Mentre Wesley Sneijder dichiara “Al Real Madrid non torno, sarei matto” e Diego Milito gli fa eco con “Il futuro? Sono felicissimo di giocare nell’Inter” (dichiarazioni che, ci scommettiamo, non avranno una grossa eco sulla carta stampata) si conclude definitivamente l’agonia sudafricana per tutti gli italiani in trasferta nel continente nero. A differenza di quelle agonie che portano a un lento e inevitabile spegnimento, però, questa si chiude con tre tonfi secchi, fragorosi, ingiustificabili.
Del clamoroso fallimento di Marcello Lippi e della sua personalissima selezione di amici abbiamo già discusso ampiamente. Il capolavoro italiano è stato però completato dagli altri quattro attori rimasti ancora in Sud Africa e slegati dalle sorti degli Azzurri: Fabio Capello, Roberto Rosetti, Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno.
Nel pomeriggio di Bloemfontein, l’Inghilterra di “Faboulous” (ancora?) Capello secondo il Guardian gioca 54 secondi su 90 minuti. Il risultato è una disfatta storica contro una Germania apparsa irresistibile forse più per i limiti inglesi che per reali meriti propri. In vantaggio per 2-0 senza la minima resistenza del pacchetto difensivo d’Albione, i tedeschi subiscono la furia inglese che si concretizza nel 2-1 di Upson e in un clamoroso “gol fantasma” negato dalla terna arbitrale con Neuer che recupera la palla dopo che è entrata di quasi un metro. Poi solo un po’ di blando forcing all’inizio del secondo tempo per gli inglesi, che si sciolgono definitivamente su un contropiede nato da una punizione di Lampard. 3-1 e poi anche 4-1, in una partita che segna un pesante fallimento di Mr.Fabio. In difesa, lascia in panchina Carragher per Upson che, gol a parte, non è certo il compagno ideale di Terry. Lo stesso Terry è apparso in grossa difficoltà, e non solo nella partita di ieri. Stessa cosa per Rooney in attacco, inspiegabile fantasma di sè stesso e vittima come tanti compagni di una preparazione -a quanto pare- tutt’altro che leggera. Ai soliti discorsi sulle convocazioni, con Walcott lasciato a casa e Heskey a giocare in fascia (contro la Slovenia) e ad accumulare minuti su minuti ai danni di Crouch, pesano come macigni su Capello una serie di discorsi tattici riguardanti il centrocampo. Se era diventato “Faboulous” per il modo che aveva trovato nelle qualificazioni di far coesistere Lampard e Gerrard, è proprio sui due fuoriclasse della Golden Generation che vede crollare il suo progetto tattico: Lampard poco brillante in mezzo e Gerrard costretto alla fascia, con uno spaesato Barry che nel tentativo impossibile di legare i movimenti dei due finiva col perdere anche le sue buone qualità. Il tonfo di questa Inghilterra ossessionata dalla vittoria, insomma, è stato fragoroso tanto quanto quello delle cugine Francia e Italia e il futuro di Fabio Capello è oggi quantomai incerto. Di certo chi si mangia le mani per non aver portato avanti i discorsi con l’Inter, oggi, è senz’altro lui.
Sono gli ultimi tre italiani rimasti in gioco a quel punto, però, a mettere il definitivo fiocco al disastro nazionale in Sud Africa. Al Soccer Stadium di Johannesburg, la terna designata per Argentina-Messico vede in mezzo al campo Roberto Rosetti e ad assisterlo Stefano Ayroldi e Paolo Calcagno. Al minuto 26 il capolavoro: passaggio filtrante di Messi per Tevez che viene respinto dal portiere messicano, la palla ritorna a Messi che cerca di insaccarla con un meraviglioso tocco sotto. Il tiro è però troppo debole e sarebbe facile preda dei difensori in rimonta, se non fosse che, solo a un metro dalla linea di porta, Carlitos Tevez pensa bene di metterci la testa e ribadire in rete. Il fuorigioco è clamoroso: al momento del tocco di Messi, Tevez non solo è dietro al penultimo difendente ma è addirittura l’uomo in campo più vicino alla porta del Messico.
L’errore di Ayroldi basterebbe da solo a mettere fine all’esperienza sudafricana di tutta la terna, ma Rosetti ci tiene a rubargli la scena e il trofeo per la peggior figura fatta e mette in scena un teatrino mai visto. Succede, probabilmente, che Ayroldi si accorge dell’errore e richiama l’arbitro a colloquio: a quel punto i due si trovano circondati da tutti i giocatori in campo, con Rosetti che non fa nulla per tenerli a distanza e Calcagno che resta dall’altra parte a farsi i fatti suoi. Nel frattempo i megaschermi trasmettono le inequivocabili immagini: tutti in campo le vedono ma, incredibile ma vero, il fischietto torinese preferisce andare contro le indicazioni del suo assistente, convalidare il gol e falsare un Mondiale intero piuttosto che dare l’impressione di essere stato influenzato dai megaschermi. Praticamente un imbarazzante Elizondo al contrario.
Sembra impossibile, a questo punto, vedere ancora Rosetti, Ayroldi e l’incolpevole Calcagno in campo in questi Mondiali. Il tutto a sancire un fallimento totale della rappresentanza italiana: dal punto di vista del calcio giocato, dal punto di vista dei direttori di gara (nessuno in RAI fa battute sul terzo mondo del calcio, oggi?) e dal punto di vista dirigenziale.
Un sistema calcio fallito sotto ogni aspetto che vede nell’Inter, oggi come non mai, l’unica eccellenza dell’intero movimento.
E che anche in una giornata come questa è capace di trovare comunque il lato positivo. Abbiamo avuto, infatti, la prova definitiva che il milanista Ayroldi (Fiorentina-Inter) e l’imbarazzante Rosetti (Bari-Inter, Inter-Napoli) non erano parte di un complotto: erano incapaci.
Sì, certo…metà degli ottavi di finale è un momento decisamente stupido per dare il via a un gioco sui Mondiali, ne siamo coscienti. D’altra parte è un gioco in cui non si vince niente e senza niente in palio…quindi che bisogno c’è di fare le cose per bene?
Tutto quello che vogliamo fare è mettere alla prova la nostra -e la vostra- capacità di fare pronostici secchi sulle partite del Mondiale.
Il regolamento è semplicissimo: ogni mattina posteremo le partite del giorno accompagnate dalle quote ufficiali SNAI su 1X2 e under/over 2,5. Chi vuole partecipare al gioco non deve fare altro che scegliere UNA scommessa e dichiararlo nei commenti a questo post: in caso di successo nella scommessa guadagnerà un numero di punti in classifica pari alla quota della scommessa effettuata, in caso di errore gli sarà sottratto un punto dalla classifica (come se in una scommessa reale si puntasse 1€ a una quota di 1,70. Vincendo si porta a casa 1,70€, perdendo si lascia al banco 1€).
Esempio: nella giornata di oggi si giocano Olanda-Slovacchia (1: 1,40 – X: 4,00 – 2: 9,00 – under: 1,70 – over: 2,00) e Brasile- Cile (1: 1,50 – X: 3,80 – 2: 7,00 – under: 1,73 – over: 1,95): se voglio partecipare dovrò scegliere una partita e una scommessa e scriverla nei commenti. Sceglierò per esempio l’under in Olanda-Slovacchia. Se vincerò la scommessa avrò +1,70 punti in classifica, se invece sbaglierò avrò -1 punto.
La classifica verrà pubblicata ogni giorno in questa stessa pagina, e per quanto riguarda le quote faranno ovviamente fede solo quelle pubblicate qui sopra. Ricordiamo comunque che non si vince niente e non c’è niente in palio: l’unico scopo del gioco è mettersi alla prova con i Mondiali divertendosi un po’.
Se volete partecipare…siamo pronti per iniziare!
Elenco delle partite: 11/07- Olanda-Spagna (1: 3,50 – x: 3,40 – 2: 2,10 – under 1,5: 2,55 – over 1,5: 1,42 – under 2,5: 1,53 – over 2,5: 2,30) + (Vincente Olanda ai tempi regolamentari: 3,50 – ai supplementari: 14,00 – ai rigori: 11,00 – Vincente Spagna ai tempi regolamentari: 2,10 – ai supplementari: 10,00 – ai rigori: 10,00) 10/07 – Uruguay-Germania (1: 4,00 – x: 3,80 – 2: 1,80 – under 1,5: 4,50 – over 1,5: 1,15 – under 2,5: 1,65 – over 2,5: 2,05 – under 3,5: 1,42 – over 3,5: 2,55) 07/07 - Germania-Spagna (1: 2,75 – x: 3,20 – 2: 2,50 – under 1,5: 3,20 – over 1,5: 1,23 – under 2,5: 1,70 – over 2,5: 2,00 – under 3,5: 1,20 – over 3,5: 3,85) 06/07 - Uruguay-Olanda (1: 5,50 - x: 3,50 - 2: 1,65 – under 1,5: 2,80 – over 1,5: 1,35 – under 2,5: 1,63 - over 2,5: 2,10 – under 3,5: 1,18 – over 3,5: 4,00) 03/07 - Argentina-Germania (1: 2,30 - x: 3,25 - 2: 3,00 – under 2,5: 1,75 - over 2,5: 1,90) Paraguay-Spagna (1: 7,50 - x: 4,00 - 2: 1,45 – under 2,5: 1,60 - over 2,5: 2,15) 02/07 - Olanda-Brasile (1: 4,00 - x: 3,40 - 2: 1,90 – under 2,5: 1,70 - over 2,5: 2,00) Uruguay – Ghana (1: 2,05 - x: 3,15 - 2: 3,70 – under 2,5: 1,55 - over 2,5: 2,25) 29/06 – Paraguay-Giappone (1: 2,20 - x: 3,20 - 2: 3,30 – under 2,5: 1,50 - over 2,5: 2,35) Spagna-Portogallo (1: 2,00 - x: 3,20 - 2: 3,85 – under 2,5: 1,50 - over 2,5: 2,35) 28/06 – Olanda-Slovacchia (1: 1,40 – x: 4,00 – 2: 9,00 - under 2,5: 1,70 – over 2,5: 2,00) Brasile-Cile (1: 1,50 – x: 3,80 – 2: 7,00 - under 2,5: 1,73 – over 2,5: 1,95)
Quante volte ho detto queste parole per prenderti in giro, per sbeffeggiare te e quelli che ti portano in spalla da quattro anni perdonandoti qualsiasi nefandezza nel nome di una notte magica. Mai avrei pensato che queste parole le avrei dette davvero, col cuore in mano, ringraziandoti sinceramente. E invece eccomi qui:
grazie, Marcello.
Graziemarcello Lippi, ex ct dell'Italia
Non sai quanto siano stati duri gli ultimi due anni per me, quando si parlava di Nazionale. Quando facevo notare le tue nefandezze, il tuo gioco sporco, le tue convocazioni farlocche, il tuo squallido uso privato della Nazionale italiana, la devastazione morale e tecnica con cui stavi insozzando la gloriosa maglia Azzurra. E mi sentivo rispondere “eh, ma lui ha vinto i Mondiali”. “Eh, ma quattro anni fa festeggiavi”. “Eh, ma dobbiamo fidarci di lui”. Ebbene, oggi ovunque leggo le stesse identiche cose che ripeto da 2 anni a questa parte. Hai dimostrato al mondo che avevo ragione io, che aveva ragione quel piccolo gruppo di incompetenti che da 24 mesi anticipa tutti i commenti di oggi. Nessuno meglio di te poteva darci ragione, e tu lo hai fatto. E’ per questo che ti dico
grazie, Marcello.
Grazie, perchè in questi due anni ti sei assunto tutte le responsabilità delle tue scelte. Hai sempre detto che non dovevi spiegazioni a nessuno, che erano scelte tue ed eri l’unico responsabile, che non dovevi chiarire nè giustificare. Hai detto a chiare lettere che questa era la tua Nazionale -e solo tua- e lo era: lo era come e più del 2006, quando ancora dovevi dimostrare tutto. Adesso non avevi più niente da dimostrare e potevi andare libero per la tua strada, seguendo le tue scelte, il tuo istinto, la tua ragione, le tue capacità. Così hai fatto e l’hai urlato ai quattro venti. E ieri, 24 giugno 2010, hai mostrato a tutti definitivamente quanto incapace tu sia.
Grazie, Marcello.
Perchè non potevi trovare un modo migliore per certificare il tuo fallimento, nonostante tu e i tuoi ciechi devoti aveste già pronte tutte le giustificazioni del caso. “Più avanti di così non poteva andare, è stata colpa dell’arbitro, gli avversari sono stati più forti, questo è ciò che offre il calcio italiano”. No: hai fatto fuori una per una qualsiasi giustificazione, qualsiasi appiglio, qualsiasi considerazione e sei arrivato a una disfatta senza se e senza ma. Fuori al girone, fuori senza vittorie, fuori contro avversari di una pochezza imbarazzante, fuori soprattutto a causa dei tuoi uomini, quelli portati in spalla da te, i più controversi, i più sostituibili. Un fallimento totale e senza appello era il massimo che potessi regalarci, l’unico modo per cancellare definitivamente anche il più piccolo merito su quanto di buono fatto quattro anni fa: era necessario scrivere la pagina più nera della storia della Nazionale, e tu ci sei riuscito.
Grazie, Marcello.
Perchè ora tutti i tuoi adoratori si attaccano a quel pizzico di sfortuna che ci è stata addosso in questo Mondiale, e sono conseguentemente costretti ad ammettere il carico enorme di fortuna che ci aveva assistiti -che ti aveva assistito- quattro anni fa. Perchè hai riabilitato la figura di Roberto Donadoni, massacrata nel tuo nome oltre ogni limite: è un piacere vedere i salti mortali di tutti quelli che due anni fa lo aggredivano per risultati che sono oro colato in confronto alle imbarazzanti figure rimediate in queste due settimane. Appigli, giustificazioni, capriole, tentativi di cambiare discorso prima di ammettere che sì: tutto il male che dicevano di Donadoni andrebbe centuplicato parlando di questa ignominiosa spedizione in Sud Africa.
Grazie, Marcello.
Perchè ci hai mostrato ancora una volta la pochezza dei giornalisti italiani: quella stessa classe che forniva i pomodori da tirare a Valcareggi, quella stessa classe che umiliava Mondino Fabbri, quelle stesse persone che sferzavano attacchi senza freno e senza sosta a Donadoni e che ieri erano tutti lì, a incensarti e glorificarti nonostante tutto, a leccarti le ferite incuranti della loro dignità. A iniziare i loro interventi con “sei il solito signore”, “ti confermi un grande uomo”, addirittura a iniziarli come noi abbiamo iniziato questo post:
“grazie, Marcello”.
Tifo e seguo l’Inter da quasi 20 anni ormai, ho visto derby persi con risultati tennistici, ho visto partite in cui non si superava la metà campo, stagioni nelle quali si cambiavano allenatori a grappoli, eliminazioni europee ad opera di minatori e banchieri. Ho visto persino te seduto sulla nostra gloriosa panchina, e nonostante questo non mi sono mai vergognato per lo spettacolo offerto da una partita di calcio. Erano due concetti che proprio non collegavo, il calcio e la vergogna. Ebbene ieri, a 20′ dalla fine e sullo 0-1, ho imparato anche questo: ho imparato cosa significa vergognarsi per un indecoroso spettacolo offerto agli occhi del mondo. E me l’hai insegnato tu, è tutto merito tuo se ho imparato qualcosa di nuovo. Ed anche per questo ti ringrazio.
Grazie, Marcello.
Perchè mi hai ricordato ancora una volta, in un momento in cui ne avevo realmente bisogno, come il tempo sia galantuomo e quasi mai lasci impunite nefandezze, scorrettezze, affarismi e arroganza. Mi hai ricordato che tutti sono responsabili delle loro azioni e che niente resta impunito, neanche in un ambito sportivo e tutto sommato goliardico come quello del calcio.
Grazie, Marcello.
Perchè mi hai fatto riscoprire sorprendentemente dispiaciuto per l’eliminazione della Nazionale, sorprendentemente tifoso, sorprendentemente affezionato a questi colori. Perchè nel momento in cui è stata chiara la tua morte sportiva, è risorta in tutta la sua potenza la mia voglia di vivere e di gioire per quella maglia. Perchè nel momento in cui sei diventato passato mi sono riappropriato della mia Nazionale. Mia e di tutti gli italiani congiuntamente, non tua e dei tuoi congiunti.
Grazie, Marcello.
Perchè vederti uscire di scena così mestamente e così ignobilmente è stata l’ultima enorme soddisfazione che questa meravigliosa stagione calcistica mi ha regalato.
Grazie, Marcello.
E’ una gioia per me unirmi al coro dei tuoi tristi glorificatori e urlare insieme a loro per una volta: grazie, Marcello.
Grazie, Marcello.
Grazie davvero.
Scegliete questa Italia, scegliete l’arroganza, scegliete la presunzione, scegliete il servilismo, scegliete un maxidifensore del cazzo, scegliete cupole, schede estere, cardiotonici in vena ed abitazioni abusive. Scegliete il disprezzo verso chi racconta la triste verità, scegliete le patacche sulle maglie, scegliete la demeritocrazia, scegliete Marchisio alla Perrotta, scegliete di prendere due sberle dal centravanti dell’Ankaragucu, di essere perculati dal pallonetto di Kamil Kopunek dopo una verticalizzazione da rimessa laterale.
Scegliete i ringraziamenti in conferenza stampa all’uomo che, dopo una disfatta simile, se fosse il presidente, avrebbe cacciato l’allenatore ed appeso tutti i giocatori al muro, per poi prenderli a calci in..faccia, e poi li avrebbe rimpinzati con qualche magico cocktail farmaceutico del suo bartender di fiducia, poi si sarebbe stupito della curiosa abilità del proprio direttore tecnico nel predirre, con accurata precisione, gli esiti del sorteggio arbitrale di ogni giornata, poi avrebbe alzato al cielo scudetti e coppe di nylon, poi avrebbe scritto le pagine più vergognose del calcio italiano..ma senza avere colpe, senza accorgersene, come il tizio che un giorno si è svegliato dentro ad una casa da un milione di euro.
Scegliete lui. Scegliete i suoi uomini. Scegliete quel tale contro cui tramano persino le frange estremiste degli alveari, decise ad inviare kamikaze che gli si schiantino addosso costringendolo ad assumere nutrienti sostanze, scegliete quello che da una vita sognava di misurarsi in un torneo provinciale arabo, un campione di solidarietà che ha fatto provare l’ebbrezza del gol mondiale anche a chi non aveva mai segnato nemmeno al subbuteo, quello a cui magari una volta il rasoio scappa di mano e dà finalmente un senso alle sue sedici lame. Sceglietelo. Scegliete le cariatidi con le quali si accompagna durante le gite intercontinentali organizzate dall’associazione “Patacche&Ricordi: riscossione crediti di riconoscenza e lancio di scarponi asserviti”. Scegliete i moduli cambiati come fossero combinazioni di una valigia rubata (“’prova 0000, 1111, 4231, dai, prima o poi si aprirà”), scegliete la condizione che arriverà, il carattere che uscirà, il risultato che verrà, lo stadio di proprietà.
Scegliete la peggior squadra italiana dell’ultimo anno schierata in blocco a rappresentare, come meglio non si potrebbe, un paese disastrato ed intriso di incapacità e utilitarismo. Scegliete un carro di buoi, che tira poco, si sa. Scegliete il peggio del calcio del nostro paese, scegliete questa Italia.
Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere questa Italia, ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni.
Chi ha bisogno di ragioni quando ha l’Inter?
*****
Ok, rileggendo il pezzo dove vi ho stupito con la mia raffinata cultura cinematografica citando un film che hanno visto tutti, ho notato di essere stato un po’ troppo cattivo. Per questo, ho deciso di ammorbidire un po’ i toni con una poesiola, per dimostrare che, in fondo, un po’ mi dispiace per la nazionale del mio paese.
Si intitola “Marcello”:
Marcello
hai vinto, e te ne sei andato sul più bello
dicevi che ti saresti dedicato alla spinta di un passeggino
o forse era per parar le terga all’erede tuo, lo strozzino?
Un giorno, poi, hai iniziato a scavare una tomba
al povero Donadoni, che con la Spagna, ha perso ai rigori
ma tu sei Lippi, un nome che rimbomba
e dalla bara, Roberto non venne più fuori
Sei tornato, ed hai avuto carta bianca per le mani
come quando con 170 miliardi, ohibò
comprasti Macellari, Jugovic, Cirillo e Domoraud
..un gruppo di mostri al quale mancava solo Galliani
Come il Milan dopo il duemilasette
hai vantato le tue patacche, incapace
di rinnovare un gruppo appagato e baciato dal culo,
palesemente inadatto a vincere un qualsiasi titùlo.
Solo i gonzi ti han creduto, fallace
sostenendo le tue assurde scelte, nel paese delle trombette
E ora non so più che cazzo inventarmi a livello di metrica
quindi saltano gli schemi, salta ogni logica
tu e quella roba lì siete come gobbi&gonzi
sapevamo che sarebbe giunto il giorno in cui, di gioia sbronzi
avremmo goduto della vostra disfatta,
sì, perché ci sentiamo come se giustizia fosse stata fatta.
E non serve citare né Cassano, né Miccoli, né Balotelli
ché per far meglio di quelli che hai chiamato
bastava Grappa e Vinci, che mica si chiama Grappa e Vinci per caso, eh
Tra i grandi fracassi del Mondiale, c’è una squadra che sta innegabilmente sorprendendo, gli USA. Lo dico anche con una certa ammirazione, perchè è una squadra calcisticamente nuova, che contro l’Inghilterra ha fatto vedere un calcio estremamente ben organizzato. Thumbs up!
Gli americani si sono scoperti conoscitori del soccer (che iddio li strafulmini ogni volta che pronunciano questa parola) da quando hanno ospitato il mondiale del 1994 e da allora non hanno mai smesso. In America hanno deciso che vogliono giocare a calcio e, come in tutti gli sport, cercano l’eccellenza. Respect!
L’altra faccia dell’America calcistica è il suo tifo. Avete mai visto una partita di calcio con un americano? F A T E L O ! Sarà l’esperienza più indimenticabile della vostra vita. Il mio consiglio è che vi prendiate una giornata libera al lavoro per vagare per il centro e trovare dei “tifosi da mondiale”, quelli che cantano per 90′ nobody likes and we don’t caaaaaaaaaaaaare… Non ve ne pentirete.
Nel 2006 lavoravo per un’agenzia che organizzava viaggi per squadre di calcio e quell’anno abbiamo portato 75 americani in giro per la Germania nel periodo del Mondiale: la loro squadra under 14 e famiglie al seguito. Il 17 giugno, dopo un’amichevole organizzata con un’under 14 tedesca, abbiamo visto insieme Italia – USA. Al momento dell’espulsione di De Rossi, una mammamericana, una specie di Bree Van De Camp, mi chiede: ora va fuori 3 minuti e poi rientra, vero? È e rimane la cosa più geniale che abbia mai sentito.
- Questo pezzo è stato scritto il 18 febbraio 2005, all’indomani della morte di Sivori, dopo aver letto decine di scontati e stucchevoli coccodrilli. -
Bèh, allora ve lo spiego io cosa era Sivori. Perchè di Sivori non c’è bisogno di “raccontare chi” fosse (per quello s’è sprecato abbastanza inchiostro e avrete già trovato fin troppa carta), ma c’è bisogno di “spiegare cosa” fosse.
Il River: la maglia della vita
Nato nel 1935 a San Nicolas, entrò da bambino nelle Cebollitas (le Cipolline…), i pulcini del River. Già solo la storia del suo provino è una lezione sul calcio. Giocò malissimo, una partita orrenda, prese due pali estemporanei ma venne scelto tra decine di aspiranti campioni. Perchè?! Perchè l’allenatore delle giovanili disse che “un campione lo si vede dall’agio col quale tratta la palla: questo qua non la degna di uno sguardo ma ce l’ha sempre attaccata ai piedi. Gli altri spalmano il grasso sulle scarpette, lui sembra che le avvolga di carta moschicida!….”
Esordisce presto in serie A e si mette il luce giocando da numero 10 offensivo, non “dietro” le punte ma “assieme”.
E’ un 10 atipico, non il classico giocoliere fighetto. Non ha paura dei difensori ma li spaventa, non subisce i falli ma picchia per primo, non cade nelle provocazioni ma è lui a provocare.
Esemplare la sua moda di portare i calzettoni abbassati alle caviglie. In una delle prime partite in serie A subisce un calcione negli stinchi, tira giù il calzettone bianco e si massaggia la ferita sanguinante. L’autore del fallo si avvicina e gli ringhia “ti faccio i calzettoni a pois rossi, oggi!”. Sivori tira giù tutti e due i calzettoni (da quel giorno li porterà sempre così) e risponde: “Toh, così vedi meglio dove colpire!….”
Tira fuori tutto il carattere del “guapo de barrio”, così batte due volte i difensori: cornuti e mazziati.
E così, sprezzante del pericolo, correrà per i campi di mezzo mondo, provocando i difensori con quegli stinchi apparentemente indifesi, invitando i difensori a colpirlo (come farà Cassius Clay anni dopo…) per poi fargli falciare l’aria mentre lui li frega in tunnel.
Già, il tunnel. Il suo marchio di fabbrica, come impareranno presto i difensori della stessa Juve, la squadra che lo compra per 10 milioni di pesos nel ’57.
Sivori arriva alla Juve e fa subito un tunnel a Parola in allenamento. Parola è stato uno dei migliori difensori, colonna bianconera, e non accetta l’affronto.
Parola minaccia Sivori: “Ragazzino, non ti permettere più!..”
Risposta di Sivori: “Scommetti che te lo rifaccio quando voglio?!….”
“Scommetto!..”
“Una cena per ogni tunnel!…”
“Accetto!…”
E di cene ne pagherà parecchie, Parola……..
Nascerà un’amicizia, nonostante una battuta al vetriolo di Sivori a fine allenamento: “Ecco perchè ti chiami Parola!…..”
Un sogno: in nerazzurro di fianco a Mazzola
Un caratteraccio quello di Sivori, che lo porterà a scontrarsi anche con alcuni compagni, ad esempio Boniperti. Snob e presuntuoso, il piemontese cotonato rispecchia la mentalità provinciale torinese di chi si sente il numero uno nel pollaio e preferisce restare nella fanghiglia dell’aia pur di restar l’unico gallo. Ma la cosa che più di tutte fa infuriare Boniperti è il fatto che Sivori non entra per niente in competizione col capitano. Non se lo caga proprio, evitando la guerra che gli è totalmente indifferente e proseguendo per la propria strada. Questo impedirà a Boniperti di avere uno scontro diretto con l’argentino, impedendogli di tramare per la sua cacciata. Il fegato di Boniperti subirà duri colpi ogni qualvolta la famiglia Agnelli esalterà il divertimento procuratogli da Sivori, cosa che causerà un trauma a Boniperti. Da dirigente, infatti, avrà sempre una preferenza per una Juve più da muscolari atletici che da giocolieri imprevedibili. Meglio Haller e Brady di Platini (fastidioso capriccio dell’Avvocato…) e Maradona. Non a caso bocciato a 16 anni perchè gli ricordava troppo Sivori…….
Caratteraccio di Sivori che lo porterà però non solo a dimostrazioni di coraggio, ma anche a problemi disciplinari. Provoca e litiga con tutti, e non tutti gliela fanno passare liscia. Più di trenta giornate complessive di squalifica nel campionato italiano, praticamente un torneo intero, conseguite più col Napoli che con la Juve in realtà (chissà come mai…).
Napoli al quale arriverà dopo che Heriberto Herrera riesce a farlo fuori. Troppo limitato il paraguaiano per capire la grandezza delle prime donne, troppo grigio e triste l’ambiente per difendere uno come Sivori.
Qualcuno festeggerà, a Sivori resterà sempre il titolo di “miglior giocatore di sempre della Juve” e riuscirà a farlo infuriare solo il medesimo titolo che Boniperti attribuirà a Platini e che cercherà di spacciare come un giudizio dell’Avvocato.
Ma Sivori non se ne preoccuperà, come non si è mai preoccupato di nulla, da quando apparve sulla scena calcistica argentina. Con la sua faccia tosta si prese presto la maglia numero 10 della nazionale, in quel fantastico trio de “Los Angeles de la Cara Sucia” (il film più popolare all’epoca…) composto con Angelillo (il più grande centravanti venuto in Italia, numeri alla mano…) e Maschio.
Faccia scura, capelli corvini, testa enorme (Cabezòn , il suo primo soprannome…), Sivori dei tre è quello che apparve subito come il più buffo e il più pazzo. Ma un pazzo furbo, come impareranno quelli del Boca.
Gli spogliatoi: l'ultimo momento con i calzettoni alzati
Derby tra River e Boca, Millonarios in vantaggio per 1 a zero. “El Carriazo”, mediano gialloblu, fa un entrata assassina su Sivori che resta azzoppato per tutto il resto della partita. Ai tempi non hanno ancora inventato le sostituzioni, River in 10 contro 11 chiuso in difesa, Boca alla ricerca del pareggio che lo schiaccia in virtù anche della superiorità numerica perchè Carriazo (centromediano metodista del Boca..) abbandona l’inutile marcatura di Sivori e si lancia all’attacco come sarà solito fare Beckenbauer anni dopo.
Sivori lo capisce. Ricordate il film “Amici miei”?!..: “..cos’è il genio?! Fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione…”.
Sivori si porta goffamente nella propria area su un corner, va verso Carriazo e gli “gratta” le caviglie coi tacchetti. Carriazo si incazza e gli risponde per le rime. Sivori continua finchè Carriazo si sbraccia, Sivori gli mette una mano in faccia e una dove non si può dire. Ne nasce una colluttazione che finisce con pugni reciproci. L’arbitro espelle tutti e due. Dalla bocca di Carriazo escono tutte le bestemmie che un glottologo possa far risalire all’idioma ispanico, Sivori ghigna diabolico.
Uscendo dal campo, davanti alle panchine, Sivori viene investito dal suo allenatore disperato: “Cabròn de un cabezòn, ma che mierda hai fatto?!….”
Sivori, strafottente come al solito, non lo degna di uno sguardo e risponde quasi con fastidio (con l’aria dell’artista che concede il proprio autografo) dandogli le spalle: “10 contro 10, Mìster…..10 contro 10!…”
Sulla bocca del Mister che scuote la testa si allarga un sorriso beffato, mentre alla mamma di Sivori fischiano le orecchie. Ecco, questo era Sivori: un giocatore che aggrediva la partita invece che subirla, differentemente da tanti pari-ruolo che vestiranno in seguito le sue maglie e il suo numero.
Mitizzazioni, fantasie, mistificazioni di una mente malata e nostalgica. O forse no……….
La storia mondiale dell’Italia insegna che una partenza a rilento è assolutamente di buon auspicio. Se poi c’è del margine per partire proprio di merda, ancora meglio: Lippi, che lo sa, anche stavolta non sbaglia un colpo e, col suo 4-3-Marchisio-2 prosegue nella strada indicata dalla cabala. Arrivati a questo punto, la tentazione di fare schifo anche nella terza partita è forte: dopo una partenza con due pareggi ed una sconfitta, nessuno potrebbe fermare più gli azzurri, nemmeno la nube vulcanica e gli aeroporti in tilt.
Mentre Lippi si affida alla tradizione, il ct neozelandese, impaurito dal blocco Juve, ci va giù pesante e schiera il blocco della palestra di Mike, covo degli alcolizzati della periferia di Auckland. Degli 11 che si ritrovano ogni domenica per il partitozzo manca solo Johnny, fantasiosa mezz’ala, che aveva promesso alla moglie di stare a casa con lei a guardare il dvd degli editoriali di Minzolini. A sostituirlo, il cugino di Mike, avvertito poche ore prima della partita e costretto a rinunciare a malincuore alla pizzata con gli amici delle medie.
Al settimo minuto, nell’area dell’Italia giunge la seconda palla alta del mondiale: Rick, il re dello squat, lancia una scarpata all’altezza del dischetto di rigore. Si dice che la vecchiaia porti esperienza, ed infatti Cannavaro mostra a tutti ciò che l’esperienza degli ultimi anni gli ha insegnato: grazie alle numerose sbertucciate subite, il delizioso assist di petto col quale spiana a Smeltz la strada dell’1-0 è un gesto naturale, quasi istintivo.
La situazione, ora, si fa delicata. Perdendo questa partita, infatti, il rischio Europa League diverrebbe davvero concreto: in momenti come questi, servono nervi saldi. Ci vuole tutta l’esperienza dei campioni del mondo per arginare i talentuosi neozelandesi, interpreti di un calcio essenziale ma efficace: con un solo passaggio, gli All Withes mettono il pallone nei pressi dell’area avversaria, mettendo in mostra schemi ben studiati. Spiazzato da un collettivo così ben organizzato, Lippi capisce che, anche questa volta, dovrà sfoderare la sua arma vincente: l’invertimento degli esterni. Pepe e Marchisio si scambiano così di posizione, e la mossa sorte subito gli effetti sperati: le micidiali incursioni degli indiavolati Bertos e Lockhead (sì, proprio loro) vengono brillantemente arginate, e Marchetti può dormire sogni tranquilli.
Bloccate le fasce, ci si può dedicare all’attacco. De Rossi, giovane allievo del maestro Menez, viene trattenuto in area e decolla: è rigore. Sul dischetto va Iaquinta, il Mattia Destro di Calabria, che mette dentro il gol che vale un prestigioso pareggio.
Non succede niente fino all’intervallo, e si va al riposo sull’1-1. Lippi vede in panchina Di Livio e tenta di convincerlo ad entrare, poi desiste e punta su Camoranesi. La ripresa è incerta, difficile, e il risultato non si sblocca: ci vuole un attaccante che sia capace di dare profondità e di dettare il passaggio, uno dal dribbling secco, freddo davanti al portiere. Ci vuole uno che segni i gol pesanti, uno che, nell’ultima stagione, ha mostrato di essere in stato di grazia: ci vuole uno come Il Principe.
Lippi lo capisce, e mette dentro Emanuele Filiberto, ormai showman a 360 gradi, al quale mancava giusto l’esordio in Nazionale per completare la stagione del rilancio.
L’Italia si riversa nel cerchio di centrocampo per trovare il gol della vittoria, mentre il tempo passa e la tensione sale. I nervi si scaldano sempre più, qualche azzurro non regge alla micidiale pressione e perde il controllo. Bagni, come di consueto il più attento di tutti, se ne accorge e rivela un particolare che ai più era sfuggito:
“Chiellini per difendere il pallone è andato di corpo”
sottolineando così la totale dedizione alla causa del difensore juventino, disposto, nel bel mezzo della gara, a cimentarsi nella più impegnativa delle deiezioni pur di tenere alto l’onore del paese.
A pochi minuti dalla fine, il cugino di Mike, appena entrato, azzecca il primo dribbling dai tempi delle elementari, lasciando sul posto Cannavaro con un elegante sombrero, e fa partire un bel sinistro che esce di poco. Peccato per il numero 5 azzurro, spesso in difficoltà in questo mondiale: qualche disattenzione di troppo per l’astro nascente della retroguardia. Ma la qualità non manca, e il ragazzo si farà.
Si farà sicuramente.
Il forcing azzurro degli ultimi dieci minuti, che produce un paio di rinvii dei centrali neozelandesi ed una rimessa laterale in zona interessante, non basta per portare a casa i tre punti: la qualificazione dovrà dunque essere conquistata nella sfida di giovedì con la Slovacchia. Dopo due settimane piene di lacrime, nelle quali i giornalisti e Lippi gli hanno tirato la volata, finalmente Pirlo è pronto a scendere in campo per completare lo spendido lavoro svolto fin qui dai suoi compagni di squadra.
Nel dopo partita, critiche a Lippi per le mancate convocazioni di alcuni giocatori che avrebbero potuto fare la differenza. Io, però, sono col ct: le sue scelte vanno difese e seguono una logica ben precisa. Come diceva quel tizio che si è filmato mentre, spensierato, si sparava roba in vena prima di una finale di Coppa Uefa,
se proprio devi fare una figura di merda, falla grossa.
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