Lacrime avare

Esultanza ambigua.

Esultanza ambigua.

La conquista della terza Coppa dei Campioni è stata all’insegna delle lacrime. Lacrime a dirotto di una ragazza sugli spalti con telefonino e maglia del centenario, idem per un tifoso inquadrato mentre scattava una foto sotto le note di Pazza Inter, lacrime di Zanetti al triplice fischio con un viso scavato dalle rughe, lacrime di Mourinho prima con Moratti, poi con lo staff e infine con Materazzi, lacrime di cinquantenni davanti alla tv che faticavano a trattenere l’emozione dei ricordi. Insomma, il trionfo dei buoni sentimenti.

Ma (è giusto che ci sia un ma), sarebbe ora di finirla con la retorica dei buoni sentimenti. Anche perché ci hanno pensato subito alcuni protagonisti della finale a portarci con i piedi per terra. Il primo, ovviamente, è Mourinho, il quale merita tutta la nostra stima per come ha sposato il progetto, per il lavoro profuso, per aver adempiuto alla sua obbligazione di mezzi a prescindere dai risultati.

Ma (e qui il ma è davvero irrinunciabile) le lacrime, seppur emozionanti e adamantine, non possono valere 16 mln. Non vuole più allenare l’Inter per tutti i motivi più o meno condivisibili che ha elencato? Bene, 16 mln e amici più di prima. Nessuna manfrina, nessun Mendes di mezzo con operazioni ridicole, nessun richiamo ai sentimenti. 16 mln. Sull’unghia. Anche perché uno dei club più ricchi al mondo, capace di spendere 29 mln per Pepe, non può mostrarsi taccagno quando di mezzo c’è il miglior allenatore al mondo. Abbiamo una posizione aperta per Sneijder? Ecco, compensazione volontaria ai sensi dell’art. 1252 cc e ci sarà reciproca soddisfazione.

L’altro soggetto che ha brillato per tempismo (cit.) è stato il Principe. Nella notte che lo ha promosso Re e lo ha fatto entrare nella storia dell’Inter (e lì resterà per sempre) è riuscito a parlare di soldi in diretta tv con una lucidità impressionante salvo poi ritrattare come il peggior Roberto Mancini davanti ai pm di Napoli. Diego merita tutti gli elogi del caso, ma se vogliamo parlare di denaro, di investimenti e di strategia societaria deve sapere che ha 31 anni e che per 40 mln è libero di andare dove vuole con la stessa reciproca soddisfazione di cui sopra.

E lo stesso discorso vale per chiunque altro. Per il procuratore di Maicon (il Colosso ha detto che resta al 100%) o per il pizzaiolo del 2015. Perché, citando la frase di presentazione di Mourinho, l’Internazionale Football Club non è una banda di pirla.

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