Un brasiliano nella gang argentina

Julio Cesar, Maicon, Lucio, Thiago Motta. Due difensori, un centrocampista di costruzione, addirittura un portiere: non proprio il profilo del calciatore brasiliano tipico. E forse è proprio per questo che sono loro i brasiliani dell’Inter, deputati a tenere alta la bandiera verdeoro in mezzo alla storica gang albiceleste.

Cosa ci fa in questo quadro un giovane fantasista gracilino, tutto piedi buoni e fùtbol bailado?

coutinho2Philippe Coutinho Correia nasce a Rio de Janeiro il 12 luglio del 1992. E già questo basterebbe a chiedersi cosa ci faccia in una calda mattinata di luglio ad Appiano Gentile, prima di scendere in ulteriori dettagli.

Cresciuto nelle giovanili del Vasco da Gama, Coutinho viene acquistato all’età di 16 anni dall’Inter costretta a giocare d’anticipo per battere la concorrenza delle principali squadre europee (firmerà prima con l’Inter che con la Nike, caso più unico che raro). I 3,8 milioni di euro pagati per assicurarsi -a distanza di due anni- le prestazioni di un adolescente fanno scalpore, ma chi ha visto giocare il giovane Philippe con i pari età non ha dubbi: il tocco di palla, l’imprevedibilità, la personalità, la capacità di essere decisivo…tutto fa pensare a un futuro luminoso per quel ragazzino.

I regolamenti brasiliani non consentono però il trasferimento all’estero prima di aver compiuto 18 anni, quindi Coutinho deve restare in patria, nel suo Vasco da Gama. Con il club di Rio fa il suo debutto tra i professionisti a 16 anni, nel campionato di Serie B brasiliana: 12 presenze e tante difficoltà, che addirittura fanno storcere la bocca a qualche osservatore (tifoso?) d’oltreoceano. Il Vasco ottiene la promozione, però, e l’anno successivo Coutinho si trova a calcare i campi del Campionato Carioca, della Serie A brasiliana e della Coppa del Brasile: 17 anni, 28 presenze e 5 gol gli aprono le porte della Nazionale U17, con la quale parteciperà al Campionato Sudamericano. La maglia numero 10, le 5 presenze e i 3 gol (oltre a svariati assist) con i quali trascina alla vittoria i verdeoro segnano la consacrazione del giovane Philippe in patria, tanto da spingere il Vasco a chiedere più volte all’Inter la possibilità di tenerlo in prestito almeno un altro anno.

Richiesta respinta e arrivo ad Appiano Gentile, giorni nostri, oggi. Anzi: ieri, l’altro ieri e il giorno prima ancora. Perchè Coutinho ha già fatto un paio di allenamenti con la squadra mettendosi in luce soprattutto nelle partitelle, chiuse anche da migliore in campo.

phillippe_coutinhoCerto ad uno che pronti-via e si prende il lusso di dribblare Zanetti, la personalità non fa difetto. Sarebbe un errore però immaginarsi un ragazzo già pronto per i grandi palcoscenici, un simil-Pato che arriva, si presenta con due gol e non lascia più il campo. Coutinho non avrà una maglia da titolare tra i Campioni d’Europa, e probabilmente non è pronto neanche per il ruolo di vice-Sneijder. Le sue prime apparizioni saranno forse deludenti o forse no, ma sicuramente non troppo indicative sull’effettivo valore del ragazzo. Un ragazzo che ha pagato lo scotto del debutto nella Serie B brasiliana e che con ogni probabilità pagherà anche quello europeo, ben più difficile da sostenere. Coutinho è un ragazzo di 18 anni con doti tecniche fuori dal comune e tanta strada da fare per diventare un giocatore vero e decisivo ai massimi livelli. Dovrà trovare in questa Inter l’ambiente ideale per crescere e portare a termine questo percorso, e avrà bisogno di tutto il tempo e l’appoggio del mondo da parte della società, da parte dei compagni e da parte nostra.

In futuro potrà diventare una bandiera dell’Inter, potrà fallire il grande salto come tanti altri o semplicemente potrà lasciare Appiano dopo 3 anni a 40 milioni. In futuro.

Oggi, Philippe Coutinho è una grande scommessa. Vinciamola insieme.

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.