scritto da il 23 aprile 2010 alle 14:35

Modello Giuditta

La Sensi difende Totti: Francesco è una delle poche bandiere del nostro calcio, un esempio per tanti bambini conquistati dal suo modo di giocare e dai suoi comportamenti fuori del terreno di gioco.”

La solita moderata… perchè limitarsi ad UN esempio? In realtà, c’è un Totti per ogni occasione, utile per lo sviluppo del vostro bambino!

1) Totti lama

2) Totti boxeur

3) Totti medico

4) Totti linguista

5) Totti fedele

6) Totti motivatore

7) Totti con maglia azzurra rimuovibile, la togli e dopo 4 anni gliela rimetti.

Più che un modello, un’intera collezione.

scritto da il 22 aprile 2010 alle 8:50

Inter-Barcellona: cosa è successo?

I Campioni d’Europa e del Mondo battuti. La squadra più forte d’Europa si inchina all’Inter.

Questa è una verità assoluta, forse l’unica, che possiamo scrivere, incidere e lasciare a imperitura memoria dopo la partita di ieri. I tempi non sono ancora maturi per capire se e quanto questa impresa di fine aprile servirà a rendere gloriosa la stagione nerazzurra, ma questo è un punto fondamentale da non dimenticare in nessun caso.

Non sono una persona a cui piace sdottorare di verità assolute in corso d’opera: dunque per il momento vedo ciò che sta facendo questa squadra e mi limito a registrarlo, in attesa di poter tirare le somme.

Qualche parola però si può spendere sul trionfo di ieri. Un trionfo che porta bene impresso il marchio di fabbrica di Josè Mourinho, un trionfo che, attraverso un’analisi tattica, può essere forse analizzato sotto molti più aspetti di quanti si pensi.

Ciò che ha colpito fino ad ora di quest’Inter, infatti, è senz’altro la sua capacità di giocare in maniera diversa a seconda dell’avversario che si trova davanti. E anche ieri sera Josè Mourinho ha saputo muovere i fili giusti per farci vedere un’Inter che giocava nell’unico modo in cui si può mettere in crisi il Barcellona: chiusura totale degli spazi in difesa, ripartenze veloci tramite verticalizzazioni e soprattutto intensità. O meglio, intencità. Tanta, tantissima intencità.

Prima della partita si favoleggiava di 442, 4231, 4213, 4141 e chissà cos’altro. Garanzie o novità? Sicurezza o sperimentazione? Quale strada avrebbe scelto Mourinho? E lui, Mourinho, a sceglierne una mai battuta prima. Non certo per il modulo o per gli uomini, ma senz’altro per l’interpretazione. Non si può coprire tutto il campo contro il Barcellona, degli sfoghi bisogna lasciarglieli. Non si può stare lì a difendersi, perchè prima o poi un gol te lo fanno. Non si può attaccarli in maniera scriteriata, perchè ci si espone a tutta la loro batteria offensiva. Qual è la chiave? La chiave è nel solito 4231, la chiave è nei soliti Eto’o e Pandev.

Concedere le fasce al Barcellona e difendersi in area, come in parte già visto con il Chelsea, partendo dal presupposto che è dall’area che il pallone deve passare per finire in porta. Quattro difensori in linea a difendere dentro l’area, Eto’o e Pandev veri e meravigliosi terzini oggi per la prima volta, quasi a voler prendere in giro quelli che “Eto’o non può fare il terzino”, Cambiasso e Motta a chiudere la gabbia di Messi e a mettere la gamba su uno Xavi costantemente disturbato da Sneijder. E Milito, solo, a infastidire i due centrali e a colpirli nel loro punto debole: la profondità. Ecco come ci si difende dal Barcellona. Eto’o e Pandev avevano mai fatto questo lavoro? Milito aveva mai giocato così tanto sulla corsa? Sneijder aveva mai interpretato il ruolo così unicamente in chiave difensiva? No.

Ecco quali sono i giocatori che permettono di arrivare in alto.

In questa gabbia perfetta un ruolo molto importante l’ha avuto sicuramente l’assenza di Iniesta, anche se Mourinho non lo ammetterà mai. Ma una difesa totale e mai affannata come quella di ieri io non l’avevo mai vista. E tante altre cose ancora non avevo mai visto.

Non avevo mai visto, per esempio, neanche la seconda fase del gioco nerazzurro. Non ci si può solo difendere con il Barcellona, si diceva: attaccarli, dunque. Ma come? Serve un modo efficace, veloce, pericoloso e che comunque non lasci spazio e campo all’asse Xavi-Messi-Ibrahimovic. Semplice, banale: verticalizzazioni immediate per gli scatti di Milito ed Eto’o, che per l’occasione rende visibile al mondo il suo dono dell’ubiquità. Un gioco che solo Sneijder e Motta possono fare, un gioco che solo Milito ed Eto’o possono portare a compimento: eccola qui l’Inter voluta, creata e plasmata da Josè Mourinho. Eccolo qui il suo catenaccio.

Un catenaccio vero però, un catenaccio storico che segue direttamente le orme dei “padri” Rocco ed Herrera, non certo la porcheria vista più o meno di recente.

Nulla è lasciato al caso in questa Inter: tutti sanno cosa fare e tutti sanno come farlo. Difendersi in 4, 5, 6 in un determinato modo. Analizzare, rispettare e annientare le caratteristiche degli avversari. Ripartire rapidamente con verticalizzazioni, fraseggi o palla al piede a seconda di chi ci si trova di fronte. E tutti imparano la lezione in maniera perfetta. Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto: sono queste le caratteristiche di Zanetti e Lucio, di Motta e Sneijder, di Pandev e Milito, di Samuel Eto’o. Sono queste le caratteristiche sulle quali l’Inter si gioca le sue chance di vittoria e di gloria. Sono queste le caratteristiche che bisogna avere per portare in alto questa squadra.

Sacrificio, abnegazione, devozione totale al progetto.

Tirare al volo da 35 metri e magari metterla anche è spettacolare, meraviglioso, ammirevole. Ma maledettamente inutile, nel lungo periodo. Perchè contro questo Barcellona ci vuole innanzitutto chi riesca a tornare fino alla propria area di rigore per contrastare prima Xavi e poi Abidal e consentire al Capitano di tenere sotto controllo Maxwell. Ci vuole chi, una volta recuperata mirabilmente la palla, la verticalizzi immediatamente per lo scatto di Eto’o e Stankovic: schemi studiati, situazioni provate in allenamento, palloni ad altissimo coefficiente di pericolosità.

Se si prende palla e si controlla con la testa, si porta avanti col tacco e si cerca un triangolo nello stretto con chi si aspetta tutto al di fuori di quella giocata, si è destinati a trovarsi davanti a un muro di difensori impossibile da saltare. Si è destinati a lasciare spiazziati i propri compagni, prima ancora degli avversari. Si opera, di fatto, uno stravolgimento degli schemi impostati in allenamento. Di quegli schemi che ti hanno portato, prima squadra quest’anno, a segnare tre gol al Barcellona. Di quella filosofia di gioco che sta portando la tua squadra, prima nella storia, a battere Guardiola con due gol di scarto. Così rischi di rovinare la partita perfetta, così rischi di compromettere una stagione intera. E per che cosa? Per un tuo gol, per la tua gloria, per dimostrarti importante?

Hai solo sei partite per cambiare idea. Dopodichè i tuoi gol puoi andare a farli altrove.

Ma pensaci bene prima di lasciare questa squadra. Guarda in che razza di situazione si trova il tuo “amico” Ibra e pensaci bene.

Il futuro è qui.

Il futuro è l’Inter.

scritto da il 21 aprile 2010 alle 15:15

Le sbornie

Con quella di ieri sera, sono quattro (quattro!) le nottate post partita in cui per ogni interista è stato impossibile, o quasi, prendere sonno. La quarta volta in questa stagione che viviamo una serata di gioia pura, immensa, prepotente; che finita la partita abbiamo voglia di rivederla, di vedere tutte le sintesi, in arabo, in russo, in cinese, di vedere e rivedere ogni filmato che riguardi la gara; che chi è allo stadio vorrebbe essere seppellito lì, dopo novanta minuti in cui ha visto realizzarsi i propri sogni. Sono quattro, ed è un dato straordinario: non avevamo mai gioito così tanto in una stagione.

La prima l’abbiamo vissuta quando era ancora agosto, dopo quello che credevamo essere il derby perfetto. Credevamo, appunto, perché quattro mesi dopo questa squadra pazzesca ha rivoluzionato il nostro concetto di derby perfetto, regalandoci la seconda nottata di sbornie post-partita. A Stamford abbiamo fatto saltare il tappo cementatosi ormai da quattro anni intorno alla maledizione degli ottavi, facendo finalmente vedere all’Italia gufatrice e, soprattutto, all’Europa, che squadra pazzesca che è la nostra. Sinceramente, non credevo che, almeno per quest’anno, avremmo vissuto un’altra gioia simile. Perché è vero, nessuno è imbattibile, ma pensavo che col Barça potessimo svangarla solo con un culo immenso e con le barricate.

E invece. E invece li abbiamo battuti con una prestazione sublime, l’inno ai concetti di squadra, di equilibrio, di corsa, di sacrificio, di cuore. Li abbiamo battuti con la “partita perfetta” che tutti noi sognavamo, quella che, finora, avevamo visto fare solo agli altri. E ok, ancora la qualificazione non è decisa ed è possibile che la finale, alla fine, la giochino loro, ma l’impresa resta. E va ad aggiungersi a quelle precedenti, in un’escalation che, a questo punto, non sappiamo nemmeno noi a cosa possa portare (sì, dai, lo sappiamo, ma meglio..insomma, ci siamo capiti).

Dopo la prima delle quattro sbornie, tutti noi pensavamo di aver toccato l’apice dello sportivo godimento. E così dopo la seconda, e dopo la terza. Ogni volta, il nostro concetto di “apice” è stato rivoluzionato (così come quello di “derby perfetto”). Tutto questo, tutte queste gioie condensate in pochi mesi, l’eccezionale qualità della nostra squadra, vorranno pur dire qualcosa.

Per me, significano che questa squadra non può terminare la stagione senza vittorie. Perché dopo un’annata del genere, così intrisa di gioie, di soddisfazioni inedite e, forse, irripetibili, non si può non raccogliere niente. Ora, toccatevi pure tutto quello che volete, ma la realtà è questa. Siamo riusciti a battere (e nettamente, anche) le due squadre più forti d’Europa, abbiamo schiantato il Milan in due derby memorabili, abbiamo dimostrato di essere un vero top club.

Manca una settimana alla partita che potrebbe garantirci un posto in finale, un traguardo che a inizio stagione nemmeno il più ottimista e sconsiderato avrebbe immaginato, credo. E siamo a quota quattro apoteosi, una più bella e intensa dell’altra. Che dite, a cinque (o, meglio ancora, a sei) possiamo arrivarci?

E' tua, più di chiunque altro

E' tua, più di chiunque altro

scritto da il 21 aprile 2010 alle 0:19

Inter 3 – Alieni 1

BENVENUTI SULLA TERRA

scritto da il 20 aprile 2010 alle 8:13

Oggi sarebbero stati 30

Il tempo passa e nonostante quel 20 Aprile 1980 sia così lontano, ricordo ancora benissimo quel giorno. Allora la nostra Inter lottava per lo scudetto, tu per sopravvivere, ma io non lo sapevo. Avevo poco più di 5 anni e babbo e mamma non volevano turbarmi. Mi tennero quindi all’oscuro di quello che sarebbe potuto essere a breve il tuo terribile destino. Pochi giorni dopo, la nostra Inter vinse la sua battaglia, portando a casa il dodicesimo titolo. Quel tricolore non lo festeggiammo e io non riuscivo a capire il perché. Papà stranamente non era felice per quella vittoria e tutti i giorni mi portava con se in ospedale, a trovare te e la mamma. Ti vedevo da dietro quel vetro della sala incubatrici, piccolissima e inerme, ma già allora determinatissima a non mollare di un centimetro per vincere la tua battaglia. E così fu. Dopo quasi due mesi anche tu conquistasti il tuo scudetto. Ti portammo a casa e finalmente potemmo festeggiare quella doppia gioia. Sulla tua culla appesi la mia piccola bandiera dell’Inter, in modo da farti capire quale fosse la strada giusta da intraprendere. E così fu.

Nonostante le vittorie tardassero ad arrivare, coltivammo insieme la nostra passione a tinte nerazzurre, che col passare del tempo crebbe a dismisura. Trascorsero ben nove anni e finalmente fu di nuovo tricolore. Stavolta però i festeggiamenti ci furono. In macchina in giro per la città, con papà al volante e noi a sventolare dai finestrini i nostri vessilli nerazzurri. Una giornata bellissima, che mai scorderò. Poi alti e bassi della squadra, con alcune vittorie e qualche cocente delusione. Io, per motivi lavorativi, ero lontano da casa e non potevamo condividere più di tanto quelle gioie e quei dolori. Ci sentivamo al telefono e, tra le tante cose di cui parlavamo, ricordo ancora benissimo i tuoi “Pagliuca è il miglior portiere del mondo”, “Lippi è venuto dalla J**e solo per rovinarci”, “Per il compleanno regalami la maglia di Ronaldo”, “Con quattro Zanetti vinceremmo lo scudetto a mani basse”, “Mi faccio le treccine nerazzurre come Taribo West!”, “Quel gobbaccio di Davids non lo voglio!”, “Mancini è l’allenatore giusto, voglio lui il prossimo anno”.

Oggi sarebbero stati 30 e sicuramente ti avrei regalato un biglietto per assistere alla partitissima di stasera. Lo stesso regalo che, dopo essere rientrato a vivere a casa dopo ben 8 anni, mi facesti trovare  sul cuscino del mio letto: 2 biglietti per il Meazza, uno per me e uno per te. Fu la nostra prima volta in quello stadio.Ricordo ancora la frenesia con la quale salimmo la scalinata che portava al secondo anello rosso e come, una volta giunti in cima, rimanemmo a bocca aperta nel vedere quella meraviglia. Non dimenticherò mai la tua espressione felice, gli occhi sognanti e quelle parole: “Si vede meglio che in tv! Ci verremo spesso!”. Ma purtroppo così non fu. Quel maledetto incidente, all’indomani di un derby perso in maniera rocambolesca per 3-2, te lo ha impedito. Anche quella volta non ti sei arresa e, come sempre avevi fatto, hai lottato fino all’ultimo. Quindici giorni di sofferenza, a combattere stavolta contro un avversario troppo forte. E purtroppo quella volta ha vinto lui.

Anche stasera, 20 aprile 2010, l’avversario contro il quale scenderanno in campo i ragazzi è di quelli fortissimi, sulla carta quasi impossibile da battere. Indipendentemente da quello che sarà il risultato finale, pretendo di vederli lottare fino all’ultimo, perché non si può e non si deve mollare senza prima averle provate tutte.

Oggi sarebbero stati 30. Tanti auguri sorellina.

scritto da il 19 aprile 2010 alle 14:17

Inter – Barcelona, manuale d’istruzione parte 1 di 2.

Dopo aver giocato (e vinto) contro, per quanto visto sul nostro campo, i terzi bianconeri del campionato in ordine di forza, è impossibile non farsi sorprendere a pensare alla sfida di martedì. La partita dell’anno, come viene sempre definita ogni singola sfida importante dell’Inter (abbiamo dalle 5 alle 10 partite dell’anno ogni anno, ci avete fatto caso?), questa volta sembra essere proprio arrivata. Una partita contro l’avversario più importante e ingombrante che possa esistere, in questo periodo. Una partita che non abbiamo avuto modo di vivere da sette anni a questa parte, e che ora è finalmente pronta per essere giocata. Bene. Benissimo. Ma… come la giocheremo?

Il problema, se di problema vogliam parlare, è proprio questo: contro una squadra oggettivamente messa meglio di noi (parliamo di valori assoluti, ovviamente) una gran parte delle nostre possibilità di vittorie sarà decisa dal nostro modo di interpretare la gara, e l’avversario.

Per prima cosa, mettiamo in chiaro ciò che sembra scontato, ma che in realtà val sempre la pena di sottolineare: la partita in questione, non dura 90 minuti, ne durerà 180, forse 210. E noi dobbiamo ragionare con questa mentalità, evitando di farci prendere da strani isterismi prima del tempo, altrimenti posso dire con un certo grado di certezza che potremmo pagarla cara.

Giocheremo la prima partita a San Siro, ed il ritorno in terra catalana, al Camp Nou. Questo è il primo aspetto su cui credo valga la pena soffermarsi: così come negli ottavi e nei quarti, il sorteggio ci è stato relativamente ostico sotto questo punto di vista. Avere un ritorno in casa è sicuramente meglio che andare a giocarsi la qualificazione per la finale in Spagna, su questo non ci piove. Però io credo che questa “continuità” di calendario, ci possa in qualche modo favorire dal punto di vista psicologico, e soprattutto dal punto di vista tattico, considerando il nostro modo di giocare, e considerando la preparazione delle partite che Mourinho è solito attuare in coppa. Di certo dovremo essere bravi a non compromettere la possibile qualificazione a San Siro (Milan-style) e non ritrovarci poi a sperare in qualche improbabile impresa. Per carità, la palla è rotonda e tutto quello che si vuole, ma certe volte la palla non è così rotonda. Quindi attenzione nei primi 90 minuti, questa è la chiave più importante. Comunque dei possibili ed auspicabili risultati ci interesseremo più avanti.

Parliamo ora dei nostri avversari:

Nota positiva: mancherà Iniesta.

Nota negativa: ci saranno Messi, Xavi, Dani Alves, Puyol, Ibrahimovic, Tourè, e tutti gli altri.

Che i Blaugrana siano quanto di meglio il calcio degli ultimi 10 anni ha da offrire, è cosa risaputa. Questo dobbiamo sempre tenerlo in mente secondo me. Molti potranno dire che in questo modo avremo troppo rispetto, troppa paura forse per gli avversari. Io dico che invece in questa maniera saremo più motivati nel provare a fare l’impresa. Arrivati ad una semifinale di Champions League, non possiamo mica pretendere di incontrare strane compagini, tipo boh… il PSV. Queste cose non accadono ragazzi. Alle semifinali incontri quelli tosti veramente. E qui sta il bello. Perché quelli tosti li devi fermare.

Come giocherà il Barcelona? Presumibilmente il modulo sarà il solito, il 4-3-3 tanto caro a Pep Guardiola. A meno di defezioni dell’ultimo minuto (i blaugrana stasera saranno impegnati nel derby contro l’Espanyol) la linea difensiva sarà composta da Dani Alves, Puyol, Piquè ed il recuperato Abidal a sinistra. A porta chiaramente Victor Valdes. A centrocampo, detto dell’assenza di Iniesta, oltre al magnifico Xavi credo giocheranno Keita e, in posizione più arretrata, Busquets. In avanti le cose si fanno un po’ più complicate: chiaramente non è in discussione la presenza di Lionel Messi, ma la composizione del restante pacchetto avanzato non è ancora chiara. Dovrebbero giocare Ibrahimovic, fino ad oggi indisponibile ma molto probabilmente recuperato per martedì, ed uno tra Henry e il giovane Pedro. Ma non possiamo escludere a priori un’esclusione dello svedesone, e conseguente maglia da titolare per Henry e Pedro, per formare con Messi un attacco veloce ed imprevedibile.

Proprio qui sta il succo: per riuscire a fare risultato, bisogna limitare il Barcelona il più possibile. Il destino ci ha dato una piccola mano, lasciando Iniesta fuori dai giochi, ma è chiaro che i blaugrana sono talmente forti e preparati, che una singola assenza non sposta più di tanto il valore complessivo della squadra (e l’abbiamo già visto quest’autunno, tra l’altro). In queste condizioni, le loro principali fonti di gioco sono tre: in ordine, Xavi, Messi, Dani Alves. E noi dovremo per forza di cose cercare di annullarli. Impresa ardua, ma fattibile.

Come fare? Dipende dagli uomini che sceglierà Mourinho. Molto presumibilmente giocheremo col 4-2-1-3 alias 4-2-3-1 alias 4-5-1, come nostro (nuovo) solito in coppa. Scelta condivisibile, schierati con il rombo di centrocampo abbiamo già giocato nei gironi, e contro il Barcelona non ricordo di grandissime prestazioni, per usare un eufemismo.  Davanti a Julione, giocheranno sicuramente Maicon, Lucio e Samuel. La casella di sinistra invece è ancora in dubbio, così come le due di centrocampo. Se Mou opterà per Chivu, Zanetti sarà utilizzato più avanti, in compagnia di uno tra Cambiasso, Deki ed il lentissimo Motta (cit.). Se invece (opzione a mio avviso più probabile) il Capitano scenderà in campo da terzino sinistro, a centrocampo si giocheranno il posto i soliti tre. In avanti sicuramente Milito, supportato da Sneijder, Eto’o e Balotelli, in vantaggio su Pandev.

Perché questa scelta? Come abbiamo detto in precedenza, il Barcelona ha tre principali “creatori di gioco”: Xavi, Messi e Dani Alves. L’utilizzo di Eto’o sulla fascia sinistra sarà fondamentale per contrastare e limitare le incursioni offensive del laterale brasiliano, e la velocità e resistenza del camerunense servirà per pressare già a centrocampo Alves. Ad Eto’o verrà richiesto così un grande sacrificio in termini di chilometri percorsi, con susseguente ed inevitabile minor peso in attacco. Dall’altra parte del campo invece stazionerà Balotelli (chiaramente è da mettere in preventivo uno scambio dei ruoli abbastanza frequente tra i due, per far rifiatare a turno i nostri attaccanti), che dovrà rimanere abbastanza alto. Questo per sfruttare al meglio le sue caratteristiche esplosive e la sua leggera indisciplina tattica, costringendo Abidal a rimanere abbastanza accorto, per evitare le salite di Mario ed in seconda battuta di Maicon, al quale molto presumibilmente verrà accostato Pedro, che ritengo in vantaggio su Henry. Sneijder invece dovrà essere bravo a giocare di prima, ed a cambiare spesso gioco. Su di lui stazionerà a uomo Busquets, quindi è fondamentale che in fase di possesso palla il nostro Wesley sia rapidissimo nello smistare la palla. Anche perché l’ago della bilancia verterà moltissimo su di lui. Sarà infatti l’olandese il primo ad occuparsi dell’ affare-Xavi, iniziando già sulla loro trequarti il pressing, e aspettando il raddoppio del centrocampista (nella fattispecie, più Deki/Motta di Cambiasso). Limitare Xavi significa limitare paurosamente il Barcelona. Anche perché limitando Xavi, si limita Messi. E questo è il terzo aspetto fondamentale da prendere in considerazione.

La posizione della Pulce non sarà  statica, (non è MAI statica) e dipenderà certamente dalla composizione dell’attacco blaugrana. Con la presenza di Ibra, Messi giocherà principalmente a destra (e verrà preso in consegna da Zanetti), ma anche loro, come noi, son soliti cambiare molto spesso la disposizione dei tre davanti. Senza Ibra, le cose si fanno un po’ più complicate, ed io credo pericolose. In questo caso non è da escludere l’utilizzo dell’argentino come punta centrale (tattica utilizzata peraltro nella scorsa finale di Champions), ed allora saranno belle gatte da pelare per i nostri centrali, che, così come fu per Vidic e Ferdinand, non hanno il passo per reggere la velocità di Lionel. Senza Ibra giocheremo così col baricentro più basso, pressando a partire dalla nostra metà campo. Con lo svedese in campo invece, potremo permetterci un pressing più alto, considerando che la “relativa” stazionarietà di Zlatan possa dare una mano a Lucio e Samuel nel controllarlo, e limitarlo. Chiaramente i raddoppi dovranno essere all’ordine del giorno.

In definitiva, gli accorgimenti da utilizzare son questi: per quanto riguarda i loro esterni, pressing altissimo già nella loro trequarti da parte dei nostri attaccanti. Per quanto riguarda Xavi, pressing asfissiante di Sneijder e immediati raddoppi di marcatura. Per quanto riguarda Messi (ed in maniera minore Pedro), marcatura a uomo se si trovano sugli esterni, difesa bassa e squadra cortissima se l’argentino staziona nella zona centrale del campo.

A questo punto, rimane da stabilire come sarà il NOSTRO gioco. E’ presto detto: tattica abbastanza attendista all’inizio, e contropiede fulminante non appena in possesso della palla. Discese principalmente a destra (come nostro solito) e passaggi di prima, massimo di seconda, con cambi di gioco frequenti.

Un risultato accettabile è chiaramente la vittoria con un bello ZERO nella casella dei gol subiti. Se dovessi però scegliere tra un gol subito in meno, ed un gol fatto in più, opterei per la prima ipotesi: primo, non prenderle. Anche perché, e qui ci ricolleghiamo alla parte iniziale, poi si deve andare a giocare al Camp Nou. E non far segnare il Barcelona a San Siro, vuol dire obbligarli a scoprirsi in Spagna. E noi sappiamo che il contropiede è l’arma più affilata in nostro possesso.

Ma soprattutto, Milito, fai-gol.

scritto da il 19 aprile 2010 alle 2:12

Il culo

Nell’antichità, una coppia di trogloditi soleva accoppiarsi esclusivamente sfruttando il condotto anale, a discapito di quello tradizionale. Capitò che la compenente femminile della coppia avesse un pesante ritardo nel ciclo mensile: i due primati erano dunque molto preoccupati, perché un figlio in quel periodo delle loro vite avrebbe costretto lei a rinunciare alla sua vita da donna in carriera e lui a cercare un posto dove fuggire.

I giorni passavano, e la donna, in preda all’ansia, decise di fare un test di gravidanza molto in voga all’epoca.  Recatasi dal suo compagno, gli chiese di prendere un masso di apprezzabili dimensioni e di scagliarglielo ripetutamente, con violenza, nella zona dell’utero, per poi sedersi sul vaso ed attendere le eventuali conseguenze. Molte ore dopo, la tanto temuta gravidanza era ormai scongiurata: la donna non aveva espulso alcunché, ma in compenso era deceduta per le ferite riportate. Per l’uomo, un grande sospiro di sollievo: la fecondazione per via anale non era quindi possibile. Di lì, il detto “avere culo”.

Boh, vabbè.

Qualche mese dopo, il cavernicolo non aveva ancora capito bene come funzionasse la procreazione, ed era ormai portato a pensare che la storia dei bambini sotto ai cavoli non fosse poi questa gran fesseria. Conobbe una nuova fiamma, ma quando egli le propose di farsi conoscere analiticamente lei negò l’accesso al suo prezioso didietro, costringendo il primitivo ad accontentarsi del sopravvalutato orifizio vaginale. Qualche settimana dopo, la donna cominciò ad accusare nausea e dolori al seno, ed alla proposta, da parte di lui, di un test di gravidanza scappò urlando in un villaggio lontanissimo dove, nove mesi più tardi, diede alla luce tredici gemelli. Nati i pargoli, la madre, insieme a loro, si recò dal padre (che, nel frattempo, aveva incontrato altre ventitré femmine che non gli avevano posto le terga, e le cui pance avevano curiosamente preso a levitare) e pretese assegni di mantenimento, cambi di pannolino e levatacce per placare i pianti. Di lì il detto “prima o poi il culo finisce”.

dudek.szewczenko

Nella foto: il padre, con il numero 7, impegnato nel calcetto con gli amici

scritto da il 17 aprile 2010 alle 4:57

Vogliamo gli italiani

Gioco, spettacolo ma soprattutto fair play a San Siro, per “El Clasico” de noantri. La Juventus si presenta in campo decisa, coesa, determinata: tutti sanno quel che devono fare e mettono in pratica le indicazioni ricevute fin dall’inizio. Del Piero, incurante delle polveri vulcaniche, decolla al minimo contatto; Grosso fa il bullo sulla fascia; Chiellini infilza col gomito qualsiasi cosa si muova nel raggio di trenta metri. Iaquinta, per non sentirsi da meno, crolla ogni qualvolta il pallone gli si avvicina, senza provare nemmeno a controllarlo o, boh, a farci qualche cosa.

In questa bella atmosfera, prende vita una splendida sfida, piena di spunti tecnico-tattici. Fino all’espulsione di Sissoko, l’unico uomo in grado di atterrare Zanetti negli ultimi dieci anni, il pallone non rimane in gioco per più di sette secondi di fila, tra pestoni, gomitate, crolli e pianti. E meno male che a battere la fascia destra bianconera c’è uno Zebina particolarmente ispirato: le sue giocate sono autentiche boccate d’aria per gli esteti, soffocati dal tedioso susseguirsi di falli e falletti.

Dal campo arrivano lezioni di sportività da parte dei leggendari “italiani”, la leggendaria razza superiore della quale l’Inter è sprovvista. Emblematico, a tale proposito, il commovente episodio che vede protagonista un Chiellini che prima sgomita vistosamente Pandev e poi, vedendo sanzionato il suo delicato intervento, si mette ad urlare improperi contro l’arbitro battendosi i pugni sul petto e brandendo una clava. Ah, quando mai potremmo vedere un nostro giocatore esibirsi in un simile spettacolo? Quanto ancora dovremo aspettare per vedere finalmente la nostra squadra piena di italiani come un tempo, quando c’erano Vieri, Cannavaro, Coco, Morfeo e gli altri e tutti gli anni facevamo incetta di trofei?

Caricata dai nuovi (?) sviluppi (?!) di calciopoli, la Juve difende a pieno organico, supera spesso quota tre passaggi di fila e tira addirittura in porta: il fatto che tutto ciò basti a far pensare che “è una buona Juve” la dice lunga sullo standard di prestazioni alle quali questo squadrone ha abituato il pubblico. Purtroppo, mentre tifosi e commentatori sono in estasi e Del Piero ha ormai completato le procedure per un decollo definitivo, arriva l’espulsione di Sissoko a spezzare la magia. Una vera disgrazia: da questo momento in poi, la Juve è costretta a difendersi in massa, ripartire se proprio deve e tentare svariate conclusioni da fuori, vedendosi obbligata a snaturare il proprio gioco e la propria vocazione al futebòl bailado. Peccato.

L’Inter attacca con foga, ma non troppo. Milito (nell’occasione perso da Cannavaro) si esibisce in quello che ormai sta diventando un abitueè, ossia il colpo-di-testa-in-tuffo-da-un-metro-dopo-sponda-da-angolo che finisce misteriosamente non dentro la porta, mentre Eto’o, dopo essersi bevuto Cannavaro, ciabatta in curva un sinistro in caduta in pieno stile Martins. Cannavaro, per le buone chiusure di cui sopra, viene più volte citato come uno dei migliori in campo, il che la dice lunga sullo standard di prestazioni alle quali l’impavido capitano ha abituato il pubblico.

Il gol, comunque, è nell’aria: la pressione è alta, i giocatori della Juve prendono a comportarsi in modo curioso. Grosso spende falli inutili su avversari chiusi e col pallone che sta comodamente rotolando fuori, poi mette un dito in bocca a Milito intimandogli di smetterla; Zebina prosegue nella regressione che lo porterà ad essere una valida pedina per la seconda categoria del Montespertoli, dispensando preziosi assist ai giocatori neroazzurri. La partita, però, non si sblocca, e lo spettro di un infausto pareggio contro la squadra dei crolli e delle dita in bocca si fa sempre più minaccioso. Diego, dinamite pura nel piede destro, dimostra a più riprese di avere dentro di sé lo spunto che potrebbe portare al colpaccio.

Quando mancano quindici minuti al termine, la svolta: Iaquinta, ormai pesantamente contuso dopo gli innumerevoli crolli autoimposti, lascia il campo all’orgoglio tricolore, al figlio della patria, alla massima espressione della pura razza italica. E’ lui, l’eroe, la speranza di un paese intero. Farà sfracelli, come sempre.

Un minuto dopo, infatti, Maicon, pur essendo nato a 12000 km dal belpaese, sombrera proprio il nostro eroe, addomestica il pallone con la coscia e spara un mezzo esterno micidiale che trafigge Buffon, fatto di per sé assurdo vista la nazionalità del portiere bianconero, status che dovrebbe automaticamente garantirgli l’invulnerabilità. La gara è ormai in discesa per la squadra di Mourinho, che per dare la mazzata definitiva all’incontro dice a Muntari di togliersi la pettorina. Non appena il nostro eroe si alza dalla panchina, Balotelli sfonda la traversa con una fucilata in stile-Diego. Il Rummenigge del terzo millenio, poco dopo, ci prova da analoga posizione spaccando le mani a Julio Cesar, che riesce però miracolosamente a bloccare nonostante la cannonata gli sfondi i guanti e gli ustioni i polpastrelli, cancellando le sue impronte digitali.

Sulley entra e, come al solito, la sua prima giocata erutta musica e poesia: tocco morbido a liberare Milito che è solissimo ma si inzebina ed inciampa, dando l’impressione di non aver ben chiare le idee sul da farsi. Manca poco, ma il campione ghanese non vuole saperne di non lasciare la sua micidiale impronta sul match.

Impronta che, ovviamente, finirà per lasciare. Ricevuta palla sulla sinistra, dal suo celestiale mancino parte un cross chirurgico che Eto’o non può fare a meno di mettere dentro, chiudendo i giochi e rispostando le attenzioni del popolo juventino a quanto non sta accadendo a Napoli.

Finita la partita, c’è tempo per riflettere  sull’impresa di Amauri, capace di non toccare un solo pallone, e per gustarsi la degna conclusione della splendida serata di sportività della squadra bianconera: il toccante piagnisteo davanti alle telecamere, con le recriminazioni e mugugni di Chiellini e Zac nei confronti di quest’arbitro che ha falsato la partita con l’espulsione inventata di Sissoko. Il consueto aplomb dei settimi in classifica, che si scordano accidentalmente di citare come lo stesso Giorgione, Grosso e Felipe Melo meritassero tutti la doppia ammonizione, provvedimento che col codice Tagliavento sarebbe stato preso circa al settimo minuto di gioco.

Finisce quindi due a zero, un risultato che sancisce la prima vittoria alla vigilia di una partita fondamentale di Champions League. Che dire, speriamo che non porti merda.

mo

scritto da il 15 aprile 2010 alle 14:32

Save the date

Nelle puntate precedenti dello sceneggiato “Calendari”:

Episodio pilota: Sabato 19 Dicembre 2009, l’anticipo di campionato tra Fiorentina e Milan al Franchi viene rinviato causa maltempo. Ci sarebbe la possibilità di recuperare il giorno dopo, Domenica 20, ma la squadra meneghina si oppone perchè, vuoi mettere, i suoi giocatori brasiliani hanno già i biglietti aerei fatti. Me li vedo Dida, Ronaldinho e Thiago Silva che non riescono a spostarsi un volo, al costo per loro equivalente (sul totale delle entrate) ad un nostro spuntino… viene quindi indicata come data per il recupero il 27 Gennaio. In quel turno decisamente poco fortunato vengono rinviate altre tre partite, Udinese-Cagliari, Genoa-Bari e Bologna-Atalanta, per lo stesso motivo cioè il maltempo, nemmeno in questi casi evidentemente si poteva recuperare nelle 24 ore successive come prevede il regolamento, chissà quanti voli sarebbero saltati…  morale della favola: Bologna-Atalanta e Genoa-Bari il 20/01, mentre Udinese-Cagliari va a fare compagnia a Fiorentina-Milan, il 27/01. Come mai questa spalmatura su due settimane? beh, semplice, il 20/01 è originariamente in programma il quarto di finale della competizione più inutile d’italia che potenzialmente dovrebbe mettere di fronte proprio Milan ed Udinese… nulla di scandaloso dunque.

Prima puntata – Beretta fumante: il Milan e l’Udinese si qualificano nella settimana del 13/01 per il quarto di finale, improvvisamente in via Turati si accorgono che con le date stabilite, il loro gennaio sarà di fuoco, il 17 Milan-Siena, il 20 Milan-Udinese, il 24 Inter-Milan, il 27 Fiorentina-Milan, il 31 Milan-Livorno. Senza contare che il 3/02 ci sarebbe l’eventuale semifinale d’andata di coppa italia, il 7/02 Milan-Bologna, il 10 l’eventuale semifinale di rtorno, il 12/02 l’anticipo sempre Milan-Udinese ma di campionato, perchè poi Martedì 16/02 riprende la Champions.

E’ la conseguenza di avere degli emeriti CIALTRONI che si occupano di programmare una stagione calcistica in cui una squadra può arrivare a giocare, mondiale per club incluso, anche la bellezza di 60-62 partite (anche di più in Inghilterra, tra l’altro). In uno scenario del genere, raddoppiare le settimane per un turno, sia esso di Champions o di Coppa Italia, significa costringere le società ai tripli carpiati.

Pure all’Udinese, la cui stagione non è proprio felice, l’idea di spalmare un po’ questi due impegni infrasettimanali non fa schifo, così si arriva all’episodio dello stanzino, con Galliani che il 15/01 prende in disparte il signor Beretta e gli fa spostare, in un colpo solo, ben SEI partite: due quarti di finale di Coppa Italia (comunicato originario e comunicato ritoccato), due dei recuperi già programmati (nuovo comunicato ad hoc), due partite del turno di campionato del 23/24 Gennaio, come conseguenza dello spostamento delle gare di Coppa Italia (altro comunicato).

Seconda puntata – non lo sapevamolo: puntata molto meno ghiotta della precedente, sostanzialmente in Lega si accorgono solo il 22/01 che meno di un mese dopo, ovvero domenica 14/02, ci sarebbero in programma sia Roma-Palermo di serie A (all’Olimpico) che Italia-Inghilterra valida per il “6 nazioni” di Rugby (al Flaminio).  Detto-fatto, la gara di campionato viene anticipata al sabato.
Tenete però a mente un particolare, verrà utile in seguito: gli anticipi e posticipi, di quel turno, li avevano stabiliti LA SETTIMANA PRIMA!!
Se un tifoso palermitano avesse preso il biglietto aereo per seguire la propria squadra in trasferta, si sarebbe fatto al massimo un giro turistico nella città eterna, in seguito a questo spostamento. Vedremo in una puntata successiva una bizzarra analogia… o forse no.

Terza puntata – coincidenze inconciliabili: siamo arrivati faticosamente a febbraio, ed in un modo o nell’altro, questi benedetti quarti di finale sono stati giocati, il milan ha fatto la sua bella figura perdendo sia in coppa italia che il derby in vista del quale aveva fatto tutto il casino della prima puntata, è il momento delle semifinali, che secondo il tabellone noto da agosto sono fissate nei giorni 3 e 10 febbraio (almeno a livello di settimana, poi ovvio che un anticipo al 2 od al 9, di una delle due partite, è funzionale alla miglior copertura televisiva dell’evento e non crea danno ad alcun tifoso). E’ il momento quindi di fissare l’ordine delle gare con apposito comunicato.

Sorpresa, ci si accorge che venerdì 12 l’Udinese deve tornare a S.Siro per l’anticipo di campionato (richiesto come da sua legittima possibilità dal Milan, che gioca in Champions martedì contro il Manchester United), quindi non può mica giocare di mercoled’ contro la Roma. E per anticipare Udinese-Roma al martedì, bisognerebbe anticipare al sabato 6 Febbraio sia la gara dell’Udinese, sia Fiorentina-Roma. Impossibile, il male minore è spostare una sola partita, ovvero appunto Udinese-Roma.

La prima data sicuramente disponibile, tralasciando le settimane in cui la Roma è già impegnata in Europa League o potrebbe esserlo andando avanti nella competizione, è il 14 Aprile, la settimana prima del Derby capitolino: nel comunicato viene però indicato espressamente che “(*): la gara potrà essere anticipata qualora si rendano disponibili altre date nel corso della stagione.

Fiorentina-Inter viene invece mantenuta al 10/02 come da programma, nonstante la squadra viola avesse chiesto di posticipare anche questa semifinale: solo adesso si accorgono che per non essersi opposti al rinvio di Fiorentina-Milan, nel mese di febbraio dovranno giocare ogni settimana due gare, tra Coppa Italia, ottavi di Champions e recupero con il Milan. E nell’unica settimana di “buco”, ci sono gare delle nazionali che si portano via molti giocatori.
L’Inter invece preferisce il calndario già noto, per non arrivare ad Aprile senza date libere e non da l’assenso a tale spostamento.

Quarta puntata – sono Mister Spazzaneve, questo è il mio nome, questo è il mio nome: il 31 Gennaio si dovrebbe giocare, tra le altre, Parma-Inter. Nella notte precedente nevica pesantemente sulla città Emiliana, nulla di irreparabile, ovviamente, infatti sin dal primo mattino gli addetti si mettono all’opera per rimuovere la neve dal campo ma soprattutto dagli spalti, per la sicurezza degli spettatori.

Peccato che la neve rimossa dai seggiolini venga temporaneamente ammassata sulle vie di fuga, così quando il prefetto fa un’ispezione verso l’ora di pranzo per stabilire se si possa regolarmente giocare alle 15:00 come da programma, decida che no, non è il caso di aspettare fino alle 15:00 (o alle 16:00, infatti è discrezione del direttore di gara rinviare la partita di un’ora…): meglio rispedire a casa subito i supporters nerazzurri.
Così il giorno dopo va fissato un altro recupero: una soluzione potrebbe essere rinviare semplicemente Parma-Inter ad una delle due settimane in cui l’Inter non gioca in Champions mentre lo fanno Milan e Fiorentina (ovvero il 16-17/02 e 09-10/03), senonchè anche la beneamata si fa due calcoli… recuperando la gara prima di Napoli-Inter, rientrerà tra i disponibili per quella partita Wesley Snejider, squalificato per due turni dopo il derby.

Sorvolando sulla lungimiranza di mettere un recupero in pieno inverno alle 20:45,  per una partita già rinviata a causa-neve, va detto che per farlo, bisogna spostare la semifinale di ritorno con la Fiorentina del 10/02, come tra l’altro richiedeva pure la squadra di Prandelli, e così è, Fiorentina-Inter va a far compagnia a Udinese-Roma il 14/04, sul calendario.

Quinta puntata – non lo sapevamolo bis: come nella seconda puntata, di nuovo siamo testimoni quantomeno di un difetto di comunicazione tra la Lega Calcio e l’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive del Ministero dell’Interno. L’11 Febbraio vengono fissati anticipi e posticipi anche del turno del 20-21/03, il 2/03 ci si accorge che domenica 21/03 sono in programma all’Olimpico di Roma sia la sfida tra giallorossi ed Udinese, sia l’arrivo della XVI edizione della Maratona di Roma.

Altro anticipo quindi, ancora una volta i tifosi che eventualmente avessero programmato un loro viaggetto nella città dei sette colli, o devono rifare il biglietto, oppure andare all’Angelus.

Sesta puntata – quoque scripta volant: facciamo un passo indietro, alla terza puntata, vi ricordate la postilla nel rinvio della semifinale tra Udinese e Roma? rivediamola: “(*): la gara potrà essere anticipata qualora si rendano disponibili altre date nel corso della stagione.

Che cosa significava in concreto, traducendo dal comunicatese? che se la magggica fosse stata sbattuta fuori dall’Europa League ai sedicesimi o agli ottavi, si sarebbero liberate le date degli ottavi, o dei quarti, per anticipare questa partita.

Bene, la Roma viene eliminata dal Panthinaikos proprio ai sedicesimi, il 25/02, si liberano quindi, nel calendario giallorosso, ben QUATTRO date, anteriori al 14/04: 11/03, 18/03, 1/04 ed 8/04, tutte date in cui la lupa non dovrà più purtroppo giocare in Europa.  Ed infatti si procede a spostare la gara si, ma… IN AVANTI! Nessuno stupore, la Roma si sta giocando una rimonta clamorosa, non si può mica distrarre con la Coppetta nazionale, no? In più il 14/04 cade a 4 giorni dal derby (cosa che si sapeva già a Febbraio, ma son dettagli…), non si può proprio.
Uno scarno comunicato il 23/03 (che non fa nemmeno riferimento al fatto che si tratti di un rinvio, sembra la semplice programmazione, ma abbiamo visto che così non è…), e nulla più.

Spin-off  – anche i Russi piangono: il CSKA Mosca deve affrontare l’Inter ai quarti di Champions. Evidentemente grazie alle telecomunicazioni post-cortina di ferro, anche in Russia riescono a captare gli sceneggiati di casa nostra, e mettono in piedi un pari spettacolo, infatti anticipano la gara di campionato antecedente al match di andata (da giocare mercoledì 31/03 a San Siro) da sabato 27 a venerdì 26 Marzo, mentre per il turno successivo riescono a fare ancora di meglio, facendo rinviare la gara prevista per sabato 03 Aprile a data successiva, per potersi concentrare solo sull’Inter.

Inutile ricordare che nemmeno ai Russi, così come al Milan a Gennaio, il rinvio è servito a nulla…

Settima puntata – Quelli che… han capito tutto: torniamo in casa nostra, dopo queste due divagazioni internazionali.

Milan-Catania, domenica scorsa, vede la stupefacente protesta degli ultras della Curva Sud contro lo spostamento a Sabato 24/04 di Palermo-Milan: lamentano infatti di aver già fatto i biglietti aerei ma per il giorno successivo, cioè domenica; persino lo pseudo telecronista Ruiu, in collegamento da S.Siro, descrive la questione come derivante dallo spostamento della gara dell’Inter causa (testuale) “inutile sua partecipazione alle semifinali di Champions”.

Sorvolando sulla scarsissima sportività del pagliaccio in questione, non mi tornano i conti, infatti non mi sembra di aver letto da nessuna parte che ci sia stata un’inversione di gare tra Inter e Milan… il giorno dopo, prendo simpaticamente in giro in un altro blog un esponente della curva sud, chiedendogli se anch’esso avesse fatto il biglietto aereo “ad minchiam”: questo mi risponde che protesterei anch’io se all’ultimo momento mi avessero spostato una trasferta a Palermo di un giorno, a causa dell’anticipo di Inter-Pisella al venerdì e quindi per tenere una partita di cartello al Sabato…

Ragionamento contorto? no, semplicemente senza appigli con la realtà: Inter-Pisella è LA SETTIMANA PRIMA di Palermo-Milan!! Non solo: come si può constatare dal comunicato della Lega Calcio del 1° Aprile, Palermo-Milan ed Inter-Atalanta sono state anticipate al Sabato già in quella data, nessuno spostamento successivo, nessuna diversa collocazione anteriore.

Insomma, questi geni che si sono ben guardati dal protestare per lo spostamento (doppio) di Fiorentina-Milan, ora lo fanno per una gara fissata da subito in quella data, perchè semplicemente han comprato i biglietti aerei prima di sapere anticipi e posticipi per quel turno.

Giù il cappello di fronte a tanto acume.

Epilogo – non di soli sceneggiati vive l’uomo: in attesa di vedere se queste ultime settimane ci potranno regalare ulteriori spostamenti (non è da escludere, conoscendo i registi di questo spettacolo farsesco), un pensiero del tutto personale va ad un grande Interista ed uomo di spettacolo, che dopo una lunghissima partita è stato convocato da un altro mister…

CIAO RAIMONDO!

Raimondo come Zanetti.

Raimondo come Zanetti.

scritto da il 14 aprile 2010 alle 16:17

I gialli dei “senza vergogna”.

Burattini bugiardi

Burattini bugiardi

Paolo Bergamo (Atalanta, per gli amici): “Fu Facchetti a fare il nome di Collina e non io”.

Questa affermazione, palesemente falsa e smentita dall’audio della telefonata intercettata, è la prova della loro malafede. Oggi tutte le puttane e i burattini, anche quelli dotati di una minima credibità hanno parlato di “giallo”, come se ci fosse qualcosa di dubbio. In realtà, separando i fatti dalle opinioni, avrebbero dovuto scrivere: “Moggi trucca la trascrizione dell’intercettazione, come faceva con campionati delle sim svizzere“. Invece è “giallo”, com’è “giallo” per il gesto di Sneijder. Senza vergogna (1/2).

Non sono bastate le patetiche scuse (ed intere trasmissioni sulle tv locali) in cui si cercava di dimostrare che le intercettazioni fossero state manipolate riproducendo la voce degli imputati, oppure le storie che le intercettazioni riguardanti l’Inter fossero state cestinate dalla Telecom di Tronchetti Provera, ora sono arrivati al “vilipendio di cadavere” (cit. Ziliani) cercando addirittura di negare l’evidenza dichiarando il falso. Senza Vergogna (2/2).