Orgoglio interista

tripleteCome più volte ribadito,  questa è stata una stagione absolutamente fantastica (cit.). Abbiamo realizzato un incredibile ed inedito “triplete”, abbinando alla conquista dei due titoli nazionali la vittoria della Champions League, trofeo che mancava nella nostra bacheca da troppi anni.

Personalmente, nonostante sia trascorso diverso tempo, non passa giorno in cui non riveda immagini o ripensi ad alcune delle partite della meravigliosa cavalcata a cui abbiamo assisto quest’anno. I due derby, la partita di Kiev, l’incredibile rimonta-sorpasso ai danni del Siesiena2na nella diciannovesima giornata, la finale di Coppa Italia dell’Olimpico, il 3-1 al Barcellona, la vittoria casalinga con i goBBi in un inusuale match del venerdì sera, l’assedio del Camp Nou, l’ultima giornata a Siena, la finale di Madrid, sono solo alcune.

tortaNormale direte voi, ma c’è una cosa però che più di tutto mi sorprende: inebriato dal sapore della vittoria,  non sono ancora riuscito ad interessarmi al resto. L’addio di Mourinho, i mondiali imminenti, le possibili partenze di alcuni nostri giocatori, il paventato arrivo di altri, la ricerca del nuovo allenatore, mi lasciano quasi indifferente. Assisto agli eventi quasi da estraneo, come se tutto ciò non mi tangesse. Sono completamente assuefatto dalla stagione appena terminata e dai trofei conquistati. E se devo essere sincero, la cosa non mi dispiace affatto, visto che me la sto godendo, alternando cene e pranzi di festeggiamento. Il tutto alla faccia dei gufi-rosiconi.

Nella mia mente restano indelebili i ricordi e le emozioni legate ad alcuni di quei matches, vissuti sia davanti alle tv che dagli spalti di uno stadio. siena1Ed ogni volta che ci penso mi viene la pelle d’oca e  non posso fare a meno di emozionarmi. Rivivere le gioie, le ansie, le preoccupazioni, le esultanze per un gol o un rigore parato, adesso ha un sapore dolcissimo. Rendersi conto di aver, seppur indirettamente, preso parte a questa incredibile impresa, mi rende estremamente orgoglioso di essere interista. E, come me, tutti quelli con i quali l’ho condivisa. Perché tifare Inter, nel bene e nel male,  ti segna per la vita. E’ qualcosa di inspiegabile, che viene da dentro, impossibile da reprimere. Quella maglia è una vera e propria seconda pelle, che ti condiziona e ti sconvolge, sino al punto di arrivare a programmare la vita di tutti giorni in funzione degli impegni della squadra. Spendere l’equivalente di uno stipendio per abbonamento, biglietti  e trasferte, andare in ufficio dopo aver dormito poco più di due ore, rimanere sugli spalti di S.Siro ad una temperatura di –11, prenotaretatoo un volo da Lisbona a Milano semplicemente per vedere una partita in un pub, aspettare sino all’alba l’arrivo dei ragazzi allo stadio o davanti alla tv, ne sono la dimostrazione tangibile. Si, perché queste cose sono successe davvero. Se non fossi in buona compagnia sarei preoccupato per il mio stato mentale, ma in questi anni ormai ho potuto constatare che di malati come me ce ne sono tanti. Perchè  c’è addirittura chi, dopo aver vinto sul campo uno scudetto atteso per diciotto anni, arriva a tatuarsi sulla pelle, indelebilmente e per sempre, il simbolo di questa incrollabile fede, per poi quattro anni dopo completare l’opera con l’aggiunta del tassello della Champions.

“Perché noi l’Inter l’abbiam dentro al cuore, è la mia vita, è l’unico mio amore!”. Proud to be Inter!

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