scritto da il 31 marzo 2010 alle 10:51

I Love Pressure

Pressione? Io adoro la pressione. Passerei le giornate a cazzeggiare senza pressione.

Bene adesso ne ho quanta ne voglio, pure d’avanzo.

Il Campionato ci ha dato solo tre giorni di tranquillità dopo il Livorno, prima di ricacciarci di nuovo nella mischia, con solo un punto di vantaggio sugli inseguitori. Capita anche nelle migliori famiglie e perfino nei “Paesi Normali”. Certo una lotta in testa Tra Barça e Real Madrid o tra Chelsea e Manchester United ha più ragion d’essere che non una tra Inter e quellarobalà.

Oggi però il Campionato non me lo filo nemmeno di pezza.

Stasera gioca l’Inter. In Europa. Contro il ЦСКА МОСКВА.

Giochiamo per NOI stessi, non andiamo a rappresentare proprio nessuno se non i NOSTRI colori.

Sembra quasi che il resto del mondo se ne sia dimenticato. Stanno tutti a parlare di Mou e di Mario, quasi che la partita fosse una questione secondaria, una noiosa pratica da sbrigare prima di poter tornare a casa a guardare una nuova puntata della Soap di maggior successo sulle reti Mediaset; magari prendendoci il tempo per il minispot del Trap che si unisce al club di quelli che cercano di finire sui giornali affiancando il proprio nome a quello di José.

Ci mancava il Trap in effetti. Se tutti gli Italiani seguissero il suo esempio sui tempi di pensionamento, avremmo risolto qualsiasi problema di previdenza sociale, qualcuno avvisi Giulietto che il modello da seguire per le riforme esiste!

Beh le cose stanno un po’ diversamente e faremmo meglio ad essere preparati perché stasera ci sarà bisogno anche del popolo nerazzurro.

Sottovalutare i Russi dopo l’orgasmo di Londra sarebbe imperdonabile.

Il CSKA non è una squadra famosa per la continuità dei propri risultati, ma in Champions questo conta poco o nulla. Conta piuttosto il fatto che il Campionato Russo è iniziato da poco e i nostri ospiti saranno freschi come rose di campo.

Certo, tecnicamente non fanno molta impressione e la loro difesa è francamente imbarazzante, sostenuta dal portiere della loro Nazionale che pure non manca di regalare qualche bello svarione, ma non è cosa su cui fare conto.

Piuttosto dal centrocampo in su sono veloci, molto, ed aggressivi. Lottano su qualunque palla sporca cercando di trasformarla nel gollonzo di turno. Si può dire qualunque cosa dei Russi, ma non che non siano gente disposta a combattere fino in fondo, hanno poco o nulla da perdere, visto che li danno tutti per spacciati.

L’atmosfera è troppo rilassata, sarà la primavera, ma non mi piace. Give me pressure, please.

Massima concentrazione e palle. Non chiedo altro.

scritto da il 30 marzo 2010 alle 15:16

Milito e Cambiasso sono belli

Ieri, a Monza, c’è stata una “conferenza” riservata ai bloggers, che annoverava come ospiti nientepopodimenoche Milito e Cambiasso. Ed io ero lì a tenere issato il vessillo di Bauscia Cafè. La cronaca:

Partenza alle ore 8,30: siamo io e due che non c’entrano un cazzo. Anzi, dai, uno dei due è il vignettista, quindi siamo io, uno che c’entra poco ed uno che non c’entra un cazzo. Il treno è curiosamente in orario, si sale, si viaggia, si fantastica su improbabili approcci a Milito. Tre ore e quaranta minuti dopo, l’intercity per Milano arriva in stazione con un ritardo di venti primi e quaranta secondi, onorando la sua leggendaria fama e facendo bellamente saltare la nostra coincidenza per Monza, e con essa la possibilità di arrivare in orario per il buffet.

Ma vabbè. L’evento si tiene nella sede italiana dell’Adidas, in un apposito spazio con tanto di mini-tribuna. Arrivati sul posto, è il momento delle identificazioni. “Sono di Bauscia Cafè”, affermo con baldanza alla tipa con le liste in mano. “Ehhhhmm”, le dicono gli altri due.
Diego ed Esteban sono in ritardo di una mezz’ora, probabilmente erano anche loro sull’intercity. Nell’attesa, uno degli organizzatori ci spiega che ha deciso di contattare Bauscia Cafè per “l’impressionante numero di commenti”, anche se temeva che sul sito fossimo “un po’ troppo focosi, visto il post dopo Inter-Chelsea con quel “sucatecelo” (ehm…)”. Ci spiega anche che è la prima volta che un’azienda come l’Adidas dedica un evento esclusivamente ai bloggers, rappresentanti di un settore in enorme sviluppo (e qui snocciolo gli stupefacenti dati targati Bauscia-Cafè, raccolti minuziosamente in questi mesi), e ciò mi fa sentire un vero ggiòvane new generation 2.0.

Dopo un’ora, finalmente, arrivano Milito e Cambiasso, accompagnati da un accattivante motivetto musicale, una luce tenue per creare l’atmosfera e uno scroscio di applausi. Tutti sfoderano macchine fotografiche e videocamere e li inquadrano con ingordigia, come fossero due animali rari. Rapidamente si passa alla messa in mostra delle scarpe per la Champions League, di cui vengono elencati gli innumerevoli pregi. Il presentatore parla anche della finale di Madrid esibendo il pallone con il quale la si giocherà, poi dichiara la sua ammirazione per Milito e per tutti i gol che ha segnato e che continuerà a segnare. Cambiasso si tocca le palle, Milito non so, ero coperto.

Quando le luci tornano normali, capiamo che è il momento delle domande. In testa ho questo brillante quesito: “Dopo quel che è successo soprattutto in questi ultimi tre mesi – anche in riferimento alla tua squalifica di due giornate, Esteban – non credete che ci sia un’attenzione eccessiva nei vostri confronti? Avvertite la sensazione che basti davvero un minimo errore per incorrere in punizioni anche piuttosto pesanti?”, ma tutti quelli che intervengono prima di me fanno esclusivamente domande sulle scarpe e su quanto influiscano sulle prestazioni, sul tiro, sul sesso, quindi, memore anche delle parole degli organizzatori (“non disdegnate qualche domanda sui prodotti Adidas”) decido di lasciar perdere ed adeguarmi. Prima ancora di aver formulato un quesito decente, mi ritrovo il microfono in mano: non ripasserà, è la mia occasione. Costretto ad improvvisare, il cervello suggerisce “Ciao, sono Andrea di Bauscia Cafè. Voi indossate scarpe nuove in ogni partita, giusto? Vi è mai capitato di indossare più volte lo stesso paio per, chessó, una questione scaramantica?”, ma il corpo non risponde. Quel che esce dalla mia bocca è “Ciao..ehm, volevo fare una doman..maa..voi indossate le stesse scarpe o le cambiate ad ogni partita?”, con un’aggiunta a proposito della questione scaramantica che Esteban dice di non porsi, proponendo un paragone con Fangio che, se fosse stato costretto a correre sempre con la stessa macchina, non avrebbe fatto una gran carriera. L’onore di Bauscia Cafè è comunque alto.

Qualcuno chiede di scegliere tra Milan e Roma la squadra che li spaventa di più, Esteban risponde “Inter” e strappa applausi (non sembrava intendere che l’Inter lo spaventi, ma che comunque sia se deve scegliere una squadra, in qualsiasi ambito, sceglie Inter), poi un ragazzo davanti a me chiede a Milito se con le scarpe vecchie avrebbe preso comunque palo o se l’avrebbe spedita da qualche altra parte, Diego ridacchia e prende nota dei suoi lineamenti per seguirlo e pestarlo a conferenza finita.

L’evento termina con Cambiasso che firma il pallone della finale di Champions a tutti i partecipanti e si concede per qualche foto, mentre Milito scappa da qualche parte per un’intervista.
Così ce ne andiamo, felici e con un pallone firmato, sentendoci pionieri di un mondo che avanza, ma anche affamati, assonnati e con poca voglia di rivedere l’Intercity.

Io sono quello a destra

Io sono quello a destra

scritto da il 28 marzo 2010 alle 23:45

Sliding doors

Partiamo dalla fine: minuto 94 di Roma Inter, Milito si avventa su un pallone vagante dentro l’area di rigore giallorossa e di sinistro scaglia un bolide che si stampa sul palo, rischiando di abbatterlo. La partita finisce, la Roma vince 2-1 e accorcia il distacco ad una sola lunghezza, portando a suo appannaggio la classifica negli scontri diretti. E non finisce qua, dato che il Milan, impegnato nel posticipo della  domenica contro la Lazio, in caso di vittoria aggancerebbe i giallorossi a quota 62 punti.
Adesso proviamo a fare un gioco. Come nel film “Sliding Doors”, proviamo ad ipotizzare cosa sarebbe successo nel caso in cui, invece di vederci sbattere la porta in faccia, quel pallone di Milito si fosse infilato nella rete di Julio Sergio, portando il punteggio sul 2-2. Inter a +4 dalla Roma, con vantaggio anche nella classifica degli scontri diretti in virtù dei 2 gol realizzati all’Olimpico. Nella serata, la Lazio ferma il Milan sul pareggio e anche i cugini restano a –4 dalla vetta.
Leggendo quanto scritto sopra, sicuramente la prima cosa che vi sarà balenata in testa sarà il vecchio adagio “se mia nonna avesse le ruote sarebbe un carretto” o eventuali varianti relative ad un sempreverde coin-op da bar.
Verissimo, con i se e con i ma non si va da nessuna parte. E questo mi trova perfettamente in sintonia dato che in fondo non ho mai amato troppo le classifiche virtuali.
Spostiamo però l’attenzione sull’impatto che quel gol avrebbe avuto sui nostri stati d’animo, sui commenti e le considerazioni lette e sentite sul blog, in rete, in tv, sui giornali e anche nella vita reale.
In primis, Mourinho sarebbe già stato eletto guru di tutti i guru, vista la geniale mossa della cosiddetta “fajolada” finale. Genio del calcio assoluto, in grado di gestire al meglio sia l’aspetto tattico della sua squadra, sia quello di tenere in pugno un gruppo coeso di giocatori, affrontando egregiamente anche alcuni casi spinosi come l’affaire Balotelli.
E invece no. Oggi Mourinho è un pirla, capace solo di affidarsi a mosse della disperazione ereditate dal vecchio, bellissimo, “sensible soccer”, nonché incapace di mettere da parte il proprio orgoglio, ostinandosi a lasciar fuori squadra Mario Balotelli, considerato (a ragione o torto) la panacea di tutti i mali.
Secondo punto, la prestazione. Sento di una partita giocata male, dove la Roma avrebbe strameritato di vincere, pur facendo due gol con due tiri e mezzo verso la porta di Julio Cesar, per l’occasione travestitosi da Babbo Natale in occasione della rete di Gabidan Futuro (cit.).
Se Milito avesse segnato al minuto 94, molto probabilmente in tanti si sarebbero ricordati di citare anche i due pali precedentemente colpiti dai nostri, nonchè un altro paio di occasioni clamorose create. E non sarebbero mancati i sostenitori della tesi che, dopo una simile sfortuna, senza quel gol la sconfitta sarebbe stata una beffa, dato che anche il pari ottenuto sarebbe stato risultato stretto. Di contro i giallorossi avrebbero (giustamente) consumato quintali di fazzoletti usa e getta, piangendo per ore sul fuorigioco di 20 cm di Pandev in occasione del gol dell’1-1.
Terzo, gli scenari futuri. Al momento a sentire alcuni sembrano nerissimi. Come sarebbero stati nel caso in cui quel tiro al minuto 94 ci avesse regalato il pari? Molto probabilmente, con 4 punti di vantaggio a 7 giornate dalla fine, avremmo già iniziato il count-down.

Insomma, pensate quale peso possa aver avuto quel palo. E qui vi chiedo: un singolo episodio può essere in grado di  condizionare tutti i giudizi? Può essere l’ago della bilancia per  valutare il lavoro fatto dal ritiro statunitense di  luglio ad oggi?
Personalmente credo di no. Sia in un senso che nell’altro. Al momento non nego che ci siano alcuni problemi, ma forse un pizzico di equilibrio in più nei giudizi non guasterebbe.
Stesso discorso nella valutazione dell’importanza delle competizioni. Ho sentito molti interisti che sino a qualche tempo fa “il campionato non vale niente e infatti in Europa ci massacrano”, affermare adesso che “non si può perdere il campionato per essere competitivi in Europa”. Insomma, di due l’una.
Chiudo, infine, con un dato statistico: le nostre 4 sconfitte sono arrivate tutte alla vigilia di partite di Champions. Sarà un caso?

scritto da il 28 marzo 2010 alle 17:47

Sapere di non sapere

Nel postpartita di Inter-Chelsea, Mou disse “sappiamo come si è arrivati a questa situazione”, riferendosi a come il Milan si era riavvicinato alla vetta.

Molti interisti, me compreso, erano d’accordo con il sottinteso: il Milan era ampiamente più vicino a noi di quanto non avesse meritato sul campo, qualche svista a loro favore e qualche svista a nostro sfavore, uniti a qualche fisiologico punticino perso.

Sono passate alcune settimane, in attesa della partita di stasera che potrebbe vedere anche i rossoneri ad un punto, di oggettivo c’è che intanto ad un punto c’è la Roma, dopo il confronto di ieri.

La domanda che mi sentirei di fare a Mourinho oggi, è semplice: “sappiamo come si è arrivati a questa situazione?”

Perchè non mi è chiarissimo… tenderei ad escludere aiuti dall’alto per chi ci ha (quasi) raggiunti, ma ovviamente potrei sbagliarmi. Tenderei anche ad escludere la semplice “fisiologicità”, perchè la serie è lì, un po’ impietosa.

L’importante non è che lo sappia per filo e per segno io, per carità. L’importante è che lo sappia lui, ed incidentalmente trovi una soluzione.

scritto da il 25 marzo 2010 alle 14:04

Più quattro alla meno otto

…che non è una formula matematica, ma la nostra attuale situazione di classifica e le giornate che mancano alla fine (bella forza).

Ed ora che si fa? si riconsidera già chiusa la pratica scudetto, come dopo l’ottimo mese di Gennaio? difficile, sia perchè vorrebbe dire essere umorali forti, visto che nelle ultime partite la prospettiva era radicalmente diversa, sia perchè aleggia ancora l’incognita Champions, a differenza degli anni scorsi.

Si temono contraccolpi immediati, più o meno per demeriti nostri, più o meno per situazioni indipendenti dalla nostra volontà, già dal prossimo sabato pomeriggio? qualcuno lo farà senza dubbio, ma non mi sento di condividere nemmeno questo atteggiamento: se scendiamo in campo con il giusto atteggiamento e con giocatori sani e pimpanti, ce la giochiamo con quasi chiunque, ed il quasi non riguarda la Serie A 2009-2010. Ce la giochiamo anche con la sfiga e le situazioni poco piacevoli.

Proviamo però a guardare un po’ più in là di Sabato, per una volta, ovvero al periodo che ci aspetta da qui al 17 Aprile, data di Inter-Juventus, un periodo in cui continueremo a giocare due volte a settimana come capita già da un paio.

Quattro partite di campionato, due di champions più la semifinale di ritorno con la Fiorentina in Coppa Italia: a parte la sfida immediata dell’Olimpico, per la quale non temo certo cali di tensione, per i successivi dieci giorni nella testa di tutto l’ambiente ci saranno 4 lettere: C-S-K-A.
Che in mezzo capiti il Bolgna e pure in casa non è affatto un male, anzi, ipotizzare un po’ di turnover come ieri sera non è un delitto…

Comunque si concluda la pratica Moscovita, la successiva doppia trasferta a Firenze sarà già più impegnativa: la Fiorentina è quasi tagliata fuori dalla lotta per il quarto posto, e visto che per esso sembrano lottare altre 3-4 squadre, anche per accedere all’Europa League non sembrano esservi margini in campionato, inevitabile quindi che la Fiorentina riversi tutte le sue energie sul tentativo di ribaltare l’1-0 dell’andata. Con prima tuttavia il match di campionato. Delle due sfide credo che il turnover, se possibile, vada fatto solo in Coppa Italia.

La fine di questo miniciclo è rappresentata dalla sfida coi Gobbi, sempre sentita da entrambi ma comunque non preventivabile oggi. Troppi i fattori ancora sconosciuti, del tipo “quante figure di merda raccoglieranno ancora prima del 17/04″? o “tre/quattro giorni dopo saremo davanti alla tv, o aspetteremo a S.Siro una tra Arsenal e Barcelona?”… insomma, su questa partita, nessuna considerazione.

Vediamo invece le nostre due dirette avversarie di classifica. Se in questo week end lo scontro Milano-Roma riguarda tutte e tre  (più Alazie), le successive tre giornate vedono leggermente agevolata la Roma, che va a Bari e poi ospita l’Atalanta, prima del Derby Capitolino; di contro, i biretrocessi vanno a Cagliari (che non potrà continuare a perdere gare consecutivamente a ritmi ferrareschi) e poi ospitano il Catania di Mihajilovic, prima di recarsi ad affrontare una Samp che si spera ancora in piena corsa quarto posto.

Insomma, le premesse per guardare all’immediato futuro con moderato ottimismo, ci sono tutte.

Per confermarle tuttavia non si può prescindere da sabato pomeriggio, ore 18, Stadio Olimpico. Non è il Livorno, non è nemmeno il Chelsea.

scritto da il 24 marzo 2010 alle 23:08

Il sorpasso 2

“Dopo il goal del Parma, sono letteralmente impazzita di gioia, era un gol molto importante in un momento difficile della gara – ha spiegato la Miss.  Il mio gesto di esultanza era di gioia, di liberazione rispetto ai molti minuti in cui siamo stati col fiato sul collo, ma non era assolutamente offensivo verso i tifosi avversari. Mi spiace davvero sia stato visto in questo modo”.

gioia

Una grande gioia

scritto da il 24 marzo 2010 alle 14:24

Fatti, no pugnette

Non è ordinaria amministrazione, anche se dovrebbe esserlo. La partita di questa sera contro il Livorno, anche se sulla carta dovrebbe essere una passeggiata di salute, presenta delle insidie da non sottovalutare, anche in considerazione del fatto che le incontreremo nuovamente da qui alla fine del campionato, con avversarie del tutto simili in gioco e aspirazioni.

Lasciamo perdere la pretattica scaramantica del presidente del Livorno, Spinelli, che afferma che si accontenterebbe di vedere la sua squadra vendere cara la pelle. In realtà Spinelli ha colto anche l’occasione per lanciare una stoccata Cosmi e Lucarelli, affermando in pratica che è inutile strappare un pareggio contro la Roma se poi prendi tre pere da una diretta concorrente per la salvezza.

Parole che non lasciano spazio a dubbi su che genere di partita ci dobbiamo aspettare di vedere.

Il copione sarà il solito “catenaccio e contropiede” in salsa provinciale Italiana, non certo il dinamico “difesa e ripartenza” che ha mostrato lo scorso anno il Chelsea in Semifinale con il Barca. Saranno altri più titolati e informati di me a confermare o affossare la mia tesi, ma immagino che quando Gianni Brera “inventò” il catenaccio avesse in mente qualcosa che si avvicinava di più alla seconda interpretazione che non alla prima.

Questa impostazione di gioco da parte del Livorno, che mi sento di poter dare per scontata, è proprio la fonte di maggiore preoccupazione. Abbiamo visto nelle ultime gare, in particolare contro Genoa e Palermo, per non dire Catania che ha una storia a sé, quanto possiamo essere in difficoltà contro le squadre che fanno muro in difesa.

In particolare a Palermo si è vista anche la difficoltà ad allargare il gioco aprendo le maglie della difesa, mentre il solito infaticabile Snejider predicava nel deserto a centrocampo, sempre circondato da un minimo di due giocatori.

Questa sera Snejider non ci sarà, Milito è molto in dubbio e avrebbe comunque bisogno di riposare e mancherà anche, per sua manifesta dabbenaggine, un altro personaggio che in partite come queste avrebbe tutte le carte in regola per fare la differenza.

Poche le opzioni a disposizione del Mou. Anche a livello di modulo senza Snejider potrebbe essere difficile proporre un 4231 efficace, perché il suo posto potrebbe essere preso solo da Deki e il Drago non sta brillando in questo periodo. Ci sarebbe un’altra soluzione estrema, ma preferisco non proferirla onde evitare insulti. Per la stessa ragione eviterò anche di nominare i candidati titolari in attacco questa sera.

Non riesco ad azzardare previsioni per questa sera, ma non mi aspetto una bella partita, al massimo una rivisitazione di “Ombre Rosse” o dell’assedio a Fort Apache. Allargare il gioco potrebbe essere poco redditizio, vista la mancanza di stazza e centimetri in mezzo. Nel dubbio: tirare da fuori, stare pronti sui rimpalli e sfruttare al massimo i calci piazzati.

Concretezza e cinismo.

scritto da il 23 marzo 2010 alle 0:52

Interviste impossibili

 

Amici

Amici

“Perché sto fuori? Dovete chiedere a chi sta più in alto di me. Saranno più forti gli altri”
“A Londra vittoria di Mourinho? Tse’, macché Mourinho, è una vittoria della squadra”.
“La maglia del Milan la tengo”.

“Perché sto fuori? C’è stata qualche incomprensione, ma tutto si risolverà”.
“A Londra vittoria di Mourinho? Vittoria di Mourinho e della squadra”.
“La maglia del Milan non posso accettarla, voglio riconquistare quella dell’Inter”.

Provate ad immaginare se Balotelli avesse risposto in questo modo alle domande del vergognoso Staffelli. Avrebbe fatto fallire l’assalto della trasmissione con più prostituzione nell’anima del bordello Mediaset, mandato un messaggio chiaro alla società e al tecnico e placato il fastidio del tifoso interista per la sua “fede” (vera o presunta) per il Milan.

Invece l’abbiamo visto indossare la maglia del Milan, prendere in giro i compagni di squadra e ridimensionare il ruolo del tecnico, in ordine crescente di importanza. Tre autogol (forse senza auto) mediatici che procurano l’ennesima grana all’Inter realizzando l’obiettivo della maitresse Antonio Ricci.

Alcune riflessioni sono d’obbligo. E’ sembrata un’imboscata organizzata. L’ossimoro serve per spiegare che probabilmente qualcuno della “famiglia” fosse in contatto con la redazione di Striscia la notizia per avvertirli della presenza di Mario in quel locale in quel momento. Sono giorni che Raiola, nelle sue 5 interviste quotidiane, dice di voler “creare la pace attorno al ragazzo” (frase ribadita anche stasera) e diventare carne da macello per i mediaservi non sembra il massimo della coerenza tra obiettivi prefissati e risutati ottenuti.

Ammesso (e non concesso) che nessuno sapesse dell’arrivo della signorina Staffelli, a Mario doveva essere vietato di concedere interviste a chiunque, al nemico in modo particolare, sempre per il discorso della “pace” mediatica. Fermo restando, sia chiaro, il tentativo disgustoso di Striscia di destabilizzare l’ambiente dell’Inter, come fecero con Eto’o non più tardi di tre mesi fa.

Personalmente dopo l’accoppiata Corona-Raiola mi ero preparato al peggio, anche se avevo sbagliato il timing, prevedendo l’estate come stagione calda per il fiume di dichiarazioni del pizzaiolo amico di Moggi. Un Moggi che prima dell’avvento di Raiola parlava così di Balotelli, mentre ora sembra aver cambiato magicamente idea. D’altronde che amici sono quelli che non si fanno sentire nel momento del bisogno?

Non mi importa delle reazioni di San Siro nei suoi confronti, della comprensibile delusione di molti tifosi, del senso di oppressione verso un sistema mediatico che fa di tutto per servire il padrone; dello spettacolo pre-serale, francamente, mi spiace solo per una persona: Massimo Moratti.

scritto da il 21 marzo 2010 alle 19:14

Il sorpasso?

Per oggi, cari cugini…

Moratti gesto

Se dovesse passare di qua qualcuno un’pò sensibile non lo prenda come un insulto, dato che certi gesti non sono assolutamente offensivi ma bensì sono testimonianza di gioia!

scritto da il 19 marzo 2010 alle 13:29

E sorteggio fu…

Mentre i gonzi chehannolachampionsnelDNA erano intenti a ignorare il fatto che la Champions League va avanti anche quando loro sono eliminati, a Nyon si è svolto il sorteggio della parte finale della competizione.

Niente sorprese per l’Inter, dato che nell’urna rimanevano solo due pallette: noi e il CSKA.

Ma chi è la bionda alla sinistra di Paolillo?

Ma chi è la bionda alla sinistra di Paolillo?

Ho visto srotolare uno a uno quei fogliettini bianco-azzurri e ho moderatamente gioito quando il Manchester prima e il Barcellona poi, sono stati estratti per affrontare altre squadre. Comunque noi ora concentriamoci sul CSKA (e sul 5º) e pensiamo che siamo l’INTERNAZIONALE FC. Se ‘sta benedetta coppa la vogliamo vincere, ci toccano le grandi. Comunque vada sarà una Champions di cartone.

tabellone fase finale

Le semifinali sono toste.

Infine, una menzione speciale per il sorteggio delle altre italiane. Essendo questo un turno senza limitazioni, l’inaugurabile è successo e purtroppo una delle due sarà eliminata dalla competizione, con forti ripercussioni sul Ranking UEFA.

Un derby tutto italiano

Un derby tutto italiano