scritto da il 17 febbraio 2010 alle 14:13

Una settimana di fuoco

1. Napoli-Inter 0-0. Niente drammi, niente tragedie, niente allarmi: il Napoli ha giocato la partita della vita, noi siamo stati un po’ sottotono, non si può vincerle tutte e via discorrendo. Con questo, però, arriviamo a 7 punti nelle ultime 6 trasferte con una vittoria, quattro pareggi e una sconfitta. Ruolino che inizia a creare qualche punto interrogativo sull’Inter lontano da San Siro. Punto interrogativo da risolvere in fretta: la prossima trasferta è a Udine, poi si vola a Londra. Quali sono i motivi di questa differenza di rendimento? Solo casualità dovute al calendario?

2. Le condizioni della rosa. Si avvicina la doppia sfida Sampdoria-Chelsea, e qualche domanda su formazione e turnover è d’obbligo. La difesa sembra ormai bloccata sulla linea Maicon-Lucio-Samuel-Santon, che dovrebbe presentarsi così in entrambi gli incontri con l’unica variabile del terzino sinistro (con la Samp potremmo vedere in quella posizione Cordoba o Zanetti, con Santon titolare designato per la Champions). A centrocampo, visti i precedenti soprattutto in Europa, gli unici sicuri della maglia sono Zanetti e Sneijder, con Stankovic che dovrebbe fare almeno un tempo sabato e poi partire titolare mercoledì. Il resto è un po’ un rebus: Cambiasso, Muntari, Mariga e Thiago Motta si giocano il posto. Cambiasso sicuramente titolare sabato ma non altrettanto con il Chelsea, e nella sua scia Mariga che, anche per la sua inesperienza a certi livelli, sembra proiettato più sul campionato. Alla fine la differenza la farà l’atteggiamento che il Mou vuole dare alla squadra contro i londinesi: Cambiasso per un rombo più ordinato, Thiago Motta a sinistra (con Zanetti vertice basso) per un maggiore controllo della palla, Muntari per la distruzione del gioco avversario. In attacco, invece, i dubbi sono amletici. C’è la media-gol di Milito, il momento d’oro di Pandev, l’Eto’o da grandi palcoscenici e il Mario fenomeno designato: qui Mourinho dovrà metterci tanto del suo. Balotelli sembra non riuscire a recuperare per sabato, e questo probabilmente pregiudicherà le sue chance di avere una maglia da titolare contro il Chelsea. Eto’o, al contrario, ha bisogno di minuti nelle gambe per ritrovare fiato e condizione. Probabile il ritorno della coppia Milito-Eto’o in entrambe le partite, con Pandev e Mario pronti a entrare e sparigliare le carte…magari al posto di Eto’o con la Samp e al posto di Milito con Chelsea

3. La mentalità europea. 2-3 e arrivederci a Manchester: questo dice la mentalità europea dopo la partita di ieri sera. In giro è tutto un fiorire di “cuore Milan”, di “ha provato a giocarsela” e di “lo United era più forte”, va da sè, ma dalla partita di ieri potremmo trarre qualche buon insegnamento anche noi. Il Chelsea non è imbattibile e non è impenetrabile: sicuramente è più forte dell’Inter ma altrettanto sicuramente non è quella corazzata che, nel recente passato, erano Barcellona, Manchester United e Liverpool. Scendiamo in campo guardandoli negli occhi, scendiamo in campo per giocarcela e coscienti di potergli mettere paura. Un 2-3 non è un risultato da invidiare e, ovviamente, qualsiasi risultato ottenuto in qualsiasi modo sarebbe preferibile a quello. Ma per la nostra situazione e per scacciare via un po’ di streghe, un pizzico di sfrontatezza in più potrebbe non guastare.

4. La Sampdoria. Prima del Chelsea, però, c’è la sfida di sabato sera, assolutamente prioritaria per mille motivi. Il successo in campionato manca da troppo tempo, la Roma -che pure è vicina all’interruzione della sua striscia positiva- ha guadagnato troppi punti nelle ultime partite ed è ora di rimettere in chiaro le cose. Non possiamo farci distrarre dagli impegni successivi: prima i 3 punti contro i blucerchiati, poi tutto il resto.

scritto da il 14 febbraio 2010 alle 19:07

Di tabella in tabella. Ovvero: travi e pagliuzze

Tra un paio d’ore va in scena Napoli – Inter, in un clima che non è precisamente dei più rilassati, almeno a sentire le dichiarazioni che si sono susseguite nelle ultime due settimane.

A proposito, solo due settimane or sono, mentre noi stavamo a goderci i nostri orgasmi multipli, il rosikante resto del mondo non trovava di meglio da fare che attaccare il nostro allenatore e la società Inter in genere a causa delle dichiarazioni sull’arbitraggio post derby. A seguire un bel filotto di multe rifilato al Mou e alla Beneamata per tutte le possibili accuse. Credo che manchi solo l’abigeato, ma visto come abbiamo strapazzato il Cagliari non escludo che arrivi anche quello. Tre giornate a Samuel, ovviamente.

Ora visto che siamo qui a scannarci da mesi sui due pesi e le due misure che il Mou usa nel gestire lo spogliatoio (vedi alla voce Mario Balotelli), ho pensato che fosse il caso di rinfrescarci la memoria un attimo su un altro difforme metro di giudizio che possiamo tranquillamente osservare; oggi come in passato.

Intendiamoci, le lamentazioni nei confronti dei torti arbitrali, veri o presunti che fossero, non sono certo cosa nuova. Anzi a dire il vero da molte parti ci accusano di essere i portabandiera di questo costume, ma poiché i fatti ci hanno dato ragione mi limito a scrollare le spalle.

Quello che mi interessa, non è la contestazione dell’arbitro in sé, quanto le sue conseguenze. Visto che le sanzioni affibiate al Mou e all’Inter hanno ormai abbondantemente superato il mio stipendio lordo annuo eviterò di riassumerle, che poi mi duole l’estrattoconto.

Piuttosto facciamo caso a una pratica inaugurata dal Dott. Galliani un paio di stagioni or sono (si proprio quello che degli arbitri non parla e non si lamenta mai).

Sto parlando del “Dossier dei torti arbitrali”. Trattasi di un esercizio di fantasia e matematica ipotetica che, al netto di alcune sviste, errori o palesi castronerie dei direttori di gara, porta inevitabilmente la squadra che colui rappresenta in testa alla classifica con un paio di campionati di distacco sulla seconda. A differenza delle dichiarazioni post partita si tratta però di un documento scritto del quale dovrebbero essere conservate delle copie, certo a meno che i soggetti che presentano il detto documento non siano dei completi cazzari, che poi alle dichiarazioni non danno seguito con i fatti.

Di recente questo strumento è stato utilizzato dal funambolico presidente del Palermo. La notizia è passata sotto silenzio o quasi.

Visto il personaggio comunque la teoria dei cazzari risulta essere quella più accreditata.

Restando nel campo delle parole in libertà dobbiamo segnalare lo sfogo dell’allenatore del Napoli, Mazzarri, a seguito della partita persa contro l’Udinese. Vi risparmierò a questo punto le insinuazioni sentite oggi sia nella trasmissione pseudocalcistica condotta dalla Ventura che successivamente dalla Banda Varriale.

Il succo era: Certo la Juve ha vinto contro il Genoa in seguito a un rigore inesistente, ma chi sa poi cosa potrebbe succedere questa sera a Napoli…

Ora possiamo attenderci che per tutti questi signori ci sia quantomeno un richiamo pubblico verbale, visto e considerato che sono gli stessi che gridano allo scandalo quando parla Mourinho?

Ognuno la veda un po’ come preferisce. Chi ama la dietrologia ci sguazzi pure, chi preferisce attenersi ai fatti ci si tenga ben stretto.

La verità è una sola. Conta vincere, conta essere più forti di tutti e di tutto, solo in questo modo anche coloro che dovessero subire nuovamente la tentazione della via facile, capirebbero che non c’è trippa per gatti.

Che gli pareremo i rigori e che se anche non li pareremo faremo sempre una rete in più di quelle necessarie.

La musica è cambiata.

Questa è l’Inter.

scritto da il 12 febbraio 2010 alle 10:11

Calma e gesso

Dopo qualche giorno passato sotto “effetto valium” per merito della scintillante vittoria per 3-0 sul Cagliari, è bastato un pareggio in quel del Tardini per rivitalizzare il nostro spirito critico.  Leggendo sul blog e altrove alcuni commenti,  la prima cosa che mi è venuta da pensare è che parzialmente siamo caduti nel trabocchetto dei media che, già nella mattinata di mercoledì, titolavano di un’Inter in fuga potenzialmente a +11 dalla Roma e, nel balletto dei recuperi, ad un virtuale +12 dai cugini. Dopo qualche attimo di riflessione però, sono arrivato alla conclusione che la cosa è vera in parte.

Analizzando i freddi numeri si nota come la nostra squadra sia prima in classifica con un vantaggio di 9 lunghezze sulla Roma, inseguitrice più immediata. Ammesso e non concesso che il Milan riesca a battere la Fiorentina nel recupero che si disputerà ad aprile, il vantaggio sulla seconda si ridurrebbe a 8 punti, che a dirla tutta non sono proprio un’inezia. Sempre i freddi numeri dicono che il nostro è il miglior attacco della Serie A con 49 reti segnate e  la difesa la meno battuta, con 20 gol subiti. Alla luce di tutto ciò com’è possibile che, proprio dagli stessi tifosi della Beneameta, vengano spesso mosse feroci critiche nei confronti della squadra? La risposta è semplice:  il tifoso nerazzurro è per natura esigente,  spesso ipercritico,  portato a cercare sempre la perfezione. E questo a mio modo di vedere è un’pò un nostro limite, che in alcune circostanze ci impedisce di godere a pieno delle imprese della nostra squadra.   Sia chiaro, nessuno vuol negare il diritto di critica, ci mancherebbe. In fondo l’analisi del match, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti negativi, è lo strumento più efficace per individuare i problemi e migliorarsi.  Di contro, c’è da dire che personalmente non gradirei neanche far parte di una tifoseria che, nonostante l’evidenza, negasse certi fatti per partito preso, vedendo il cielo azzurro e limpido anche quando invece è plumbeo.

Insomma,  credo che più spesso dovremmo mettere sul piatto della bilancia, insieme a quelli negativi, anche gli aspetti positivi, valutando bene entrambe le facce della medaglia. Oggi sento parlare della partita di Parma come un’occasione persa per allungare. Sicuramente questo  è vero, ma non dovremmo scordarci di quelle partite in cui abbiamo portato a casa punti immeritatamente. Perchè  in un campionato regolare è praticamente impossibile vincerle tutte ed è fisiologico essere meno brillanti in alcune circostanze. Ricordate che fine hanno fatto quelli che a inizio stagione stilavano tabelle che prevedevano, su 38 partite, ben 36 vittorie e solo 2 pareggi?
Che poi, tirando le somme, la situazione mi sembra tutt’altro che nera. O no?

scritto da il 10 febbraio 2010 alle 23:16

Giù di giri: Parma vs. Inter 1 – 1

Giù di giri, esordisce lo spot radiofonico di una nota casa automobilistica. Che ci si avvicinasse a questa gara con un certo calo di tensione era evidente.

Un recupero di campionato di una partita rimandata per neve che rischia di essere rimandata nuovamente per lo stesso motivo  non è il massimo per tenere alto il tasso di guardia. Per di più l’Inter vista negli ultimi tempi non sembrava proprio che potesse soffrire un Parma che, come spesso accade alle formazioni di Guidolin, ha perso smalto rispetto al brillante inizio di stagione.

Veniamo da un paio di settimane gloriose e se a questo aggiungiamo il calendario fitto di impegni e la marcia di avvicinamento al tiratissimo ottavo di Champions contro il Chalsea è evidente che gli ingredienti per sottovalutare l’impegno ci sono tutti.

Perfino da parte nostra, che infatti non ci siamo degnati nemmeno di fare un post preparatorio all’incontro. Valgono tutte le attenuanti del caso: chi lavora, chi ruba lo stipendio, chi finalmente dovrebbe smetterla di incidere passivamente sul bilancio famigliare (di nuovo complimenti al dottore), ma il punto rimane. La gara non era delle più sentite.

Mi si dice che tutte le partite di campionato valgono comunque 3 punti, ma ad essere sinceri credo che l’Inter un po’ rilassata di questa sera sia pienamente giustificabile.

Certo l’amaro in bocca rimane lo stesso, visto che per tutto il primo tempo e fino al loro goal, maturato su calcio piazzato, l’impressione era che avessimo completamente in mano le redini della partita. Il Mou non si smentisce e tenta subito di recuperare gettando Mario nella mischia, nella speranza di scardinare il blocco del Parma. Detto fatto, di nuovo su calcio d’angolo, arriva il goal. Sponda di Lucio e pareggio di Mario.

Balotelli e Lucio gol Parma

“Bene, adesso li frolliamo” è il primo pensiero che mi solca la mente, mentre sommessamente impreco contro il sito su cui sto vedendo la partita in streaming che mi obbliga a ricaricare la pagina ogni 60 secondi circa.

Passa qualche minuto ed ecco che l’arbitro caccia fuori uno dei loro per doppia ammonizione. Ci sta tutta da regolamento, ma in effetti è stato un po’ fiscale a ben vedere. Siccome siamo sportivi Matrix si stira saltando la corda al centro del campo. Le sostituzioni sono finite e il Mou gli chiede di stringere i denti e restare in zona d’attacco a fare da sponda per le punte. Cambiasso scala in posizione centrale e qualche rischio in più si corre, ma nulla di eccessivo.

Certo si potrebbe obiettare che, per come sono andate le cose, si poteva lasciare in campo Cordoba (uscito per Mariga) e togliere Materazzi che tra l’altro stava soffrendo la velocità di Biabiany, ma del senno di poi son piene le fosse.

Si gioca in pratica in 10 contro 10 e ancora non mancano le occasioni per vincere la partita, ma le idee sono un po’ confuse e la mira pure. Maicon spara alto concludendo una bella azione orchestrata con Pandev e Mario.

Peccato. Si è creato tanto, ma è mancata lucidità e cattiveria sotto porta. Una volta ogni tanto ci può stare e se proprio doveva essere meglio qui che a Napoli.

Quella di Mazzarri è tutta un’altra squadra e sarà bene ritrovare motivazione e concentrazione velocemente.

scritto da il 8 febbraio 2010 alle 16:27

Non pensavo che Mourinho fosse così bravo

Non pensavo che Mourinho fosse così bravo.

Gol Cagliari

Ero convinto portasse un valore aggiunto in Europa, ma temevo avrebbe pagato un prezzo salato in campionato, soprattutto contro le squadre della “colonna di destra” della classifica.

La sua prima stagione è stata superiore alle attese, ma non eccezionale: si è visto un buon calcio solo sull’asse Maicon-Stankovic-Ibrahimovic, e senza Ibra al suo meglio, non c’erano valide alternative al gioco d’attacco, mentre l’assetto difensivo pativa scompensi. Il 4-3-3 era naufragato, il nome di Quaresma destava i brividi, lo stesso Balotelli sembrava involuto, e il trattamento riservato a Cruz e Crespo mi aveva molto irritato.

La seconda stagione di Mourinho, invece, è finora splendida: l’Inter ha giocato 6-7 partite ad alto livello, ha mostrato di poter fare a meno di chiunque (diciamo quasi chiunque: Zanetti, Julio Cesar e Milito giocano sempre) e, soprattutto, si sono visti “schemi” palla a terra che rendono quasi impercettibile la partenza di Ibra. Anzi, senza Ibra si vede un calcio più imprevedibile e spettacolare.

I meriti di Mourinho sono innanzitutto di natura psicologica. A certi livelli, si tratta di gestire “prodotti finiti”, calciatori con minimi margini di miglioramento, e il primo compito dell’allenatore è convincerli ad allargare i propri orizzonti, giocando in ruoli diversi, “sacrificandosi” nell’interesse della squadra. Bisogna avere fortuna, servono calciatori dotati di una certa personalità e che non si sentano sminuiti se viene chiesto loro di marcare il centrocampista avversario, o ripiegare in area sui calci piazzati.

Il secondo merito di Mourinho è aver voluto Sneijder e Pandev, abbassando drasticamente la muscolarità della squadra, a vantaggio di un superiore tasso tecnico: magari il Chelsea smentirà questo ottimismo, ma – senza infortuni dell’ultima ora – questa Inter è più adatta alla Champions persino dell’Inter dei record, il carrarmato delle 17 vittorie consecutive. Lo è perché può gestire un discreto “possesso palla”, ha contropiedisti formidabili, ottimi tiratori di punizioni e attaccanti capaci di convertire in gol una palla sporca che schizza nell’area piccola. Il punto debole continuo a vederlo nella coppia di terzini, sperando che Santon acquisisca più sicurezza e Maicon esca definitivamente dal cono d’ombra.

Se Mourinho riesce anche in questo, ci aspetta una primavera indimenticabile. Sta per rientrare Stankovic, sta per svegliarsi Eto’o.

scritto da il 8 febbraio 2010 alle 1:46

Puttini alati

Ronaldinho durante una delle sue travolgenti scorribande

Ronaldinho durante una delle sue travolgenti scorribande

Si sa, anche negli amori più profondi, più intensi, si hanno delle pause. Incomprensioni, gelosie, mestruazioni e, più in generale, quel calo fisiologico che, inevitabilmente, segue i primi, bollenti mesi, quando l’ormone galoppa e i difetti sono mascherati dall’infatuamento. A Bologna, il Milan si presenta in campo con Promiscuo80, reduce da una tre giorni di movimentati meeting, Coccoloso22 e il nuovo acquisto, Cinghialotto30, che in settimana si è guadagnato  il posto a suon di tegamate di fagioli. Proprio lui, l’uomo dei pasos dobles, delle bicicletas e dei triplos mentos (auto-cit.), ha sfoderato una prestazione gagliarda che ha convinto anche i più scettici, compreso il suo arzillo presidente che, in settimana, ha riproposto il numero dell’elefante sullo sgabello, per ottenere garanzie sulla partecipazione ai prossimi party in casa Dinho.

Nonostante il calo di Amore, gli undici puttini (ok, qui potrei scatenare facili ironie, ma erano mesi che volevo tirare in ballo i puttini alati) alati (appunto) rossoneri, con una prova di abnegazione e sostanza, strappano un goloso pareggio e danno continuità all’ interessante striscia positiva che dura ormai da ben due turni.

A Milano, nel frattempo, gli scontati musoni interisti bivaccano contro il Cagliari. Da segnalare la mostruosa prova di Pandev, preso gratis mentre altri erano impegnati ad assicurarsi le metà di cosciosi vitelli o di strombazzati centrocampisti, e la fucilata presa in testa da Muntari, che ha accusato dei vuoti di memoria ed ora è a sudare in una panetteria di Rovigo, dopo che alcuni tifosi, grandi ammiratori delle sue doti, lo hanno convinto di essere Eddy, il fornaio.

In serata, si registra la terza variazione annuale nel tema Anti-Inter: all’inizio c’erano i Gladiatori di Ciro, poi è toccato all’Amore e, ora, all’eterna inseguitrice di questi anni. Forse, se trovassero il modo di unire i loro punti e di fondersi in un’unica Anti-Inter, potremmo anche preoccuparci un po’.

scritto da il 7 febbraio 2010 alle 13:33

Inter-Cagliari e il febbraio nerazzurro

Oggi il Cagliari, mercoledì a Parma, poi a Napoli, quindi in casa con la Sampdoria, dopo di che a San Siro arriverà il Chelsea e il mese nerazzurro si chiuderà a Udine.

Deki binocolo

Per continuare a fare il binocolo, nelle quattro partite di campionato che precedono la Champions, bisognerebbe raccogliere 8-9 punti, e non sarà facile perché si tratta di una serie di squadre che corrono, affollano il centrocampo, sanno giocare al calcio.

Al Cagliari mancheranno due degli uomini migliori – Marchetti e Cossu – ma la squadra di Allegri ha una precisa fisionomia, e ha già dimostrato di saperci mettere in difficoltà:
- un anno fa, a San Siro, poteva vincere, e il pareggio di Ibra arrivò dopo una faticosa rimonta;
- al ritorno – la settimana dopo la conquista dello scudetto – fu il Cagliari a rimontare e vincere;
- a settembre, nella partita di andata, il Cagliari segnò e dominò nel primo tempo, sprecò un paio di occasioni per il 2-0 prima di farsi infilare da una doppietta di Milito nei primi minuti della ripresa (vittoria fortunosa, comunque).

L’Inter mi sembra in crescita dal punto di vista dinamico.
Immagino sia cambiata la preparazione, per arrivare alla Champions con più freschezza e reattività. E poi stanno rientrando gli infortunati, sperando di non pagare altri prezzi almeno nel reparto di centrocampo.
Credo che oggi si vedranno un po’ di gol, perché Agazzi fa il suo esordio in Serie A, e Mourinho ruoterà tutti e 4 gli attaccanti, compresi Eto’o e Balotelli. Ma senza Sneijder, sappiamo che è un’altra Inter.
Dovessi indicare un pericolo, direi Lazzari, centrocampista offensivo dotato di un bel tiro.

scritto da il 6 febbraio 2010 alle 13:40

Fantacalcisti di tutto il mondo, unitevi!

Una partita il venerdì sera alle 20.45.
Una partita il sabato pomeriggio alle 18.00.
Una partita il sabato sera alle 20.45.
Una partita la domenica alle 12.30.
Quattro partite la domenica alle 15.00.
Una partita la domenica alle 20.45.
E una partita il lunedì alle 20.45.

Ecco il menù che ci preparano per il prossimo anno.

Fantacalcio

L’effetto positivo è la presumibile assunzione di fior di statistici per costruire un calendario in cui chi gioca la Champions di martedì non possa giocare in campionato la domenica e il lunedì, chi la gioca di mercoledì non possa giocare la domenica sera e il lunedì, chi gioca l’Europa League non possa mai giocare di venerdì e di sabato. Eccetera. Questi insigni statistici dovranno anche considerare i turni infrasettimanali, ragionevolmente “spalmati” fra il martedì e il giovedì: quest’anno sono stati 4 (la bulimia delle 20 squadre di A porta anche a questo), che si aggiungono ai 6-8, sperabilmente 10 o persino 12 delle squadre italiane impegnate in Europa. Né vanno dimenticate le interruzioni per le partite della nazionale (autentico sollievo ristoratore, in questo bailamme), che – con o senza Lippi – dovrà conquistarsi la qualificazione per i prossimi Europei. Se considerate che il campionato si concentra in 40 settimane scarse, un menù che preveda di dividere in 7 diversi momenti le “giornate” calcistiche diventa semplicemente folle. Quanto alla “regolarità del campionato”, lasciamo perdere: è così facile passare per nostalgici.

Ci diranno che chi paga – le televisioni, cioè Sky – ha diritto di cercare il massimo profitto dalla gestione dei diritti di ripresa. Aggiungeranno che all’estero funziona già così, ma è vero solo in parte, e Liga e Premier League sanno vendere i diritti televisivi a prezzi doppi di quelli ottenuti dalle società italiane. Non è certo un problema di Sky o della Lega Calcio se questa overdose visiva produrrà il collasso degli sport “minori”, e avrà serie conseguenze sui consumi culturali (cinema, musica dal vivo, teatro). La ricerca del massimo profitto è il motore del capitalismo, il cui cammino è costellato di vittime sacrificabili (fra le altre il cinquantenne “Tutto il calcio minuto per minuto”, celebrato come certi patrioti risorgimentali). Né mi pare che all’orizzonte politico ci sia qualcuno che intenda mettersi di traverso, esprimere una diversa concezione del calcio professionistico. Sono tutti liberisti, in questo Parlamento… Se si riuscirà a scongiurare la sciagura della “giornata in 7 portate”, con gli anticipi e i posticipi, e gli anticipi dei posticipi e i posticipi degli anticipi, dipenderà solo dalla reazione del pubblico. Dai consumatori. Da chi è appassionato di calcio, ma non ha ancora smarrito il senso della misura (risultato a pensarci bene straordinario, in un Paese che paga il designatore degli arbitri più del Primo ministro e del presidente della Corte Costituzionale).

A questo movimento di persone comuni, serve una politica delle alleanze. Mi limito a indicare una potenziale platea di arrabbiati con il Calcio Spezzatino: le centinaia di migliaia di persone che giocano al Fantacalcio, facendo riferimento a vari giornali o auto-organizzandosi con regole e punteggi. Fra gli effetti collaterali del Calcio Spezzato in 7, infatti, c’è che dovendo consegnare le formazioni alla vigilia della prima partita e potendo fare i punteggi solo dopo lo svolgimento dell’ultima, il nuovo menù degustazione toglierà ogni divertimento al Fantacalcio, provocandone la fine.

Fantacalcisti di tutto il mondo, unitevi!

scritto da il 5 febbraio 2010 alle 14:16

Il gennaio della nuova Inter

MouGenoaCon Inter-Fiorentina, fanno 5 vittorie, un pareggio e nessuna sconfitta. Per trovare un rientro dalla sosta di Natale su questi ritmi, dobbiamo tornare indietro al 2006/2007 (6-1-0), ai tempi in cui si ammirava una fascia sinistra arata da Fabio Grosso, ai tempi in cui Nick Burdisso  trovava spesso l’inserimento vincente, ai tempi di Arma Letale, ai tempi in cui ancora si favoleggiava di un ritorno ad alti livelli di Adriano (!)…dobbiamo tornare indietro a un’altra Inter, un’Inter che rincorreva la conferma sul campo dello scudetto vinto l’anno precedente, un’Inter che si apprestava a polverizzare tutti i record in un campionato ancora sotto shock per le vicende legate a calciopoli. Da allora ad oggi, in gennaio ci è toccato vedere spettacoli eufemisticamente “discutibili”: da un 2-2 in casa con la Juventus, ad una risicatissima vittoria con il Parma presa per i capelli con due gol in pieno recupero, dai  pareggi con Cagliari e Torino, fino alla clamorosa sconfitta con l’Atalanta dello scorso anno, passando sempre e sistematicamente attraverso pessime prestazioni alla ricerca di un gioco e di uno smalto che sembravano persi insieme agli avanzi del panettone.

Quest’anno invece la differenza, oltre che nei risultati, sta proprio nel gioco e nell’atteggiamento visti in campo. Vittorie stentate con Chievo e Siena e pareggio a Bari, sicuramente, ma altrettanto sicuramente grandi prove di carattere soprattutto con i toscani e in Puglia quando, sempre in svantaggio, sempre in difficoltà e sempre in piena emergenza-centrocampo, siamo riusciti a raddrizzare le partite solo grazie alla rabbia, allo spirito di sacrificio e alla coscienza di essere i più forti. L’apoteosi di questo mese di gennaio, la presa di coscienza definitiva di queste caratteristiche che pure avevamo già visto nel corso della stagione (basti pensare alle partite con Udinese e Dinamo Kiev) è stata sicuramente nel derby: sfavoriti (secondo alcuni) in partenza, nel momento migliore dei nostri avversari, con un arbitro che ha fatto ciò che ha fatto, in 10 prima e in 9 poi…siamo stati in campo correndo per 20 e siamo riusciti non solo a portare a casa i 3 punti ma anche a farlo senza il minimo affanno e la minima preoccupazione. Il tutto, in questo mese di gennaio, condito dal passaggio del turno in Coppa Italia ai danni della Juventus e dalla vittoria con la Fiorentina nella semifinale di andata (il ritorno è previsto nel calendario della Coppa Italia 2012).

Ma l’evidenza lasciataci da questo inizio di anno, appunto, non sta nei risultati. L’evidenza sta in una nuova consapevolezza della squadra, in un istinto omicida che sembra essersi impossessato degli 11 in campo e che non gli fa lasciare neanche le briciole agli avversari, indipendentemente dal contesto. L’evidenza sta nella voglia di lottare, di mangiare il campo, di battere tutto e tutti. In una nuova consapevolezza della nostra forza, in un nuovo salto di qualità dopo il primo operato dall’Inter di Mancini. Che sia quello definitivo? Forse sì, forse no…non è questo il punto. Ma questa Inter sa quello che vuole e sa come ottenerlo. Questa Inter è una squadra costruita ad immagine e somiglianza del suo tecnico, ed ora è chiaro a tutti. Una squadra che non vive più degli umori del Genio di turno, ma vince con Sneijder e senza di lui, con Eto’o e senza, con Balotelli e senza, addirittura -si può azzardare- con Milito e senza. E’ una squadra che sa come giocare e cosa fare per portare a casa la partita, e sa che può farlo contro chiunque. E’ una squadra che pensa al futuro sfida per sfida. Fateci caso: un anno fa di questi tempi era tutto un parlare di Manchester, un’attesa continua. Idem due anni fa per il Liverpool. Fra venti giorni arriva il Chelsea: sentito qualcuno parlarne? No. C’è il Cagliari, c’è il Parma, c’è il Napoli, c’è la Sampdoria. Poi ci sarà il Chelsea. Uno per uno, uno alla volta. Tutti affrontati con lo stesso spirito e la stessa concentrazione. Tutti affrontati con la stessa voglia e la stessa consapevolezza. La consapevolezza di essere forti, la consapevolezza di potersela giocare contro chiunque, di essere padroni del proprio destino. La consapevolezza di poter imporre la legge dell’Inter. La consapevolezza di Josè Mourinho.

Questa, oggi come non mai, è l’Inter di Mourinho.

Concentrati sul presente ponendo le basi per il futuro, in campo come sul mercato. Gli arrivi di Mariga e Pandev e gli operatori di mercato già al lavoro per l’estate sono segnali chiarissimi. L’organizzazione quasi ultimata del ritiro per la prossima stagione lo è altrettanto. Una società che in qualsiasi occasione fa quadrato intorno al tecnico, appoggiandolo in pubblico anche più di quanto sarebbe lecito aspettarsi, è una società che dà un segnale chiaro e preciso. Al tecnico e al mondo. Alla squadra e a noi. Questa è l’Inter di Josè Mourinho, che crede in lui e che si affida a lui. Oggi, domani e dopodomani. Perchè la strada tracciata è quella giusta, e ogni giorno che passa rappresenta una nuova conferma.

scritto da il 2 febbraio 2010 alle 17:19

Impossibile deriderli ancora

“Al Milan si respira un’aria diversa”, “il Milan è il club più titolato al mondo”, “volevo solo il Milan”, “il Milan ha più gioco” e, a grande richiesta, “si è ridotto l’ingaggio pur di vestire questa maglia”. A Milanello Bianco si spolvera tutto il repertorio in occasione della presentazione di Amantino Mancini.

Noi, dal canto nostro, un po’ ci chiediamo quanto sarà diversa e gioiosa questa atmosfera dopo che sono stati presi a pallate nel derby, sbattuti fuori dalla Coppa Italia e presi in giro da Lucarelli. Un po’ tiriamo un sospiro di sollievo, perchè parole del genere dette dal brasiliano sono il chiaro preludio a una sua conferma in rossonero per le stagioni a venire. Un po’ ci chiediamo se davvero non gli diano un copione una volta varcati i cancelli della Grande Famiglia, e se davvero non si rendono conto di quanto suonino ridicole certe frasi. Un po’, soprattutto, leggiamo e rileggiamo le sue parole per sforzarci di fare un post comico, sferzante, di presa in giro alla grancassa mediatica di Milanello Bianco. Ma più leggiamo e più ci rendiamo conto che non può esserci nulla di più comico di quelle stesse parole.

E allora, nell’attesa del trionfale servizio di Pellegatti sulla prima meravigliosa rete di Amantino in rossonero durante un’amichevole con la Berretti, non troviamo niente di meglio da fare che riproporvele integralmente. Scusandoci con chi, in ufficio, rischierà il posto a causa delle risate che ne scaturiranno.

Mancini Milan“Mi fa molto piacere essere qui. A Milanello vedo una atmosfera diversa, è un grandissimo centro sportivo. Mi sento come un ragazzino che ha tanta voglia di giocare.
L’ultimo anno è stato difficile, ringrazio il presidente Moratti che ha capito la mia situazione e ringrazio il Milan per la fiducia. Sono contento di poter dimostrare di essere ancora l’Amantino che tutti conoscono.
Il gioco che farà il Milan lo conosco, l’ho fatto con Capello alla Roma e in parte anche con Spalletti. Ultimamente ho giocato proprio poco, ma adesso giro pagina. Il Milan è una nuova avventura, un grandissimo Club, ho tanta voglia di riscatto, di vittoria, di serenità.
Come è andata fra me e l’Inter? Magari potevo fare un po’ di più, il fatto è che dopo essere partiti con un modulo con tre attaccanti poi si è giocato a rombo. Comunque, adesso vita nuova.
Mourinho? E’ bravo, ma adesso il mio allenatore è Leonardo. E’ uno che capisce di calcio, Leonardo, che lo conosce, spero davvero di fare belle cose al Milan.
Il Marsiglia? E’ successo che mi ha contattato il 28 Dicembre e poi è sparito per due settimane. Poi, due settimane dopo, il Marsiglia si è rifatto vivo chiedendomi una risposta in due giorni. Non si fa così. Il presidente del Marsiglia ha avuto una uscita infelice dichiarando che io sono maleducato, forse, a vedere come si sono comportati, è proprio il contrario.
Meno male che è andata così, adesso sono al Milan. Dopo tanto tempo che non giochi prendi un po’ di peso, è normale, ma dopo una settimana si brucia tutto e si gioca. Avrò la maglia numero 30 che tanto bene mi ha portato alla Roma.
La Nazionale brasiliana? Io spero ancora molto di tornarci. Soprattutto adesso che sono qui al Milan, una squadra che ha grande visibilità in Brasile. Nel nostro Paese il Milan ha tanti tifosi, tutti seguono le sue partite, per le strade ci sono tanti ragazzini con la maglia del Milan.
Dall’Inter al Milan? Qui al Nord la rivalità da derby mi sembra più tranquilla, a Roma sarebbe già diverso, del resto non ho mai avuto problemi con i tifosi dell’Inter, quando ho giocato ho dato tutto.
Il Milan ha più gioco, però l’Inter è una squadra molto forte. L’Inter ha più fisicità, il Milan lavora meglio il pallone.
Sento molto la responsabilità di giocare in un Club vincente, nel Club più titolato al mondo. I miei nuovi compagni brasiliani sono tutti fortissimi.
Io dopo Cafu? Lui era terzino, anche se io stesso sono partito come terzino in Brasile, segnai 18 gol in quel ruolo prima di venire in Italia. Adesso il mio ruolo è esterno da metà campo in avanti. Farò di tutto per rimanere qua, ho tanti stimoli, il Milan gioca con tre davanti e con due attaccanti molto larghi, è una squadra tecnica, gioca la palla a terra: è proprio questo che potrebbe regalarmi il sorriso e l’allegria di giocare. Negli ultimi mesi ho capito che la storia con l’Inter era finita e ho detto basta, ho pensato che volevo respirare un’altra aria. Purtroppo non posso giocare la Champions League, pazienza. Mi rimangono, per far bene, ancora molte partite di campionato. A Bologna? Questa settimana lavoro e sabato valutiamo. Ho voglia di essere presente, adesso lavoriamo e poi vediamo”

Sul serio…potevamo essere più comici di così?