scritto da il 19 marzo 2010 alle 2:04

Il lotto delle otto

Superato brillantemente lo scoglio, psicologico ma non solo, degli ottavi di finale, siamo tutti in attesa di vedere chi sarà il nostro prossimo avversario per i quarti. Venerdì alle ore 12 (diretta su Sky) verranno effettuati i sorteggi, e così sapremo se, dopo aver incontrato lo spaziale Barcelona di questi tempi nel girone, ed il Chelsea “ho preso Ancelotti perché è una sicurezza di vittoria” negli ottavi, potremo contare su una sfida meno da cardiopalma, o se questo trend continuerà e ci beccheremo un altro top team.

la dea bendata ci arriderà? tifava Chelsea, non ce ne voglia...

la dea bendata ci arriderà? tifava Chelsea, non ce ne voglia...

Sette le squadre in gioco (oltre noi, of course): due francesi, due inglesi, una spagnola, una tedesca, una russa. Analizziamole meglio, e cerchiamo di capire (anche se il discorso è del tutto relativo, dato che, come dice Josè da Setubal, in questo tipo di sfide fondamentali saranno i dettagli, ed i dettagli sono in continuo e perpetuo mutamento) quali possono essere gli accostamenti più favorevoli

Arsenal - ad inizio anno tra le compagini inglesi era quella che godeva di meno credibilità: i fatti hanno dimostrato che, eliminate Liverpool e Chelsea, i ragazzi terribili di Arsène Wenger possono creare grandi grattacapi a tutti, o quasi. L’Arsenal gioca, dopo il Barcelona chiaramente, il calcio più spettacolare, veloce ed imprevedibile, forte anche dell’età anagrafica dei suoi giocatori, un marchio di fabbrica per questa società.

Il giocatore più rappresentativo, e capitano della squadra, è senza ombra di dubbio Cesc Fabregas, regista proveniente dall’inesauribile cantera blaugrana, ed in odore di trasferimento la prossima estate. Mou e Moratti un penserino ce lo farebbero volentieri, ma il mio parere (non solo mio a dirla tutta) è che, se non dovesse ritornare nella sua terra natìa, Cesc rimarrà all’Arsenal, dove viene considerato, da società tifosi e compagni di squadra, alla stregua di una semi-divinità.

Oltre Fabregas citiamo sicuramente il misogeno russo Arshavin, attaccante esterno che fa della velocità e della fantasia il suo tratto distintivo, e l’assenza di Van Persie, che sarà importantissima per questa squadra. Dopo l’entrataccia del simpatico Chiellini, l’Arsenal ha avuto (non sempre per carità) svariati problemi a finalizzare la grande mole di gioco creata, e si sta vedendo che il danese Bendtner non è sempre stato all’altezza di tale compito. Questa mancanza, e la scarsa esperienza di molti elementi in rosa a giocare le grandi partite, possono essere i loro punti deboli. Sicuramente, il loro dinamismo ci può mettere in gradi difficoltà.

Barcelona - semplicemente la squadra più forte del mondo. Li abbiamo già incontrati nel girone, in casa ci siamo difesi abbastanza bene tutto sommato, al Camp Nou non abbiamo visto palla, di segnare un gol non c’abbiamo neanche potuto pensare. Il mio parere è che i blaugrana, se in giornata, sono praticamente imbattibili.
Uno dei due giocatori più decisivi al mondo (anche se la diatriba con C.Ronaldo quest’anno è finita prima ancora di iniziare), Leo Messi, i canterani Xavi, Iniesta, Pedro, Puyol, Valdez, Piquè, la vecchia volpe Henry e… Zlatan Ibrahimovic.

I punti di forza di questa squadra sono infiniti: possesso palla elevato a percentuali insostenibili, velocità di inserimento dei centrocampisti elevatissime, tecnica sopraffina, genialità distribuita alla grande in sei, sette giocatori, su undici. Campioni d’Europa in carica, forse l’unico modo per batterli lo aveva trovato l’anno scorso quella vecchia volpa di Hiddink, ma anche lui (per cause contingenti diciamo) è rimasto con un pugno di mosche in mano. Come detto, i pregi sono mille, i difetti beh.. sembrerà assurdo, ma con Zlatan Ibrahimovic al centro dell’attacco, la manovra spagnola si è un tantino incrinata, perdendo di velocità ed efficacia. In più, i complessi da Champions dello svedesone possono aiutare, ma il parere finale (universale, stavolta) è sempre quello: evitiamoli come la peste.

Bayern Monaco -
il Bayern di Van Gaal, di Ribery e di Robben, ha dapprima eliminato una Juventus oggettivamente ridicola da un girone non irresistibile, e poi “ha fatto eliminare” una Fiorentina a mio avviso meritevole del passaggio ai quarti. Formazione storica, tra le più blasonate d’Europa, ha vissuto un inizio di stagione non troppo positivo, dettato dal cambiamento alla guida tecnica rispetto allo scorso anno, dall’arrivo del tulipano Van Gaal e dal conseguente repulisti da lui effettuato. L’olandese sembrava sull’orlo di una crisi di nervi verso novembre, poi l’amico Ciro ha deciso di dargli una mano ed ora i crucchi si ritrovano ai quarti, ed in prima posizione nel loro campionato.

La squadra a mio avviso è molto molto forte in alcuni settori del campo, e abbastanza mediocre in altri: le ali, il francese Ribery e l’olandese Robben, sono forse quanto di meglio il calcio europeo ha da offrire. Velocità, dribbling, cross, fantasia: se i due sono in vena, e se l’avversario glielo concede, in area possono arrivare decine e decine di palle a partita. Veramente impressionanti, secondo me. Il problema però è che in mezzo all’attacco hanno non così tanti fuoriclasse: Gomez è uno dei giocatori più sopravvalutati del continente: pagato 30 milioni di Euro questa estate, a Monaco lo stanno imparando a conoscere più per le occasioni da rete che si divora, che per le sue doti da killer dell’area di rigore. Il teutonico (ma di origine polacca) Klose ha nel colpo di testa la sua arma principale, ma l’età per lui inizia a farsi sentire, e recentemente è apparso un pelo appannato. Il giovanissimo Muller (attaccante che all’occorrenza può essere impiegato da trequartista) completa il pacchetto avanzato. Dietro non sono di certo una sicurezza, citiamo il portiere tira-rigori Butt ed il giovane difensore centrale Badstuber, che, insieme al laterale Lahm, sono i giocatori di difesa più conosciuti della squadra.

Insomma, in giro di strova di meglio. Il Bayern a mio avviso va aggredito in casa loro, dove deve impostare il gioco, e non in casa propria, dove vorranno far partire i loro pericolosissimi contropiedi. Io credo che impostando bene la gara a Monaco, il Bayern è un avversario molto meno preoccupante di quanto il loro blasone dica.

Bordeaux - la squadra francese, campione in carica del campionato transalpino ed allenata da quel Laurent Blanc spessissimo dato come successore di Mou in panchina, per il prossimo anno, è stata un po’ la sorpresa di questa manifestazione: hanno vinto alla grande un girone in cui (sulla carta) avrebbero dovuto lottare per il secondo posto, sono sempre primi oltralpe e mostrano un buon gioco, non troppo spettacolare ma molto solido e “di squadra”. Sicuramente non sono ai livelli dei top-team europei, e l’hanno dimostrato rischiando un po’ l’altra sera contro i modesti greci dell’Olympiakos. Anche in campionato stanno rallentando in questo periodo, permettendo a squadre inferiori, come il sorprendente Montpellier, o l’Auxerre, di avvicinarsi in classifica.

Il gioco dei transalpini verte inevitabilmente sulla stella di Gourcuff, trequartista regalatogli (o quasi) dai vincitori di Mitropa Cup in una delle (ormai proverbiali) intuizioni di mercato rossonere. Gourcuff è senza dubbio il giocatore di maggior talento della squadra, bloccato lui (come si è visto in Francia ultimamente), bloccato quasi del tutto il Bordeaux. In avanti infatti non hanno giocatori capaci di inventarsi, o di programmare molto. Il marocchino Chamack (in partenza verso l’Inghilterra a fine stagione) è infatti un buon attaccante, ma finita lì: dinamismo e corsa, ma piedi mediocri. Il portiere Carasso (ex del Tolosa) è un buon portiere, ma non un gran portiere; il terzino Fanni, è un laterale dotato di ottima corsa e piedi abbastanza quadrati, insomma: bloccando il 10 girondino, e trovandoli in condizioni di forma un po’ appannate, io credo che possano essere loro i più appetibili per questo sorteggio.

CSKA Mosca - i russi non si qualificavano ai quarti di finale di Champions League (o Coppa Campioni che dir si voglia) da più di dieci anni, finalmente ce l’hanno fatta. Una sorpresa? A mio avviso neanche tanto, questa società sta operando molto bene da anni, prendendo alcuni tra i giovani più interessanti del continente (soprattutto proveniente dall’Europa dell’est) e facendoli crescere senza fretta. Ai quarti hanno eliminato, tra lo stupore generale, il Siviglia, nel girone hanno mandato in Europa League il Wolfsburg campione di Germania. Formazioni non imbattibili per carità, ma comunque degne di stima ed attenzione.

Tra i giocatori più pericolosi dei russi citiamo Dzagoev, Krasic e Necid. Dzagoev è un trequartista che a me piace tantissimo, e che spero possa entrare al più presto nei taccuini di Branca: veloce e fantasioso, di media statura, e soprattutto molto maturo per la sua giovanissima età… insomma, io credo che nel centrocampo nerazzurro ci possa stare alla grande. Quest’anno è esploso definitivamente, portando il CSKA ai quarti grazie soprattutto ai suoi assist. Krasic è un’ala molto offensiva, serba, che è sotto osservazione da parte dei maggiori club europei (noi compresi, si dice: mah…). Velocissimo, buon dribbling, piede preferito il destro. Ne sentiremo parlare, anche perché è abbastanza giovane e quest’anno sarà il suo ultimo nell’ex Unione Sovietica. Necid è invece una punta della Repubblica Ceca, anche lui esploso quest’anno a suon di gol in Russia. E’ un attaccante abbastanza completo, un buon elemento considerata la ua giovanissima età.

Insomma, sicuramente il CSKA non è una squadra blasonata, conosciuta e strapagata, ma gioca bene al calcio, è giovane ed ha fame. E soprattutto, non ha nulla da perdere: essere sorteggiati contro di loro vuol dire sicuramente non aver avuto sfiga, ma l’aspetto principale dovrà essere quello di non  sottovalutare l’avversario, perché altre lo hanno fatto, e son finite male. Da valutare anche il fatto che il loro campionato è iniziato a gennaio: saranno ancora imballati o correranno come matti?

Lyon -
seconda squadra transalpina ancora in gioco, hanno stupito tutti eliminando lo stra-favorito Real Madrid multimilionario negli ottavi di finale. I francesi sono a loro modo, una delle squadre più costanti in Europa: la loro presenza a questo punto della coppa è ormai una costante. Sicuramente non sono più brillanti come nelle passate edizioni, hanno avuto molte difficoltà in avvio di stagione in Ligue 1 (a mio avviso, uno dei campionati più sottovalutati d’Europa), ma si stanno ritrovando.

Con la cessione del figliol prodigo Benzema hanno dato un taglio netto con il passato, e con l’arrivo in panchina di Clade Puel, e di giocatori di spessore come Lisandro Lopez, tentano la riapertura di un nuovo ciclo: negli ultimi anni infatti, il campionato francese è stato affare quasi esclusivamente loro. Anche in questa squadra ci sono giovani molto interessanti, tra tutti cito il centrocampista bosniaco Pjanic, e ultimamente stanno mettendo in mostra un buon gioco: non più spettacolare come quello passato, ma coriaceo e determinato: si trovano a due punti dalla vetta in campionato, e sono in una fase positivissima: i soldi (tanti, 30 e passa milioni) ricavati dalla cessione di Karim Benzema sono stati reinvestiti nell’acquisto del già citato Lisandro Lopez, dell’ariete Bafetimi Gomis (non troppo dotato, a mio avviso), del laterale Michel Bastos, che l’anno scorso ha meravigliato tutti con un campionato nel Lille giocato a livelli assurdi. In più si ritrovano in rosa molti nazionali francesi, come il coriaceo mediano Toulalan ed il portierino ex-Nizza Lloris.

Sicuramente sono tra i più abbordabili, tra le squadre ancora in corsa, ma hanno una condizione di forma attualmente invidiabile ed una buona esperienza a questi livelli. Hanno dimostrato negli ottavi che sottovalutarli è un rischio che anche mostri sacri come le merengues Real non possono correre.

Manchester United - che dire… il Man UTD incarna in tutto e per tutto il concetto di continuità: nei risultati, in campionato ed in Europa, dove sono ai vertici da decenni ormai; in campo, dove troviamo giocatori ormai attempati, come Gary Neville, Ryan Giggs, Paul Scholes, che hanno speso una intera vita professionale per difendere l’onore dei diavoli rossi; in panchina, dove siede, da ancora prima che io nascessi, uno degli allenatori migliori del calcio contemporaneo, un vecchietto scozzese di nome Alex Ferguson. Anzi, SIR Alex Ferguson.

Hanno ceduto Cristiano Ronaldo questa estate, hanno rinunciato a Carlitos Tevez, finito ai rivali del City (tutto questo grazie ad una gestione societaria che beh, quella no, quella non è proprio da invidiare) eppure sono ancora lì. Anzi, sono sempre lì. Come spesso capita, non son partiti troppo bene in Premiership, ma ora sono in uno stato di forma clamoroso, hanno un impianto di gioco conosciuto dagli elementi della squadra più che a memoria, hanno Wayne Rooney, l’unico che quest’anno può impensierire Leo Messi per la palma di miglior giocatore d’Europa. L’attaccante sta migliorando, sta esplodendo sotto ogni punto di vista: si è allenato recentemente anche nei colpi di testa, come abbiamo visto in una recente amichevole giocata contro una squadra italiana trovatasi lì per caso, e ciò lo rende ancora più pericoloso e temibile. Trovare un punto debole ai Red Devils non è cosa semplice: forse l’attempato portiere Van Der Saar non può essere definito propriamente come una sicurezza, forse dietro mancano un po’ di qualità (nel senso che i due centrali, Vidic e Ferdinand, non hanno ricambi diciamo adeguati), forse a centrocampo si sta aspettando l’esplosione definitiva dei vari Valencia, Nani, Anderson, ma insomma ragazzi: sono sicuramente tra le tre squadre d’Europa più forti, sono sicuramente tra queste, quelli che stanno meglio, ora come ora.

Fra qualche ora sapremo. Fra qualche ora vedremo se imprecare un’altra volta contro la sorte, o tirare un sospiro di sollievo. L’idea che a tutti sta balenando in mente in questi giorni, è di poter assistere ad un revival della scorsa finale di Champions, e poter star così tranquilli (relativamente, ovvio), per almeno un altro turno. Evitate Barcelona e Manchester, il resto delle squadre, se giochiamo come allo Stamford Bridge, sono tutte alla nostra portata. Vedremo se sognare, o preoccuparci ancora, ed imprecare ancora contro la dea bendata.

La mia graduatoria: in ordine di preferenza: Bordeaux, CSKA Mosca, Lione.

Le mie preoccupazioni; in ordine Barcelona, Manchester United, Arsenal.

scritto da il 18 marzo 2010 alle 21:49

What is this?

Thank you very much Mr. Roy!

scritto da il 17 marzo 2010 alle 16:15

Le vittorie del Generale Mou.

Mou seduto in riva al fiume.

Mou seduto in riva al fiume.

La serata di ieri avrebbe potuto rappresentare l’Apocalisse mediatica e societaria dopo il copione di una vigilia che solo gli sceneggiatori dell’Inter sono in grado di scrivere. Poteva essere la classica Waterloo del classico marzo nerazzurro. Poteva essere la fine di un progetto biennale che invece ha visto una nuova luce.

Il tutto nella “casa” londinese del mister, trappola o tappeto del destino. Abbiamo disputato una grande partita, una partita che deve essere mandata in archivio senza fretta, perché è giusto assaporarla ancora un po’, vista l’attesa. La pausa in Campionato è stata premiata, la speranza è che questa vittoria ci dia nuovi stimoli per portare a casa il quinto scudetto consecutivo, perché questa squadra merita di conquistarlo nonostante tutti.

Nelle due gare abbiamo meritato il passaggio del turno dimostrando che l’anomalia non risiede nelle 7 reti a 2 tra Manchester e Milan, ma nell’unico punto di distacco esistente tra noi e i circensi. Prepariamoci al fatto che questa Champions senza Liverpool, Real, Milan e Fiorentina (sic). verrà presto denigrata con attribuzioni di dubbio valore, ma a noi va bene così. L’importante, per ora,  è aver evitato il caos, la confusione che l’ennesima uscita dagli ottavi avrebbe comportato.

Poteva essere l’amplificatore per il rumore dei nemici, si è trasformata in un plebiscito per José Mourinho che ha vinto diverse partite pur giocandone solo una:

  • Ha vinto contro la sua ex squadra, il suo ex presidente, il suo ex pubblico. Una vittoria contro un passato che entra di diritto nella hall of fame dei ricordi personali e della storia dell’Internazionale.
  • Ha battuto il nemico Ancelotti, non solo uno dei suoi successori, ma il rappresentante del Milan in Europa, mostrandone tutti i limiti ai suoi nuovi tifosi. Tatticamente ridicolizzato.
  • Ha battuto il suo ex ed il suo attuale paese adottivo. Nel primo ha confermato di valere l’autodefinizione di Special One (basta leggere le pagine di elogi dei quotidiani inglesi e non solo), nel secondo erano (sono?) convinti che fosse un bravo comunica(t)tore.
  • Ha impartito una lezione senza precendenti a Balotelli (e Raiola). E’ lui che (tele)comanda la squadra, Se Mario non impara da questo episodio la sua carriera sarà più vicina a quella di un Cassano qualunque che a quella di Ibrahimovic. Tutta l’Inter ci spera.
  • Ha umiliato le puttane pronte a far fuoco con armi di vario calibro e con la bomba Balotelli tra le mani. Ieri, facce da funerale dovunque e inevitabili ammissioni di grandezza a denti strettissimi.
  • Ha rischiato ed ora ha una posizione di tutto rispetto agli occhi di Moratti. Se oggi andasse in sede, il Presidente gli rinnoverebbe il contratto per altri 3 anni promettendogli l’ingaggio di due top player.
  • L’empatia col tifo interista ha raggiunto vette inimmaginabili per i suoi predecessori. Oggi un interista lo riconosci dalla testa alta e dal sorriso Durbans. Senza dimenticare un paio di manette sempre a portata di mano.
  • Siamo una delle poche squadre europee in lotta su 3 fronti, senza avere la lunghissima rosa che ci viene dolosamente attribuita. L’obiettivo intermedio del biennio è stato raggiunto.
  • Ha restituito a Moratti quella vena Bauscia che spesso è mancata. Quel “Noi non so se facciam parte del calcio italiano” sogghignato davanti alle telecamere Mediaset non ha prezzo.
  • Ha dimostrato ai pagliacci (senza faccia) di giallo vestiti che le scuse su fatturati e stadi di proprietà sono patetiche come chi le pronuncia e chi non ne sottolinea l’ilarità.
  • Ha fatto vedere a Ranieri perché passa da Abramovich a Moratti mentre il Settantenne dopo Abramovich, si è consolato con Ghirardi e Rosella Sensi passando per  Cobolli&Gigli (che, da noti interisti, hanno gioito).

La cosa che più mi ha sopreso ieri sera, modulo a parte, è stata una confessione dinanzi ai microfoni: l’amicizia con Pietro Mennea.

scritto da il 17 marzo 2010 alle 11:49

Controllo

La parola chiave qui è controllo.

Lo dice pure Carletto il principe dei mostri “We were never in full control.”

"Ma lui che ci fa qui?"
“Ma lui che ci fa qui?”

Lui invece ha sempre in mano la situazione (beh, quasi sempre) e l’ha fatto capire senza mezzi termini a tutti.

Io mi fido. La squadra anche. Massimo pure. Questo post vuole essere un omaggio.

Grazie José.

joseaico
Alla conferenza stampa pre-gara. Absolutamente immenso.

Avanti per il QUINTO!

scritto da il 17 marzo 2010 alle 2:03

Non per essere volgari

E la mentalità europea, e la solita Inter di Champions, il caso Balotelli, i titoli a nove colonne da rifare, il processo sfumato, gli affari del Real, il pacco Eto’o, Eto’o ingrassato, in crisi, finito, il complotto tedesco, l’arbitro menagramo, il rigore su Kalou, il rigore su Drogba, il rigore su tu mà, i rigori che piovono, le aree di venticinque metri, le partite rinviate, il campionato che deve riaprirsi per lo spettacolo, la partita perfetta, il risultato normale, l’amore, la Crisi Inter, l’Italia contro, l’unico italiano in campo, Ancelotti e “l’Italia tiferà per me”, il pronostico di Vialli, il pasticcio Inter, le manette di Mourinho, Mourinho presuntuoso, incompetente, buffone, pagliaccio, Mourinho al Real, braccio di ferro Mourinho-Moratti, Kakà e il “ci vediamo in finale” ai suoi amichetti, il calcio del 2015, la bufera, lo spogliatoio in subbuglio, il tifo di Borgonovo, Leonardo che tifa Carletto, Ranieri che si augura l’uscita, il meno uno in classifica, l’unica squadra in grado di fare l’impresa in Europa, l’assenza di Antonini, il DNA Champions, il complesso di inferiorità europeo, l’Europa League, tutte queste cose, sommate insieme, pedine di un fantastico mosaico nel quale si compone, nitida, chiara, decisa, la parola

SUCATECELO


Eto'o Chelsea

Perché vincere è bello, perché fare l’impresa a Stamford è bello, perché andare ai quarti con una vittoria così è bello, ma farlo con voi che agonizzate sul divano ormai svuotati di ogni forza di dire vaccate è fantastico, absolutamente fantastico.

Mi trovo un’altra volta, la seconda quest’anno, a dire grazie a questa Squadra. Grazie perché stasera ci avete fatto ammattire, perché avete messo in campo tutto quello che si deve mettere in campo per vincere una Partita Di Calcio, perché è con questa determinazione, con questa rabbia e, diciamolo, anche con questa classe che si può arrivare dove si vuole. Un grazie al professor Motta, splendido, a Sneijder, indescrivibile, a Eto’o, che non segna in campionato da dicembre e quindi è una merda, e a tutti i ragazzi, fantastici ancora una volta in questa grande, grandissima stagione.

Non vedo l’ora che sia sabato. Ho voglia di farmi. Ho voglia di farmi di Inter.

File0106

scritto da il 16 marzo 2010 alle 22:45

Da accompagnare con un bicchiere di Cirò

testa-maiale

scritto da il 16 marzo 2010 alle 16:46

Un solo obiettivo

Possibile parlare di Chelsea-Inter senza parlare di Mario Balotelli? Forse no, ma sicuramente necessario. Indispensabile. Mourinho e la squadra hanno scelto di prendersi tutti i rischi e le responsabilità del caso, noi avremo tempo e modo di parlare dell’ennesima questione-Balotelli: ciò che non può essere rimandato, ciò che deve avere la priorità assoluta è il match di stasera.

Chelsea-Inter, ritorno degli ottavi di finale di Champions League.

Blocchiamo sul nascere le facili illusioni: il Chelsea è più forte dell’Inter in valori assoluti, e ancora di più lo è dell’Inter vista recentemente. Lo sapevamo al momento del sorteggio, lo sapevamo a gennaio, lo sapevamo prima dell’andata. Non possiamo permetterci di dimenticarlo ora. La vittoria a San Siro non sposta di molto le percentuali di qualificazione, e sarebbe un errore imperdonabile dimenticare quello che era l’obiettivo subito dopo il sorteggio: una figura dignitosa, mettere paura al Chelsea, provare a giocarsela fino all’ultimo a differenza del recente passato. Non certo la qualificazione. E da questo dobbiamo ripartire.

Oggi, dopo i primi 90 minuti, l’obiettivo primario è stato raggiunto. Una vittoria ottenuta come premio forse eccessivo dei nostri reali meriti ci ha portati a mettere paura al Chelsea. Una vittoria in uno scontro ad eliminazione diretta non la vedevamo da tanto, tantomeno eravamo abituati ai due gol segnati o a vedere partite giocate con l’abnegazione e lo spirito di sacrificio visti all’andata. Oggi a Londra abbiamo due risultati su tre. Oggi a Londra abbiamo la possibilità concreta di passare il turno e di eliminare una delle grandi favorite alla vittoria finale. E sarebbe un delitto non sfruttarla. Sarebbe un affronto agli dei del calcio non provarci nemmeno.

E’ per questo che dobbiamo lasciare fuori ogni dissidio, ogni ombra, anche la più piccola e remare tutti dalla stessa parte. Come al solito.

La partita di contenimento, contro un Chelsea indiavolato che proverà a imporre il suo ritmo alla gara, è da escludere a priori. I numeri parlano chiaro: subiremo un gol, questo è sicuro, forse anche due. Dobbiamo farne di più. Non ci si può difendere contro una squadra che ha quei numeri in attacco, non si può puntare allo 0-0 contro chi solo in pochissime occasioni quest’anno ha lasciato inviolata la porta degli avversari. Non si può rinunciare ad attaccare contro una squadra priva di Cech e che schiera tra i pali addirittura la riserva di Hìlario (con l’accento sulla i, com’è stato ribattezzato a Londra): magari Turnbull farà la partita della vita, ma noi dobbiamo metterlo alla prova. Abbiamo l’obbligo di metterlo alla prova. Dobbiamo puntare all’over, perché è l’unica strada attraverso la quale può passare la nostra qualificazione.

Bando alle ciance, bando agli isterismi, bando ai pannoloni: dobbiamo segnare. O almeno dobbiamo provarci, perché non possiamo sputare sulla più grande occasione avuta negli ultimi anni. Questo è un esame di maturità, ma in palio non ci sono i quarti di finale. In palio c’è la rincorsa a un salto di qualità  che inseguiamo da troppo tempo e che, dopo Manchester, dopo Kiev, dopo il Rubin Kazan, dopo il Chelsea, non è mai stato così vicino. In palio c’è il futuro di questa squadra.

La qualificazione passa da troppi fattori (non ultimo l’arbitro Stark, per il quale parlano passaporto e precedenti), la nostra prestazione da uno solo: noi stessi. Questa squadra deve dimostrare a tutti, ma innanzitutto a sè stessa, di poter arrivare in alto. Deve dimostrare di essere compatta, di essere squadra, di essere allineata e concentrata verso un unico obiettivo, di non dipendere dalle lune del campione di turno. Deve capire e far capire che il nostro calcio si gioca in 11 e che in 11, insieme, non abbiamo paura di nessuno. Non del Chelsea, non dei giochi di potere troppo evidenti per non essere veri, non del pizzaiolo troppo prevedibile per essere onesto.

Nessuno. Lasciamo tutto questo fuori dal campo, allacciamo gli scarpini e concentriamo lo sguardo e i pensieri su una sola cosa: la rete avversaria.

Inter-Chelsea

Siamo in grado di farlo?

scritto da il 16 marzo 2010 alle 10:46

Chelsea-Inter. Fino al fischio finale, conta solo questa partita.

Dopo si vedrà, ci sarà il tempo di tirare le somme, criticare le decisioni o gli atteggiamenti, ritornare sulla vergogna chiamata “serie A”, cercare una soluzione per arrestare l’emorragia di punti delle ultime giornate.

Ma fino a stasera, resti tutto fuori dall’uscio, nel sottoscala dei nostri pensieri: stasera si vuole mangiare maiale, all’andata ci siamo fatti solo un antipasto.

La chiave di volta dell’intera partita, sul piano tattico, è il terzino sinistro: se si riuscirà a recuperare Santon, avremo finalmente dopo un mese un terzino vero, in grado di “liberare” Zanetti a centrocampo, dove il suo dinamismo è sembrato mancare molto spesso.

Qualsiasi altra soluzione, derivante da un non recupero del Bambino, sarà una toppa: arretrando il capitano in difesa non solo si perde il suo apporto a centrocampo, ma le ultime prestazioni hanno fatto abbastanza tremare, per usare un eufemismo non è difficile saltarlo… l’alternativa (credibile) è schierare terzino Cordoba, che significa praticamente rinunciare alla spinta su quella fascia, però assicura più copertura (al netto di qualche incertezza ogni tanto, ma è un marcatore puro) ed anch’esso consente l’avanzamento del capitano.

A centrocampo, tre maglie aspettano Deki, Wes e Cambiasso, la quarta dipende da quanto scritto sopra: Zanetti, Motta (se sta bene… e non è un “se” scontato) o un outsider (sperando sia Mariga e non Quaresma o Muntari, in caso) se la contendono. Dire che visti i precedenti nelle partite europee che contano conterà molto l’atteggiamento mentale prima che ancora fisico o tattico vi sembra banale? anche a me, ma lo dico lo stesso… forza ragazzi, che non è una finale di Copa America.

Veniamo all’attacco, affianco al nostro capocannoniere Milito che non penso proprio possa essere messo in dubbio, resta da capire chi far scendere in campo dal 1° minuto. Eto’o o Pandev? il primo è in condizioni fisiche pietose, ha dalla sua il nome e l’esperienza in champions. Il secondo sta meglio del camerunense, ma non è abitutato a queste partite.
Io risolverei il dubbio a favore di Goran, riproponendo quindi una formazione molto simile al derby, non per altro ma perchè con il solo nome non si va da nessuna parte.

Come modulo ho ipotizzato un 4-3-1-2, non mi sembra che ci siano alternative visti i convocati.
E’ il modulo con cui finora ci siamo espressi meglio, e soprattutto, fino ad un eventuale vantaggio 1-0 del chelsea, non siamo chiamati al classico assalto all’arma bianca, serve equilibrio. Per allargare eventualmente il gioco a partita in corso, possono entrare solo l’altro attaccante o Quaresma, come dire, spero proprio non ce ne sia bisogno.

Buona cen..ehm, partita.

arrosto-maiale

un maiale si può mangiare

scritto da il 15 marzo 2010 alle 23:39

A volte ritornano… o forse non se ne sono mai andati!

28 Maggio 2009 – Antonello Valentini, attuale capo ufficio stampa e relazioni esterne della Figc, e’ stato nominato all’unanimita’ dal Consiglio Federale su proposta del presidente Federale Direttore Generale della Federcalcio. Lo ha annunciato il presidente della Figc, Giancarlo Abete.
Confermato alla carica di Segretario Federale Antonio di Sebastiano.
Antonello Valentini ha 57 anni, e’ laureato in Giurisprudenza ed e’ giornalista professionista dal 1976. Dopo gli esordi all’Agenzia Italia, e’ passato al Corriere della Sera, prima in cronaca e poi nella redazione economico-sindacale. Alla Rai ha svolto funzioni di conduttore e di telecronista sportivo. Nel 1987 e’ stato nominato Capo Ufficio stampa della Figc e dal 1995 ha assunto anche l’incarico di Responsabile delle Relazioni esterne. In questa duplice veste ha gestito i rapporti con la stampa italiana ed estera, partecipando con la Nazionale a 5 edizioni dei Campionati del mondo, da Italia ’90 alla vittoria di Germania 2006; e ha fatto parte delle Delegazione della Figc in 4 Europei e 3 Olimpiadi. Dal 1987 e’ stato al fianco di 7 Commissari tecnici: Vicini, Sacchi, Maldini, Zoff, Trapattoni, Donadoni e Lippi. Come Capo ufficio stampa della Figc ha lavorato in questi anni con quattro Presidenti federali (Matarrese, Nizzola, Carraro, Abete) e con altrettanti Commissari straordinari della Figc (Petrucci, Pagnozzi, Rossi e Pancalli).

Fonte: asca.it

A questo punto vi chiederete: cosa c’è di strano? Come dicevano un tempo a Sky,  giudicate voi.

19 luglio 2007 – Nella tarda mattinata di oggi è stata ufficializzata dal presidente dell’Aia la nomina dell’ex miglior direttore di gara del mondo: “Non sarò il designatore, ma anche l’allenatore e il preparatore della squadra arbitrale”. Prenderà 500 mila euro lordi. Una volata lunga sette mesi. Vincente. Come nelle sue abitudini. Pierluigi Collina ha ricevuto nella tarda mattinata di oggi il testimone dal presidente dell’Associazione italiana arbitri (Aia) Cesare Gussoni, diventando il nuovo designatore di A e B. L’uomo giusto al momento giusto, verrebbe da dire. Perché il prossimo campionato dovrebbe essere il più bello di tutti (la super serie A) e, soprattutto, gli arbitri dovranno scrollarsi di dosso le ombre e il profilo ingombrante di Luciano Moggi. E allora, l’avvento di Collina (che farà da tecnico, consulente, docente e comunicatore) dovrebbe garantire autonomia, professionalità e trasparenza al gruppo (giovane) dei direttori di gara. I primi che in questi sette mesi hanno fatto il tifo per avere Collina designatore.

Fonte: la gazzetta dello sport

E stavolta, letto e sentito quanto riportato sopra,  magari la cosa vi sembrerà un’pò meno strana. Comunque,  giudicate sempre voi.  Sia qua che qua!

Questo per rinfrescare la memoria a qualcuno, nonostante si cerchi sistematicamente di negare l’evidenza, affermando che certe cose non sono mai successe.  E, alla luce di quanto accaduto ultimamente, a voi il compito di tirare le somme.

scritto da il 15 marzo 2010 alle 13:18

Mafiosi e puttane.

Pasticcio interScandalo Inter corsportfavori all'Inter.Uno scudetto da ridereCollina, che erroriCollina, arbitra tu!Inter bufera scudettoNon sono ancora riusciti...Totti

Finalmente il Campionato è stato riaperto. La questione d’interesse nazionale ha avuto il sopravvento. L’emergenza Serie A è stata risolta, senza nemmeno l’intervento di Bertolaso.

Il tutto ha inizio con lo spostamento dei calendari, l’atto più grave della serie di arbitraggi scientifici a cui l’Inter è stata sottoposta da due mesi a questa parte. Cravattagialla, nell’occasione,  ha dato un messaggio chiarissimo. Rosetti ha capito l’antifona in quel di Bari e Rocchi ha compiuto un capolavoro nel derby, ma non è bastato. Poi di nuovo Rosetti a Napoli, Tagliavento (e gambe) con la Samp e la serie interminabile di favori alla squadra degli zombies. In mezzo c’è stata la protesta (vera) di Mourinho e quella (all’80%) di Paolillo. Ritrattando (e cedendo Mansini) abbiamo commesso un errore imperdonabile, ci siamo mostrati quelli della “minaccia non credibile” e i mafiosi (cit.) hanno continuato imperterriti per la loro strada fino allo scandalo della rete annullata a Yepes.

A proposito di strada, le puttane pallonare hanno fatto il resto. Nessuna polemica, nessun accenno al decreto interpretativo che individua il Milan Campione d’Ita(g)lia per acclamazione, nessuna protesta verso un sistema tornato ai vecchi fasti dopo 3 anni di pausa. Perché, ricordiamolo, se Moggi aveva creato la propria rete arbitrale, non l’aveva fatto certo in funzione anti-Inter, ma contro chi aveva un potere politico e mediatico spropositato. E oggi, Moggi, appare una barzelletta in confronto agli “splendidiinterpretidel giucodelcalcioancheseprendono7goaldalManchester”.

Le puttane, dicevamo. Nell’anno domini 2008, quando abbiamo ricevuto un decimo dei favori della squadra del premier, abbiamo affrontato una campagna di stampa (e tv) incredibilmente contraria e faziosa. Tiitoli eccessivi come Pasticcio Inter”, “Scandalo Inter“, “Favori all’Inter?“, “Arbitri: bufera!”, “Collina. arbitra tu!”, “Scudetto da ridere” per poi finire con uno spendido “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter” il giorno dopo il pareggio interno col Siena.

Come non ricordare un imbarazzato Farina mandato in tv per scusarsi di un errore del proprio assistente dopo quel Catania-Inter? Come non far riferimento alle interviste di Collina dove bacchettava i propri arbitri? Come dimenticare le 3 giornate di stop a Gervasoni dopo Inter-Parma ed il nulla contro Rocchi e Rosetti (il milanista, cit. intercettata)? Memorabile l’amico di Meani dopo Inter-Empoli 1-0: “Il rigore per l’Inter non c’era ed in più doveva essere ripetuto”. Il rigore ripetuto, una regola che hanno applicato l’ultima volta la giornata successiva alla morte di Giovanni Paolo II.

Ebbene sì, per l’Inter il regolamento si applica, per gli altri si interpreta. Per essere ammoniti, Ambrosini, Gattuso, Flamini e Ronaldinho devono estrarre una calibro 9 e sparare sperando di colpire l’avversario. L’espulsione non è contemplata. Gli abbracci in area sono un must per la squadra dell’amore, come dare torto ai nemici dell’odio? Qualcuno ricorda l’ultimo episodio arbitrale sfavorevole al Milan? Non c’è, non esiste.

Oggi solo sesso orale intellectuale nei confronti della squadra del padrone della baracca e del suo discepolo che dà la colpa delle eliminazioni agli stadi e al fatturato, non potendo accusare i riflettori. “Milan, dorf -1, l’Inter ad un passo” titola la Gazzetta. Il vergognoso CorSport invece è più sobrio: L’urlo del Milan con tanto di spassoso editoriale di Voca Lelly: “Quel fenomeno di Ronaldinho”. Avete capito bene, “quel fenomeno di Ronaldinho”. Senza parole.

Sono una banda ridicola capeggiata da una dirigenza ridicola che ha come tratto distintivo la Mafia nel DNA, come ben riassunto dai tifosi della Stella Rossa di Belgrado. La manette di Mourinho sono agli atti, ma per le puttane è solo un fenomeno, lui sì, da baraccone.

Perché così ha deciso il protettore (mafioso). Amen.

Belgrado