scritto da il 30 aprile 2010 alle 10:11

El Kann ed altri animali

C’era una volta il 2003, sette anni fa, ma sembra una vita.

Di questi tempi, il mio prof di Finanza Aziendale subiva la beffa degli studenti milanisti, dopo l’Euroderby di ritorno in semifinale (da noi giocata dopo più di vent’anni dalla precedente), ed a Manchester andavano Milan e Juventus.

In quell’esportazione di trofeo Berlusconi, andava in scena in realtà molto di più, cioè la certificazione su scala europea della forza e del potere di due club che in Italia avevano dominato il decennio appena conclusosi.

Nell’altra semifinale tra l’altro i bianconeri avevano eliminato il Real Madrid, campione d’Europa ed Intercontinentale in carica, in una delle sue ultime interpretazioni da protagonista su scala europea prima di perdersi tra ali, punte, punticine e trequartisti.

Il confronto con oggi, è qualcosa di assolutamente godurioso, inimmaginabile per chiunque: il Real a parte i quarti di finale col Monaco dell’anno seguente (purgata dall’ex Morientes) ha collezionato una serie di SEI eliminazioni consecutive agli ottavi, ha cambiato radicalmente la sua intelaiatura almeno altre due-tre volte, a cifre folli, ma sono Milan e Juve le squadre su cui intendo maggiormente soffermarmi, nel day after della partita storica del Camp Mou.

Si, perchè laddove una volta il calcio italiano era controllato (direttamente, indirettamente, o comunque da protagoniste) da due società che magari usavano metodi discutibili (con i distinguo del caso, che non ho voglia nè tempo di fare) ma di sicuro erano il paradigma dell’efficenza e dell’organizzazione (a delinquere – magari – ma comunque organizzazione), ora siamo di fronte a due “bande dell’Ortica” composte però da soli “pali” sul modello della famosa canzone di Jannacci, vista la serie di mosse susseguitesi nel giro di 24 ore che definire “fuori tempo” è un eufemismo…

Da prima, nel giorno della radiazione del signor Moggi Luciano (che non gonverma e non sbendisce), il nuovo presidente Fiat John Elkann non trova di meglio che piazzare il cug-inetto Andrea Agnelli (universalmente considerato l’esponente familiare più vicino alla pluricondannata triade) alla presidenza della mefitica squadra di famiglia.

E’, l’Agnelli Andrea, una figura che pare uscita da uno sketch di Rowan Atkinson, mixato con l’imitazione di Gasparri fatta da Neri Marcorè. Insomma, il prototipo di uno sfigato, che non ha ben chiaro cosa stia lì a fare (ma evidentemente non è piazzabile in altri ruoli nel gruppo). Infatti si è già prodotto in mirabili supercazzole del tipo che rafforzeranno sia la struttura societaria in Corso Galileo Ferraris, sia la struttura sportiva di Vinovo…

ECHEVVORDI’? Mettono quattro tiranti?

Mah… il cugino più famoso intanto mostrava segni di insofferenza. Eh si, perchè dopo aver in 4 anni cambiato 4 allenatori con la promessa di un quinto a breve, aver avallato l’acquisto di una serie di brocchi strapagati quali Thiago, Felipe, Melo, Salami Izzic, (G)Righeira, Amauri, Andrade… dopo aver scolpito incancellabili nella storia bianconera figure quali Blanc, Secco, Cobolli e Gigli, la prospettiva di farsi rubare la scena dal MrBean di famiglia deve essergli sembrata terribile.

E così, ecco la nuova sparata ad effetto: «Nei prossimi giorni sarà definito un esposto alla Federcalcio per chiedere la revoca dello scudetto 2005-2006. In coerenza con quanto abbiamo sempre sostenuto: le regole valgono per tutti».

Poco importa che finora non sia emerso proprio nulla che non dico parifichi, ma nemmeno avvicini, a ciò che faceva la Juventus, l’Inter.
Stupisce soprattutto il tempismo: l’ex D.G. viene radiato, per quanto faceva? bene, lo stesso giorno chiedo la revoca dello scudetto assegnato a chi l’aveva ricevuto dopo le prime condanne.

C’è un altro passaggio buffo, delle dichiarazioni di El Kann:“Chiederemo giustizia ma non la riapertura del Processo sportivo nonostante il coinvolgimento in Calciopoli di altre squadre”

Certo che non chiederete la riapertura del processo sportivo, non potete ottenere nulla! Anzi, peggio ancora, a riaprire il processo sportivo, potrebbero finire sotto la lente di Palazzi pure le SIM svizzere, non note nel 2006…

Mentre tutto ciò andava in scena a Torino, l’astuto premier tra un brindisi per la defenestrazione di Bocchino ed un altro per la finale raggiunta dall’Inter non si lasciava sfuggire l’occasione di silurare pubblicamente Leonardo, a tre giornate dalla fine con il terzo posto non ancora matematicamente certo.

Il quale tamblè, passa da giovane scoperta e brillante mossa societaria, pompata in estate come la svolta Guardiolista di Milanello, ad un Ferrara qualsiasi.

Mah!

Di sicuro, Leonardo, testardo o meno che sia, per quanti errori possa aver fatto quest’anno, si trova in buona compagnia: da Zaccheroni a Zoff, passando per Ancelotti senza dimenticare ovviamente Capello, l’elenco dei sacrificati all’altare della competenza tecnico-tattica dell’ex allenatore dell’Edilnord è degno di un monumento ai caduti in guerra.

Il tutto ad un giorno di distanza dall’outing di Marina Berlusconi, che nel nome dell’amore comunica urbi et orbi che han chiuso i rubinetti, e che di calcio non ne capisce molto, ma non se ne occupa in fondo.

Sette anni in Tibet, ed il mondo appare diverso.

P.S.: non ce ne siamo dimenticati. Siamo andati a Barcellona per una scampagnata a base di uova e schiamazzi notturni, ma vi pensiamo sempre cari De Rossi e Rosella.

BOJINOV, HERNAN, BIABIANY, JIMENEZ… SIAMO CON VOI, SABATO POMERIGGIO.

NON PER ALTRO, SOLO PER LA REGOLARITA’ DEL CAMPIONATO, L’IMPEGNO DEI PROFESSIONISTI, LA DIGNITA’ E TUTTE LE ALTRE SEGHE MENTALI CHE QUOTIDIANAMENTE CI VENGONO RIPETUTE…

scritto da il 29 aprile 2010 alle 5:13

Immortali

Noi siamo i sacerdoti del potere. Dio è potere. Fino a questo momento per te potere è solo una parola, ma è bene che adesso ti faccia un’idea più precisa di cosa sia veramente. Devi innanzitutto imparare che il potere è collettivo. L’individuo ha potere fintanto che cessa di essere un individuo. Conosci lo slogan del Partito: “La libertà è schiavitù”. Hai mai pensato che se ne possono invertire i termini? La schiavitù è libertà. Da solo, libero, l’essere umano è sempre sconfitto. Deve essere per forza così, perché l’essere umano è destinato a morire, e la morte è la più grande delle sconfitte. Se però riesce a compiere un atto di sottomissione totale ed esplicita, se riesce ad uscire dal proprio io, se riesce a fondersi col Partito in modo da essere lui il partito, diviene onnipotente ed immortale.

da “1984″

La differenza che passa tra l’Inter di ieri sera, della settimana scorsa, di questa incredibile annata, e il Barcellona (e tutti quelli che abbiamo incontrato – e battuto) sta tutta qua. L’annientamento del singolo è la chiave, caro Zlatan. La totale dedizione alla squadra, al bene comune, al trionfo collettivo: sono queste cose che distinguono una squadra da undici giocatori. Milito ed Eto’o che fanno i terzini per sessanta minuti, Sneijder che gioca da uomo più avanzato rimbalzando contro colossi del doppio della sua stazza, Chivu terzo dei trequartisti, e più generalmente tutti coloro che hanno indossato la nostra maglia ieri sera, sono diventati immortali. E lo hanno fatto non inseguendo nessun tipo di gloria personale, non assecondando un orgoglio che gli impone di essere protagonisti ad ogni costo, ma fondendosi in un’unica entità, divenendo onnipotenti ed, appunto, immortali. Tu, invece (insieme a Messi, per dirne un altro) (anche se lui, almeno, parte di qualcosa di  immortale lo è stato) hai sempre rifuggito questo concetto: non hai mai cessato di essere un singolo, non hai mai compiuto un atto di “sottomissione totale ed esplicita” verso i tuoi compagni. Ed è per questo che ieri sera, ancora una volta, ti sei dimostrato mortale. Un grandissimo, un eroe che mi ha dato grandi gioie. Ma pur sempre mortale. Cancellato, ingoiato proprio da quei giocatori che un anno fa avevi lasciato per “raggiungere i traguardi che all’Inter non avrei potuto raggiungere”, ti sei ritrovato a fare i conti col peggiore (per te, ovviamente: per noi è il massimo, in assoluto) degli epiloghi possibili.

Si vince così, nel 2015: con giocatori che sacrificano ogni personale velleità sull’altare della Squadra. Si vince con gente che esce fuori grondando sudore, sangue, denti, capelli. Tu non sei mai uscito dal campo con la lingua penzoloni (anzi, ieri e martedì scorso te ne sei andato fresco come una rosa), non ti sei mai abbassato a sacrificarti per gli altri. Perciò, sei destinato ad essere sconfitto: sarai sempre libero, estroso, magico. Ma non imbattibile. Non immarcabile. Non eterno.

Perciò, grazie. Grazie a te e a Mino, per averci resi protagonisti del più grande affare della storia del calcio. Un affare che esula dai meri valori tecnici, in quanto, con tutte le sue ripercussioni, ha permesso all’Inter di diventare il più splendido collettivo di questo pianeta. Grazie.

E, ovviamente, grazie a tutti i nostri Immortali, a tutti coloro che hanno compiuto il mitico atto di “sottomissione totale ed esplicita” e che hanno lasciato su quel campo, sui mille campi di questa stagione, tutto ciò che avevano in corpo, scaricando sul terreno la loro, la nostra enorme voglia di vincere. Grazie al presidente, ormai completamente ripagato dei suoi sforzi, morali ed economici. Grazie ai cinquemila che hanno seguito la squadra, grazie a chi ha sofferto davanti alla tv. Grazie anche agli ideatori di spot, magliette e frasi celebri, per aver reso ancora più dolce il nostro trionfo. Grazie a tutti.

E ora, qui, tutti si aspettano un “ma soprattutto, grazie a ….”. Purtroppo, non posso accontentarvi. Perché “grazie” è veramente troppo poco. Lui, che ha convinto i suoi uomini a compiere quell’ormai famoso atto, che è riuscito in meno di due anni a rendere l’Inter una grande d’Europa, e che, comunque vada, è entrato per sempre nella nostra storia, merita di più.

Barcellona-Inter Champions League

Josè, io ti amo.

scritto da il 29 aprile 2010 alle 5:11

Grazie.

Barcellona-Inter

scritto da il 28 aprile 2010 alle 23:36

È ufficiale. Siamo Ibra dipendenti.

Punto.

Nel 2015…

Marzo – Eclipse solare totale visibile dal Nord Atlantico
1 Luglio – La Terra, Venere e Giove saranno allineati sulla stessa linea.
25 Ottobre – Il ritorno della cometa 22P/Kopff
31 Dicembre – Il copyright del Mein Kampf non sarà più valido.
La TV analogica sarà spenta sul territorio della Federazione Russa
La Coppa del Mondo di Cricket si giocherà in Australia e Nuova Zelanda
14 Luglio – massimo avvicinamento della sonda NASA New Horizons al pianeta nano Plutone. La sonda osserverà il pianeta da una distanza di circa 12.500 km dalla superficie.
1º Maggio – 31 Ottobre – Expo 2015 ospitata dalla città di Milano
Ibrahimovic giocherà nel Barcellona

Mmm comè morbido questo tessuto del 2015

Mmm com'è morbido questo tessuto del 2015

scritto da il 28 aprile 2010 alle 16:52

La remuntada mettila nel (e due)

scritto da il 28 aprile 2010 alle 14:03

Ritorno al futuro – Parte seconda

Viaggiare nel tempo non è mai facile.

Certo dopo la prima volta sai che si può fare e in fondo è un po’ come andare in bicicletta. Non è che ti dimentichi come si fa.

La sensazione è esaltante, non vedi l’ora di rifarlo. Di lasciare alle tue spalle quella scia fiammeggiante.

La posta in gioco però è molto più alta, così come i rischi che corri e al solo pensiero puoi sentire torcersi le budella. I nemici ti conoscono, sanno qual’è la tua forza e ti odiano per questo. Vogliono distruggerti.

Allora riguardi la tua macchina del tempo, rivedi le avventura passate insieme e ti rendi conto che è una compagna fedele, ma che ha bisogno di qualcosa in più per farcela, a questo giro di ruota.

Questa volta devi farla VOLARE!

scritto da il 27 aprile 2010 alle 3:05

La remuntada mettila nel

Giovannino Cruyff raggiante assaggia aragostine e gamberi controvoglia, salta il filetto ai funghi, conclude fulmineo con un souffle’ di frutta esotica. Vuole sfogarsi, vuole parlare: “Abbiamo vinto con merito il campionato della regolarita’ , ma non ci illudiamo anche se dopo il Milan vorremmo essere ricevuti dal re Juan Carlos senza nessun rimpianto. La stagione non finisce mai e basterebbe una minima caduta di tensione per compromettere in una partita unica, quindi anche piuttosto casuale, la finale di Coppa campioni di mercoledi’ prossimo. Ecco, fin dal momento del mio arrivo ho lavorato per imporre in un club solido continuita’ di rendimento, nonostante sia impossibile conservare a lungo un dominio totale. Bene, fin qui ci sono riuscito, ma domani si ricomincia e i ragazzi sanno che la piu’ grande soddisfazione resterebbe comunque legata al bis di Londra 1992. Se da ventitre’ gare non sbagliamo, perche’ dovremmo sbagliare ad Atene? Si’ , persi una finale europea a Rotterdam contro il Manchester dopo il primo scudetto vinto, pero’ allora eravamo inesperti”. Annotiamo le verita’ di Cruyff, alle 2 del mattino. Qualche fotografo sbadiglia, Michelino Laudrup e Amor intonano il refrain di “Volare”. Fioccano altre domande. Barça strafavorito, signor Cruyff? E lui imperturbabile: “Certo, senza Costacurta e Baresi che garantiscono l’ organizzazione, devo ammetterlo. Capisco le preoccupazioni dei rossoneri, pero’ bisogna giocare anche se il nostro attacco e’ devastante. Senza Van Basten, il Milan invece riesce appena a contrattaccare e noi sapremo come regolarci, nonostante molti ritengano tuttora poco protetta la nostra linea arretrata. A me piaceva il Milan di Sacchi e dei tre olandesi, anche se la squadra di Capello ha probabilmente reso di piu’ “. Saluti quasi all’ alba, con un dito di champagne. I milanisti sono avvertiti.

Franco Melli, Corriere della Sera, 16 maggio 1994

Ok, quella era una finale. E ok, non è mai bello accostarsi al Milan (anche se quel Milan appare lontano talmente tanti anni luce da quello odierno da rendere quasi inoffensivo il paragone). Però le analogie tra quel che sta succedendo in questi giorni nell’ambiente blaugrana e quel che successe 16 anni fa ci sono, e sono interessanti.

La spavalderia di Cruijff è un po’ quella di Piqué, di Ibra (teso come una corda già da settimane) e, più in generale, di tutto il popolo culè. Sanno di essere forti, potenzialmente imbattibili. Sanno che al Camp Nou si gioca quasi un altro sport. Sanno un sacco di cose.

Eppure, sentono il bisogno di urlarlo ai quattro venti. Non lo tengono per sè, non preparano serenamente la gara per poi sfogare tutta la loro rabbia in campo: no, decisamente no. Da una settimana, dalla splendida (per noi) notte di mercoledì scorso, questi qua non fanno altro che parlare, che sbatterci in faccia quanto ce l’abbiano duro, quanta fame abbiano e quanto siano sicuri di andare a Madrid. Sembra quasi che siano loro, quelli che non vincono la coppa da 45 anni. Sembra quasi che

però, oh, è solo un’impressione. Come era solo un’impressione quella di chi, sedici anni fa, pensò che, forse, Cruijff avesse un po’ esagerato, e che sotto sotto se la stesse facendo nelle mutande.

Come andò a finire, lo sappiamo tutti.

Speriamo che mercoledì vada in scena il degno sequel.

scritto da il 26 aprile 2010 alle 14:46

Grazia, Graziella e Grazie al… Pazzo!

Grazia...

Grazia...

Ce l’abbiamo fatta, tutto è di nuovo nelle nostre mani: da qui alla fine, con nove punti si è campioni, con sette o meno non dipende solo da noi.

Era prevedibile che la marcia fin qua trionfale della Roma prima o poi si fermasse, almeno per un turno? Fisiologicamente, si, dopo il primo tempo di ieri, non so quanti ci sperassero.

Ora ce ne andiamo “in vacanza” per un paio di giorni in Catalogna, c’abbiamo degli amici che ci aspettano in massa tutti in costume da carnevale, quando torneremo, giovedì mattina, inizieremo a tempestare di messaggi e richieste i vari Bojinov, Crespo, Biabiany, Jimenez… Mariga qualcun altro da contattare ce l’avrà… insomma, cari De Rossi e Rosella, vorrete mica che solo le nostre avversarie debbano impegnarsi allo spasmo, anche quelle che magari sono state irrise da “capitan modello” settimana scorsa?

...Graziella...

...Graziella...

Per il momento però non ne parliamo… sappiate solo che vi teniamo d’occhio.

Noi, o chi per noi:

...e grazie al... Pazzo!

scritto da il 25 aprile 2010 alle 12:58

Siamo tornati?

Chivu gol Atalanta

Prima di tutto è la vittoria di Massimo Moratti, che ha giustamente rischiato, accantonando Balotelli, in una vigilia così tempestosa che avrebbe potuto bruciare le ultime energie (siamo alla partita numero 51). Poi, al netto del possibile infortunio di Sneijder – danno incalcolabile, soprattutto se al Camp Nou si sommasse all’assenza di Pandev – Inter-Atalanta è un altro capolavoro di Mourinho. L’ennesimo.

L’Inter sembra rinata. Quella che si era vista in febbraio e marzo (eccezion fatta per la Champions) non sarebbe mai riuscita a ribaltare lo svantaggio (Tiribocchi, ancora lui). Questa Inter, rigenerata sul piano atletico – quasi a smentire l’inutilità di Dubai – è riuscita a rovinare il sabato notte alla Roma.

Questo gruppo ha fame di vittorie. Fra i meriti di Mourinho, quello di averlo reso ancora più compatto di fronte alle idiozie di Balotelli, e la scelta di schierare dal primo minuto il tridente Sneijder-Eto’o-Milito ha dato il segnale della massima determinazione. Lo ribadisco: nesuna competizione può essere sacrificata, se si vuole diventare una grande squadra. Mourinho commise l’errore di farlo nella semifinale di Coppa Italia con la Sampdoria, regalando 3 gol in un tempo, e la sua autocritica fu immediata, imponendo alla squadra di cercare l’impresa impossibile nella partita di ritorno, fin quasi a ribaltare il risultato.

Oggi Mou ha risparmiato, Maicon, Lucio e Samuel, e dosato il minutaggio dei centrocampisti (Motta, Cambiasso, Sneijder), trovando, in un colpo solo, il primo gol nerazzurro di Mariga e di Chivu. Ne deriva una vittoria psicologicamente fantastica, agevolata da un soffio di buona sorte (sullo 0-1, il “Tir” stava per segnare di nuovo, e il pareggio di Milito è stato un regalo della difesa atalantina). Quella buona sorte – chiamatela, se volete, Eupalla – sembrava aver scelto i colori giallorossi. Forse Eupalla ha buon gusto, e ci ha ripensato.

scritto da il 24 aprile 2010 alle 17:33

La partita più importante dell’anno

E’ bello quando qualcuno scrive esattamente ciò che pensi. Ti puoi limitare a dire di essere d’accordo, a rimandare a lui chi ti legge e sbrigarti in poche righe. E’ per questo che per i discorsi sugli ex-giocatori dell’Inter (cit) possiamo traquillamente linkare Settore: semplice, lineare, esaustivo.

Noi, invece, preferiamo concentrarci sulla partita più importante dell’anno (altra cit): quella con l’Atalanta. Rassegniamoci: da qui alla fine di maggio ci troveremo sempre davanti alla “partita più importante dell’anno”. Saranno tutte fondamentali, tutte decisive in una sorta di lunghissima eliminazione (quasi) diretta e senza appello. Perdere altri punti sulla Roma, a quattro giornate dalla fine, significherebbe salutare definitivamente lo scudetto: al contrario battendo l’Atalanta aumenteremmo ancora di più la pressione sui giallorossi, reduci dalla partita di Coppa Italia e davanti due scontri -contro Sampdoria e Parma- che potrebbero essere i due ultimi ostacoli prima della vittoria finale.

Lo diciamo dal giorno del sorpasso: 12 punti. E’ tutto quello che possiamo fare per sperare ancora in questo scudetto. E’ tutto quello che dobbiamo fare per meritare un eventuale titolo. I primi 3 punti di questa serie devono necessariamente arrivare oggi pomeriggio, devono necessariamente arrivare dall’Atalanta. Una squadra rinata dopo l’arrivo in panchina di Mutti e reduce da 4 vittorie interne consecutive, disperatamente attaccata alle ultime speranze di salvezza: due punti di distanza dal Bologna o 3 dalla Lazio per coronare un sogno che sembrava impossibile durante la disastrosa esperienza di Conte.

Nonostante l’avversario non sia di spessore la partita è fondamentale (è la partita più importante dell’anno, no?) e, messi da parte i pensieri di Champions, Mourinho non può certo affidarsi a un turnover troppo esteso. Fuori Maicon, Cambiasso e Thiago Motta, qualche dubbio sui centrali difensivi e spazio al caro vecchio rombo: senza Pandev non sembra plausibile l’idea di vedere dal primo minuto uno fra Quaresma e Arnautovic. Snejider in appoggio a Milito ed Eto’o, quindi, e alle loro spalle un centrocampo muscolare e inedito composto da Stankovic, Muntari e Mariga.

La rincorsa ai 12 punti inizia oggi. L’esame di maturità inizia oggi.

Dalla partita contro l’Atalanta passano tutte le speranze di scudetto e una buona parte delle speranze di portare avanti una stagione fin qui perfetta. Cavalchiamo l’onda lunga dell’entusiasmo dei successi contro Juventus e Barcellona. Portiamocela dietro, trasciniamola fino a maggio.

E’ l’ultimo sforzo.

Ne vale la pena.

Benvenuta in casa nostra, Dea.