scritto da il 15 marzo 2010 alle 4:00

Il delitto perfetto

Io non so nemmeno se sia ancora il caso di incazzarsi, per questa storia. Ieri abbiamo visto che il Milan è una squadra assolutamente alla portata del Chievo, e non per il “solito” passo falso della grande contro la piccola, ma proprio perché, a livello di rosa, tra Milan e Chievo non ci corre granchè. Abbiamo visto due squadre che dovrebbero essere separate al massimo da una decina di punti, due squadre che dovrebbero lottare più o meno per gli stessi obiettivi. Una di queste due, però, riceve impressionanti calci in culo da ormai tre mesi a questa parte, e si permette (sì, perché “permette” è la parola giusta) di stare a un solo, risicato, minuscolo punticino di distanza dall’unica, vera squadra che il campionato italiano sia in grado di esprimere. Tra noi e questa roba corre un-solo-punto. Una delle migliori compagini d’Europa, cosa che l’Inter è a prescindere da quel che succederà martedì, ha una sola lunghezza di vantaggio sul gerontocomio milanista, un’accozzaglia di mostri che in questa stagione (per non parlare di quella precedente) ha collezionato immonde figure di merda come i due derby strapersi come mai nella storia, il tacco di Tihinen e, ultima ma non ultima, la clamorosa disfatta dell’Old Trafford.

E’ chiaro che ci sia qualcosa che non va, qualcosa che non funziona. Ok, nelle ultime sei partite non abbiamo assolutamente fatto bene ed abbiamo lasciato per strada 9 punti su 18, ma quanto fatto prima, compresi i due derby, avrebbe dovuto permetterci di godere ancora di un grosso vantaggio, perlomeno sul Milan. Che succede, allora?

Lo sappiamo tutti, cosa succede, anche se i media continuano a tacere all’unisono, compresi quelli che, apparentemente, non hanno ragioni per non parlare di quello che accade. Non credo che serva fare l’elenco delle clamorose spinte (chiamiamole così) che il Milan ha ricevuto quest’anno, sarebbe impossibile e superfluo. Piuttosto, si può fare l’elenco degli episodi a sfavore: ci vuole davvero poco, visto che detto elenco è tristemente vuoto. Niente. Zero. In ossequio a quel che diceva l’allenatore di quella roba là nella settimana dell’abbassamento dei toni. Vi ricordate?

“Non è un rigore che decide il campionato. Alla fine torti e favori si compensano” (link)

Allora, vediamo. Mancano dieci giornate. Per compensare tutti i favori ricevuti, il Milan dovrebbe terminare tutte le partite in sette, con almeno un rigore contro a gara e con la settimanale stangata di Tosel per le simulazioni, i lamenti, le sbracciate, i pianti e gli scazzi. E forse avanzerebbe anche qualcosa per il prossimo anno.

Comunque sia, quel che volevo sottolineare, aldilà del singolo episodio nel quale l’errore ci può stare (lungi da me criminalizzare un guardalinee per un fuorigioco di centimetri) è che, nel dubbio, si favorisce SEMPRE il Milan. C’è un mezzo contatto in area? E’ rigore. Il fuorigioco è dubbio? Allora c’è (se è degli avversari) o non c’è (se è del Milan). Ammonizioni? Espulsioni? Stessa storia.

Questo campionato, il modo in cui è stato condotto questo campionato, è in grado di far sentire Moggi un vecchio baro di tresette. Il nerd che usa i trucchetti alla play. Il quindicenne che falsifica la firma della mamma per saltare il compito. Uno stronzo. Un modesto stronzo fallito, un dilettante, un mafiosetto malriuscito. Dal confronto con questa annata, la 97-98 esce pulita, regolare, immacolata.

Però…però rimangono trenta punti da giocare, e ne abbiamo due di vantaggio: ergo, possiamo ancora vincerlo. Hanno fatto tutto quel che hanno fatto, ma sono sempre dietro. Siamo ancora (seppur non del tutto, visti i killer che ci hanno mandato fino a qualche settimana fa) padroni del nostro destino. Con la squadra che abbiamo, con l’allenatore che abbiamo – uno che non ha mai subito rimonte in carriera – possiamo ancora vincere questo schifoso, falsato, putrido campionato. E sappiamo quanto sarebbe bello, anche se, perlomeno in me, rimarrebbe il rammarico per aver dovuto subire uno schifo simile per mesi (rammarico comunque non in grado di soppiantare l’impressionante orgasmo che mi coglierà se tutto andrà come deve andare).

E’ triste notare come il nostro movimento calcistico segua il profondo declino del paese. L’Italia faceva schifo già 10 anni fa, già 5 anni fa, ma non così tanto. Le cose che fa Berlusconi oggi, tutti i giorni, qualche tempo fa erano inimmaginabili, magari anche da lui stesso. Quello che ha fatto il Milan in questi ultimi tre mesi è improponibile, lontano anche dai fasti della mitica Juve di Luciano. E la cosa che più preoccupa è che nessuno, da nessuna parte, ha la voglia di denunciarlo, o, perlomeno, di parlarne. Possono fare quello che vogliono, rubare, picchiare, insultare, tuffarsi, e non succede niente. Nessuno glielo fa notare, nessuno glielo contesta. Anzi, vengono pure esaltati, se vincono.

Ieri sera, l’ennesimo esempio: Di Carlo, nel dopopartita, si è mostrato giusto un pochino rattristato per lo sfortunato esito della gara (qualcuno si ricorda come reagivano gli allenatori avversari nel periodo degli “aiutini”?). Su Rai, Gazzetta, Corriere e vari un mezzo accenno al gol regolare, stop, mentre non mancano gli elogi a Leo per il “cuore Milan” e per la “grande reazione dopo la sconfitta in Champions”. Nessun commento sulla gestione scriteriata dei cartellini. Sul vergognoso metro col quale è stata portata avanti questa partita. Niente. E’ il delitto perfetto.

Un altro po’, e riusciranno davvero a convincerci che siamo pazzi, che vediamo cose che non esistono, che soffriamo di manie di persecuzione.

Con molti interisti ce l’hanno già fatta. Ora rimaniamo solo noi.

scritto da il 14 marzo 2010 alle 13:44

A corrente alternata

Il match di Catania è stato uno dei più strani a cui ho assistito in questa stagione. Una partita dalle molteplici identità, mutata più volte nell’inerzia durante l’arco dei novanta minuti. Partenza a favore degli etnei, che nel primo quarto di gara ci hanno messo alla frusta, non sfruttando due occasioni da gol nitide ed un altro paio di opportunità nate sullo sviluppo di calci piazzati. Scampato il pericolo i ragazzi sono usciti fuori e, pur non brillando, hanno creato alcuni grattacapi alla difesa rossazzurra. Su tutte, la conclusione di Snej deviata in angolo dal portiere sul finire della prima frazione.

Nella ripresa, con l’ingresso in campo di Quaresma ed il cambio di modulo, abbiamo decisamente preso in mano l’incontro, trovando il gol e un altro paio di incursioni che avrebbero potuto chiudere definitivamente la gara. Poi sono usciti fuori di nuovo gli avversari, con alcuni spunti prontamente rintuzzati dalla nostra difesa. Il pericolo sembrava scampato, ma proprio nel momento in cui credevamo di avere in pugno la situazione, è arrivato il pari di Maxi Lopez che ha nuovamente ribaltato tutto. Le successive sostituzione a sbilanciare la squadra per cercare i 3 punti  e le due incredibili ingenuità suicide commesso da Muntari, hanno dato come risultato una sconfitta tutto sommato non troppo immeritata.

Come dicevo all’inizio, questo è stato forse il match più strano che ho visto sin qui, ma che comunque contiene un comune denominatore con quasi tutte le partite disputate nell’anno solare 2010. Si, perché se andiamo a vedere, è quasi d’abitudine che all’interno dello stesso match ricorrano dei cambi di atteggiamento, come se i nostri camminassero appunto a corrente alternata. Improvvise fiammate, seguite da momenti di totale svagatezza e viceversa.

Escludenndo la vittoriosa partita interna col Cagliari ed il derby, in campionato con Siena, Bari, Parma, Napoli, Samp, Udinese, Genoa, Catania, in Champions col  Chelsea e in Coppa Itala con Fiorentina e Gobbi, sono le occasione nelle quali  questo è accaduto. Il motivo non è assolutamente la condizione atletica, perché molto spesso i ragazzi sono usciti fuori alla distanza, dando il meglio proprio nel finale di gara. Inter-Siena, Bar-Inter, Inter-Genoa, Napoli-Inter, Inter-Samp giocata in 9 cotro 11 per quasi un’ora e Inter-Juve di Coppa Italia ne sono l’esempio. In altre circostanze invece, a una buona partenza è seguito un improvviso calo di rendimento, come successo in Parma-Inter, Udinese-Inter, Inter-Chelsea e Inter-Fiorentina di Coppa Italia. L’unica partita che fa storia a se è proprio l’ultima disputata in terra siciliana, che ha visto per  più volte il ribaltamento dell’inerzia a favore di una delle due compagini in campo.

Nel post-gara di venerdì Marco Branca ha parlato proprio di mancanza di attenzione ed effettivamente la cosa pare plausibile, ma non solo in riferimento alla sconfitta col Catania. Da qui a fine campionato, se vogliamo essere interpreti di un finale degno della parte iniziale, Josè Mourinho dovrà lavorare su questo, facendo si che certe situazioni non si ripetano, perchè l’approccio alla gara e la tenuta mentale saranno fondamentali. I prossimi impegni, a partire dalla determinante gara col Chelsea di martedì prossimo, saranno la cartina tornasole di quello che andremo a vedere da qui al prossimo 16 maggio, con la speranza che la trasferta di Siena non sia proprio l’ultima partita ufficiale della stagione.

scritto da il 13 marzo 2010 alle 8:21

Puff the Magic Dragon

Puff the Magic Dragon è una canzone scritta nei primi anni sessanta da Leonard Lipton e Peter Yarrow che è diventata estremamente popolare negli Stati Uniti, al punto che nel corso degli anni è stata interpretata da innumerevoli cantanti di successo.

Intorno al suo testo sono sorte ogni genere di voci in merito a riferimenti all’uso di sostanze stupefacenti che esso conterrebbe.

Durante la guerra del Vietnam venne sperimentato uno dei primi modelli di Aerei Gunship per il supporto delle truppe di terra. Basato su un classico DC3 Dakota, che in versione militare veniva chiamato AC47, aveva soprannome ufficiale Spooky (spettrale), ma ben presto quell’aereo venne soprannominato Puff the Magic Dragon. Farcito com’era di mitragliatrici ad alto volume di fuoco e di obici con colpi ad alto esplosivo, rappresentava spesso la salvezza per le truppe a terra, minacciate da forze nemiche superiori in numero, non stupisce quindi che i soldati gli avessero affibbiato questo nomignolo affettuoso. Rappresentava qualcosa di terrificante, ma che magicamente compariva a salvarti la pelle. Non a caso i soldati Nord Vietnamiti, per i quali rappresentava la morte dal cielo, lo chiamavano semplicemente “Il Drago”.

Puff the Magic Dragon

Puff the Magic Dragon

A queste due storie dovremmo aggiungere le mille altre che si sono sviluppate nel corso degli anni, ma bisognerebbe essere nati negli Stati Uniti o in Inghilterra, o averci vissuto per anni per comprendere cosa voglia dire questa canzone per la cultura anglosassone chi vive là. Per dare un’idea vi basti sapere che perfino Barack Obama è stato paragonato, sia in termini positivi che negativi a Puff the Magic Dragon.

Ecco per come la vedo io, in questo momento, parlare di Inter, del momento difficile della squadra, dell’allenatore o dei singoli giocatori; è un po’ come parlare di Puff the Magic Dragon.

Si potrebbero dare un milione di interpretazioni e nessuna di esse avrebbe più senso di una leggenda metropolitana. Io ho chiaramente la mia versione del Drago Magico fino ad oggi, ma non intendo dichiararla, non sarebbe più vera di nessuna delle altre cento che possiamo leggere nei commenti di tutti i blog Interisti.

Piuttosto vorrei dichiarare un auspicio. Quello che vorrei che fosse il Drago Magico Inter in futuro.

Personalmente ritengo che ci troviamo di fronte a una prova di maturità. A qualunque grande squadra capita di essere messa pesantemente sotto pressione, poiché sono convinto che questa sia una grande squadra, forse a livello dell’Inter del Trap, che poi è la prima che ricordo della mia carriera di tifoso.

Mai come oggi si rivela appropriato rievocare la scena del monologo di Al Pacino di “Ogni maledetta domenica”. Il sunto della situazione è tutto nella frase:

“O noi ora risorgiamo come collettivo, o saremo annientati individualmente”.

E’ il momento di scoprire se il nostro Puff, il Drago Magico, sia un’illusione dovuto a qualche sostanza psichedelica o se sia il Gunship con tutta la sua forza dirompente, capace di cambiare con la sua apparizione le sorti di una battaglia.

scritto da il 12 marzo 2010 alle 10:22

Chi ha paura dell’uomo nero.

E’ incredibile come certi nomi evochino nell’immaginario di alcuni (molti? pochi? troppi.) i pensieri più cupi.
Più neri che azzurri, diciamo.

A volte questi nomi sono anche giustificati, che so, dici “Gresko”, “Lippi”, “Lucescu”, “Tardelli”…
questi almeno credo che siano nomi condivisi da tutti, ci riportano la mente ad Inter del passato non troppo distante, quando erano gli altri a ridere, e noi a fornire spesso il pretesto per tali derisioni.

Mi vien da ridere invece quando leggo (nei commenti al post precedente, ma anche altrove in rete) le previsioni più nefaste sul Balo in nerazzurro, per il semplice ritorno del nome di un procuratore, Mino Raiola.

Dagli immancabili “allora vattene” corredati da vari insulti (che ci sono a prescindere, su Mario, perchè di frustrati anche la nostra tifoseria è piena), a chi paventa infortuni farlocchi, trasferimenti a parametro zero al milan, chi ricorda che Balotelli recentemente si è fatto vedere che parlava con Corona (non la cantante), chi addirittura riesce a pensare che “Ci deve essere qualcosa di veramente negativo che loro sanno e non possono rendere pubblico almeno per ora.”.
Certo, forse tira tardi.
No, troppo poco.

Beve come Adriano (quello tollerato all’inverosimile dagli stessi gonzi che ora vorrebbero la testa di Balotelli), meglio ancora, facciamo che si droga, e non ne parliamo più…

Ecco, sono già andato fuori tema: tutte queste cose non c’entrano un cazzo con il nome che evoca brutti pensieri, quel nome è solo un pretesto, che tanto se non è Raiola a farli venire, ci sarà appunto Corona, il taglio di capelli, la macchina nuova, la multa per il clacson di notte, una frase sbagliata da parte della sorella o dei fratelli…

Io con “l’uomo nero” parlavo proprio di Raiola Carmine detto Mino, già procuratore di Nedved, Ibrahimovic, Maxwell, Kerlon e chissà quanti altri, professionista rispettabile (è agente Fifa, non è esattamente l’ultimo dei faccendieri come a certi piace vagheggiare), bravo a fare gli interessi dei suoi assistiti ed al contempo a non scontentare le società.
Non intendo farne l’agiografia, semplicemente sarebbe il caso di non ragionare di pancia (è dura, parlando di calcio, soprattutto quando nel 2010 ci si attacca ancora a concetti come “le bandiere”, “i valori”, “le leggende” et similia…) e riconoscere le persone per quello che sono, cioè dei professionisti.

Maxwell preso a parametro zero, fa 3 anni a livello più che sufficiente, poi chiede di guadagnare di più. La società non è d’accordo a concedere quel “di più”, con il consenso e reciproca soddisfazione delle parti, si trova una destinazione gradita e Maxwell fa segnare all’Inter una plusvalenza di 5-6 milioni di euro.

Ibra invece arriva per circa 25 milioni, i gobbi OGGI dicono che venne ad un prezzo stracciato causa Calciopoli, la verità gli fa male ammetterla, cioè che all’epoca ritenevano loro di aver fatto un affare: di sicuro, nell’estate del 2006 la cosa andava bene a venditore, acquirente ed intermediario, nessuna pistola puntata.
In ogni caso, tre anni e tre scudetti dopo, se ne va facendo segnare quella che forse è la plusvalenza più grande nella storia dell’Inter, di sicuro a certe cifre c’era stato solo il passaggio Di Ronaldo al Real, per quanto ci riguarda.

Nel mezzo, di questi tre anni, si ricordano DUE aumenti dell’ingaggio (ed il secondo solo pochi mesi prima del trasferimento).
Ampiamente motivati dai gol che consentono all’Inter di incamerare il 15°, 16° e 17°.

Sorprende quindi che l’uomo nero che terrorizza i sogni di qualcuno sia un procuratore che finora con noi ha dato e ricevuto il giusto, e non per esempio altri procuratori.
Qualche esempio?

Hidalgo, incapace di far accettare a Burdisso la destinazione Atletico Madrid, messosi proprio di traverso in quanto aveva già trovato l’accordo con la Roma.
Il procuratore di Obinna, che manco so chi sia, incapace di far capire all’ala coi ferri da stiro che si doveva togliere dalle balle, e ci ha messo UN ANNO E MEZZO a fargli cambiare aria.
Si potrebbe continuare con altri casi di procuratori di mezze seghe da cui è stato come minimo difficile separarsi, ma vado dritto al nome grosso:
Jorge Mendes.

Procuratore di Maniche, Figo, Quaresma, e non da ultimo Mourinho.
Quattro nomi non certo casuali: Figo sfiducia pubblicamente il tecnico di Jesi, nella serata conclusasi con le dimissioni di Mancini, Maniche (non voluto da Mancini) arriva come “tassa” per ingraziarsi il procuratore, Quaresma quest’estate rifiuta ogni possibile destinazione e Mourinho… beh, che dire, è divertente leggere dei fastidi per il “mal di pancia” di Ibra e contemporaneamente vedere le stesse persone “far finta di pomi” sulla telenovela della scorsa estate, con tanto di voci messe in giro ad arte su un presunto interesse del Real Madrid, teatrino conclusosi con aumento di ingaggio.

Prima che qualcuno non capisca, a me va bene pure Jorge Mendes. Se è la tassa da pagare per avere Mourinho come allenatore.

Solo è il caso di ricordarsi che tutti gli agenti/procuratori, fanno l’interesse dei propri assistiti, prima di tutto.
E che tutti gli assistiti, si chiamino Balotelli, Mourinho, Trezeguet, Maicon, puntano a massimizzare il proprio tornaconto economico.
E’ la normale legge del mercato.

Poi ci sono procuratori che riescono a fare contente ANCHE le società, altri che purtroppo si ritrovano a gestire dei veri bidoni (o anche tutte e due le cose contemporaneamente).
Ben vengano quelli con fiuto, come Raiola.

Io non ho paura dell’uomo nero, e voi?

scritto da il 11 marzo 2010 alle 10:25

Peccato

Manchester-Milan inizia con una bella inquadratura di Ronaldinho che si slinguazza da solo e ridacchia, gesti con i quali tocca i vertici di intensità della serata.

Gara difficile per il Milan, al quale mancano Pato, Antonini, Nesta, Gattuso, Rosetti, Dida, Kakà, Berlusconi, lo stadio di proprietà, le famiglie allo stadio, Rocchi, la mentalità europea, quattro rigori, l’abbassamento dei toni, i giovani di una volta, una musichetta suonata decentemente, le mezze stagioni, il punto di vista estetico, Tagliavento, il risultato normale, il regime fiscale spagnolo, la par condicio, “noi il Manchester l’avremmo battuto” ed altri campioni, con i quali il risultato sarebbe stato ben diverso. Certo che no, non si può disputare una partita in queste condizioni: avrebbero dovuto rinviarla, mandare qualcuno a prendere a martellate gli alluci di Rooney e Ferdinand, far valere la metà, per decreto, i gol segnati in trasferta a San Siro, ma si sa che questi europei sono dei bacchettoni, loro e questa assurda storia delle regole e della correttezza, e hanno voluto giocare lo stesso, bravi, clap clap.

Quando inizia la partita, i due strascicanti telecronisti ci trasportano nel loro mondo fatato. Nei primi sette minuti, il Milan non esce dalla metà campo, Rooney tira tre volte in porta e si vede pure il primo sinistro della carriera di Gary Neville, ma “è un buon Milan, che ha iniziato col piglio giusto”. Poi, una pallonata colpisce Dinho che si era mezzo appisolato ed esce di poco, e “ora il Manchester ha paura”. Arriva il gol del Manchester, ma “il Milan è ancora vivo”. Ci si aspetta da un momento all’altro un “i rossoneri hanno già la testa alla partita col Chievo”.

Milan Rooney Tunes

La gara prosegue, ma è chiaro come i ragazzi di Leonardo stiano snobbando l’impegno. Galliani, a fine primo tempo, dichiara “Il campionato è la nostra competizione, quella che storicamente più ci si addice, non scambierei uno scudetto con tre Champions”, poi smette la canotta e i sandali, stavolta non servono. Gli stimoli in Europa non sono quelli giusti, e si sa che il Milan è capace di tirar fuori la prestazione solo quando risuonano i gorgheggi di Lady Gaga e Belen comincia ad ondeggiare ed esibirsi in pose da pornodiva consumata: niente musichetta, niente ondeggiamenti, niente Milan. Onyewu, strappato ai Toronto Raptors nel draft di inizio stagione, viene risparmiato in attesa dei ben più sentiti impegni domenicali.

Il secondo tempo inizia con Cerqueti e Collovati che suonano la carica, dopo che Bartoletti ci aveva lasciati con un “perché non sognare?”. Poco dopo, infatti, si sogna: Thiago Silva mostra all’Europa cosa gli ha insegnato Kaladze in questo fruttuoso anno di allenamenti e viene arrotato da Nani, che scappa sulla fascia e strivella per Rooney, che quasi si rammarica di non poter segnare di testa. Il sogno prosegue, e per i due telecronisti “non cambia niente, il Milan deve comunque segnare tre gol”, anzi, quasi è un bene che il Manchester abbia segnato, fatene un altro e poi vedrete, saranno cazzi. Ferguson, impietosito, al sessantacinquesimo toglie tutti ed abbassa i ritmi, con la sua squadra che si limita a controllare l’immenso vantaggio acquisito. Nonostante il Manchester giochi quasi per inerzia arrivano altre due pere, ma quel che bisogna sottolineare è il momento-tenerezza: entra Beckham e lo stadio esplode in un grande applauso, che fa passare in secondo piano la risicata vittoria e sottolinea come l’amore abbia vinto ancora una volta.

Finisce 4-0, un risultato che lascia spiragli aperti per il ritorno, un decreto interpretativo e un ricorso al Tar. I giocatori e lo staff rossonero danno ancora una volta l’esempio della loro enorme cultura sportiva lasciando solo il povero Failla a bordo campo per poi presentarsi ai microfoni per la consueta, onesta ammissione di colpe. I giornalisti Rai incalzano, fioccano critiche aspre, domande scomode, silenzi imbarazzanti. Bartoletti attacca Leonardo con un “Non pensi che l’Inter adesso dovrebbe avere paura di questo Milan arrabbiato?”, Gentili lo mette in croce pronunciando parole di fuoco come “Non è andata come speravamo”, Zazzaroni si crede brillante ed ironizza sul vino offerto da Ferguson.

Insomma, è la peggior figura di merda europea dai tempi di Manchester-Roma, il fallimento del “progetto” rossonero, una barzelletta che ha fatto ridere l’Europa intera, ma va tutto bene, da domenica si torna alla crisi Inter, al Milan di grande intensità visto a Roma, a Thiago Silva splendido baluardo, Dinho dispensatore di assist e a Borriello implacabile bomber.
In attesa della partita di Londra, noiosa ed inutile continuazione di questa Champions, che dopo l’eliminazione di Milan e Real (che dà ulteriore lustro alla mitica vittoria al Bernabeu) appare più che mai povera di valori e priva di ogni interesse.

scritto da il 10 marzo 2010 alle 22:02

E-e-e-e….questo è tutto, gente!

Milan Rooney Tunes

scritto da il 10 marzo 2010 alle 15:21

Tiferò Manchester senza il minimo dubbio

La comunità degli interisti tende al masochismo e alla superstizione: solo così si spiegano le opinioni maggioritarie sul fatto che sia preferibile che il Milan vada avanti in Europa, così da consumare energie e averne meno in campionato. I più negativi – fra gli interisti, intendo – arrivano a dire che solo se verremo eliminati dal Chelsea, potremo vincere il quinto scudetto consecutivo…

Milan zero tituliIo spero, invece, che il Milan faccia una figuraccia e venga sbattuto fuori dalla Coppa su cui millanta il famoso dna. Temo che la figuraccia non la farà affatto, perché il Milan visto a Roma e nella partita d’andata è in grado di fare bene anche nel “Teatro dei sogni”, dunque sarei già contento se il Milan venisse eliminato per il rotto della cuffia. O fra gli applausi (come la povera Fiorentina, a cui auguravo ogni successo).

Lo spero, perché se il Milan sarà eliminato, la botta psicologica faticherà a essere assorbita, e certe esclusioni (Inzaghi, Gattuso, Flamini, Huntelaar) cominceranno a produrre esiti nefasti, perché nemmeno nell’asettico spogliatoio di Milanello Bianco sono immuni alle polemiche (sanno come zittirle, questo sì).

Lo spero, perché non ho ancora digerito la Champions del 2007, quella che i rossoneri post-Calciopoli non avrebbero nemmeno dovuto giocare, e invece vinsero, perché il famoso dna prese le forme di un gol involontario di Inzaghi, colpito da un calcio di punizione di Pirlo che sarebbe finito fuori di 6 metri.

Lo spero, perché ho grande ammirazione per l’United e per Alex Ferguson, per Giggs e per Scholes, per Vidic e per Rooney; e chi vende il miglior calciatore del mondo e continua a stare ai vertici, merita di proseguire il cammino europeo.

Lo spero, perché credo che il calcio, a questi livelli, sia una questione mentale più che fisica, e considero meno rilevante l’ipotetica stanchezza che affliggerebbe chi prosegue in Champions, del propellente di una vittoria: un Milan capace di vincere con due gol di scarto a Manchester, diventerebbe un avversario molto più pericoloso in campionato.

Lo spero, perché se davvero l’Italia perde un posto in Champions, magari maturerà il momento di rimettere mano alla formula di Serie A e Serie B, riducendo il numero delle squadre e delle partite, eliminando i turni infrasettimanali e costruendo calendari più umani.

Lo spero, perché mi attacco a tutto pur di evitare il sorriso compiaciuto di Berlusconi.

scritto da il 9 marzo 2010 alle 16:38

La frenata

La frenata è evidente, brusca, preoccupante: 4 pareggi nelle ultime 5 partite, di cui tre 0-0, un drastico ridimensionamento delle occasioni da rete, fino alla peggiore Inter casalinga dell’Era Mourinho, quella vista nei primi 70′ domenica sera, senza ritmo, senza cattiveria agonistica, sempre in ritardo sui palloni vaganti. Al netto delle due espulsioni, mi è parso di rivivere la prima mezzora di Inter-Samp, e stavolta è mancata anche la scossa nervosa di quell’altro 0-0.

Sul significato di questa frenata e sulle possibili conseguenze, immagino avremo opinioni diverse. La mia è che Mourinho stia esagerando nel minimizzare l’importanza della manovra di centrocampo, e che questa sua “filosofia” si sommi allo scadente stato di forma dei centrocampisti. Sneijder è rimasto allo shock dell’espulsione nel derby, quello di prima non si è più visto, gli avversari hanno imparato a conoscerlo e vanno a pressarlo in ogni zona del campo. Stankovic – che non avrei mai sostituito, domenica sera – è reduce da uno dei suoi tipici infortuni, dai quali fatica sempre a riemergere. Cambiasso e Thiago Motta – i due centrocampisti più intelligenti – erano assenti. Zanetti ha di nuovo fatto il terzino. Muntari – non solo per colpe sue – ha di nuovo raccolto la sua dose di fischi. Mariga e Khrin sono rimasti in panchina, e la riesumazione di Quaresma è avvenuta ed è stata vissuta come una mossa della disperazione.

Mourinho non rinuncia mai alla difesa a 4, anche quando gli avversari giocano senza attaccanti. Per cui si sono visti Samuel, Lucio e Cordoba senza nessuno da marcare e senza sapere che fare del pallone, visto che non trovavano un compagno (vicino) a cui affidarlo: il numero impressionante di passaggi sbagliati, di errori di misura, mi ha fatto pensare a quanto sia superiore il Milan in questa fase del gioco (Nesta e Thiago Silva non buttano via un pallone).

Inevitabilmente, Inter-Genoa ci riconsegna il dibattito su Balotelli, su quanto sia ondivago se non dannoso, quando la partita prende vesti tattiche che lui, semplicemente, non capisce. Per me, sia il 4-2-3-1 che Balotelli vanno usati con parsimonia, per sparigliare situazioni bloccate: è vero che a Udine, giocando dal primo minuto, Balotelli è stato decisivo, ma se davvero ieri sera ha giocato con la febbre alta, andava sostituito prima. Non mi ha convinto la formazione di partenza, troppo offensiva e senza supporto a centrocampo (il primo tiro in porta, da fuori area, l’ha fatto Stankovic al minuto 39). Non mi ha convinto la scelta di Pandev insieme a Balotelli, in una partita in cui serviva qualcuno capace di colpire sottomisura, in mischia, su palloni sporchi (l’ingresso di Eto’o mi è parso tardivo).

Qualcuno pensava bastasse la maglia del Centenario per vincere le partite? Restare 4 punti avanti dopo cinque partite giocate mediamente male (fa eccezione il primo tempo di Udine) può indurre a pensieri ottimisti, ma è una sensazione destinata a ribaltarsi, se da Catania e Palermo non si farà ritorno con 4 punti. Arrivano tre trasferte consecutive, con il Chelsea di mezzo, dunque non è il caso di farsi illusioni: il campionato resterà in bilico fino alla fine, e forse non basteranno gli 80 punti che credevo sufficienti.

scritto da il 9 marzo 2010 alle 0:00

Buon compleanno, Inter!

Nascerà qui al ristorante “l’Orologio”, ritrovo di artisti, e sarà per sempre una squadra di grande talento.
Questa notte splendida darà i colori al nostro stemma: il nero e l’azzurro sullo sfondo d’oro delle stelle.
Si chiamerà Internazionale, perchè noi siamo fratelli del mondo.

Logo Inter

Buon Compleanno, Eterna Squadra Nostra!

scritto da il 8 marzo 2010 alle 14:48

“Anti-Inter”, la finale. Ed altro

il ritratto di Adrian Gray

il ritratto di Adrian Gray

Dopo mesi di sfide, ballottaggi ed avvicendamenti che hanno mietuto vittime eccellenti,  va finalmente in scena la finale di “Anti-Inter”, il talent-show che da tenuto col fiato sospeso l’Italia intera. Milioni di telespettatori in estasi davanti alla tv, le premesse per uno spettacolo senza precendenti: lo share decolla quando loro, Roma e Milan, scendono in campo a contendersi lo scettro di antagonista unica ed indiscussa dei nerazzurri. In questi lunghi mesi, hanno superato la concorrenza di corazzate come la Juventus di Felipe&Melo, la Sampdoria di Pozzi e Pazzini e il magico Napoli di Mazzarri, l’uomo che in proporzione alla sua dotazione ne ha stese più di John Holmes. Qualità al top anche per quanto riguarda il direttore di gara: tocca a Tagliavento, che si è assicurato sul filo di lana il contest per i fischietti deliziando il paese con le sue ormai celeberrime “intepretazioni alla lettera”. In lacrime, in un angolino buio e puzzolente, il secondo classificato Rocchi, che dopo la sontuosa prestazione nel derby si sentiva già in tasca la designazione.

La gara è una parata di stelle. In campo, va in scena l’orgia degli esteti, l’orgasmo dei sensi, un trionfo di beatitudine le cui sintesi spodesteranno presto tutti i threesome su Youporn. Le telecamere, per concedere qualche attimo di tregua ai goderecci spettatori, indugiano sulla tribuna, dove un Ferguson terrorizzato ma allo stesso tempo visibilmente eccitato segue con ansia gli sviluppi di questa appassionante finale.

Alla fine di un primo tempo elegantemente concluso senza reti, va in scena la testimonianza di Jankulovski, scampato per pochissimo alla deportazione ad Appiano Gentile. La ripresa conferma quanto detto durante la settimana: è in scena il top del calcio italiano. Un sabato per ghiottoni, quello della ventisettesima giornata: oltre alla supersfida dell’Olimpico, grande spettacolo anche a Firenze, dove torna in auge lo Zico del terzo millennio, l’uomo che aveva infiammato le prime puntate di “Anti-Inter” a suon di piroette e giravolte. D’obbligo, per i sostenitori viola, porsi alcune domande: contro la loro squadra, Quaresma si è esibito in giocate da campione e Diego e Grosso (ed Amauri all’andata!)sono riusciti a segnare nella stessa partita. Che ci sia, forse, qualcosa che non va?

A Roma, comunque sia, si va sul velluto fino al novantesimo. Gli spettatori di sesso maschile sono costretti a mascherare con imbarazzo evidenti gonfiori intimi, mentre le donne, incantate dalle invenzioni di Dinho e dalle cannonate di Borriello, si producono in ammiccamenti e sfregamenti più o meno voluti. L’atmosfera è così calda che deve intervenire Galliani in sandali, calzini bianchi e canotta sporca di ragù per placare l’incendio di passione.

La grandezza delle due contendenti non permette che il risultato si sblocchi: finisce pari, con uno 0-0 molto chic e trendy che non placa affatto i bollori del pubblico, ma che anzi favorisce le congiunzioni tra tifosi di opposte fazioni. Beltà e raffinatezza anche nel dopo-partita, con Leonardo che piangiucchia per il non-rigore non concesso dopo un pur leggiadro decollo di Ambrosini e Ranieri che gongola per il punticino guadagnato.

A designare la vincitrice del talent show sarà dunque il televoto: vista l’altissima posta in palio, ci si aspettano telefoni bollenti per settimane. Oltre alla possibilità di contendere lo scudetto all’Inter, infatti, la squadra vincitrice si porterà a casa uno stock di pompose targhe celebrative, corredate da pratiche istruzioni per apporle facilmente sulle maglie da gioco. Tra i votanti, verranno estratti cinque fortunati che riceveranno un cd di grugniti, ululati e bestemmie, per esercitarsi a casa e non farsi trovare impreparati la prossima volta allo stadio.

Nella partita di domenica sera, Inter e Genoa si ritrovano addosso l’enorme pressione di dover mettere in campo uno spettacolo tale da non far rimpiangere le leccornie della serata precedente. Prodigandosi in un grande sforzo, però, le due compagini riescono nell’intento: dopo novanta minuti di ciabattate, scazzi ed imprechi, il risultato è un altro godibile zero a zero, assolutamente all’altezza di quello dell’Olimpico. Migliore in campo Quaresma, che ha infiammato il pubblico con qualche tocco dei suoi e che ha svegliato la squadra dal misterioso torpore nel quale era rimasta intrappolata fino al suo ingresso in campo: che anche alla luce di questo fatto ci sia da porsi qualche domanda?

L’impressione, e qui divento serio per un attimo, è che la sfida di Champions stia catalizzando su di sé molte energie, soprattutto mentali: non è un caso, secondo me, che da un mese a questa parte gli approcci alla partita non siano più gli stessi. Anche un po’ di stanchezza, certo, e magari anche un comprensibile e fisiologico calo di prestazioni dopo 5 mesi da schiacciasassi: l’avvicinarsi del ritorno col Chelsea, però, è sicuramente un elemento di cui tenere conto, sebbene la tesi del “eh ma la mente è al [temibile avversario di turno]” mi sia sempre sembrata niente di più che una pessima giustificazione per dei brutti risultati.

Un’altra impressione che ho è che questa squadra si esalti nelle difficoltà, come testimoniano il trionfo nel derby, gli splendidi sessanta minuti in nove contro la Samp, la reazione immediata al gol di Kalou e la bella vittoria della scorsa settimana con una formazione a dir poco rimaneggiata. Ieri sera era tutto “normale” o quasi, ed era una delle classiche partite che vengono affrontate senza troppo mordente e con la presunzione del “prima o poi tanto un gol lo troviamo”. Abbiamo iniziato a far benino soltanto quando la gara era agli sgoccioli ed avevamo in campo ottantatré punte, e anche questo per me non è un caso.

Che dire, venerdì prossimo a Catania le difficoltà saranno parecchie, in un ambiente caldo e con davanti una squadra tra le più in forma del campionato. Speriamo che la mia tesi si riveli fondata.

A Stamford, poi, ci saranno più difficoltà che in ogni altra occasione.

E qui ci aggiungo un bello “sgrat”, che non fa mai male.