembrano essercene in abbondanza, e in definitiva il debutto in Serie A può essere archiviato con soddisfazione.

Meno soddisfazione c’è sicuramente al fischio finale, quando ci si ritrova davanti ad uno 0-0 che non rende giustizia all’andamento del match. Ci si consola con la scaramanzia, pensando che da tre anni si vede un pareggio al debutto in campionato (e com’è andata a finire lo sappiamo tutti), ci si consola -soprattutto- con dei passi avanti evidenti rispetto alle ultime uscite e con i quindici giorni di allenamenti da mettere sulle gambe che, si spera, non potranno che migliorare le cose.

Troppo poco comunque, anche in attesa di (eventuali) sviluppi dall’ATA Executive…

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.