La vittoria ottenuta ad Udine è di quelle pesantissime, che lasciano il segno. I motivi sono molteplici. L”emergenza derivata da infortuni e squalifiche che ha costretto il Mister a schierare un undici inedito, con Motta nell’inusuale ruolo di difensore centrale e il giovane Mariga a centrocampo dal primo minuto, non lasciavano sicuramente tranquilli. Se poi pensiamo che, dopo una manciata di secondi, al primo affondo dei friulani ci siamo trovati sotto, la prestazione della squadra assume un’importanza ancora maggiore. Dopo il gol di Pepe saremmo potuti naufragare, ma invece i ragazzi hanno tirato fuori grinta e determinazione, riuscendo nel giro di venti minuti a ribaltare la situazione. I gol di Mario e Maicon sono state due perle assolute, intermezzate da un paio di conclusioni su calcio piazzato in cui Sneijder e lo stesso Balotelli hanno sfiorato i pali difesi da Handanovic. Allo scadere del tempo è arrivato poi il solito guizzo del Principe, bravissimo a insaccare di testa su un perfetto cross di Balotelli dalla sinistra. A questo punto la partita sembrava chiusa, ma un veemente avvio di ripresa dei bianconeri ha fatto sì che il match si riaprisse. Il gol su rigore di Di Natale è stato il risultato di 10 minuti di pressione dei friulani, che più di una volta ci hanno messi in difficoltà, chiamando Julio Cesar ad un paio di interventi decisivi. Dopo la sfuriata iniziale che ha portato al gol, l’Udinese ha poi rallentato, permettendoci di riprendere in mano il gioco senza correre troppi rischi. Anzi, nella fase centrale del tempo abbiamo avuto un paio di occasioni per chiudere il match, purtroppo non sfruttate per imprecisione e per la bravura dell’estremo difensore friulano. Gli ultimi 10 minuti, complice anche la stanchezza dei nostri, l’Udinese ha tentato il tutto per tutto, riuscendo a metterci in difficoltà, creando alcuni pericoli alla nostra porta. Un grande intervento dell’Acchiappasogni su tiro dal limite di Pepe e la traversa colpita dai friulani su un tiro deviato all’ultimo secondo di recupero avrebbero potuto toglierci due punti, ma fortunatamente così non è stato.
Si ritorna quindi a vincere in trasferta, nonostante le difficoltà che sapevamo tutti avremmo incontrato. Tre punti pesantissimi, conquistati con forza, carattere e voglia di soffrire, visto anche il non perfetto stato di forma di alcuno dei nostri.
I voti: Julio Cesar 7; Maicon 7; Lucio 7; Thiago Motta 6; Zanetti 6; Stankovic 5,5; Mariga 5,5; Sneijder 6,5; Balotelli 7,5 (Materazzi S.V), Pandev 5 (Eto’o 5,5); Milito 7 (Krihn S.V.).
Qualche considerazione in vista di Udinese-Inter. Perchè non è una partita come le altre.
Luca Caldirola: debutto?
Silenzio - Continua, anche se non ufficialmente, il silenzio stampa “italiano” iniziato subito dopo il furto con scasso per il quale Tagliavento resta denunciato a piede libero: approfittando della squalifica di Mourinho, che quando non può sedere in panchina non va giustamente neanche in sala stampa, la società annulla la classica conferenza stampa del prepartita. Tutti si aspettavano Beppe Baresi e si sono ritrovati al suo posto soltanto uno scarno comunicato. Abbassare i toni o inondare l’ambiente di un assordante silenzio? Il popolo nerazzurro non dimentica i recenti fatti, la società nemmeno: l’interpretazione giusta è la seconda.
Uniti sul campo – Ivan Cordoba, Walter Samuel, Sulley Muntari, Esteban Cambiasso: tutti convocati. Il messaggio è chiaro: la squadra è unita, compatta, decisa ad andare avanti per la propria strada e a continuare a incanalare sul versante agonistico la rabbia che monta nel vedere certe situazioni fuori dal campo. Si va a Udine tutti e 24 (ma come? non avevamo una rosa di 638 giocatori?) più Luca Caldirola e Giulio Donati, per aggiungere la forza del gruppo a quella dei singoli. Per combattere insieme, come al solito.
Materazzi e Donati: chi in campo oggi?
La formazione - In questa situazione la convocazione di Materazzi non è evidentemente indicativa dello stato di salute del nostro 23 e nulla ci dice sulle effettive possibilità di vederlo in campo. Al contrario di Santon però, anche lui tra i convocati, probabilmente a Matrix verrà chiesto l’ennesimo sacrificio di un recupero-lampo per tappare la falla aperta dalle squalifiche. Straordinari per Lucio dopo la prestazione-monstre in Champions e porte chiuse per il debutto di Caldirola o Donati quindi, almeno dal primo minuto. E a meno che Zanetti non tornerà a centrocampo lasciando il posto sulla sinistra proprio a Giulio Donati. La soluzione però sembra improbabile: Zanetti dovrebbe restare dietro e neanche Deki dovrebbe prendere fiato a centrocampo, dove farà da balia al debuttante (dal primo minuto) MacDonald Mariga. Confermato Thiago Motta, confermatissimo Sneijder, a partita in corso ci dovrebbero essere minuti per Quaresma o Krhin. In avanti il ballottaggio dovrebbe essere fra Balotelli e Milito, visto che il Mou sembra orientato a provare la strada del campo per arrivare al recupero di Eto’o.
I postumi della Champions – Ieri, Chelsea-ManCity è terminata con un 2-4 ben più rotondo di quanto dicano i numeri. Questo dal punto di vista strettamente tecnico è l’unico pericolo che ci troveremo ad affrontare oggi pomeriggio: un calo conseguente non solo alla sfida di mercoledì ma anche all’enorme dispendio di energie di sabato scorso. Bisogna scendere in campo concentrati e cercare di indirizzare la partita sin dal primo minuto per non subire il ritorno, con il passare del tempo, dell’Udinese e di “motorini” come Sanchez, Di Natale e Inler
Il vento recente – A seguito della partita con la Sampdoria e delle brillanti prestazione degli arbitri a Bari e Firenze, in settimana si è scatenato un finimondo. Alle nostre orecchie sono arrivate addirittura voci circa ingenti capitali “investiti” dalla mafia albanese in un giro di scommesse sulla Serie A. Baggianate. Ma anche no: quello che è successo nell’ultimo mese è allarmante, e la splendida prestazione in Champions non deve farcelo dimenticare. Non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo visto fischiare a Tagliavento, nè la serie di eventi precedente e successiva a quei fischi. E dobbiamo stare con gli occhi aperti. L’impressione è che il pubblico italiano – e non solo gli interisti – sia rimasto scottato da calciopoli e guardi tutto con una certa diffidenza: da più parti si sono infatti alzati dubbi sulla regolarità del torneo e discorsi che vanno ben al di là del “favore al Milan perchè vogliono farli vincere”. L’appassionato medio è ora più sveglio, meno propenso a farsi prendere in giro. Da questo, scaturiscono due correnti di pensiero:
- l’interista che sta per morire: morire insieme a tutti gli altri, ovvio. La fine del mondo è vicina, è tutto deciso, e gli arbitri ci porteranno a perdere lo scudetto con decisioni sempre più assurde, sempre più scandalose e sempre nella stessa direzione, in un vortice di vergogna senza fine. Lo scudetto è già di fatto assegnato al Milan e non ci sono speranze neppure per un’armata come la nostra. Prepariamoci a subire un altro scippo a Udine.
- il complottista ad ampio respiro. Figura nuova nel campionario del tifo italiano e, ad opinione di chi scrive, diretta discendente di calciopoli. Questo appassionato vede tutti coinvolti in un enorme calderone, un “chiagn’e fotti” formato gigante nel quale, a turno, ognuno ha i suoi vantaggi e nel quale, soprattutto, si sa già il vincitore finale. Lo scenario dice Inter, con un distacco minimo sul Milan e il conseguente allontanamento di Mourinho “spina nel fianco” di un sistema di cui fa parte fino al collo la stessa Inter. In quest’ottica, previsto in arrivo da Udine un favore arbitrale nel caso la partita dovesse mettersi male.
Noi, annoiati e disillusi, preferiamo più modestamente scegliere una terza via: nessun complotto. Diciamo, per il momento, una imbarazzante e preoccupante serie di errori. Diciamo che da Udine ci aspettiamo un arbitraggio equo e onesto. Diciamolo e urliamolo pure, anche se in fondo pensiamo tutt’altro e a questo crediamo poco. Per il momento stiamo così: aspettando ulteriori evidenze, ulteriori verifiche, ulteriori conferme.
Ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo di vedere che succede.
E se qualcuno che a questo campionato ci crede veramente ci chiedesse che cosa ci aspettiamo dalla partita, la risposta sarebbe ovvia: i 3 punti. Mancano da troppo tempo, contano solo quelli.
Per ora.
scritto da Mr Sarasa il 27 febbraio 2010 alle 12:18
Se ne è già parlato nei commenti, ma mi sembra il caso di dare la giusta visibilità a questo video, che mostra l’episodio incriminato del presunto rigore di Kalou da un’inquadratura stranamente assente nelle moviole Merdaset e (usu)Rai, dopo la partita…
L’unico “furto” di mercoledì, cari gonzi, è successo a Firenze.
Non disperdete le forze investigative, forse trovate ancora i “malviventi” a festeggiare il colpo.
All’Hotel Gallia, come da tradizione.
7 gennaio 2010: a seguito di Chievo-Inter, il giudice sportivo Gianpaolo Tosel infligge una multa di 7.000 euro a Mario Balotelli “per avere, al 43° del secondo tempo, uscendo dal terreno di giuoco all’atto della sostituzione, rivolto ripetutamente un applauso provocatorio nei confronti del pubblico”
27 febbraio 2010: a seguito di Fiorentina-Milan ci chiediamo e ci permettiamo di chiederle, giudice sportivo Gianpaolo Tosel: cosa pensa di questo?
E di questo?
Eh, giudice sportivo Gianpaolo Tosel?
Che ci dice, giudice sportivo Gianpaolo Tosel?
Ehi…
Giudice sportivo Gianpaolo Tosel?
C’è nessuno in casa?
scritto da Mr Sarasa il 26 febbraio 2010 alle 8:27
Ve le ricordate tutte le menate di cravatta gialla su ranking Uefa e via discorrendo? Ed i soloni (più o meno incartapecoriti) che dall’alto della loro presunta imparzialità si auguravano che il calcio italiano tornasse ai suoi antichi fasti in Europa?
Bene, resettate tutto, contrordine.
Il calcio italiano resta come movimento nel suo complesso a distanza considerevole da Inghilterra e Spagna, ormai affiancato da Francesi e Tedeschi, talvolta umiliato persino da paesi che definire calcisticamente emergenti sembra spararla grossa, tipo la grecia… e dopo due settimane di partite di Champions ed Europa League possiamo trarre qualche considerazione.
La prima è che dopo una prima settimana a dir poco disastrosa, con il Milan sconfitto in casa, la Fiorentina defraudata in Germania, la Roma umiliata in Grecia e solo il contentino gobbo contro i bambini dell’Ajax, mi sarei aspettato che venisse presa un po’ meglio, dai presunti imparziali, la vittoria nerazzurra sul Chelsea.
Invece pare che l’analisi della partita possa ridursi ad un “c’era un rigore per il Chelsea” con l’aggiunta nelle migliori delle ipotesi di un “Eto’o non è lo stesso del Barça”: a parte il fatto che per i motivi già espressi nei giorni scorsi nei commenti, per me è tutto da dimostrare che quello sia rigore perchè ho dei seri dubbi sul contatto, e dando per scontato che qualcosa logicamente non è piaciuto neppure a me, della partita di mercoledì, pare passare in secondo piano il fatto che dopo anni di magra, negli ottavi, abbiamo vinto una partita e non contro l’ultima squadra del campionato uzbeco, ma contro il tanto osannato (soprattutto quando c’è da coprire una figuraccia del Milan…) Chelsea, primo in Premier League e che non perdeva in Champions League da ben 14 turni. Intendiamoci, possiamo ancora perdere rovinosamente il ritorno ed uscire, così come può cadere una cometa domani e steccarci tutti: proprio per questo sarebbe il caso di godersi il momento, e non parlo di noi tifosi che mi sembra che non abbiamo troppi di questi problemi, ma appunto i soloni di cui sopra: se non sfruttano le poche occasioni rimaste per parlar bene di quache squadra italiana in Europa, evidentemente preferiscono la parte dei “tanto peggio tanto meglio”. Contenti loro… Una piccola postilla la meriterebbero i vari Ziliani & co., capaci di ipotizzare “risarcimenti” arbitrali a NOI per i torti subiti dalla Fiorentina, che dire: Milito ammette la simulazione ed accetta il giallo come fanno le persone oneste, loro non potranno mai ammettere che fanno “solo” il loro sporco lavoro di servi del padrone.
La seconda considerazione è che ci sono altre italiane che non vincono in casa loro da più di un anno ormai, ma loro non contano, loro possono andare a Manchester e fargliene 2-3-4-10, senza subirne altrettanti. Eccoli quindi prodursi in dichiarazioni pro porcellotti, alla vigilia di Inter-Chelsea, come se perdere finora 3 derby e mezzo da Agosto ad oggi non fosse abbastanza, han gufato pure l’ex. E tanti saluti al tanto invocato (quando fa comodo) ranking Uefa, che a questo punto spero ci veda presto scivolare alle spalle deella Germania.
Infine, una nota di colore la merita il settantene. Una settimana fa disse “andiamo a fargli vedere chi sono i Romani”, forse pensando che i greci del 2010 siano tutti dei Leonida barbuti e mezzi nudi, che la buttano in rissa…
Prima di ieri ha rincarato la dose immaginando addirittura il ritorno della seconda Coppa continentale a Roma (cioè, ai SEDICESIMI, parlava di VITTORIA).
3-2 e 2-3. Così, per gradire.
Avanti così, o calcio italico…
P.S.: L’importante è abbassare i toni, comunque. Grazie Josè, per aver detto ancora una volta a questi rincoglioniti quello che vedrebbe chiunque non avesse gli occhi foderati di prosciutto!
scritto da Taribo59 il 25 febbraio 2010 alle 15:53
La prima volta l’ho scritto una decina d’anni fa: a fine carriera, Roberto Rosetti non avrà problemi a trovare lavoro in Mediaset. È bravo, è bello, è furbo.
Dopo l’arbitraggio di Rocchi nel derby e il gigantesco rigore negato al Bari, domenica scorsa sullo 0-0, il Milan ha raccolto 3 punti a Firenze grazie alla più singolare interpretazione della “regola del vantaggio” che mente umana ricordi.
Sbaglia l’Inter a non volere il sorteggio integrale degli arbitri.
E sbaglia Mourinho a evocare una nuova Calciopoli.
Il Milan non è una normale squadra di calcio, il Milan è un fatto politico: da vent’anni gioca un campionato tutto suo, quello del conflitto d’interessi elevato a ideologia, con una parte della classe arbitrale asservita o perlomeno influenzata, e Galliani impegnato a raccontarci la favoletta del “bisogna abbassare i toni”.
Nel 2004, ci ho scritto un libro. Già allora ero sicuro che il “milanista di sinistra” – la categoria più schizofrenica dell’era berlusconiana – avrebbe continuato a negare l’evidenza.
Aggiungo che la Fiorentina se lo merita, questo furto: ha accettato il rinvio per neve mentre c’era il sole, ha accettato che il rinvio fosse collocato in una prima data e poi venisse spostato perché conveniva al Milan, sempre in silenzio, convinti (i Della Valle) che a non disturbare il manovratore potesse venirgliene qualche vantaggio.
Infatti, un vantaggio gli era stato dato in anticipo, domenica contro il Livorno, con la scandalosa espulsione di Rivas, sull’1-1, e la vittoria agguantata nel finale. Poi, il presidente Spinelli che chiede le dimissioni di Pierluigi Collina e minaccia di ritirare la squadra, ma chi si interessa alle sorti del Livorno?
E se qualcuno l’ha dimenticato, Rosetti era l’arbitro di Milan-Roma 2-1, e non arbitra più la Roma da quella sera di quattro mesi fa, quando negò un rigore solare a Menez e ne fischò uno ben più discutibile per un fallo su Nesta.
Mourinho ha ragione: l’Italia non riuscirà a cambiarlo.
Ma vent’anni di berlusconesimo hanno cambiato a fondo gli italiani.
Ora che Berlusconi ha lanciato i “promotori della libertà”, il suo personalissimo “esercito”, la sua inedita “forza del bene contro le forze del male”, almeno un paio di nomi attivi da tempo si possono azzardare.
Personalmente mi ritengo soddisfatto. Il 2-1 è risultato che rimanda totalmente il discorso qualificazione alla partita di Stamford Bridge, ma l’Inter vista stasera è stata quella che tutti noi ci aspettavamo. L’approccio al match dei ragazzi è stato quello giusto: grinta, determinazione, cattiveria agonistica, voglia di soffrire. Il gol di Milito dopo pochi minuti ci ha sicuramente aiutato, confermando che “El Principe” in area di rigore ha l’istino del killer. Solita finta a sbilanciare l’avversario e solita conclusione perfetta a fulminare il portiere. Il Chelsea, dopo essere passato in svantaggio, ha provato a venir fuori, riuscendo in alcune circostanze a metterci in difficoltà. La traversa di Drogba e un paio di contatti sospetti nella nostra area di rigore avrebbero legittimato una prima frazione di gioco finita in parità. Paradossalmente però il pareggio è arrivato invece ad inizio ripresa, quando sembravamo amministrare abbastanza agevolmente l’incontro. Purtroppo sul gol incassato pesa un errore abbastanza grave di Julio Cesar, sorpreso dalla conclusione dal limite di Kalou. In altre circostanze questo episodio avrebbe sicuramente condizionato i restanti minuti dell’incontro, ma fortunatamente questa volta la squadra ha reagito bene, non perdendo la calma e trovando subito, quasi inaspettatamente, il gol del 2-1 con una splendida doppia conclusione dal limite di Cambiasso. E a questo punto, quando le passate esperienze farebbero temere un’Inter rinunciataria, intenta solo a difendere il vantaggio, la svolta: fuori Motta, dentro Balotelli, per un 4-2-3-1 molto offensivo per cercare di chiudere il match. Questo a mio modo di vedere è stato il capolavoro tattico e psicologico di Josè Mourinho. Una mossa che a fatto capire come sia cambiata la testa di questa squadra. E proprio Mario, schierato in fascia destra a far coppia con Maicon, ha creato i maggiori grattacapi alla difesa dei londinesi. L’impatto sul match di Balotelli è stato devastante. L’azione in cui con un colpo di tacco salta l’uomo e offre a Cambiasso l’assist per il possibile 3-1 ne è la dimostrazione lampante. Peccato che il tiro del Cuchu a botta sicura sia stato smorzato da un difensore. Nel finale di match il Chelsea ha provato a riaddrizzare il risultato, trovando però sulla sua strada Julio Cesar, pronto a riscattarsi dell’errore commesso in precedenza con un grande intervento su una conclusione di Lampard da pochi passi. Il monumentale Lucio, migliore in campo, ed un reparto difensivo molto attento hanno completano l’opera di chiudere in faccia la porta agli attacchi avversari.
La prima sfida è andata. Tra quindici giorni si andrà a Londra, con la consapevolezza di potercela fare. Sarà dura, ma se la squadra avrà lo stesso atteggiamento di stasera, le possibilità di qualificazione cresceranno esponenzialmente.
“Questa è la conferenza stampa di Uefa Champions League, per la partita Inter-Chelsea, ed è per questa ragione che sono qui, sono qui perché devo stare qui, perché é Champions League, perché non sono squalificato, perché devo rappresentare il mio club insieme a un giocatore, e perché sono qui disponibile per parlare della gara di domani. Sono qui per Inter-Chelsea, per l’andata di Champions, e basta”
Stop alle chiacchiere, stop alle polemiche: si scende in campo per quella che, inutile negarlo, è una delle partita più importanti della stagione. Si scende in campo per un mezzo esame, possiamo dire.
E allora basta pensare al misero terzo mondo calcistico in cui viviamo: siamo in Europa, in casa nostra c’è il Chelsea. Liberiamo la mente e pensiamo solo a loro, come hanno fatto la squadra e Josè Mourinho in questi giorni.
Lo schieramento in campo, quindi: il Mou non svela minimamente le sue intenzioni, ben sapendo che la sua formazione è molto meno prevedibile di quella dei londinesi. A cominciare dal modulo: logica vorrebbe che non ci si discostasse dal 442 a rombo cui siamo abituati, ma più di una voce vede la squadra pronta a scendere in campo con il 4231 visto già contro Dinamo Kyev e Rubin Kazan. All’attacco e all’arrembaggio, per far capire chi è che comanda a San Siro. E del resto lo stesso Mou dice chiaramente che il problema non è di proiezione offensiva ma di intensità: intensità che non viene data dal numero di giocatori in mezzo al campo ma dal loro modo di intendere la partita. Dunque Sneijder dietro Eto’o e Milito, o Sneijder, Pandev e Eto’o dietro Milito? Dubbio numero 1.
Dubbio numero 2: la linea difensiva. Ovviamente certi del posto Maicon, Lucio e Samuel, l’infortunio ormai cronico di Santon lascia il dubbio sul terzino sinistro: Zanetti o Cordoba? E’ lo stesso Mou in conferenza ad analizzare la diversa impostazione nei due casi: “per la sua intensità di gioco Zanetti è un giocatore che a centrocampo ti dà tantissimo, ti dà quell’intensità che di solito le squadre inglesi hanno, perché in Premier si gioca così, e Zanetti per le sue caratteristiche potrebbe essere importante per noi in questo confronto di centrocampo”. Il prezzo da pagare, appunto, sarebbe Cordoba terzino sinistro: un giocatore in meno in proiezione offensiva e un marcatore sprecato, visto che il Chelsea non fa certo del gioco sugli esterni il suo punto di forza e tantomeno lo farà stasera, visto che a destra dovrebbe giocare Ivanovic. A meno di bloccare Samuel, Lucio e Cordoba dietro e concedere più spazio a Maicon in avanti, ma sarebbe una mezza rivoluzione rispetto al nostro solito modo di giocare.
...chiaro, no?
La scelta tra Cordoba o Zanetti in difesa modifica anche, ovviamente, l’assetto (a 2 o a 3 che sia) del centrocampo: il Capitano sicuro del posto, Cambiasso e Stankovic…anche. Ed è evidente come in caso di 4231 ce ne sia uno di troppo. L’idea potrebbe essere quella di una staffetta tra Stankovic (ancora non al meglio nonostante la spettacolare partita di sabato) e Cambiasso, salvo lasciare Muntari e Motta completamente fuori dai giochi (sicuri che il Mou si priverà con tanta leggerezza di entrambi i mancini?).
Ricapitolando, possiamo tranquillamente dire che il silenzio del Mou disorienta anche noi: a maggior ragione funzionerà con Ancelotti. In caso di 4231, comunque, avremo probabilmente Zanetti terzino sinistro e Cambiasso-Stankovic a centrocampo. In caso di rombo, invece, la linea mediana dovrebbe essere Zanetti-Cambiasso-Stankovic o, con Zanetti terzino, Stankovic-Cambiasso-Muntari. O magari Motta, perchè no.
Un po’ pochino per preparare una partita, vero Carletto?
Il 23 febbraio del 2002 l’Inter era reduce dall’andata degli ottavi di Coppa UEFA: 3-1 in casa all’AEK Atene con gol di Zanetti, Kallon e Ventola.
Il 23 febbraio del 2002 l’Inter si preparava a disputare la 24esima di campionato contro l’Udinese: finì 3-2 con gol di Vieri, Ventola e Conceiçao.
L’allenatore dell’Inter era Hector Raul Cuper e la squadra si apprestava a vivere la più drammatica delle stagioni pre-calciopoli, culminata nel celebre 5 maggio romano.
La Champions League, in quella stagione, fu vinta dal Real Madrid di Chesar Sanchez e Fernando Hierro in finale contro il Bayer Leverkusen di Ballack e Lucio.
La Coppa UEFA fu vinta dal Feyenoord di Tomasson e di un giovanissimo Van Persie.
In Italia, fu la stagione del fallimento della Fiorentina, della cessione di Zidane al Real, dell’esplosione di Cassano, dell’eterna attesa di Ronaldo.
Storie di una vita fa.
Dal 23 febbraio 2002 è cambiato tutto.
O quasi.
Il 23 febbraio 2002, Josè Mourinho ha perso la sua ultima partita casalinga in campionato.
8 anni e 130 partite dopo, affidiamo a lui il destino della nostra squadra.
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