Grazie Presidente

Sono passati quasi due anni da quell’inizio di estate del 2008. Il Campionato era finito da poco nella doccia urbiacante di Parma, in cui Ibra aveva messo il sigillo definitivo ad una stagione difficile, combattuta sul filo degli infortuni e di drammatiche dichiarazioni.

Neanche il tempo di festeggiare ed ecco la notizia, che poi troppo notizia non era. Il Mancio esonerato. A dire il vero se lo aspettavano più o meno tutti… almeno all’80% (cit).

Non starò a nascondervi che per me fu un duro colpo, il Mancio per me rappresentava l’allenatore della svolta, quello che aveva riportato la squadra alla vittoria dopo una lunga attesa, quello che aveva un progetto di lungo periodo, tutto quello che ci era sempre mancato.

Chiunque abbia seguito la storia di Bauscia, in tutte le sue molteplici rappresentazioni, ricorderà forse che in quell’occasioni mi espressi in modo molto critico (eufemismo) nei confronti del Presidente Moratti. Quell’esonero troppo mi ricordava quello di Gigi Simoni all’indomani della vittoria contro il Real Madrid in Champions League, fatto scientificamente con lo scopo di portare Lippi sulla panchina della Beneamata la stagione successiva, con le conseguenze che tutti ricordiamo.

In quel momento era ovvio che il successore sarebbe stato José Mourinho, che già tempo prima era stato vicino alla panchina dell’Inter.

Sempre in quel momento, stimolato da errek, promisi di rimangiarmi le aspre parole espresse nei confronti del Presidente Moratti, nel caso in cui José Mourinho fosse riuscito nel compito per il quale, seppur non ufficialmente, il Mancio era stato esonerato in suo favore.

Riportare l’Inter a vincere la Coppa Campioni. Sì, dai quella che da un po’ chiamano Champions League. Questa era la mia condizione, perché posso accettare una debita dose cinismo a patto che seguano degni risultati.

I primi mesi della gestione di Mourinho non furono certo entusiasmanti. Gli acquisti estivi voluti dal tecnico si rivelarono ampiamente al di sotto delle aspettative, la squadra sembrava meno solida di quella guidata dal Mancio. La gestione degli uomini era, dal mio punto di vista, ancora meno soddisfacente. Uomini che negli anni avevano sputato sangue per l’Inter parevano messi da parte e il talentuoso Mario Balotelli era spesso relegato a seconda scelta, dietro all’imbarazzante Adriano, sul quale il tecnico sembrava incaponirsi ostinatamente.Tutto il gioco sembrava passare per i piedi e le magie di Ibrahimovic.

Il tormentone “Mourinho non mangia il panettone” sembrava ogni giorno più realistico. In quei giorni erano in pochi a sostenere, quasi ciecamente il Portoghese. La K Family, e pochi altri.

Ripensandoci ora non saprei dire quale fu precisamente il momento in cui le cose cambiarono come il giorno e la notte. Probabilmente il giorno di quella famosa conferenza stampa seguita a Inter-Roma. In quell’attimo fu chiaro che José aveva capito tutto della Serie A e che avrebbe ribattuto colpo su colpo a tutte le infamie gettate sull’Inter.

Fu un’epifania.

Poco più di una settimana dopo il Manchester ci eliminava dalla Champions League, ancora una volta agli ottavi. José si presenta in conferenza stampa e annuncia che è sicuro di vincere lo Scudo e che da quel momento sapeva cosa serviva per cercare di vincere la Champions.

Non c’è bisogno di ricordare oltre quel che è successo dopo. Lo sappiamo tutti.

Quello che invece è meraviglioso notare è che quelli che ridevano allora oggi sono in silenzio e la morsa al loro stomaco non è diversa dalla tensione che possiamo provare noi per l’attesa. Mi correggo: è diversa. La loro non è tensione, è terrore.

Sono terrorizzati anche solo all’idea che questa Squadra possa compiere un’impresa leggendaria, che possa realizzare un sogno. Che i Ragazzi possano regalarselo e regalarlo a noi tifosi.

Non riescono a crederci e francamente un po’ facciamo fatica anche noi, perché se ce lo avessero detto all’inizio della stagione avremmo fatto fatica a nascondere un sorriso un po’ beffardo ed amaro.

Sembra che sia passato un secolo e non pochi mesi eppure eccoci qui. Ancora in piedi, ancora in corsa con un Titulo, il più piccolino in saccoccia e pronti a lottare per gli altri due, in ordine crescente di importanza. Andiamo a giocarcela, certo presi da una certa emozione, ma senza alcun timore con il sorriso stampato sul volto, consapevoli che, comunque vada, siamo finalmente tornati Grandi.

Oggi, in anticipo, voglio mantenere la promessa fatta ad errek , anche se quel certo evento non si è ancora verificato.

Voglio scriverlo ora, che la nostra Storia deve ancora decidersi e avrei voluto scriverlo anche prima.

Per questa Stagione. Per questa Squadra. Per i nostri Colori.

Grazie Josè.

Per Josè.

Grazie Massimo Moratti, il nostro Presidente.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.