scritto da il 14 gennaio 2010 alle 16:03

Giro di boa

Finisce la prima metà del campionato e l’Inter, ancora una volta, è davanti a tutti: come nella metà precedente, e in quella prima ancora, e ancora, e ancora…proviamo a fare il punto della situazione, dopo aver affrontato tutte le altre squadre della Serie A.

Mario Balotelli esultanzaNote positive – Il primo posto in classifica, ovviamente. Ottenuto senza drammi e particolari sofferenze e, anzi, con due punti in più rispetto alla passata stagione. Il miglior attacco (41 gol, 8 in più dell’anno scorso) e la miglior difesa (17: 2 in più di 12 mesi fa). Un primato mai messo in discussione e una squadra che sembra aver superato alla grande la “rivoluzione estiva”, che ha portato all’arrivo di cinque nomi nuovi nell’11 di base.

I nuovi arrivi, appunto, altra nota felice di questa metà stagione: Milito e Sneijder sono diventati in brevissimo tempo i punti di riferimento di questa squadra, il primo con i gol -dimostrando di poter stare tranquillamente a certi livelli, al contrario di quanto dicevano in tanti- e l’altro con la classe e la personalità. Sneijder sembra essere quel centrocampista di classe che da anni cercavamo invano per l’Europa: classe, eleganza, visione di gioco ma anche concretezza e numeri da campione, accompagnate dalla personalità giusta per toccare mille palloni nel corso di una gara e per trascinare tutta la squadra alla ricerca della vittoria fino all’ultimo minuto: non è un caso che le partite con Udinese, Dinamo Kiev e Siena abbiano in evidenza la sua firma. Un’altra buona dose di personalità è stata portata da Lucio, che si conferma difensore di altissimo livello anche se non esente da difetti, e da Samuel Eto’o, che ha iniziato fortissimo e poi ha subito un calo (probabilmente dovuto alla preparazione della Coppa d’Africa) ma ci ha lasciato a dicembre con gol importanti e con la sensazione che il meglio, per lui e per noi, debba ancora venire. L’unico che ha un po’ deluso finora è stato Thiago Motta, limitato dai troppi infortuni.

Un’altra nota positiva, possiamo dirlo, è rappresentata dalle avversarie. La Juventus dopo un buon inizio sta colando a picco: 21 punti in 15 partite e sensazione di mettere a rischio non solo il quarto posto, ma la partecipazione stessa alla prossima Champions League. Al di là di tutti i discorsi tecnici e del fatto che comunque la squadra può riprendersi, 12 punti di distacco e 6 sconfitte dopo 19 giornate dovrebbero chiudere definitivamente ogni sogno di gloria in chiave scudetto. La Roma ha avuto un percorso inverso -pessimo inizio e grande rimonta- che l’ha portata a un solo punto dalla Juve: anche qui, però, di scudetto vietato parlare. Resta il Milan, imprevedibilmente la più credibile delle avversarie. Dopo un inizio tragicomico Leonardo sembra aver trovato tranquillità e essere riuscito a dare un gioco alla squadra che, a “soli” 5 punti dalla capolista, è non solo obbligata a credere allo scudetto ma è anche l’unica sulla quale si possono riporre le speranze di chi non vorrebbe vedere il quinto titolo consecutivo tingersi di nerazzurro. Il problema, per quelli dell’altra sponda, potrebbe essere la continuità della squadra e la mancanza di alternative: 8 gol a Genoa e Juve mettono a tacere tutto, ma fino a tre partite fa si piangevano addosso per un secco 0-2 subito in casa dal Palermo. E, ancora, Abate, Antonini, Nesta e Thiago Silva sembrano aver dato equilibrio e concretezza all’intera manovra, ma dietro di loro continua a esserci il desolante deserto che l’anno scorso ha portato ai risultati che tutti conosciamo.

Chiudiamo questa visione rosa del nostro momento con un’ultima nota: Mourinho e il gioco. L’anno scorso l’accusa ricorrente era di non avere gioco, di lanciare la palla in avanti, di essere “Ibradipendenti”. Quest’anno Ibra non c’è più, lanci lunghi non se ne vedono e la squadra ha messo in campo -tra alti e bassi- prestazioni notevoli (basti ripensare alle partite con Milan, Genoa, Palermo, Rubin) e soluzioni di gioco nuove e spettacolari come il recentissimo 4-2-3-1. Abbiamo una identità ben definita che va migliorando, e un gruppo unito e affiatato che vuole andare avanti nella stessa direzione con un duplice obiettivo: confermarsi in Italia, affermarsi in Europa.

Non ultimo, in questo mercato di gennaio sembra iniziato anche quel procedimento di “epurazione” che sta portando lontano da Appiano Gentile i vari Vieira, Suazo, Mancini e compagnia.

Julio CesarNote negative - Senza falsa modestia: in una squadra che a gennaio si trova esattamente dove aveva previsto di trovarsi a settembre (testa della classifica e secondo posto nel girone di CL), di note negative non possono essercene molte. Poche ma presenti, in ogni caso: non ultime le difficoltà incontrate nella prima parte del girone europeo, con risultati non certo scandalosi ma neanche confortanti. L’impressione che in Italia si scenda in campo più convinti, sicuri di far male e vincere, capaci di rischiare, e che questa mentalità non riesca a essere replicata in Europa resta forte, anche se la prestazione di San Siro contro il Rubin qualcosa in tal senso l’ha detta. Obiettivo numero uno, quindi, confermarsi sulla strada vista nelle ultime due partite europee anche contro un Chelsea che, per quanto forte, non sembra imbattibile.

Il resto sono contingenze, prima su tutte la sensazione di avere gli uomini contati a centrocampo. Niente frenesia, niente interventi forzati sul mercato: ci troviamo in mezzo a una serie incredibile di coincidenze. Gli infortuni contemporanei di Cambiasso, Muntari, Stankovic e persino Krihn, conditi dall’acciacco di Motta, non dureranno a lungo: 7 uomini (con Zanetti e Sneijder) per quattro posti non sono tanti ma non sono tali da giustificare un intervento non ragionato e fine alla risoluzione di un problema solo temporaneo. Se si può fare qualcosa che rientri in un progetto a medio termine bene, altrimenti avanti così.

Una manovra lenta e a tratti imballata, poi, come troppo spesso ci succede in questo periodo, è stata la protagonista delle ultime due partite. Se è solo un (leggero) calo programmato in funzione dei prossimi mesi bene, altrimenti correre ai ripari immediatamente soprattutto dal punto di vista fisico.

Infine…il Milan. Era fra le (nostre) note positive e lì resta, per carità: ma la consapevolezza di avere una squadra più attrezzata nel lungo periodo e complessivamente più forte non deve farci dimenticare che i punti di distacco sono solo 5 e quelli in palio ancora 57. Essere primi a questo punto del torneo non significa niente, e fra due giornate c’è lo scontro diretto che potrebbe scompaginare i piani di una delle due contendenti. Attenzione  e massimo rispetto quindi, come al solito. Non abbassiamo la guardia fino al raggiungimento dell’obiettivo: quelli dell’altra sponda (del Naviglio, eh), si sa, sono duri a morire.

Noi, invece, vogliamo che la prossima metà di campionato finisca come l’ultima. E quella dopo ancora. E ancora, e ancora, e ancora….

scritto da il 13 gennaio 2010 alle 20:47

Cattjuverie

Sarò onesto:  domenica sera speravo in un bel pareggio e tanto brutto gioco, tra gobbi e biretrocessi… Pazienza, non si può avere tutto dalla vita, bisogna sapersi godere però anche i più piccoli piaceri: in questo caso, la situazione dei gobbi.

Che dire, una partita giocata oscenamente, un centrocampo ridicolo, tre attaccanti su tre impalpabili, Del Piero che sbaglia le punizioni, Ferrara che dopo aver perso una partita 0-3 non trova di meglio da fare se non polemizzare con l’unico allenatore che in 20 anni abbia fatto peggio di lui… ma può bastare tutto ciò a chi sportivamente desidererebbe la cancellazione dalle società professionistiche della Juventus F.C. s.p.a.?

No.

...e poi toccati!

...e poi toccati!

Ieri la gazzetta in prima pagina titolava “Vedi il Napoli e poi”.
Ferrara avrà fatto scorta di cornetti, aglio e gesti apotropaici, visto che per chi non lo sapesse la frase (senza “il”) si completa con “muori”, ma la possibilità che effettivamente questa sera la squadra della sua città segni il capolinea della prima avventura in serie A (ma non certo l’ultima, come si conviene ad ogni raccomandato) di Ciruzzo il Troppo Buono esiste.

Ed allora, in un mero esercizio di stile (juve), vediamo quali meravigliosi scenari potrebbero aprirsi, considerando quali maestri pedatori sono attualmente liberi (di far danni):

L’era glaciale. Scongelato dal freezer, Dino Zoff è disorientato dal salto temporale essendo fermo al Maggio 2.006; crede che non sia successo nulla e si meraviglia delle piccole differenze che nota, soprattutto negli arbitraggi, mette Grygera trequartista scambiandolo per Nedved, non capisce perchè Moggi ora porti il parrucchino e si faccia chiamare Alessio, ed altri dettagli del genere. Ciò nonostante, qualifica una squadra non trascendentale alla Champions League, e quindi i dirigenti lo esonerano con una motivazione qualunque, tipo che bastava far marcare Zidane da Felipe Melo. Il Dino nazionale si rimette sotto ghiaccio in silenzio.

Il Calcio Champagne-League. Dopo aver letto la mirabolante intervista di Maifredi Gigi che si è detto in grado di vincere lo scudetto con questa squadra, solo una persona che col calcio non centri NULLA può credergli: ed infatti, ecco che Blanc lo nomina nuovo allenatore.
La brillante intuizione dell’allenatore (?) bresciano consiste nel far subito tesserare tutto il Maifredi Team (quei poveracci ex calciatori che per pagare debiti e cambiali non avevano di meglio da fare che mimare per Simona Ventura i gol segnati in serie A), per far capire ai giocatori quanto ridicoli sono i gol subiti.
Meno brillante invece l’idea di far giocare la juve come il milan di sacchi, ma con Grygera a chiamare il fuorigioco e Amauri (con i rasta) a trombare la moglie di Le Grottaglie: la squadra chiude il girone di ritorno con il triplo dei gol subiti in quello d’andata, ma riesce a salvarsi. Riscongelando in tempo Zoff.

La Gentile Signora. Claudio il Libico mette da subito in chiaro le cose: chiunque non termini gli allenamenti con un qualche pezzo (di maglietta, di pelle, o altro) di altri compagni tra i denti è fuori rosa. Della cura beneficia soprattutto Melo, che trova finalmente riconosciuta la sua ars randellandi, mentre ne fanno le spese i vari Marchisio, Diego, Del Piero e Giovinco, che finiscono smembrati. Blanc è soddisfatto, infatti pur senza guardare la classifica (Gentile porta la squadra ad una tranquilla salvezza) vede finalmente lo spirito giusto, e per ricompensarlo decide di investire nuovamente nel mercato estivo: Cassano arriva a Vinovo, Gentile viene ricoverato alla neuro il giorno dopo.

Cosa resterà di questi anni ’80. Lippi & Tardelli, ormai inseparabili, sbarcano a Torino reduci dai fasti irlandesi. I giocatori imparano a memoria tutti i proverbi possibili ed immaginabili, ma sbagliati. In campo il gioco latita, ma uno show del Trap a partita mette sempre tutti d’accordo, regalando titoli robanti a Tuttosport. Ai tifosi invece, i soliti sseru. Europa League.

L’inzaccherata. Alberto da Cesenatico ha giusto bisogno di sistemarsi definitivamente la vecchiaia con il consueto metodo: allenare sei mesi (o meno) ma in modo così incolore da poter fare quel che vuole nei restanti 24 mesi di contratto, che tanto in panchina andrà qualcun altro. Rivoluziona la squadra all’insegna del 3-4-3, ne subisce 5 dall’Ajax ma riesce a regalare anch’egli il 4° posto alla vecchia signora, per poi lasciar posto ad un De Biasi qualunque.

L’olandese al volante. Non paghi di aver speso 50 milioni per i Samba Brothers Melo & Diego, oltre a svariati bruscolini negli anni precedenti per i Thiago, Poulsen, Andrade, Amauri etc, si spendono gli ultimi soldi per garantire un lauto pasto quotidiano a Hiddink. Che forse è l’ipotesi più vicina alla realtà, intendiamoci, ma nemmeno quel vecchio marpione di Guus può fare miracoli con il materiale umano a disposizione. Non viene accolto bene tuttavia perchè gli ultras lo scambiano per Ancelotti: een varken niet kan trainen.

Ciro, un consiglio spassionato: vedi Napoli e poi… cerca De Laurentis. Un posto nel prossimo cinepanettone non si nega a nessuno.

scritto da il 13 gennaio 2010 alle 14:51

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scritto da il 12 gennaio 2010 alle 9:33

Congasman, un modello da imitare

Ricordate tutti le disavventure di Adriano nelle sue notti milanesi, vero? Ricordate tutti le sue deprecabili abitudini, le ore piccole fatte in discoteca fra feste e “amiche”? Ricordate come  tutto questo veniva -giustamente- stigmatizzato dai giornali di tutta Italia?

Ronaldinho sambaMa sì che lo ricordate…Adriano era quello che sta in disco fino all’alba e fa arrabbiare Mourinho, che lo aspetta al varco per “avere una spiegazione sulla notte brava” e vederlo svolgere “un allenamento convincente” perchè no -che diamine- un professionista non si comporta così. Adriano era quello irrecuperabile e recidivo, perchè errare è umano ma perseverare è diabolico, e non solo frequentava postacci che non si addicevano a un professionista, ma vi teneva anche un “atteggiamento molesto” veramente riprovevole. Adriano era quello che se arrivava tardi a un allenamento di martedì, era perchè la domenica aveva tirato mattina in discoteca, perchè lui “proprio non riesce a fare a meno della disco”. Adriano era quello che faceva notizia anche se in discoteca ci andava mentre era in vacanza, anche quando era a migliaia di chilometri da Milano perchè, diavolo, “era senza la sua fidanzata”! E poi il concetto di fondo era sempre lo stesso: è un calciatore, un atleta, dovrebbe fare una vita casta e morigerata, senza stravizi. E invece guardatelo, questo ubriacone vizioso: sempre in discoteca, sempre a far casino. Ma dico, vi sembra un atteggiamento consono? Adriano era quello che faceva le “ore piccole in discoteca” e anche quando andava in gruppo era “il più tiratardi”. E anche quando era in gruppo gli articoli erano tutti per lui, perchè il suo amico lì poteva starci perchè tanto doveva stare fermo per due giorni. Guai a far notare il diverso trattamento dei due, all’epoca: il Gaucho era infortunato, il Gaucho aveva il permesso della società, il Gaucho era solo un ragazzo che voleva divertirsi…mica come quel cocainomane alcoolizzato vizioso, che senza discoteca non sa stare e senza importunare la gente neppure!

I motivi di queste rimembranze in libertà, vi starete chiedendo. Già. I motivi sono una “notte di festa a ritmo di samba”, passata a suonare “strumenti per cui nutre una vecchia passione”. I motivi sono “Pallone, samba e allegria. Calciatore di professione, percussionista festaiolo part-time. In campo come in discoteca sotto i riflettori c’è sempre lui”, che “quando inizia a ballare mette a segno la doppietta decisiva, poi non si ferma più” e “si ferma soltanto a tarda notte. Perchè per lui il calcio è samba e il samba è allegria”. E mi fermo qui solo perchè mi rendo conto che, continuando, finirei per riportare l’intero articolo. Un pezzo vergognoso, che non solo non condanna la “notte brava” di uno che “senza disco non può stare”, che non solo erra ma persevera, e che non è chiamato a nessun “allenamento convincente”, no…non solo non la condanna, ma la esalta. Lui non molla la squadra senza salire sul pullman che lo riporta a Milano (quante volte l’avete letta questa?), no: lui “saluta tutti e si infila nel risorante brasiliano” in allegria, dove brinda, si diverte e tutti vogliono una foto con lui. E lui gliela concederebbe anche però, perdindirindina, è tardi, deve andare via. A letto presto? “Nemmeno per idea”! Deve andare in discoteca! Insomma: è un uomo anche lui! Avrà diritto a divertirsi ogni tanto, no?

“Nemmeno per idea”, capito? Nemmeno per idea. In disco aspettano tutti lui (sì, perchè Adriano era uno squallido “habituè”, ora invece “aspettano tutti lui”), si diverte con una bionda innamorata (mica una zoccola, come quelle che frequentava Adriano) e, arrivata mattina, e solo quando si spegne la musica, lui va via. Fra gli applausi del pubblico ovviamente, che gli riserva un’ovazione.

Nessuna condanna, nessuna stigmatizzazione, nessuna promessa di non farlo più. Nessun addio, anzi: un gran bell’arrivederci. “Perchè domani è un altro samba”.

Mica come quello lì, che stava sempre in discoteca.

Venghino siori venghino, lo spettacolo dei giornalisti senza dignità va in onda senza sosta.

Venghino siori…

scritto da il 11 gennaio 2010 alle 14:51

Seggiolini (e non solo) in fiamme

Nella 19esima di Serie A, riflettori puntati sul der-B (cit.) d’Italia: in campo Juventus e Milan. Ferrara, dopo mesi di strambi tentativi, dimostra finalmente di aver trovato l’assetto vincente: 4-4-1-1 alla Mondonico, con Brazzo a far male sull’out di destra, Diego centravanti-ombra e Felipe Melo mediano-eclissi. In porta Manninger, il terzo pilota della Sauber. Dall’altra parte, Leonardo trema.

Inizia la gara, e sono subito emozioni: è Diego a prendere in mano la Juve, con un paio di ciabattate che scaldano il pubblico. Dopo mezz’ora di schermaglie da omaccioni, spazio alle belle arti: Cannavaro e Melo, appostati sul palo, improvvisano un passo di cancan, e poco importa se nel frattempo la sfera sfila loro vicino finendo sui piedi di Nesta, che segna: il vile pallone non può certo porre freni all’arte.

Felipe, almeno lui un suo pubblico ce l'aveva

Felipe, almeno lui un suo pubblico ce l'aveva

La reazione della Juve al gol subìto è furiosa, e si concretizza in un lungo rinvio di Manninger che supera di un bel po’ la metà campo. Felipe Melo, sempre più beniamino del pubblico, dimostra di essere effettivamente rinato: viene da chiedersi che razza di stronzo debba essere stato nella vita precedente, per meritarsi una reincarnazione del genere. Diego, nel frattempo, tira fuori tutta la sua personalità e maschera un rutto, scusandosi con Antonini che passava di lì.

Nella ripresa, la Juve non sembra in grado di rimontare. Il pubblico bianconero, trasudante competenza, individua l’uomo che cambierà la partita ed inizia a scandire il suo nome. Quando Del Piero si toglie la tuta, dagli spalti si leva un grido di giubilo, saltano i tappi, ci si abbraccia e si fa all’amore. Per sbloccare una gara che ormai va avanti per inerzia, ci vuole lui, ci vuole Alex. E’ lui che darà la scossa, come le vallette di Carlo Conti all’Eredità.

Col suo ingresso, viene finalmente ricomposta la coppia Del Piero-Diego, una delle più temute del calcio moderno insieme a Ronaldo e Vieri, Romario e Bebeto, Vialli e Mancini e Felipe e Melo. Pochi minuti dopo, Ferrara decide di esagerare, e mette dentro Ashton Kutcher per un Poulsen che è comunque piaciuto molto.

I cambi danno gli effetti sperati: Ronaldinho, su angolo di Pirlo, spizza il pallone che viene messo dentro da un reattivo Ashton, ben appostato a centro area. Per quella strana regola secondo la quale gli autogol, quando c’è di mezzo Ronaldinho, non esistono, il gol viene assegnato al brasiliano, che festeggia giustamente la prodezza. La Juve accusa il colpo, ma fortunatamente c’è Del Piero a tener su la baracca: con l’ennesima scimmiottata di Juninho dai 45 metri, il capitano suona la carica.

Leonardo, non pago del doppio vantaggio, butta nella mischia Huntelaar, lo Stevanovic dei poveri. Intanto sugli spalti i tifosi bianconeri, stanchi di vivere, si sfogano dando fuoco a una decina di seggiolini e manifestano la volontà di sacrificare Diego al Dio Sole.  Oltre ai seggiolini, vengono accesi anche un paio di chili di fumogeni, che riempiono il campo di una densa nebbia risparmiando al pubblico, se non altro, la visione degli ultimi tragici minuti. Della ridotta visibilità approfitta Ronaldinho, che segna e comincia a festeggiare da solo, visto che i compagni non ci capiscono un cazzo e brancolano per il campo in cerca di qualcuno da abbracciare.

Finisce dunque 3-0 per il Milan. Nella Juventus, che completa l’aggancio al Napoli, delude Amauri, che comunque dimostra di avere qualche potenzialità: se capovolto ed imbottito di detergente, potrebbe dire la sua anche contro lo sporco più ostinato. Il ritorno di Bettega ha restituito convinzione ai giocatori, che ora sono assolutamente convinti di poter arrivare dodicesimi.

Il Milan, con questa vittoria, dimostra la sua netta superiorità nei confronti dell’Inter e si porta in vantaggio nella fantaclassifica avulsa rispetto agli scontri con la Juventus. Dopo questo roboante trionfo, il fiato dei rossoneri sul collo comincia a farsi pesante.

Mettiamoci in salvo.

scritto da il 11 gennaio 2010 alle 1:13

Il dodicesimo uomo

La partita di sabato sera è una di quelle destinate a rimanere nella mente del tifoso interista con l’etichetta di epica, al pari di quel famoso Inter-Samp di qualche anno fa, vinto per 3-2 con una rimonta incredibile negli ultimi otto minuti.

Viverla allo stadio è stato bello, soprattutto per come è andata a finire, ma personalmente non appagante come in occasione di altre vittorie raggiunte inaspettatamente sul filo di lana. Si, perché vedere il comportamento di parte del pubblico mi ha amareggiato, fatto arrabbiare e lasciato molto perplesso. Non è assolutamente mia intenzione assegnare patenti di interismo, lungi da me farlo, ne tantomeno pretendere di negare il diritto di critica a chi, come me, paga profumatamente un biglietto o un abbonamento per assistere alle partite. Certi atteggiamenti però mi hanno veramente sconcertato e mi sono ritrovato a battibeccare con chi mi sedeva dietro o nelle immediate vicinanze. Solitamente evito di lasciarmi andare a certe esternazioni ma quando, al gol del 2-3 del Siena, ho sentito gridare per ben cinque volte consecutivamente “siete una squadra di m***a” all’indirizzo dei ragazzi, non sono riuscito a trattenermi. E già che c’ero me la sono presa anche con chi stava criticando le scelte dell’allenatore. In una situazione di emergenza come quella, contestare la formazione o il tipo di assetto tattico mi è sembrato quantomeno naif (cit.), visto che le uniche alternative possibili erano l’inserimento di alcuni giovani della primavera. Nel resto dello stadio la situazione è stata pressoché simile, con critiche e fischi all’indirizzo di tutto e tutti.

Spesso si sente dire che il pubblico sugli spalti può diventare il dodicesimo uomo in campo. L’altra sera al Meazza lo è stato, ma per gli avversari. A venticinque minuti dal termine, sotto per 3-2 e con una squadra approssimativa a causa di assenze ed infortuni, ti aspetteresti uno stadio che inciti e sostenga i suoi alla ricerca della rimonta. E invece no, anzi. Mugugni continui ogni qual volta che alcuni nostri giocatori entravano in possesso palla, con l’effetto di mandare ancora più in confusione chi già lo era ampiamente. Anche la curva, solitamente l’unico settore dello stadio a cantare sempre, ha lesinato il proprio apporto, con un flebile contributo a livello di tifo. Per fortuna la squadra ha dimostrato di avere carattere da vendere e, nonostante le grandi difficoltà che presentava la situazione, non si è persa d’animo provando con poco gioco e tanto carattere a recuperare la partita. Riuscendoci.

La punizione-gol del 3-3 di Sneijder è quella che ha rianimato gli spettatori, me compreso, trasformando completamente l’aria che si respirava nello stadio. A rigor di logica dovrebbe essere il pubblico a trascinare gli undici in campo, non viceversa. Questo non è accaduto, per via dell’atteggiamento di molti che, dopo quello che poteva essere un comprensibilissimo momento di sconforto, avrebbero quantomeno potuto esimersi dal contestare tutto e tutti per venti minuti buoni. Mi sembra superfluo dire che al 4-3 di Samuel gli stessi personaggi non hanno evitato di esultare come se il gol della vittoria l’avessero segnato loro. Questo è, purtroppo, la realtà di una buona percentuale del nostro pubblico. Un pubblico incapace di dare un apporto significativo nei momenti di difficoltà. Come ho detto prima, nessuno pretende di togliere il diritto di critica a chi paga il biglietto, ma quantomeno  sarebbe da auspicarsi un atteggiamento meno tafazzista. Sto chiedendo troppo?

scritto da il 10 gennaio 2010 alle 12:20

Inter-Siena: svangarla così…

…ha un sapore stupendo. Certo, ti diventano bianchi i capelli troppo presto, a lungo andare, ma è un sacrificio ampiamente giustificato.

Inter-Siena, SamuelSoprattutto perchè mentre Samuel esulta togliendosi la maglietta per il suo primo gol da centravanti aggiunto, e non da difensore su corner o punizioni, tra un delirio e l’altro uno guarda il cronometro, vede che è comunque finita, e nei trenta secondi successivi può già immaginare le rosicate di molti, che riverseranno la loro bile nelle mail e nei commenti da semianalfabeti a trasmissioni locali e siti sportivi.

Sarebbe bello, per una volta, non vedere nemmeno UNO tra i tifosi interisti, rompere le palle su questa partita… ma oltre alle prostitute intellettuali, è da tempo che conosciamo pure i loro clienti, ovvero chi se ne beve le balle ed i ragionamenti della minchia. E quindi li lasciamo nel loro brodo a prendersela con Mourinho, con la Società, coi giocatori… pur ammettendo che il secondo tempo non è stato, per 43 minuti, un grande spettacolo (eufemismo), per come la vedo io anche solo il finale ne valeva la pena, senza dimenticare le azioni del primo tempo che con un po’ di maggiore cinismo avrebbero instradato meglio la gara.

La gara appunto… quando hai solo 12 giocatori “con esperienza” a disposizione, più il secondo portiere, più Arnautovic che ha esordito giocando pochi minuti a Verona mercoledì, e 4 primavera, la formazione diventa pressochè obbligata, ed infatti si è vista quella anticipata nel precedente post… è forse una colpa di Mourinho? spero bene che nessuno sia così malato di mente da pensarlo.

Non ha funzionato al meglio però la disposizione in campo, soprattutto a centrocampo in quanto nè Quaresma nè Pandev, a causa della lunga inattività, non si inserivano nè ripiegavano con le giuste tempistiche, facendoci soffrire spesso la superiorità numerica dei Senesi. Al primo, bellissimo, gol di Maccarone però la sensazione era più di sorpresa che altro, ancora non immaginavo la sofferenza che ci aspettava…

Lancio di Sneij perfetto, il Principe aggancia con eleganza, ne fa secco uno e poi scarica alla sinistra di Curci, poi la seconda perla di Sneij, la prima su punizione: dedica sentita a Chivu, una di quelle cose “da squadra”, e pensavo che tutto si fosse sistemato (anche perchè prima della punizione c’erano state comunque altre due occasioni abbastanza limpide, una sui piedi di Pandev, un’altra prima ancora sui piedi di Motta, che inspiegabilmente anzichè tirare la passa a Milito in evidente fuorigioco).

Macchè, palla al centro-via, e con una serie di buchi della nostra difesa, questi trovano il pareggio con tale Lapo Ekdal, non a caso gobbo, per la gioia di tre suoi connazionali (forse parenti?) elegantissimi che iniziano a fare foto con una specie di cannone dalla balaustra. Iniziano le perdite di tempo sistematiche, in particolar modo da parte di Rosi e Curci, la scuola Roma che non tradisce mai, da questo punto di vista, e mestamente finisce il primo tempo.

Alla ripresa, il cambio che ti aspetti, cioè Samuel per Quaresma, per dare più sostanza al centrocampo spostando Zanetti, e quello che NON si aspettava nessuno, cioè fuori Deki per un infortunio nel tunnel (alla faccia di chi dice che abbiamo solo culo, verrebbe da dire) e dentro Arnautovic.

I cambi hanno un senso, la scelta di mettere Samuel terzino lasciando Cordoba in mezzo, a sollecitare le mie coronarie insieme a Lucio, molto meno: ogni volta che su quella fascia partiva Reginaldo, c’era da soffrire, non a caso il gol del 2-3 nasce in questo modo.

Fuori Motta, dentro Stevanovic, e lì ho riposto le mie ultime speranze in qualche giocata da Campione di Wesley o di Milito, perchè sinceramente non si vedeva più alcuno schema in campo, però qualcosa l’hanno tentata, soprattutto il trio Arnautovic-Pandev-Stevanovic, con scarso esito e purtroppo una scarsa propensione anche a rientrare… due su tre devono crescere, e l’altro deve solo riprendere la forma migliore, quindi nessuna bocciatura comunque.

Ma sto divagando: si arriva al minuto 43′, checchè ne dica l’abbacchiato Malesani, il fallo c’è, poi noi a batterle abbiamo uno dei migliori europei in materia, e San Siro esplode. Luis affianco a me inizia ad urlare “e andiamo a vincerla”, io guardo quelli che se ne stavano già andando ritornare sui loro passi, e penso che forse un “Inter-Sampdoria” o “Inter-Roma” dal vivo finalmente è toccato pure a me… altra punizione, quelli del Siena sono evidentemente nervosi, spostano di continuo la palla a Wesley, ma 3 su 3 sarebbe stato troppo anche per lui.

4 minuti di recupero sembrano davvero pochini, viste le continue sceneggiate a cui già ho accennato, ma ci bastano. Faccio appena in tempo a rendermi conto che Stevanovic, centrocampista offensivo, è il nostro terzo terzino sinistro di giornata, che Samuel è stato spostato alla Materazzi, ed inizia l’azione più bella della partita.
No, non ho fatto colazione a base di grappa o cannoni, per me l’azione che completa la nostra rimonta è davvero la più bella di tutto il match, Lucio-Arnautovic-Milito-Pandev-Samuel. Tutto di prima. Tutto perfetto.

DELIRIO.

Gli ultimi secondi sono seguiti dalla balaustra, con la panchina del Siena a cui rode tutto, per aver perso così tre punti pesantissimi, per la loro classifica, e qui c’è un episodio da segnalare: il signor Reginaldo (a proposito, grazie Malesani per averlo tolto, visti i pericoli che partivano dalle sue parti…) è tra i più nervosetti, diciamo che mal sopporta le nostre esultanze lì dietro (condite da diversi riferimenti alla Canalis, va detto)… non trova di meglio da fare che girarsi e farci un gesto poco carino, avete presente quello con le due braccia a scendere, a fare una specie di “V” verso e parti basse? ecco, quello.
Sarebbe equo che venisse segnalato pure questo, al signor Tosel, che se Mario deve pagare certe cifre per tre secondi di applausi, lo show dell’ex mister Canalis vale un po’ di più direi. Anche perchè in mano, avevo l’ombrello di Luis, e se io sono una personcina a modo, magari qualcun altro al posto mio poteva perdere il lume della ragione e tirarglielo…

Un altro spettacolare da vedere è Rosi, che da solo ha fatto entrare i barellieri 3 volte. Sulle ginocchia, totalmente sconfortato. Come si merita.

Partite come questa, comunque, danno una carica che va ben oltre il gioco espresso, o i tre punti. Sono vittorie del gruppo, prima ancora che dei singoli campioni autori delle giocate, della voglia di sacrificarsi, della capacità di adattarsi in posizioni diverse dalle abituali. Come nel 2007-2008 (ma speriamo che si arrivi un po’ più sereni alla meta, con meno infortunati soprattutto).

E sono vittorie, infine, da Pazza Inter.

scritto da il 9 gennaio 2010 alle 13:30

Inter-Siena, con la forza del gruppo

Stasera al Meazza si affrontano le uniche due squadre mai retrocesse in serie B, a differenza di quanto avverrà 24 ore dopo…

Che Inter vedremo? beh, dire “rimaneggiata” è un eufemismo, rispetto alla sfida di tre giorni fa mancheranno il ceduto Vieira, lo squalificato Balotelli e soprattutto Christian Chivu: dico “soprattutto” perchè nel bailame di questi giorni un po’ è passato in secondo piano quanto accaduto al difensore rumeno dopo lo scontro con Pellissier, un infortunio di quel tipo può avere conseguenze ben più gravi che non uno stop di un paio di mesi… ancora in bocca al lupo ed un sincero grazie ai medici che l’hanno operato, le premesse non erano delle migliori.

Questi tre si aggiungono agli infortunati Santon, Materazzi (operato ieri, fuori un mese anche lui), Cambiasso, Muntari e Khrin, oltre al probabile partente Mancini ed Eto’o, che speriamo sia in condizioni di sicurezza migliori, con la sua nazionale, rispetto alla squadra del Togo (ce ne sarebbero troppe da dire per affrontare seriamente questo discorso, e francamente non ne sono in grado oggi)…

Di contro, recuperiamo due giocatori squalificati (Deki e Motta), e Pandev ha messo nelle gambe un importante minutaggio contro il Chievo, quindi non bisogna fare drammi ed affrontare senza timori il Siena, con la forza del gruppo, come ha giustamente sottolineato in conferenza Mourinho.
Una forza che si esprime quasi ogni domenica, con giocatori che costantemente giocano fuori-ruolo, direbbero i miopi, io dico “dove servono”: certo, la nostra è una rosa importante (“siamo l’Inter, non è mica l’oratorio eh…”, per usare le parole di Mario), ma senza il giusto spirito di sacrificio e la voglia di vincere propria dei veri campioni non si andrebbe da nessuna parte.

Ed allora, con ogni probabilità, la formazione anti-Siena è quasi già pronta: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Cordoba (o Samuel), Zanetti; Stankovic, Motta; Quaresma, Sneijder, Pandev; Milito. In panca sono pronti al loro debutto molti giovani della primavera, in caso di bisogno, insieme all’estroso Arnautovic che è l’ennesima testimonianza di come Mourinho sia un allenatore che riconosce l’impegno ed è pronto a dare una seconda possibilità a chiunque, in special modo ai bambini un po’ naif, l’altroieri Mario, ieri Santon, oggi il buon Marko appunto.

Di fronte il Siena, ultimo, che ha 30 punti meno di noi ed un allenatore abituato a dare spettacolo… fuori dal campo. Perdere punti in questa occasione, sarebbe un vero delitto, è il momento giusto per allungare ulteriormente su una (o perchè no, entrambe) le inseguitrici.

Della conferenza stampa di ieri infine sottolineerei il richiamo deciso ai pecoroni che tifano questi stessi colori ma non hanno evidentemente chiaro che il razzismo è qualcosa di inconciliabile concettualmente con una società che si chiama “Internazionale”.
Il nostro allenatore (e la società) è in grado di fare questo discorso chiaramente, e gli altri?
Campedelli, Ferrara, Blanc, Di Carlo, ci dite qualcosa su chi apostrofa Mario Balotelli in quel modo?

Buona partita a tutti.

scritto da il 8 gennaio 2010 alle 17:12

Au revoir, Monsieur Patrick

Dopo Juan Sebastian Veron, Luis Figo e Hernan Crespo, un altro componente della prestigiosa FIFA100 lascia la maglia nerazzurra. Da oggi Patrick Vieira non è più un giocatore dell’Inter.

Patrick VieiraUna carriera ad altissimo livello sviluppata principalmente nell’Arsenal e due stagioni in Italia: una col Milan e una con la Juventus. No, un giocatore con la sua classe non poteva portarsi dietro una macchia simile. Un giocatore con la sua eleganza non poteva legare il suo nome a squadre del genere. Quella vergogna doveva essere lavata.

E’ il 2 agosto 2006 quando Vieira si rende conto della sua scabrosa situazione e decide di agire nell’unico modo possibile per rimediare a una macchia altrimenti indelebile nella sua luccicante carriera: è il 2 agosto 2006 quando Patrick Vieira diventa un giocatore dell’Inter.

Il debutto avviene nella finale di Supercoppa contro la Roma. L’Inter dopo mezz’ora è sotto per 3-0, ma col senno di poi sembra tutto calcolato, tutto già scritto in una sceneggiatura perfetta. E’ il momento di far capire all’Italia che la musica è cambiata, è il momento di urlare al mondo che da queste parti, dopo anni di buio, si torna a giocare a calcio. E’ il momento di lasciare spazio ai campioni veri. Patrick Vieira prende in mano il centrocampo nerazzurro: la mette dentro al 44’, poi assiste al gol di Crespo, poi al 74’ la firma finale. 3-3, e punto esclamativo di Figo per quello che sarà l’inizio della nuova epoca del calcio italiano. Un’epoca a forti tinte nerazzurre.

Giocatore troppo spesso etichettato come “di sostanza” a causa di un fisico impressionante, Patrizio di Francia è in realtà un distillato di classe cristallina, che nella rosa di quegli anni per tecnica resta alle spalle dei soli Figo e Ibrahimovic. L’intelligenza tattica al servizio di due leve lunghissime, dieci anni di esperienza per far funzionare spalle larghe come nessuno, la capacità di leggere il gioco per reinventarsi incursore a 30 anni, Vieira è un giocatore fondamentale nell’anno dello scudetto dei record e nel successivo: il perno di classe, eleganza, sostanza e esperienza sul quale si installa la mentalità della nuova Inter, la consapevolezza di essere i più forti, la coscienza di poter vincere su ogni campo e la capacità di farlo, e di alzare una serie impressionante di coppe e coppette.

Patrick Vieira

Sono stati quattro anni magnifici quelli del gigante di Dakar in nerazzurro. Quattro anni pieni di successi e di trionfi, quattro anni che hanno piano piano fiaccato il morale e tolto le parole a troppe persone che ancora non avevano ben chiaro quello che stava succedendo. E lui, Patrick, insieme a Ibrahimovic è stato spesso eretto a simbolo di questi trionfi: prima usato come “arma” dai gobbi per discorsi farneticanti, poi sbattuto in faccia agli stessi con tutta la sua superiorità tecnica, atletica e tattica. Superiorità mai vista in bianconero, esattamente come avvenuto per Ibrahimovic. Perché Vieira ha dato tanto all’Inter e l’Inter ha dato tanto a Vieira: in termini di successi, ma anche in termini di maturazione. Quello che oggi varca per l’ultima volta i cancelli di Appiano Gentile è un giocatore che, nonostante i 34 anni, è più completo e più decisivo di quando è arrivato: non più semplice baluardo davanti alla difesa ma anche regista, incursore e mezzala. E’ stato Roberto Mancini a reinventarlo interno di destra nel rombo, è stato Josè Mourinho a vederlo martoriato da una incredibile serie di infortuni nell’ultimo anno e mezzo e a crucciarsi di non poter sempre disporre di uno dei migliori centrocampisti del mondo.

Finisce oggi una splendida avventura, ma non finisce oggi il rapporto tra Patrick Vieira e l’Inter. Lui ha avuto l’onore di indossare i nostri colori in quattro anni pieni di trionfi, noi ci onoreremo, oggi e sempre, della sua amicizia.

Siamo certi, Patrick, che un po’ di nerazzurro scorrerà sempre nel tuo sangue. Così come nella nostra testa non svanirà mai il ricordo di quel gigante nero che ci ha riportati in alto.

Bonne chance, Monsieur Vieira.

scritto da il 8 gennaio 2010 alle 11:55

Il der-B d’Italia

Adriano Galliani

Ti siamo vicini, Adriano

Ci risiamo: l’ha fatto di nuovo. Come ormai divertente abitudine prima di ogni Juventus-Milan, ecco puntuali le parole del geom. Adriano Galliani: “E’ Juve-Milan il vero derby d’Italia” condito, per non farsi mancare nulla, dalla solita favola sul club più titolato al mondo che ormai anche SportMediaset ha vergogna a riportare. Brutta storia i complessi di inferiorità.

Che poi, dico: sono anni che va avanti con questo ritornello. Solo lui e i suoi adepti, solo prima degli scontri con la Juventus. In un qualsiasi altro periodo dell’anno, provate a chiedere a una qualsiasi persona che cos’è il derby d’Italia. Non ne troverete uno che vi risponderà “Juventus-Milan”. Al limite qualcuno citerà la “polemica” (fra chi, poi? Per far polemica bisogna essere almeno in due), ma più per dovere di tifo che per altro.

I derby sono storie di scontri veri, di rivalità, di sangue negli occhi, di voglia di vincere a tutti i costi…cosa c’entra Juventus-Milan con tutto questo? E’ sicuramente una partita particolare, una partita ricca di fascino, una partita a suo modo storica (si è disputata in tutti i campionati della storia…in tutti tranne tre, ovviamente), ma la rivalità è un’altra cosa. Juventus-Milan è una partita tra amici, tra ragazzi che quando d’estate non hanno niente da fare si organizzano per tirare due calci a un pallone e poi andare a bere una bella birra insieme, tra persone riconoscenti che quando devono fare un favore a un amico non si tirano indietro (vero, signor Pieri?), tra persone disponibili che quando hanno bisogno non esitano ad aiutare l’un l’altro. Come si fa a chiamare derby quella che, piuttosto, somiglia a una scampagnata in famiglia, a un pic-nic al lago con gli amici?

L'accesa rivalità che caratterizza "il vero derby d'Italia"

L'accesa rivalità che caratterizza "il vero derby d'Italia"

E ancora, perchè tutta questa insistenza? Perchè tutto questo ridicolo sottolineare un qualcosa che non esiste? Perchè usare l’ennesima scusa per ripetere per la milionesima volta che “noi siamo il club più titolato al mondo”? Spero davvero di sbagliarmi, ma in questo punto d’onore che si fa il geometra ci vedo tanto la voglia -la necessità, quasi patologica- di buttarne lì un’altra per provare a mettersi sopra all’Inter. Come “lo scudetto mettilo nel culo”, come “voi vincete il campionato ma noi siamo il club più titolato al mondo”, come “voi siete primi ma noi un anno fa eravamo campioni del mondo per club”, come “noi siamo la squadra con più palloni d’oro”.

I complessi di inferiorità in età adulta, secondo Adler, sono strettamente correlati alla condizione di bambino viziato o trascurato. O meglio prima viziato, da un Presidente che lo ha fatto sentire importante come mai era stato nella sua storia, e poi trascurato dal Presidente stesso e da tutto il resto del mondo del calcio, che lo vede come un bimbo abbandonato al suo destino, mai cresciuto e con l’impossibilità di diventare grande. Per superare il complesso bisogna determinare come si è formata questa sensazione e poi smascherare i falsi obiettivi a cui il paziente tende e sostituirli con mete esistenziali più idonee. Focalizzare l’attenzione sull’abbandono subito da parte del Presidente e superarlo, per portare il paziente stesso a smascherare i castelli di carte che si è costruito (dal “club più titolato al mondo” in giù) e permettergli quindi di affrontare la sua vera situazione, di guardare in faccia la realtà senza manie di grandezza e sogni di gloria: questa la strada per una completa guarigione.

Il problema, però, è che a noi il geometra e i suoi adepti piacciono così. Noi, si sa, siamo dei bastardi senza cuore. Ipocriti, scorretti, razzisti e provocatori. E allora non muoveremo un dito per aiutare il geometra e i suoi seguaci ad uscire da questa brutta situazione. Anzi, rilanciamo: hai perfettamente ragione, Adriano. Juventus-Milan è il vero derby d’Italia. Perchè a noi di avversari al nostro livello non ne sono rimasti. Il nostro unico derby potrebbe essere ad Appiano fra Inter A e Inter B se non fosse che l’Inter, si sa, con la B non ha niente a che fare.

Affrontatevi, scornatevi, fatevi le vostre solite riverenze e lasciate punti sul campo, dunque.

Buon der-B a tutti!