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Il cerchio del Karma

febbraio 22nd, 2010 | 165 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Discussioni | di Fonz77

Fratelli Nerazzurri,
molti sentimenti abbiamo in comune in queste ore, ancor più di ciò che normalmente già ci unisce. Qui come altrove ne abbiamo dette tante sulla partita di sabato sera. Ci siamo divisi e abbiamo discusso, come spesso succede in unconsesso dove nessuno ha l’anello al naso (cit.).

Tutto questo accadeva poche ore fa eppure sembrano passati secoli. Quando il giudice sportivo ha comunicato le squalifiche e le multe che sono scese come una sporca pioggia sopra la Società Nerazzurra, tutto l’ambiente è stato scosso da un brivido.

Non pensate che io non provi gli stessi dubbi che hanno molti di voi, gli stessi timori che i giochi siano chiusi qui.
Troppo forti gli avversari, troppo disonesti con armi troppo subdole.

Eppure anche noi siamo forti. Forti come non lo siamo mai stati in questi ultimi vent’anni. Forti di un gruppo indistruttibile e compatto intorno al proprio condottiero. Forti della consapevolezza di combattere contro l’oscurantismo e l’ingiustizia.

Contro i furbi che vogliono che tutti si comportino da furbi e se non lo fai, se pensi che le regole debbano essere applicate, beh peggio per te, sarai il primo a sentire la frusta di quelle regole.

Non prendiamoci in giro, quella che dovremo combattere non è una battaglia facile. A troppi diamo fastidio, per le più diverse ragioni. Chi odia Mourinho, ci si preoccupa del fatto che con il campionato chiuso troppo presto sfumerebbero milioni di €uro di incassi televisivi e di scommesse (andate a leggervi le dichiarazioni dell’antennista).

Sia chiaro che combattiamo per la nostra sopravvivenza, perché solo gli dei sanno cosa resterebbe di questa squadra se dovessimo essere sconfitti. Questa è la nostra ora più cupa, più ancora del ’98 e del 2002. Ma questo è anche il momento in cui i nostri nemici (esatto, nemici, non avversari) dovranno capire che noi non ce ne andremo in silenzio, noi lotteremo fino alla fine.

Ci sarà forse un giorno in cui ci dovremo arrendere e scomparire con il capo chino e la schiena spezzata, ma quel giorno non è ancora arrivato!

Noi siamo ancora vivi, siamo ancora in piedi e per tutti gli dei abbiamo ancora la forza di combattere!

Se fino a ieri potevo percepire la furia cieca e il sangue agli occhi ora vedo un altro tipo di forza. Vedo una rabbia fredda e silenziosa pronta a scatenarsi con i fatti.

Il tempo delle parole è finito. Non otterremo giustizia chiedendola, la otterremo strappandola dalle mani dei nostri nemici.

Da qui alla fine della stagione dovremo essere tutti perfetti: giocatori, allenatore, società, tifosi.

Ci saranno dei torti. Ce ne saranno tanti e noi dovremo fare di tutto per non dare loro scuse a cui attaccarsi. Non una parola con gli arbitri, con i giornalisti, non una con i giocatori avversari o i loro panchinari.

Questo vale anche per noi tifosi. Zero striscioni. Nessuna considerazione per la terna arbitrale o per i nemici di turno. Perfino quando annunceranno le loro formazioni a San Siro dovremmo restare in silenzio. Che possano sentire il peso del nostro sguardo, mentre zitti, li giudichiamo. Sarà molto più terribile di qualsiasi insulto.

Per tutto il resto del tempo il Meazza dovrà essere una bolgia. Dovremo diventare una tifoseria Inglese. Dovremo cantare per l’Inter dal primo all’ultimo minuto.

Conoscete il cerchio del Karma? Un idea molto semplice in realtà, tutto quello che fai in vita ti tornerà indietro moltiplicato dieci volte. Anche tutto questo schifo tornerà loro addosso perché se vogliono giocare seguendo le regole alla lettera hanno trovato pane per i loro denti. Non sfuggirà uno striscione, una reazione contro l’arbitro o un coro o una protesta con tanto di dossier. Tutto questo d’ora in poi dovrà essere giudicato con lo stesso metro di giudizio applicato oggi, lo pretenderemo.

Non avverrà domani e forse nemmeno dopodomani, ma succederà potete starne certi.

Nel frattempo andiamo a prenderci ciò che ci spetta di diritto, ciò per cui abbiamo lottato e vinto e per ancora lotteremo e vinceremo.

All’erta fratelli.

Serriamo i ranghi. Alziamo gli scudi.

Stringiamoci a Josè Mourinho il condottiero, anche se dovesse essere l’ultima cavalcata insieme, faremo tremare i pilastri del potere, fino alla vittoria.

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L’attacco al Chelsea

febbraio 22nd, 2010 | 239 Comments | Posted in Champions League, Tattica | di Nk³

Dopo i veleni del campionato, è ora di pensare al calcio. Testa alta e occhi puntati sul Chelsea di Carlo Ancelotti in quello che, al netto delle energie buttate contro la Sampdoria, può rivelarsi un match chiave per la crescita di questa squadra. Fatta per grandi linee la formazione, i dubbi maggiori riguardano l’attacco. I numeri di Diego Milito, il momento di forma di Goran Pandev, la forza e l’abitudine a certi livelli di Samuel Eto’o, il dominio tecnico e l’imprevedibilità di Mario Balotelli: chi titolare contro il Chelsea?

Samuel Eto'o

Fatti sentire, Samuel

Per ognuno di loro andrebbe fatto un discorso a parte. Innanzitutto Eto’o, che ha rilasciato due dichiarazioni esplicite e dello stesso tenore in pochi giorni: “Contro il Chelsea voglio giocare”. Samuel, finora sempre silenzioso nel rispetto delle scelte dell’allenatore e del bene della squadra, sente il big match come la sua partita. Ed è comprensibile: è per queste partite che è arrivato a Milano, per ridurre il gap dalle grandi d’Europa, per riuscire dove anche Ibrahimovic aveva fallito, per far compiere all’Inter il definitivo salto di qualità. Il momento di forma non è dei migliori, ed è evidente, ma non ci può essere partita migliore per riscattarsi e, soprattutto, non ci può essere partita peggiore per lasciarlo fuori. Dal punto di vista tecnico, tattico e umano. Mourinho non si priverà di lui, a costo di tirarlo fuori dopo 45′ minuti di nulla: Samuel Eto’o sarà della partita.

31 presenze, 2581 minuti giocati, 16 gol. Per Diego Alberto Milito parlano i numeri. Una stagione strepitosa quella dell’argentino, sulla falsariga della precedente, che seppure con qualche singola partita di pausa lo sta portando ad esprimersi a livelli inaspettati per molti. 4 convincenti presenze e 1 gol in Champions League rispondono anche a chi lo vorrebbe non abituato ai grandi palcoscenici europei e tutto da testare in certe situazioni. Possibile lasciarlo fuori? Difficile, molto difficile. Alla fine, complice anche l’infortunio di Balotelli, Mourinho si affiderà alla coppia titolare di inizio campionato. El Principe davanti, Eto’o intorno a lui. Per attaccare il Chelsea con la velocità del camerunense e la sapienza tattica dell’argentino. Con il nome di Samuel e l’istinto omicida di Diego.

Mario Balotelli non ha bisogno di numeri, di presentazioni, di parole. A 19 anni, è lui l’arma in più dell’Inter in Italia e, soprattutto, in Europa. La partita giocata contro il Rubin Kazan non ammette repliche, e l’impressione è che senza il suo infortunio Milito non sarebbe stato così sicuro del posto. L’infortunio però c’è e, anche se Mario si è allenato col gruppo e dovrebbe essere tra i convocati per il Chelsea, probabilmente un posto nell’11 titolare gli resta precluso. Si accomoderà in panchina, pronto a entrare per sparigliare le carte in tavola. Quando avremo capito se Eto’o sarà ai suoi livelli o no, quando avremo capito se Milito confermerà il trend stagionale. Quando il Chelsea sarà meno fresco e la follia calcistica di Mario potrà sfogarsi liberamente. Quando potrà fare più male.

Infine lui, Goran Pandev. Arrivato tra i dubbi e i punti interrogativi di 3 partite giocate in 6 mesi con pochi e blandi allenamenti, ha stupito tutti sin dal suo primo impiego a Verona. Fisicamente tra gli attaccanti nerazzurri è quello che sta meglio, e la sua panchina a San Siro contro la Sampdoria poteva anche far pensare a un impiego a sorpresa contro il londinesi. I nomi che gli stanno davanti, però, pretendono rispetto. L’impressione è che potremo vederlo in campo se la partita sarà “quadrata” e si metterà in un certo modo, per noi tutt’altro che negativo, o se, al contrario, ci sarà un “tutti dentro” che in un’andata di uno scontro a eliminazione diretta sembra in realtà improbabile. Se toccherà a lui, comunque, saprà come farsi trovare pronto.

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Vergogna!

febbraio 22nd, 2010 | 261 Comments | Posted in Campionato, Discussioni | di SNIS

Una vergogna. Questa è l’unica parola che mi viene in mente. L’arbitraggio di Tagliavento è stato veramente indegno. Nel post precedente NK ne ha già spiegato in maniera molto esauriente i motivi, quindi evito di ritornarci sopra.  Pensavo che con alcune direzioni di gara viste all’epoca di Moggi & co. si fosse toccato il fondo. Mi sbagliavo. A Bari, nel derby, a Napoli e sabato sera con la Samp, si è percepito nettamente quale  sia l’aria che tira nel nostro campionato. Ai tempi in cui i vari Ceccarini, Bertini, De Santis imperversavano con decisioni al limite del grottesco, mi sono sempre rifiutato di credere al complotto. Allora mi sbagliavo, visto che il tempo e i fatti emersi mi hanno dato torto, nonostante qualcuno cerchi sistematicamente di negare quella che è stata poi l’evidenza. Adesso mi sorgono moltissimi dubbi sull’operato e la buona fede di alcuni direttori di gara.

Dopo essere uscito disgustato dallo stadio per quanto visto, oggi rimango ancor più schifato dall’atteggiamento di alcuni pseudo-giornalisti-commentatori, che stanno facendo di tutto per continuare a negare l’evidenza. Non chiedo a questi signori di prendere le difese dell’Inter, assolutamente. Ma quantomeno pretenderei un’analisi razionale dei fatti. Perché se si dice che, seppur severa, l’espulsione di Samuel può starci, allora bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che contatto Pazzini-Lucio a palla lontanta è da rosso. Se si ha la faccia tosta di affermare che il secondo giallo a Cordoba è sacrosanto, bisognerebbe essere altrettanto coraggiosi nel dire che lo stesso Pazzini fa un tuffo da far invidia agli storici Cagnotto e Dibiasi. Ma la cosa ancor più vergognosa è ridurre l’analisi del match di sabato sera esclusivamente al nervosismo dell’Inter, di Mourinho, del pubblico. Addirittura ho sentito attribuire alla cosiddetta “panolada”, assoluto inedito per il nostro campionato, l’aggettivo di violento. E non ci stò. Perché, cari miei, io ero tra quelli che agitavano il fazzoletto  e non accetto assolutamente che per questo mi venga appioppata tale etichetta. Non c’era nessuno a San Siro che si è messo a giocare a ping-pong con i fumogeni, come ad esempio accaduto la settimana scorsa a Torino in occasione di J**e-Genoa. Come mai questo fatto non è stato sottolineato con la stessa veemenza con cui è stato evidenziato lo sventolio di fazzoletti bianchi? Perché i pochi che ne hanno parlato hanno liquidato l’episodio con un semplice racconto, senza presa di posizione alcuna contro quei “signori”? Dobbiamo attendere a breve un provvedimento che impedisca al pubblico di entrare allo stadio portando con sè un fazzoletto, ma nel contempo autorizzando l’accensione di fuochi pirotecnici?

In barba ai pareri di questi pseudo-luminari del calcio e della moralità, voglio invece fare i complimenti sia alla squadra che al pubblico del Meazza.

I ragazzi meritano un elogio per come hanno giocato per circa cinquanta minuti in doppia inferiorità numerica, senza concedere praticamente nulla agli avversari. La nostra squadra ha dimostrato un carattere eccezionale. Nessuno ha lesinato impegno, correndo ininterrottamente per tutto il tempo e sacrificandosi in compiti e ruoli non proprio congeniali. Cambiasso difensore centrale ed Eto’o centrocampista di copertura a sinistra ne sono il manifesto. Un paio di tiri da fuori area che non hanno impensierito Julio Cesar  e qualche cross puntualmente preda dai nostri  sono stati gli unici pericoli creati ai blucerchiati. La Samp, seppur con due uomini in più,  non ha mai dato la sensazione di poterci impensierire, forse più preoccupata di togliere due punti all’Inter che di provare a portare a casa il bottino pieno. Vederli in undici dentro l’area di rigore in occasione degli angoli a nostro favore ed i cambi per difendere il pari effettuati da Del Neri ne sono la prova. E alla fine, nonostante tutto, l’occasione migliore è capitata sui piedi di Eto’o, con risposta miracolosa di Storari.

Anche ai presenti allo stadio, con i quali proprio su queste pagine sono stato in alcuni casi molto critico, va rivolto un grande plauso. L’incitamento alla squadra è stato costante per tutto il match ed è arrivato da tutti i settori. Nonostante qualcuno evidentemente non l’abbia gradito, lo sventolio di fazzoletti bianchi per protestare nei confronti dell’arbitro è stata una maniera molto civile e spettacolare e in un certo qual modo originale ed elegante. Evidentemente qualcuno gradisce più che il  dissenso venga espresso ululando alla luna (cit.), incendiando i seggiolini dello stadio, oppure indirizzando raggi laser negli occhi dei giocatori avversari. L’applauso finale, puntualmente contraccambiato, che ha salutato l’uscita dal campo dei ragazzi è stata la dimostrazione di come il pubblico si sia stretto intorno alla squadra, cercando di aiutarla a resistere all’assedio e addirittura trascinarla nell’impresa di portare a casa tre punti. Bravi.

Infine, concedetemi un saluto ai soliti amici che, come sempre, ho avuto il piacere di incontrare prima della partita, facendo la conoscenza di Sergio65 e signora, della figlia del Presidente e della piccola erede di Ziorinco.

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Il vigile Ventotaglia

febbraio 21st, 2010 | 193 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci
Giustizia è fatta

Giustizia è fatta

Il vigile urbano Ventotaglia camminava con passo svelto nelle strade del quartiere di sua competenza, blocchetto in mano e fischietto in bocca. Aveva uno strano modo di lavorare: egli, infatti, era inflessibile nei confronti dei guidatori di vetture scure, e comprensivo ed indulgente verso i guidatori di vetture chiare.

Giunto ad un incrocio, ebbe subito modo di sfoggiare la sua disparità di trattamenti. Esaminando attentamente il traffico, notò che la pressione di una delle gomme di un’auto blu notte era al di sotto dei livelli consigliati: senza indugio, il Ventotaglia tirò un soffocone nel fischietto e fermò l’incauto automobilista, al quale si accinse a comminare una pesante sanzione da 381,44 euro pagabili in comode rate. Mentre stava sputando sulla multa, per farla aderire meglio alla fronte del gaglioffo, accanto al vigile passò una candida Vespa cilindrata 3000 con dodici ragazzini a bordo, dei quali uno, munito di fionda, tirava castagne in testa alle vecchie, e un altro si disfaceva dei caschi usandoli come palle da bowling per colpire i passanti. Ventotaglia guardò amorevolmente la comitiva sul motorino e sorrise, dicendo, tra sé e sé, “Son ragazzi”. Poi, volse gli occhi al malvivente che aveva appena acciuffato, e il suo sguardo, da benevolo, divenne di nuovo di ghiaccio. Ligio al dovere, non si allontanò finché la multa pregna di saliva non fu perfettamente assicurata alla fronte del briccone.

Sereno, Ventotaglia proseguì il suo giro di ronda, deciso a far rispettare la sua legge. Nei pressi di un semaforo, assisté ad una brutta scena. Scattato il verde, il signor Ivano, alla guida della sua tinozza grigio topo, inserì la prima e partì placidamente. Mentre stava occupando l’incrocio, però, una temibile McLambochevrolatti color diarrea tenue, passata col rosso al semaforo attiguo, gli tagliò la strada, sfiorandolo di un millimetro. Il signor Ivano, visibilmente irritato, si tolse la cintura per sporgersi dal finestrino ed inveire contro il pirata della strada; successivamente, colmo di rabbia, gli rivolse un lungo applauso ironico, a cui il pirata, che guidava nudo e con gli sportelli aperti, rispose con un imponente dito medio. Ventotaglia, alla vista del sarcastico battito di mani, partì a tutta velocità verso il signor Ivano, lo fece uscire dalla macchina, gli spezzò una costola e gli sequestrò tinozza, cellulare, pantaloni, chiavi di casa e portone di casa. Al pirata, che teneva ancora il medio ben eretto, rivolse uno splendido sorriso berlusconiano, facendogli più volte cenno di andare tranquillo per la sua strada.

Col tempo, il modo di operare di Ventotaglia divenne di dominio pubblico, e i possessori di auto scure cominciarono a minacciare rappresaglie. La voglia di far la festa all’iniquo vigile era tanta, e il suo passaggio era spesso salutato con un insistito sventolare di fazzoletti bianchi, quasi ad irridere i suoi criteri di favoritismo. Dopo svariati attentati, tra i quali un fischietto-bomba, una trappola sotterranea e una fucilata nelle palle, nei piani alti capirono che la situazione si stava facendo pesante. I Grandi Detentori Delle Verità, allora, si mobilitarono per difendere l’operato del vigile, sostenendo che egli applicava il codice della strada alla lettera e che non aveva alcun tipo di condizionamenti, ma solo un problema alla vista che gli impediva di metter bene a fuoco gli oggetti chiari.

Gli automobilisti-scuri, udendo queste parole, si sentirono alquanto presi per il culo, e presero a lamentarsi come e più di prima. Per i Grandi Detentori Delle Verità, questa non era che l’ennesima dimostrazione di come gli Scuri soffrissero di manie di accerchiamento e fossero in realtà dei poveri pazzi paranoici, capaci di criticare qualsiasi cosa, anche le decisioni legittime a norma di regolamento. La Gente, ovviamente, sposò con gioia questa linea ed acclamò Ventotaglia come eroe e coraggioso maestro di vita, pregandolo di continuare sulla sua strada. Di lì a poco si diffuse un generale sentimento di repulsione generale nei confronti degli Scuri, che si vedevano così costretti a sopportare la non piacevole condizione di cornuti e mazziati.

Anche se…c’è da dire che le macchine scure arrivavano a destinazione, mentre, per dire, la Vespa coi dodici scugnizzi si schiantò contro un’autocisterna pochi chilometri dopo la mancata multa, e la Mclambochevrolatti esplose all’improvviso nel mezzo di una gita a Montecarlo. Le auto bianche, anche se favorite da Ventotaglia prima, e da tutti i vigili poi, fornivano assai poche garanzie di affidabilità: la loro qualità era scarsa, nemmeno paragonabile a quella delle auto “rivali”.

Per questo, nessuno degli Scuri cambiò macchina: sì, erano cornuti, erano mazziati, ma arrivavano sempre dove volevano.

Gli altri, no.

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Giudichiamo noi: Inter-Sampdoria

febbraio 21st, 2010 | 115 Comments | Posted in Campionato, Moviola | di Nk³

Ne abbiamo viste tante di partite così. Abbiamo fiutato l’aria immediatamente dopo il triplice fischio, abbiamo sentito le prime dichiarazioni, abbiamo recepito la linea-guida che si diffonderà nei commenti: Mourinho ha innervosito la squadra, le espulsioni potevano starci, il nervosismo è ingiustificato, l’arbitro ha visto bene sui falli.

Paolo Tagliavento, della sezione di Terni

Paolo Tagliavento, della sezione di Terni

Per l’analisi della partita e le ripercussioni in classifica possiamo aspettare. Oggi non abbiamo bisogno di link al regolamento e di troppe spiegazioni per analizzare l’arbitraggio di Tagliavento.

Sì, è vero: le espulsioni potevano starci. Sì, è vero: sui singoli episodi l’arbitro aveva più di una giustificazione. Il problema non è questo.

Il problema si chiama conduzione di gara. Il problema si chiama metro di arbitraggio. Il problema si chiama due pesi e due misure.

- Pozzi entra da dietro con violenza su Stankovic: giallo o rosso? Nel dubbio, giallo.
- Samuel corre in vantaggio su Pozzi e allarga il braccio: lasciare correre, giallo o rosso? Nel dubbio, rosso diretto.
- Pazzini a palla lontana sgambetta Lucio in uscita dall’area: giallo o rosso? Nel dubbio, giallo.
- Cordoba appena ammonito interviene in ritardo su Pozzi ma non affonda il tackle: lasciar correre o giallo? Nel dubbio, giallo. E secondo rosso.
- Guberti controlla male il pallone e si aiuta con un braccio: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Guberti trattiene Lucio a palla lontana per non farlo partire in contropiede: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Stankovic contrasta Pazzini a centrocampo con un intervento al limite: fallo o lasciar correre? Nel dubbio, fallo.

E ancora:
- Pozzi si tuffa e reclama la punizione dopo un intervento regolare di Lucio: giallo per simulazione o lasciar correre? Nel dubbio, lasciar correre.
- Eto’o si tuffa in area dopo un intervento regolare di Lucchini: giallo per simulazione o lasciar correre? Nel dubbio, giallo.

Ecco a cosa abbiamo assistito stasera. Abbiamo visto 4-5 falli sistematici di Lucchini su Milito regolarmente impuniti. Abbiamo assistito a una serie di falli, scorrettezze e scenate da parte di Pozzi che in almeno 3 occasioni potevano portare al secondo giallo. Secondo giallo che è rimasto regolarmente nel taschino di Tagliavento. Abbiamo assistito a quello che alla luce di quanto appena elencato definiamo senza timore di smentita “arbitraggio scientifico”. E perfetto, aggiungiamo: perchè permette a chiunque di cianciare di episodi controversi, decisioni giuste e altre amenità simili. Di giusto, nella partita di stasera, non c’era niente. Tagliavento resta ingiustificabile, tutte le parole a sua discolpa restano ingiustificabili: abbiamo assistito a un arbitraggio vergognoso.

Si fa un gran parlare dell’arbitro che deve “interpretare la partita”, che deve “capire il momento”, che deve “applicare il regolamento con intelligenza”. E poi? E poi Samuel, appena ammonito, si prende un rosso diretto per una sbracciata. Ci può stare? Certo. E poi? E poi Cordoba, appena ammonito, si prende il secondo giallo per un intervento solo irruente sull’ennesimo tuffo di Pozzi. Ci può stare? Certo. Ma allora dov’è l’intelligenza dell’arbitro? Dov’è la sua capacità di leggere la partita? Dov’è, soprattutto, la sua capacità di condurla in porto tranquillamente e senza esasperare gli animi? Non c’è, semplicemente.

Nel giro di un mese, abbiamo visto due rigori nella stessa partita assegnati contro la capolista, abbiamo visto il capolavoro del derby, abbiamo visto due espulsioni in 5 minuti ai danni della capolista. Cose senza precedenti in un campo di calcio. Una “sudditanza psicologica” al contrario.

Questa rubrica nasceva per analizzare regolamento alla mano gli arbitraggi delle partite dell’Inter. Non per dimostrare che l’Inter è sfavorita o danneggiata dagli arbitri: semplicemente per rispondere a tutte le voci di “aiutini” e “aiutoni”, di “favoritismi” e, appunto, di “sudditanza psicologica”. Semplicemente per dimostrare che, sfavorita o meno, sicuramente l’Inter NON è favorita in alcun modo.

Oggi probabilmente questa rubrica ha fatto il suo tempo. Bari, Milan e Sampdoria, Rosetti, Rocchi e Tagliavento, hanno tolto ogni dubbio sul punto in questione.

Andiamo a prenderci questo Scudetto. Senza aiutini, zittendo tutti.

Come al solito.

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Inter-Sampdoria: parla Mourinho.

febbraio 20th, 2010 | 38 Comments | Posted in Allenatore, Campionato | di Nk³

Mourinho manette

“Soltanto in sei possono batterci”

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Panolada

febbraio 20th, 2010 | 9 Comments | Posted in Campionato | di Nk³

Panolada

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Inter, Sampdoria e dintorni: considerazioni sparse. Di Josè Mourinho.

febbraio 20th, 2010 | 53 Comments | Posted in Allenatore, Campionato, Discussioni | di Nk³

Uno Josè Mourinho in grande spolvero presenta perfettamente in conferenza stampa la partita con la Sampdoria, non senza rispondere ad alcune domande sulle principali avversarie -morali o reali che siano- dell’Inter.

MourinhoREAL MADRID – In Spagna il quotidiano “Marca” ha pubblicato l’indiscrezione secondo la quale ci sarebbe stato un contatto tra il Real Madrid e i rappresentanti di Mourinho nei giorni scorsi.
Non entro in questo gioco, non è mio

Ennesima smentita, stavolta ben poco amichevole, su un possibile divorzio dall’Inter a fine stagione. Lo ha detto in mille modi, lo ha ripetuto in ogni lingua: lui non se ne andrà. La sua volontà è quella di restare fino alla scadenza del contratto, nel 2012. L’importanza della Champions League? La volontà di Moratti? Non può certo rispondere Mourinho. L’impressione, quasi la certezza salvo catastrofi, è che a luglio ci troveremo di nuovo a Los Angeles, con Josè da Setubal.

ROMA – La Roma in campionato sta bene, ha raccolto tanti risultati positivi, è un avversario che rispetto veramente. L’ho detto sempre. Sono forse stato uno dei pochi che non ha mai perso il rispetto e l’ammirazione per i giocatori fantastici che hanno. Inoltre la Roma è anche una società furba: nel momento del mercato prima sa piangere e dopo sa dire di no. Piange perché ha bisogno di un giocatore e non ha soldi per avere quel giocatore, però dopo quando qualcuno vuole comprare uno dei suoi sa dire di no. È una società molto intelligente. Ho rispetto per loro, per le loro qualità e per i loro risultati

Proviamo a tradurre? Il riscatto della comproprietà di Burdisso si fa complicato, per i giallorossi.

NAPOLI - Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha dichiarato che non la prenderebbe come allenatore. Andrebbe mai ad allenare una squadra con De Laurentiis come presidente?
“Non ha soldi per me… ” (ridendo)

Ultimo pensiero per l’omino che crede di essere a Hollywood. Preveniamo quelli che “Mourinho chiama sempre in causa qualcuno per fare polemica”: come si vede da queste due righe, rispondeva a una domanda. E inoltre era una semplice battuta. Sembra assurdo doverlo sottolineare, ma siamo arrivati a questo.

JUVENTUS – “Per quale ragione quando si parla di calcio italiano, in quello che succede nel calcio italiano, dobbiamo fare tutti come lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia? O c’è coerenza o non c’è coerenza. Se oggi il signor Bettega dice che dobbiamo stare tutti zitti perché non si può parlare di Bayern-Fiorentina, perché di quella partita devono parlare solo Rumenigge, Van Gaal, Prandelli e Della Valle, allora siamo coerenti e stiamo tutti zitti… Però di area con 25 metri ce n’è solo una in Italia…”

Messaggio chiaro: nessuno può permettersi di dirgli cosa può o non può dire. Messaggio fra le righe: state a cuccia, che fino ad oggi è stato fin troppo tenero sull’argomento.

SAMPDORIA – La maggior parte della conferenza stampa, però, ha come protagonista la squadra di Del Neri, in campo stasera a San Siro. Innanzitutto Mourinho chiarisce il suo punto di vista sugli ultimi due non esaltanti pareggi contro Parma e Napoli: pareggi che il tecnico bolla come “positivi” non in sè stessi ma nell’ottica della continuità del campionato. Partendo dal presupposto che un momento di calo ci può stare e, soprattutto, che eravamo in un periodo in cui abbiamo giocato 4 partite in 10 giorni, il Mou non si lascia preoccupare da questa breve striscia negativa e guarda con tranquillità e fiducia alle prossime partite. O meglio: alla prossima partita, quella con la Sampdoria, perchè di Chelsea non vuole sentir parlare. “È una partita di campionato, abbiamo bisogno di punti, è la partita più importante che abbiamo in questo momento perché è la prossima. E io non cambio niente, non faccio turnover, non lascio giocatori a casa per riposare, non penso al Chelsea. Penso solo a questa partita, che rispetto. E rispetto l’avversario, per questa ragione farò giocare la squadra che mi sembra migliore: per vincere“. Più chiaro di così non poteva essere.

E allora dopo aver analizzato il momento della Sampdoria, che sta vivendo un campionato fatto di alti e bassi ma, come all’andata, viene da 4 vittorie consecutive, Mourinho chiarisce che giocheranno i migliori e ci prepara a vedere una formazione abbastanza prevedibile (a meno di pretattica, che il Mou potrebbe adottare per “vendicarsi” di Del Neri all’andata): Maicon, Lucio, Samuel e Zanetti in difesa (con il capitano in preallarme nel ruolo anche per il Chelsea), Cambiasso, Stankovic, Motta e Sneijder in mezzo e Milito-Eto’o davanti. L’unico dubbio è fra Motta e Muntari a centrocampo, con Mariga che dovrebbe sostituire Stankovic quando il Drago, al rientro dall’infortunio, avrà finito le pile.

Le ultime parole del Mou sono sui casi più spinosi in rosa: Balotelli e Santon. Entrambi non convocati per la Samp, entrambi in forte dubbio per il Chelsea. Santon è in condizione di giocare a patto di dare per scontata la seguente infiammazione del ginocchio e aumentare, quindi, il rischio-operazione. Balotelli potrebbe giocare con un tutore ma non è al meglio. Per entrambi il tecnico si è detto pessimista, perchè non si sono allenati per tutta la settimana e, a quattro giorni dalla sfida, non è il modo migliore per prepararsi.

L’ultima considerazione riguarda l’Inter in generale. Una certezza, quasi una promessa: “l’Inter di oggi è una squadra migliore di quella della passata stagione“.

Chiaro, no?

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Focus on zeneixi

febbraio 19th, 2010 | 72 Comments | Posted in Campionato | di Nk³

Inter 45, Milan 37, Roma 32. Più 8 sul Milan, più 13 sulla Roma: questa era la classifica all’inizio del girone di andata. Oggi, 5 partite dopo, la stessa classifica dice Inter 54, Roma 47, Milan 45: più 7 sulla Roma, più 9 sul Milan (che ha ancora una partita in meno). In 5 partite abbiamo perso 6 punti dalla Roma e, nonostante la vittoria nel derby, ne abbiamo guadagnato uno solo sul Milan. In 5 partite il vantaggio sulla seconda è passato da 8 a 7 punti.

Giampaolo Pazzini SampdoriaNessuna tragedia, nessun grido di dolore, nessuna disperazione: ma un campanello d’allarme sì. Giusto due giorni fa mettevamo in evidenza la brutta serie di risultati ottenuti in trasferta: com’è ovvio, quei risultati hanno lasciato un segno sulla classifica. Il pareggio di Bari, il pareggio di Parma, il pareggio di Napoli, seppure non disprezzabili singolarmente, non sono figli di un trend accettabile. Lo sarebbero se alle spalle ci fosse ancora un Milan capace di fare addirittura peggio (8 punti in 5 partite), non lo sono dal momento in cui dietro di noi c’è una Roma reduce da 6 vittorie consecutive: 18 punti contro i nostri 12. 9 punti in 5 partite, banalmente, non sono un ritmo da scudetto.

Poi naturalmente la classifica si fa su 38 partite e non su 5, e quella classifica -non a caso riportata all’inizio- dice che davanti a tutti c’è l’Inter e le altre devono inseguire. Ma il campanello d’allarme va ascoltato e bisogna invertire in fretta la tendenza. Ricominciare a vincere in trasferta ma, intanto, ricominciare a vincere tout court: i 3 punti con la Sampdoria, in questo quadro, diventano un imperativo imprescindibile. Non ci saranno Balotelli e Santon, la sfida col Chelsea incombe? Nessuna scusa. La testa e le gambe devono essere pronte per affrontare i genovesi. Non conta ciò che viene dopo, non vale farci condizionare da un’altra competizione e da un altro avversario che nulla c’entrano con la rincorsa alla storia, al Quinto scudetto consecutivo. Domani c’è la Sampdoria, domani servono i tre punti. Al Chelsea penseremo dalle 22.45.

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Ciclone Supermario

febbraio 18th, 2010 | 196 Comments | Posted in Discussioni, Manipolazione Intellettuale | di Nk³

Mario BalotelliLe condizioni fisiche – Iniziamo dalle cose serie: dolore all’articolazione del piede. Ufficialmente niente di meglio precisato, ufficiosamente una infiammazione al piede dovuta ad una vescica. E’ questo che sta tenendo lontano dai campi Mario Balotelli. E’ questo dolore che l’ha mandato in tribuna contro il Napoli, è questo dolore che probabilmente lo terrà fuori dalla lista dei convocati contro la Samp, è questo dolore che mette un grosso punto interrogativo sulla sua presenza in campo col Chelsea. Ieri nuovi esami hanno confermato l’infiammazione e hanno permesso di porre le basi per un ciclo di terapie conservative che giorno dopo giorno consentiranno carichi sempre maggiori nel tentativo di avere Supermario in campo in Champions League. Saltato il raduno dell’U21, l’unico spiraglio sembra essere un riposo parziale fino a mercoledì e una protezione studiata appositamente per il suo problema. L’infortunio in sè non è grave, ma l’unica cura è il riposo: riposo che Mario non può concedersi in vista della Champions. Prevedibile, in queste condizioni, un periodo di dentro-fuori come fatto con Ibra due anni fa: non convocazione in campionato e rientro in Champions, in attesa di una pausa sufficientemente lunga che permetta la guarigione totale. Sperando che questa pausa non arrivi prima di giugno…

Le turbe mentali – Mario Balotelli è milanista. Inutile prenderlo in giro, inutile sfotterlo, inutile discriminarlo: da suoi tifosi, dovremmo solo aiutarlo e stargli vicino. Come abbiamo fatto con Kanu, con il Ronaldo infortunato e con Burdisso. E’ una sfiga, non può farci niente. Non solo: Mario Balotelli non è uno da frasi fatte. E’ un ragazzo di 20 anni che gioca, ride e si diverte e non vuole -giustamente secondo me- essere costretto a pesare ogni cosa che dice in ossequio ad un pelosissimo politically correct che deve andare incontro alle capacità mentali dei subumani da curva o da facebook. E quindi se si trova con dei ragazzini in un ospedale, per rompere il ghiaccio dice che è milanista. E quindi se si trova a scherzare con un amico o un giornalista che sia, dice che per arrivare alla Champions con l’Inter deve firmare a vita. Non è carino, non è simpatico, non fa ridere? Pazienza. Ce n’è tanta di gente che non fa ridere, pur senza insaccarla con la puntualità di Balotelli…si può sopportare, credo io.

L’importante è non cadere, noi, nel giochino dei media. Non cadere nel giochino di quelli che, saputa la fede rossonera di Mario, gli portano sotto casa gli accrediti per ogni partita. Magari conditi da giornale e cappuccino, da bravi servi quali sono. L’importante è non avere bisogno ogni volta della benedizione di Moratti per chiudere un caso che semplicemente non esiste. Balotelli è milanista. Balotelli gioca (spesso bene) e segna per l’Inter. La seconda cosa, per quanto mi riguarda, stende un enorme velo nerazzurro sulla prima.

Questioni di cuore - Poteva mancare il gossip, in tutto questo? Certo che no. E allora Mario pensa bene anche di approfittare di una intervista a Sky per etichettare la sua ex (Barbara Guerra, qui in una delle sue espressioni migliori) come “una fallita guidata da Lele Mora che ha bisogno di popolarità e che farebbe di tutto per apparire sui giornali“. Frasi ritenute sufficienti dalla Guerra per querelare Mario. In fondo una storia finita con una querela fa più titoli di una storia finita senza querela, no?

Riassunto – Il riassunto è semplice e veloce. Mario Balotelli è un giocatore dell’Inter. Mario Balotelli si allena, gioca e segna per l’Inter. Il resto, semplicemente, non rileva.

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