Mafiosi e puttane.

Pasticcio interScandalo Inter corsportfavori all'Inter.Uno scudetto da ridereCollina, che erroriCollina, arbitra tu!Inter bufera scudettoNon sono ancora riusciti...Totti

Finalmente il Campionato è stato riaperto. La questione d’interesse nazionale ha avuto il sopravvento. L’emergenza Serie A è stata risolta, senza nemmeno l’intervento di Bertolaso.

Il tutto ha inizio con lo spostamento dei calendari, l’atto più grave della serie di arbitraggi scientifici a cui l’Inter è stata sottoposta da due mesi a questa parte. Cravattagialla, nell’occasione,  ha dato un messaggio chiarissimo. Rosetti ha capito l’antifona in quel di Bari e Rocchi ha compiuto un capolavoro nel derby, ma non è bastato. Poi di nuovo Rosetti a Napoli, Tagliavento (e gambe) con la Samp e la serie interminabile di favori alla squadra degli zombies. In mezzo c’è stata la protesta (vera) di Mourinho e quella (all’80%) di Paolillo. Ritrattando (e cedendo Mansini) abbiamo commesso un errore imperdonabile, ci siamo mostrati quelli della “minaccia non credibile” e i mafiosi (cit.) hanno continuato imperterriti per la loro strada fino allo scandalo della rete annullata a Yepes.

A proposito di strada, le puttane pallonare hanno fatto il resto. Nessuna polemica, nessun accenno al decreto interpretativo che individua il Milan Campione d’Ita(g)lia per acclamazione, nessuna protesta verso un sistema tornato ai vecchi fasti dopo 3 anni di pausa. Perché, ricordiamolo, se Moggi aveva creato la propria rete arbitrale, non l’aveva fatto certo in funzione anti-Inter, ma contro chi aveva un potere politico e mediatico spropositato. E oggi, Moggi, appare una barzelletta in confronto agli “splendidiinterpretidel giucodelcalcioancheseprendono7goaldalManchester”.

Le puttane, dicevamo. Nell’anno domini 2008, quando abbiamo ricevuto un decimo dei favori della squadra del premier, abbiamo affrontato una campagna di stampa (e tv) incredibilmente contraria e faziosa. Tiitoli eccessivi come Pasticcio Inter”, “Scandalo Inter“, “Favori all’Inter?“, “Arbitri: bufera!”, “Collina. arbitra tu!”, “Scudetto da ridere” per poi finire con uno spendido “Non sono ancora riusciti a far vincere lo scudetto all’Inter” il giorno dopo il pareggio interno col Siena.

Come non ricordare un imbarazzato Farina mandato in tv per scusarsi di un errore del proprio assistente dopo quel Catania-Inter? Come non far riferimento alle interviste di Collina dove bacchettava i propri arbitri? Come dimenticare le 3 giornate di stop a Gervasoni dopo Inter-Parma ed il nulla contro Rocchi e Rosetti (il milanista, cit. intercettata)? Memorabile l’amico di Meani dopo Inter-Empoli 1-0: “Il rigore per l’Inter non c’era ed in più doveva essere ripetuto”. Il rigore ripetuto, una regola che hanno applicato l’ultima volta la giornata successiva alla morte di Giovanni Paolo II.

Ebbene sì, per l’Inter il regolamento si applica, per gli altri si interpreta. Per essere ammoniti, Ambrosini, Gattuso, Flamini e Ronaldinho devono estrarre una calibro 9 e sparare sperando di colpire l’avversario. L’espulsione non è contemplata. Gli abbracci in area sono un must per la squadra dell’amore, come dare torto ai nemici dell’odio? Qualcuno ricorda l’ultimo episodio arbitrale sfavorevole al Milan? Non c’è, non esiste.

Oggi solo sesso orale intellectuale nei confronti della squadra del padrone della baracca e del suo discepolo che dà la colpa delle eliminazioni agli stadi e al fatturato, non potendo accusare i riflettori. “Milan, dorf -1, l’Inter ad un passo” titola la Gazzetta. Il vergognoso CorSport invece è più sobrio: L’urlo del Milan con tanto di spassoso editoriale di Voca Lelly: “Quel fenomeno di Ronaldinho”. Avete capito bene, “quel fenomeno di Ronaldinho”. Senza parole.

Sono una banda ridicola capeggiata da una dirigenza ridicola che ha come tratto distintivo la Mafia nel DNA, come ben riassunto dai tifosi della Stella Rossa di Belgrado. La manette di Mourinho sono agli atti, ma per le puttane è solo un fenomeno, lui sì, da baraccone.

Perché così ha deciso il protettore (mafioso). Amen.

Belgrado

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