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scritto da Mr Sarasa il 23 gennaio 2010 alle 15:24
Ed alla fine arrivarono le convocazioni: tutti recuperati tranne Stankovic (ed ovviamente gli assenti già noti, Eto’o, Chivu e Khrin).
Pare scontato il modulo che adotteremo, ovvero il collaudato rombo, con Sneijder trequartista e Zanetti, Cambiasso, Muntari e Motta a contendersi gli altri tre posti a centrocampo (probabile in particolare una staffetta tra l’italo-brasiliano ed il ghanese); in difesa Maicon-Lucio-Samuel, con il ruolo di terzino sinistro in dubbio tra Santon, Cordoba e Muntari, in attacco sicuro Milito, meno chiaro chi lo affiancherà dall’inizio tra Balotelli e Pandev.
I nostri avversari si schiereranno con il modulo che li ha rilanciati, il 4-3-3 atipico in cui un occhio di riguardo va riservato ai tre davanti, Ronaldinho-Borriello-Beckham, trio che ha fatto a pezzi le difese incontrate nelle ultime giornate; il centrocampo è probabilmente il loro attuale tallone d’achille, si affida alla forza fisica (ormai calante) di Gattuso ed al sacrificio di Ambrosini, mentre Pirlo si limita a poche illuminazioni per partita. L’importante è non rimanerne accecati, sennò anche quelle poche, possono far male. Rispetto all’andata il vero salto di qualità è stato fatto in difesa, dove affianco a Nesta e Thiago Silva hanno trovato continuità Abate ed Antonini (detto il non-giovane), purtroppo Kaladze e Jankulowsky sono solo un ricordo…
Che dire, ce la giochiamo, sulla carta non abbiamo proprio nulla in meno rispetto a questo milan, ma le partite non si giocano sulla carta, ci sta sempre la botta di culo, la svista arbitrale… davvero, non ha senso perdersi in troppe previsioni, il bello del calcio è anche la sua imprevedibilità.
Ed a proposito di sviste e casualità, dal brasile Adriano, probabilmente dopo una bella serata alcolica, ha rilasciato delle dichiarazioni senza senso a calciomercato.com in riferimento all’episodio chiave del derby di ritorno dell’anno scorso:
Ci sveli l’arcano? Era fallo di mano o no?
“Volevo colpire di testa, ma mancai la palla ed allora provai ad aiutarmi con la mano . Non è stato un gesto molto plateale, e l’arbitro ha optato per l’involontarietà. Era fallo, ma mi è andata bene . Era una rete importante sia per me che per la squadra”
Ora, ciò basta a qualche gonzo per riaprire sui forum interminabili discussioni sul potere dell’Inter, gli arbitraggi a favore, ed altre scemenze di sorta, peccatoche questa “ricostruzione” dell’acolista ex attaccante nerazzurro cozzi con una cosa molto semplice: la realtà.
Basta riguardare l’episodio infatti per notare subito che NON mancò la palla, la colpì anche se decisamente male e la palla carambolò sul suo braccio già largo.
Poi, se Adriano vuole dire qualcosa di più complesso, cioè che in una frazione di secondo si è reso conto che non l’avrebbe girata in rete e quindi l’ha colpita così male apposta per fare sponda sul braccio, allora gli chiedo scusa. Ho sempre pensato che fosse un deficente, invece era proprio un genio del male.
Va bene così.
scritto da Mr Sarasa il 22 gennaio 2010 alle 23:51
Ci siamo quasi, mancano due giorni scarsi al Derby… nell’attesa, vogliate gradire questo piccolo gioco in simpatia, non si vince alcun premio diverso dalla vittoria in se stessa.
IL PERSONAGGIO MISTERIOSO
Che la classe arbitrale in Italia non sia sempre stata il massimo in quanto a trasparenza, si sapeva… la storia che però a distanza di 30 anni viene alla luce oggi, ha dell’incredibile: un giovane e promettente arbitro, stroncato dai massimi vertici federali IN QUANTO INTERISTA E NON GOBBO (come loro).
Certo, a giudicare dalla foto pervenutaci, il soggetto in questione non è esattamente rassicurante, pare uno studente (marxista) di filosofia dell’epoca, ma la sua preparazione calcistica è indiscutibile. A voi individuare questo personaggio misterioso, oggi discretamente famoso in barba a quei vertici oscurantisti… JUVENTINI.
 sembra un fattone, ma era una vera promessa dell'arbitraggio
P.S.: più tardi di sicuro un post serio, non vi preoccupate…
scritto da SNIS il 22 gennaio 2010 alle 9:00
Il derby non è mai stata una partita come tutte le altre. La stracittadina infatti è da sempre un match speciale, anche per chi come me abita lontano da Milano. Si, perché qui nella mia zona (strano ma vero), in una provincia infestata da gobbi e fiorentini, esiste una sorta di mini-colonia rossonerazzurra. Un piccolo paesino di circa 300 anime con la particolarità di annoverare tra i propri abitanti una percentuale altissima di tifosi delle due squadre milanesi. Suddivisione ancora più bizzarra è quella che vede molti dei residenti del minuscolo centro storico tifare per il club sceso in B per ben due volte, mentre gli abitanti delle frazioni limitrofe al borgo professano la loro fede per la squadra dai sacri colori del cielo e della notte.
La rivalità con i cugini è stata da subito sentitissima, con le prime crudeli prese in giro tra bambini per le loro due retrocessioni di inizio anni ottanta. Poi, dopo la risalita in Serie A, tantissime sfide emozionanti, fatte di grandi soddisfazioni ma anche di qualche cocente delusione. All’epoca, come già detto in un post di qualche tempo fa, l’unico modo di seguire la partita per chi come me abitava lontano dalla città meneghina era la radio. E proprio incollato alla radiolina, in attesa degli aggiornamenti del commentatore di turno, ho vissuto tantissimi di questi matches. La vittoria per 1-0 firmata da Minando, il 2-2 con rete di Rumenigge e pareggio di Verza nel finale, la sconfitta per 2-1 con gol partita segnato da Hateley sono solo alcuni esempi di sfide che rimarranno per sempre, indelebili, nella mia mente.
Ricordo poi con molto piacere il derby d’andata della stagione dei record 88-89, vinto per 1-0 grazie ad un gol di Serena, realizzato con uno spettacolare colpo di testa in tuffo su cross di Bergomi. Quella domenica sera mio padre, per vendicarsi delle prese in giro subite in occasione del derby dell’anno precedente, non potendo recarsi sul posto telefonò al gestore del bar del paese dicendo di offrire da bere per conto di un certo Lothar Matthaus a tutti i milanisti presenti nel locale, con la promessa di passare il giorno seguente a saldare il dovuto. Detto fatto.
Altro derby memorabile quello giocato e vinto in casa del Milan per 1-0, con gol di Nicola Berti a cinque minuti dalla fine. Meraviglioso vedere come, dopo averla messa in buca di testa sotto la sud, il mitico Nicolino esultò facendosi di corsa il giro del campo, evitando il lancio di monetine, accendini e qualche ombrello, sino ad arrivare sotto alla nord.
Poi, alla metà degli anni ’90, l’avvento della pay-tv ci regalò finalmente la possibilità di seguire sul piccolo schermo molti Inter-Milan, in quel periodo sistematicamente programmati in posticipo la domenica sera. A vederla si andava nel bar del paese, l’unico ad avere la neonata televisione a pagamento Tele+, gomito a gomito con i tifosi rossoneri. Quella stanzina stretta e lunga sul retro invasa dal fumo delle sigarette e con il televisore collocato sopra al frigo a colonna dei gelati, si trasformava nel nostro piccolo San Siro. Accaparrarsi uno dei pochissimi posti a sedere era praticamente impossibile e allora io ed i miei amici di fede ci sistemavamo in fondo, vicino alla finestra, come a formare una sorta di mini-curva. Durante il match si susseguivano i commenti, gli sfottò, le proteste e le discussione con l’amico rivale di tifo di turno. Fortuna volle che, nonostante in quegli anni il Milan fosse nettamente più forte, non perdevamo mai e male che andasse riuscivamo sempre a strappare almeno un pareggio. Memorabile una nostra vittoria per 3-1, con gol di Seno a sbloccare il risultato nel primo tempo e raddoppio di Jonk nella ripresa, che sembrava aver chiuso il discorso. Poi il gol milanista a riaprire il match riaccese gli animi dei cugini che, dopo essersi dovuti sorbire le nostre esultanze ai gol, ci urlarono di stare calmi visto che ancora non era finita. Lo splendido gol di Berti (si, ancora lui), realizzato con un tiro al volo di destro su cross di Sosa, fu la degna conclusione di una serata fantastica, culminata con il carosello di tre auto strombazzanti per il paesino.
Poi finalmente lo stadio. Il ricordo che ho del primo derby dal vivo è bellissimo. Un’atmosfera indescrivibile, di palpabile attesa, con le coreografie e, finalmente, il fischio d’inizio di una partita che si sarebbe trasformata in un’incredibile girandola di emozioni. Due rigori, uno per parte, a sancire la parità dei primi quarantacinque minuti, il successivo nostro vantaggio a metà ripresa ed il loro immancabile pareggio ad una manciata di minuti dal termine, sembravano irrimediabilmente rimandare ancora una volta il ritorno alla vittoria nella stracittadina. Pareva ormai tutto deciso, ma al quarto minuto di recupero su un cross da calcio d’angolo, il ricordo di quel pallone che si infila nella porta rossonera mi fa venire tutt’oggi la pelle d’oca. Quel momento è stata l’apoteosi di un’esperienza a dir poco meravigliosa.
E poi ancora, un derby di Coppa Italia con Nuciari a difendere la porta dei cugini, un paio di partite perse al 90′ per i gol di Massaro, il derby dei fumogeni, quello dei fischietti, quello della papera di Dida, quello in cui poteva essere scudetto ma non lo è stato. Potrei continuare a parlarne per ore, perché di storie, partite, ricordi ed emozioni da raccontare ce ne sarebbero a non finire.
scritto da Nk³ il 21 gennaio 2010 alle 14:39
Si è svolta nel pomeriggio la riunione straordinaria dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive, presieduta dal Dirigente Generale di Pubblica Sicurezza Pietro Ieva.
Oltre ai componenti ordinari sono intervenuti: il Direttore Generale della Federazione Italiana Gioco Calcio Antonello Valentini, il Direttore Generale della Lega Marco Brunelli, il Procuratore Federale della FIGC Stefano Palazzi, un rappresentante della Questura di Torino, nonché Marco Fassone in rappresentanza della Juventus F.C.
La riunione odierna è stata indetta per affermare la volontà, da parte di tutto il sistema di gestione della sicurezza degli eventi sportivi ed in particolare del calcio, di allontanare ogni forma di violenza – anche verbale – dagli stadi, sostenendo le iniziative della società sportiva ed affiancarla in questo impegno per il rispetto della legalità e dei valori dello sport.
Nel corso dell’incontro i componenti dell’Osservatorio hanno preso atto con soddisfazione del rinnovato impegno assicurato dalla Juventus FC nell’adottare tutte le misure organizzative di propria competenza, tese a garantire la sicurezza degli spettatori e ad allontanare le espressioni razziste dalle proprie curve.
Al fine di evitare, per il futuro, il ripetersi di tali deplorevoli episodi e tutelare inoltre la società sportiva, l’Osservatorio ha varato un pacchetto di misure in sei punti, condivise in una “logica di sistema” da tutti i rappresentanti di vertice delle Amministrazioni direttamente coinvolte:
- rafforzamento del servizio di stewarding nelle attività di filtraggio e controllo sistematico del documento d’identità nei settori a specifico rischio;
- contestuale implementazione dell’impiego di operatori di Polizia in uniforme ordinaria, in appoggio agli steward, per le esigenze di filtraggio e controllo documentale;
- organizzazione, da parte degli organismi sportivi e della Juventus FC, di specifiche iniziative antirazzismo, da realizzare in occasione delle proprie gare, sia in casa che in trasferta;
- raccordo più stretto tra gli organi della Giustizia sportiva ed i responsabili dei servizi di ordine pubblico, per l’attuazione di una compiuta attività cognitiva, che consenta di registrare tanto gli accadimenti quanto le misure organizzative pianificate ed efficacemente attuate dalla Società, idonee ad attivare le esimenti previste ed a rendere vani i tentativi ricattatori di alcuni tifosi;
- la sensibilizzazione di tutti i soggetti competenti all’attuazione del piano di emergenza in caso di eventuale adozione della misura della sospensione temporanea o definitiva della gara.
- adozione, da parte dell’Osservatorio, di determinazioni volte a sanzionare i comportamenti di quelle frange di tifoserie responsabili di manifestazioni o cori razzisti, salvaguardando nel contempo le tifoserie sane; in particolare potrebbero essere disposti:
- la chiusura di specifici settori dello stadio che ospitano tali frange di tifosi;
- il divieto di trasferta per le medesime e il coinvolgimento diretto della società sportiva nell’organizzazione delle trasferte della tifoseria sana.
(estratto dal comunicato ufficiale dell’Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive “Nuovo vigore all’azione di prevenzione condivisa”)
Ricapitolando: maggiore coinvolgimento della società nella lotta al razzismo, zero responsabilità individuali -tanto per i responsabili dei cori quanto per quelli del servizio d’ordine-, blandi e genericissimi provvedimenti concreti.

Intendiamoci: qui non è questione di Juventus, di Inter o di chissà chi. Qui è questione di civiltà. Ormai da un campionato intero si sentono cori indecenti -non importa a chi sono rivolti, non importa quanto sono strumentali a danneggiare una società con la quale certi tifosi sono in “lotta”- sempre da un’unica parte di un’unica tifoseria. In casa e in trasferta, in Italia e in Europa. E dopo cinque mesi, cinque, l’Osservatorio del Viminale si riunisce, delibera…e a cosa arriva?
Al nulla.
Un comunicato lunghissimo e denso di paroloni a effetto e grandi concetti morali: “rafforzamento del servizio di stewarding”, “filtraggio e controllo documentale”, “iniziative antirazzismo”, “compiuta attività cognitiva” (ancora?), “sensibilizzazione dei soggetti competenti”. Provvedimenti concreti? La chiusura di una curva e il divieto di trasferta. Chiudiamo lo stadio a tutti, perchè quattro cani incivili non riescono a fare a meno di ululare alla luna nera.
Spendiamo fiumi di inchiostro e riempiamoci di belle parole, mostriamo la volontà di cambiare tutto…e torniamo nelle nostre case senza cambiare niente.
Juventus-Roma si giocherà con la Nord chiusa (e a forte rischio incidenti fra Drughi e Viking nella Sud, ma questa è un’altra storia), Inter-Juve sarà probabilmente vietata ai tifosi ospiti (perchè partire da Torino per andare a comprare un biglietto a Milano è impossibile, vero?). Poi? Poi giù di nuovo coi cori.
Cambiare tutto per non cambiare niente.
Restare schiavi di quattro cani incivili, che con un ululato tengono sotto scacco una società, un campionato, un intero movimento calcistico.
E noi lì a guardare.
Complimenti a tutti.
scritto da Mr Sarasa il 20 gennaio 2010 alle 22:00
E così dopo una settimana di polemiche, è finalmente noto il calendario definitivo di “un’edizione di Tim Cup che sta suscitando sempre più interesse”, per usare le parole proferite con profondo slancio di umorismo dal presidente della Lega Calcio Beretta.
Quindi facciamo un po’ d’ordine: resta tutto come cambiato da Galliani con il blitz del 15 Gennaio, cioè Milan-Udinese il 27/01 ed Inter-Juventus il 28/01. Si, proprio la soluzione giudicata inaccettabile, quella per cui si era ipotizzato di schierare la Primavera, quella che aveva fatto gridare alla follia delle due gare in 26 ore su un campo come San Siro… a sto punto, si poteva liquidare il tutto già Sabato scorso con qualche battuta sui traslocatori di Milanello, almeno per quanto riguarda la questione delle due gare in due giorni.
Non vi nascondo che il cambio di atteggiamento della nostra società mi ha lasciato perplesso, pensavo e penso tutt’ora che affianco alla questione di merito (le due gare di seguito) ce ne fosse una almeno altrettanto grande di metodo, cioè che Galliani che prende a braccetto Beretta ed in uno stanzino carbonaramente gli spieghi come rifare il calendario sia una cosa da pre 2006, qualcosa di stonato insomma.
Mi erano piaciute le dichiarazioni di Paolillo, poi di Mourinho, infine quelle di Oriali, mi sembrava ovvio che la misura fosse ormai colma, che avessero trovato le balle di rovesciare il tavolo in testa a questi arroganti che per propria storia personale ed aziendale fanno sempre confusione tra la cosa pubblica (nelle sue diverse accezioni) ed interessi particolari… ed ora la retromarcia su tutta la linea non la capisco.
Certo, un passaggio del comunicato di oggi è altamente Bauscia: “è disposta a mantenere la partita nella data già prefissata e inclusa nei palinsesti RAI, consapevole della differente importanza mediatica rispetto a Milan-Udinese”, perchè è giusto ricordare a questi poveracci del milan che la RAI (si, quella stessa azienda che non si preoccupa dell’emorragia di spettatori dal TG1) si è opposta all’inversione di date tirando in ballo il diverso livello delle partite ed in maniera vergognosamente strumentale niente popò di meno che la Giornata della Memoria… come se una partita ed un qualsiasi film sull’argomento, indipendentemente dal livello di regista ed interpreti, fossero spettacoli fungibili o comunque paragonabili.
Si dirà “l’importante era lanciare un segnale” o “ci siamo dimostrati dei signori”… ma temo che non sia questo il messaggio che passa. Galliani fa gli affari suoi, ed il resto della serie A si adegua. Attendiamo con ansia “che, nella prossima Assemblea della Lega Nazionale Professionisti, vi sia una riflessione comune a tutti i club al fine di avere in futuro regole certe sui calendari delle competizioni e sulle date di eventuali recuperi”, come richiesto “fermamente”, ma li aspettiamo al varco, che il lupo non diventa agnello, la volpe non perde il vizio e compagnia cantante.
In ogni caso una cosa resterà: comunque vada il Derby, noi non abbiamo perso la faccia a chiedere di spostare una gara con una squadra scarsa a righe bianconere.
Un ultimo accenno in tema lo merita questa supercazzola non richiesta di Beretta, un uomo chiamato pistola: “proprio l’impegno concomitante di molte squadre italiane in tre competizioni rende il calendario non suscettibile di ulteriori modifiche in questa fase perché senza più finestre libere da qui alla fine della stagione. E naturalmente esprimo l’auspicio che il cammino delle squadre italiane impegnate nelle Coppe Europee sia il più lungo possibile e coronato da successi.”
Benissimo, non ci sono altri buchi da qui a fine maggio. Quindi prima di questi cambiamenti di data non ce n’erano molti di più, giusto?
E ALLORA, GENIO, COSA CAVOLO LE HAI POSTICIPATE QUESTE TRE PARTITE?
 Mendichello Lippi
Chiuso sto capitolo, assolutamente indesiderato ma legato ai comunicati odierni, veniamo al nocciolo del post, che poi darebbe il titolo allo stesso.
Si avvisano i guardiani ai cancelli dei centri sportivi di molte squadre di serie A che quell’uomo dimesso che chiede di essere ospitato per pranzo e mendica giocatori per giugno non è un clochard ma Marcello Lippi. Finora ha scroccato da mangiare a milanisti e gobbi, ha già annunciato che lo farà con tutte le squadre in cui giocano suoi giocatori, non con l’Inter perchè “non ci sono molti italiani”.
Viene da chiedersi se i pochi che vi siano (sostanzialmente Balotelli e Santon, perchè Matrix e Toldo han chiuso da tempo con la nazionale, e Motta gode di un ostracismo inspiegabile, coi parametri di italianità amaureschi o camoranesiani) siano meno meritevoli di attenzioni di gente regolarmente convocata come Oddo, Gattuso, Zambrotta, Iaquinta, Pepe, Di Natale… ma pazienza, ce ne faremo una ragione, anche perchè vedere certe facce ad Appiano potrebbe far riaffiorare in noi pessimi ricordi, ed al Presidente quel suggerimento lanciato dall’allora allenatore su come fosse da trattare fisicamente un tecnico che con tanti giocatori fatti comprare fosse stato in grado di produrre quei risultati, tra Helsinborg e Reggina…
E’ curioso tuttavia che recatosi all’abbazia di Milanello il mendicante abbia pregato in ginocchio Nesta di tornare a reggere la difesa azzurra, non tanto per i QUATTRO anni di assenza, quanto per il fatto che dietro suo consiglio una certa squadra di Torino si sia accaparrata Capitan Neoton ed il terzino Infame, a far compagnia in difesa al Buffone, al Chiller ed al Pio. La stessa squadra che il CT aveva indicata come favorita per lo scudetto, ed invece continua ad incassare gol un po’ ovunque.
Tu chiamale, se vuoi, intuizioni…
scritto da Nk³ il 19 gennaio 2010 alle 11:07
Due calci di rigore in 4 minuti contro la capolista e tre in una sola partita bastano a riempire la nostra rubrica (quasi) settimanale e a sgombrare il campo da equivoci e da richiami allo “scandalo”. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.
 Roberto Rosetti, della sezione di Torino
Al minuto 60 Meggiorini va a prendere un lancio in profondità di Gazzi e prova immediatamente il tiro: interviene Samuel in scivolata e intercetta la palla con il braccio destro. Secondo la regola 12 per concedere un calcio di rigore per fallo di mano non contano i requisiti di negligenza, imprudenza e vigoria sproporzionata, ma solo la volontarietà del fallo stesso. Volontarietà che, secondo la stessa regola, si riscontra principalmente nel movimento della mano in direzione del pallone (piuttosto che del pallone in direzione della mano) e nella distanza tra giocatore e pallone (pagina 124). Nel punto 4 della Guida Pratica AIA, inoltre, si specifica ulteriormente che l’arbitro per stabilire la volontarietà deve valutare se il calciatore allarga, alza, muove o, comunque, tiene le mani o le braccia con l’intenzione di costituire maggior ostacolo alla traiettoria del pallone. Non deve però essere considerato intenzionale il gesto [...] se, per naturale effetto del movimento corporeo, un calciatore tiene le braccia distaccate dal busto ed il pallone vi urta contro, oppure se per effetto della distanza ravvicinata il calciatore non ha potuto evitare il contatto tra le braccia ed il pallone. Tutto sta, quindi, nel valutare la posizione del braccio destro di Samuel come “naturale effetto del movimento corporeo” o no. Ovvio che in un intervento in scivolata non si possono tenere le braccia attaccate al corpo, altrettanto ovvio che quella di Samuel, eccessivamente protesa verso l’altro, sembra in una posizione completamente innaturale. L’evidenza e la spettacolarità dell’intervento, aggiunti a questo, portano Rosetti a fischiare giustamente il calcio di rigore. Giusto anche il cartellino giallo e non il rosso perchè l’argentino non impedisce la segnatura di una rete o un’evidente opportunità di segnare una rete: il cartellino rosso in questi casi, infatti, non è dovuto per il fallo di mano ma solo per l’intervento inaccettabile e sleale che ha impedito la segnatura di una rete alla squadra avversaria.
Tre minuti più tardi è il turno di Lucio che, saltato secco sulla sinistra da Parisi, interviene in scivolata da dietro cercando, naturalmente, di arrivare sul pallone. L’intervento, pericolosissimo a termini di regolamento, non va a buon fine: il brasiliano non arriva sulla palla e finisce per tirare giù Parisi, colpendolo di lato. Lucio quindi effettua un “tackle” su Parisi (ovvero nell’intento di sottrarre il possesso del pallone all’avversario che lo sta giocando, anziché intervenire sul pallone, interviene sull’avversario stesso) agendo con imprudenza, cioè con totale noncuranza del pericolo o delle conseguenze per l’avversario, senza comunque impedire una rete o una evidente opportunità di segnare: calcio di rigore e cartellino giallo anche qui, senza dubbio.
Sorvolando sulle recriminazioni per un fuorigioco di Milito sul gol del 2-1, clamorosamente passivo, arriviamo quindi al minuto 72: palla in profondità di Sneijder per Pandev che, a tu per tu con Gillet, subisce l’intervento in scivolata da dietro di Bonucci. Visto quanto appena detto, l’episodio è di facilissima interpretazione: l’intervento del numero 19 barese, infatti, è praticamente identico a quello di Lucio su Parisi. Bonucci tenta di prendere il pallone ma non ci arriva e finisce col travolgere Pandev: tackle con imprudenza, quindi calcio di rigore e cartellino giallo. C’è da dire, però, che il regolamento individua una “evidente opportunità di segnare una rete” dalle seguenti caratteristiche (pagina 134): la distanza tra il punto in cui è stata commessa l’infrazione e la porta; la probabilità (per l’attaccante, ndr) di mantenere o entrare in possesso del pallone; la direzione dello sviluppo dell’azione di gioco; la posizione ed il numero dei difensori (fra l’attaccante e la porta, ndr). E’ evidente, quindi, che mentre per Parisi vale la semplice imprudenza, nel caso in questione Bonucci interrompe una evidente opportunità di segnare visto che Pandev è a tu per tu con Gillet, per altro già a terra ingannato dal movimento del macedone. Il cartellino stavolta dovrebbe quindi essere rosso, a 20′ dalla fine della partita. E’ questo l’unico grave errore di Rosetti nel match.
scritto da Grappa e Vinci il 18 gennaio 2010 alle 0:18
San Francisco, giugno 1967; Milano, gennaio 2010. Due città diverse, due realtà diverse, due periodi diversi. Ad unirle, un unico, grande, potentissimo filo conduttore: l’esplosione dell’amore.
In quell’estate di quarantadue anni fa, la zona di Haight-Ashbury si riempì di circa 100.000 giovani, che passarono le loro giornate facendo sesso, sperimentando ogni tipo di droghe ed ascoltando la miglior musica di tutti i tempi. Oggi, in un mondo impoverito, svuotato di quei valori di pace e fratellanza che avevano animato lo spirito dei ragazzi di San Francisco, una scintilla, inattesa ed improvvisa, è scattata a Milano, nello stadio Meazza. “Forse non tutto è perduto”, ha pensato chi, nella giornata di domenica, ha assistito alla straordinaria ondata di amore che si è sollevata dal prato dello stadio milanese.
“And here’s to you, Mrs. Robinson, Jesus loves you more than you will know..Wo, wo, wo”, cantavano Simon&Garfunkel sul palco del Monterey Pop Festival. “Cassu che legnata!”, pensava Ronaldinho dopo lo splendido gol del 4-0, quello che ha dato il là al proliferare della passione. Due modi diversi di giungere allo stesso risultato: al concerto ci si abbracciava e si cantava, a San Siro, con gli occhi colmi di lacrime di gratitudine, i tifosi scandivano i nomi dei loro beniamini, mentre i giocatori si scambiavano ripetuti attestati di ammirazione e di affetto reciproco.
Borriello (andando incontro a Ronaldinho): “Permettimi di abbracciarti, o incommensurabile campione”
Ronaldinho: “Per me è un onore essere accolto dalle tue braccia d’acciaio, insaziabile cannoniere. Sai bene quanta stima io nutra nei tuoi confronti, come calciatore ma soprattutto come uomo”
Beckham (unendosi all’abbraccio): “Vi sono grato per avermi accolto come un fratello, confermando le voci che mi erano giunte a proposito della bontà di questo ambiente. Grazie soprattutto a te, funambolico brasiliano, per illuminare le mie giornate con la tua contagiosa allegria”
Ronaldinho: “Essere apprezzato da un uomo della tua classe e beltà mi fa sentire orgoglioso del lavoro che sto facendo, e mi stimola ad impegnarmi sempre di più per aiutare i miei compagni a tagliare i traguardi che meritano”
Leonardo (spuntando da dietro con le braccia spalancate, pronto ad accogliere i suoi ragazzi in un caloroso abbraccio): “Per me è un onore poter dirigere un complesso di uomini della vostra caratura, e il calore col quale state ricambiando il mio affetto mi fa pensare che anche voi abbiate una notevole stima nei miei confronti. Su, presto, tornate a giocare: abbiamo di fronte un avversario coraggioso che merita rispetto, e dovremo tenere alta l’attenzione fino all’ultimo istante di gioco”
Tutti in coro: “Sarà fatto, Mister!”
 Il pubblico dell'amore, insieme a squadra e dirigenti.
E così, dopo il triplo fischio finale dell’arbitro, San Siro o, più precisamente, l’intero popolo rossonero si è unito in un unico, grande abbraccio collettivo. Si esulta nelle case, nei ristoranti, nelle strade, ovunque: migliaia di tifosi rossoneri, dopo aver saputo il risultato dalla radio, sono scesi danzando dalle loro auto per festeggiare contagiando gli altri automobilisti ed i passanti, compresi quelli di fede avversa. Tutte le coppie del Paese sono state improvvisamente colte dal desiderio di concepire un figlio e si sono unite all’aperto, con un vasto pubblico intorno a fare il tifo. La crisi economica è stata sconfitta, ed ogni famiglia ha trovato davanti al proprio portone una busta gonfia di danaro ed una cesta piena di abbondanze, mentre fuori l’inverno è finito di colpo, i prati sono rifioriti e sugli alberi sono spuntati frutti da 15 chili, come nelle fiabe quando ci si libera dal maligno.
L’amore ha trionfato, come nel 1967, ed è tutto merito della splendida armata rossonera. Di fronte ad una simile ondata di bellezza, viene da chiedersi se davvero ci meritiamo, tra non più di una settimana, di condividere il campo con degli eroi del genere.
Noi speriamo di sì: ora bisogna vedere se a loro andrà, o se sarà il caso di spostare la gara in un giorno più consono. In tal caso, ci adegueremmo rispettosamente.
scritto da SNIS il 17 gennaio 2010 alle 1:04
Partiamo dalla fine. La nota lieta è sicuramente l’ennesima prova di carattere che ci ha permesso di riprendere una partita che si era messa malissimo. Il 2-2 è secondo me il giusto risultato, visto i valori ed il gioco espresso dalle due squadre in campo. Il match infatti è scivolato via tranquillo per più di un’ora, per poi accendersi nelle battute finali. Il Bari conferma la fama di compagine rognosa, che adotta una tattica quasi da squadra di calcetto, con i quattro difensori ed i due centrocampisti centrali a far girare palla nella propria metà campo, quasi chiamando il pressing degli avversari, per poi uscire o verticalizzare improvvisamente per permettere ai quattro giocatori d’attacco di presentarsi face to face con il marcatore avversario di turno. La difficoltà maggiore dei nostri è stata proprio quella di portare un pressing adeguato, visto che a salire erano solo i quattro uomini d’attacco del 4-2-3-1, con Zanetti e Muntari bloccati bassi per cercare di intercettare le ripartente dei galletti. L’azione del primo minuto, con Milito bravissimo ad andare in pressione, recuperare un rinvio sbilenco di un difensore e servire Sneijder per la conclusione, è stata l’occasione migliore creata nella prima frazione dai nostri a dimostrazione che se fossimo riusciti ad essere più efficaci in quei frangenti, la partita poteva essere molto diversa. Nonostante ciò, le uniche occasioni concesse al Bari nei primi quarantacinque minuti sono state un’incursione di Alvarez , con Julio Cesar bravissimo a respingere la conclusione da pochi passi, ed un tiro di Parisi da posizione defilata disinnescato sempre dall’Acchiappasogni. Per quello che ci riguarda non ricordo azioni degne di nota nella prima frazione se non quella menzionata, anche per la poca vena dei due nostri esterni Pandev e Balotelli, sicuramente non in una delle loro serate migliori.

Nella ripresa la partenza è più convinta e si ha l’impressione di essere alla ricerca dell’accelerazione giusta per sbloccare il match. Su una situazione di calcio d’angolo Milito non riesce a concretizzare solo per la respinta di un difensore su un tiro a botta sicura da dentro l’area. Sneijder, ancora una volta il migliore dei nostri, si danna l’anima per cercare di recuperare qualche pallone e servirlo ai nostri avanti, che però non riescono a sfruttare al meglio alcune buone giocate dell’olandese. Dietro la situazione sembra essere sotto controllo, con gli avversari che ci impensieriscono solo in una circostanza, più per un malinteso Lucio-Julio Cesar che per meriti propri. Poi improvvisamente, la svolta: al ventesimo Samuel va in chiusura in scivolata su una verticalizzazione per Meggiorini che conclude a rete: la palla sbatte sul braccio alzato dell’argentino e per Rosetti è giustamente rigore, con conseguente ammonizione per il numero 25 nerazzurro. Sul dischetto va Barreto che spiazza il portiere e mette in rete per l’1-0. Esultanza dei biancorossi e palla al centro. Passano una manciata di secondi e Rosetti concede al Bari il secondo penalty, per un’entrata irruenta ed azzardata di Lucio, che a sua volta si becca il giallo. Ineccepibile la decisione, come peraltro la trasformazione di Barreto per il è 2-0. Esplode il San Nicola, con il pubblico di casa, ormai sicuro della vittoria, a far festa grande.
Mourinho a questo punto cambia: fuori Samuel e dentro Santon. Cordoba scala centrale e il bambino prende il suo posto a sinistra sulla linea difensiva. E, come col Siena, ancora una volta questa squadra dimostra di avere un carattere incredibile. Da una palla recuperata a centrocampo, grazie anche ad un tocco involontario dell’arbitro, nasce un’azione caparbia quanto confusa che porta Balotelli al tiro dal limite. Il pallone viene deviato e dopo una serie di carambole giunge a Pandev che salta Gillet e mette in rete. A questo punto si ribaltano gli stati d’animo e il mister prova ancora a cambiare: fuori Mario, abbastanza in ombra sino a quel momento, dentro Quaresma. E ancora da una palla recuperata sulla mediana nasce l’azione del pari. Sullo sviluppo dell’azione Sneijder con un imbucata mette Pandev davanti a Gillet e Bonucci, prima che il macedone possa calciare, lo stende da dietro: per Rosetti è rigore ed ammonizione. Le proteste dalla panchina interista, che giustamente pretenderebbe il rosso per il difensore barese, producono solo l’espulsione di Oriali. Sul dischetto va Milito che non sbaglia e fa 2-2. Quindi altra sostituzione: entra Cambiasso ed esce Muntari, stoicamente in campo nonostante le non perfette condizioni fisiche. A questo punto entrambe le squadre sembrano più badare a condurre in porto il pareggio che non a voler vincere la partita. E così sarà, nonostante qualche tentativo velleitario di entrambe di far propria l’intera posta. L’occasione migliore capita proprio al Bari con Kamatà, che scattato sul filo del fuorigioco ma si allunga troppo la sfera, favorendo così l’intervento di Julio Cesar.
Finisce così una partita strana, condizionata molto dalle assenze, che ha ribadito per l’ennesima volta il carattere di questi ragazzi che, seppur attraversando un momento non troppo brillante, sono riusciti nell’ennesima rimonta impossibile. La speranza adesso è quella di recuperare più giocatori possibili in vista del derby. Stankovic putroppo dovrebbe essere out ma se Cambiasso, Muntari, Motta saranno tutti arruolabili, con Sneijder e Zanetti avremo la possibilità di allestire una formazione sicuramente all’altezza. In caso contrario, si può sempre chiedere il rinvio della partita.
P.S.: nel post partita si segnala una perla di Massimo Mauro, che nel primo tempo ha visto un Bari che gioca come il Barcellona. Si Consiglia una visita oculistica.
scritto da Nk³ il 16 gennaio 2010 alle 12:16
Venghino siori venghino!
Il limite della vergogna è stato finalmente superato, l’ultima maschera è finalmente caduta: l’AC Milan dispone a proprio piacimento dei calendari delle competizioni ufficiali nazionali, l’AC Milan scrive e risponde in nome e per conto della Lega Calcio. Nessuna maschera, nessuna vergogna: la Lega è casa nostra e ci facciamo un po’ quel che ci pare.
I fatti – I fatti ci parlano di un calendario stravolto. Milan-Udinese, quarti di Coppa Italia, era in programma per il 20 gennaio. Poi il 24 il derby di campionato, il 27 Fiorentina-Milan (recupero della diciassettesima giornata) e il 28 Inter-Juventus, quarti di Coppa Italia. A seguito della richiesta del Milan di rinviare la sfida dell’Udinese, invece, si giocherà prima il derby (confermato, bontà loro, al 24), poi il 27 Milan-Udinese, il 28 Inter-Juventus e il 24 febbraio Fiorentina-Milan.
 Belgrado
Le motivazioni - Già, le motivazioni. Qui siamo alla parte comica: motivazioni non ce ne sono. Le motivazioni sono che il Milan non voleva arrivare stanco (?) al derby. Perchè evidentemente avendo una rosa inadeguata non è in grado di giocare due partite in cinque giorni. Il Milan non può arrivare stanco al derby, il Milan non ha una rosa adatta a sostenere tre competizioni, il Milan ha sbagliato la preparazione: spostiamo le partite. Le motivazioni sono che il Milan non vuole giocare contro l’Udinese. Le motivazioni sono che al Milan non sta bene la data del 20 gennaio. Le motivazioni, per quel che ne sappiamo, sono che il 20 gennaio Galliani ha la cresima del figlio, o ha un torneo alla playstation, o vuole solo andare a letto presto. Motivazioni insulse o addirittura inesistenti, sicuramente non tali da giustificare uno stravolgimento ad hoc del calendario.
Ma le motivazioni, evidentemente, stanno nel considerare la Lega Calcio come una sede distaccata di via Turati. Il Milan chiede, la Lega risponde. Galliani ordina, Beretta esegue. Senza giustificazione alcuna.
Le conseguenze - E se prima eravamo nel comico, adesso scadiamo nel tragico.
Conseguenza numero uno: lo stadio Giuseppe Meazza di Milano ospiterà due partite, Milan-Udinese e Inter-Juventus, nel giro di 24 ore: cosa mai successa prima nella storia del calcio professionistico italiano. Due partite in 24 ore distruggerebbero qualsiasi manto erboso. A questo aggiungiamo che il manto erboso in questione è quello del Meazza, notoriamente non un gioiello da questo punto di vista. E aggiungiamo anche che il “trauma” per il campo si verifica alla fine di gennaio, periodo nel quale le temperature e le condizioni climatiche non aiutano certo il recupero del campo.
 Marsiglia
Conseguenza numero due: ad una specifica richiesta dell’Inter alla Lega Calcio, portata attraverso le parole dell’ad Paolillo, arriva una risposta attraverso un comunicato ufficiale…dell’AC Milan! Un comunicato semplicemente scandaloso per forma e sostanza. Per forma: perchè la richiesta -ufficiale- di Paolillo era rivolta alla Lega Calcio. A che titolo risponde l’AC Milan? Con quale autorità? Con quale capacità decisionale? Con quale riconoscimento di “controparte” per la questione in gioco? Per sostanza: perchè il contenuto del comunicato è inaccettabile. Vergognosamente ironico in alcune sue parti, scandalosamente arrogante in altre. Propongono il sorteggio, loro. Fanno anche la parte di quelli aperti ad ogni soluzione e di quelli che si prodigano per trovare un accordo. Prima giocano sporco, sistemando le cose come meglio gli aggrada -e, ripeto, senza motivazione alcuna-…e poi pretendono che gli sia detto anche grazie, magari, perchè loro “sono disposti al sorteggio”. L’arroganza smascherata. L’ultimo velo di Vergogna che cade, mostrando al mondo ciò che nascondeva. Noi abbiamo deciso così: adeguatevi.
L’AC Milan ha disposto per tre volte il rinvio della partita di campionato Fiorentina-Milan. L’AC Milan ha disposto il rinvio immotivato di Milan-Udinese. E chissà cos’altro ancora. E tutto questo non attraverso “oscure manovre di Palazzo”, ma attraverso comunicati ufficiali. L’AC Milan risponde di queste decisioni in nome e per conto della Lega Calcio che, in tutto questo, resta colpevolmente e assurdamente in silenzio, rispettando scelte, decisioni e risposte messe in atto dall’AC Milan.
 Tutto il resto
Conseguenza numero tre: la creazione di un precedente pericolosissimo. Perchè quello che sta succedendo in questi giorni può significare solo due cose: o l’AC Milan può disporre a piacimento dei calendari e aggiustarseli come meglio crede in funzione di carichi di preparazione, lista infortunati o altre contingenze -cosa evidentemente inaccettabile in una Lega di (presunti) professionisti- oppure, in alternativa, da oggi qualsiasi squadra ha il diritto di chiedere il rinvio immotivato di una partita. E di ottenerlo: neanche compatibilmente con i calendari, ma indipendentemente da essi. Sì, perchè i calendari non erano affatto compatibili con questa decisione: sono stati forzati, sono stati deformati, sono stati adattati. Sono stati portati al punto da far giocare due partite nello stesso stadio a 24 ore di distanza. Sono stati portati al punto da “regalare” un turno infrasettimanale a due squadre impegnate in quei giorni in Champions League: il che suona quantomeno bizzarro, in un periodo nel quale si parla di prendere provvedimenti (l’anticipo al venerdì) per facilitare il cammino delle italiane in Europa.
Ebbene, l’AC Milan può tutto questo. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno che se Adriano Galliani vuole bere una tazza di the con gli amici, le partite del campionato si adattano di conseguenza. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno chi è che prende le decisioni in nome e per conto della Lega Calcio. Da oggi tutta l’Italia e tutto il mondo sanno che se vogliono rivolgere una domanda alla Lega Calcio italiana, devono sentirsi rispondere dall’AC Milan. Rappresentante ufficiale e tutore legale di una istituzione mai caduta così in basso.
Il Bari – Confermato il 4-2-3-1 con gli unici dubbi nell’undici titolare fra Santon (non ancora al 100%) e Cordoba in difesa e fra Cambiasso e Muntari a centrocampo (nessuno dei due ha i 90′ nelle gambe, prevista una staffetta). Il calcio d’inizio è previsto per le 20.45 di stasera allo stadio San Nicola, a meno che l’AC Milan non abbia qualcosa in contrario.
scritto da Taribo59 il 15 gennaio 2010 alle 9:34
A 3 minuti dalla fine stavamo perdendo in casa – meritatamente – contro l’ultima in classifica, e se fosse finita così, il Milan sarebbe virtualmente a 2 punti, a 10 giorni dal derby.
All’andata contro il Bari, abbiamo pareggiato in casa – meritatamente – e le occasioni più nitide per vincere le hanno avute loro.
Dunque la trasferta di Bari è assai rischiosa, si può perdere o pareggiare (che è quasi la stessa cosa, perché il Milan vincerà sen’altro).
È venerdì mattina, dunque non arriverà il Settimo Cavalleggeri, sotto forma di nuovo acquisto, a dare sangue fresco a una squadra in evidente difficoltà, soprattutto a centrocampo.
L’unica, auspicabile buona notizia a breve è la conclusione del trasferimento dell’inutilissimo Amantino Mancini al Marsiglia (se davvero lo voleva il Milan, gliel’avrei regalato).
Dunque, a Bari giocheranno quelli che hanno giocato contro il Siena, con il rientro dalla squalifica di Balotelli e il possibile ritorno dall’infortunio di Santon, e con l’assenza aggiuntiva di Stankovic.
A centrocampo, comunque la si giri, sarà durissima.
Considerando le caratteristiche del Bari – pur privo di Ranocchia e Almiron – credo sia necessario riportare Zanetti a centrocampo e inserire Cordoba come terzino sinistro, per rispondere con la sua velocità alla velocità dei laterali baresi.
La linea di difesa sarebbe questa: Maicon, Lucio, Samuel, Cordoba.
Il 4-2-3-1 – anche senza Quaresma, con cui è notorio si gioca in 10 – mi sembra un azzardo, meglio stabilizzare l’assetto con un 4-4-2, su cui eventualmente intervenire a partita in corso.
Dunque, a centrocampo vedrei Zanetti, Motta, Sneijder e un ragazzino, Stevanovic o Crisetig, dietro a una coppia di attaccanti composta da Balotelli e Milito. Non dimentichiamo che Pandev è reduce da 7 mesi senza partite, e fargliene giocare 3 consecutive in 9 giorni può essere un azzardo.
Santon e/o Pandev potrebbero entrare a partita in corso, e se proprio si mettesse male, anche il 4-2-3-1 potrebbe divenire indispensabile.
Sono decisamente pessimista, la vittoria acciuffata miracolosamente contro il Siena non mi pare sia stata presa per quello che è: un sintomo di debolezza.
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