Vae Victis, ovvero: Mourinho e l’epica della nuova Inter

Non sapete vincere. Avete dominato, che bisogno c’è di fare le vittime. Siete dei piangina. Il rigore contro il Chievo. Il fallo di mano di Maicon.La maschera di Materazzi è una caduta di stile. Non la vincete da quarant’anni. La coppa in bianco e nero. Lo scudetto di cartone.
Guidorossitronchettiprovera.
Che succede, ragazzi? Vi fischiano le orecchie? Avete una vaga sensazione di deja vù? Come vi capisco.

Alzi la mano chi non ha sentito almeno una di quelle cose da domenica sera ad oggi? Tu, là in fondo, come hai fatto a non sentirle? Hai fatto sega a scuola, confessa!

Beh io le ho sentite. Tutte. Più o meno nel preciso ordine in cui le ho scritte. L’ultima ironicamente proprio in una serata del Gruppo Giovani di Assolombarda in cui interveniva Nino Tronchetti Provera (cugino del più famoso Marco). Quando si dice il destino.

A fine serata tutto si è chiarificato davanti ai me. Le inebrianti sensazioni di questi giorni hanno composto un mosaico radioso e sarebbe egoistico da parte mia non condividerlo con voi.

Credo di poter dire che domenica sera abbiamo tutti avuto la sensazione che qualcosa di grande era accaduto. Qualcosa da ricordare.

La memoria non mi permette di ricordare un derby simile, perfino le grandi rimonte di tempi più o meno recenti (Siena, Sampdoria, quel 3 a 0 rifilato all’Aston Villa dopo lo 0-2 subito all’andata), mi sembrano oggi passare in secondo piano. Forse Vitarob o Nino mi potranno correggere con qualche racconto intorno al focolare. Magari un altro giorno.

Troppe cose tutte in una sola partita per non respirare un’aria epica. Il dominio iniziale, l’arbitraggio, le espulsioni, il secondo goal in 10, il rigore parato il rischio di fargli il terzo in 9 contro 12. La società unanime: il Mou, il Presidente e il conte Vlad. Nessun distinguo, nessun se, nessun ma.

Ci diranno che abbiamo esagerati. Paranoici. Che Rocchi è solo un arbitro cane. Che lo spostamento del calendario come nel gioco delle tre carte è roba da nulla e che non ha influenza sul Campionato. Che non abbiamo prove. Che Materazzi non andava ammonito, ma che se la poteva evitare.

Ci diranno che Mourinho è un arrogante antipatico.

Bene io rispondo che non ha alcuna importanza per noi. Non ha importanza che sia vero o falso. Quello che importa è come ci sentiamo.

Di fronte al nemico abbiamo vinto. Il nemico che era stato dichiarato da molti più forte di noi. Il nemico con tanti alleati. Il nemico che gioca sempre al limite del lecito.

Contro quel nemico abbiamo vinto. Contro l’avversa sorte abbiamo vinto. Soli contro tutto e tutti abbiamo vinto.

Non è paranoia, non è sindrome da accerchiamento, è il magnifico poema epico scritto dal José Mourinho il condottiero. I suoi detrattori, quegli imbrattacarte che in Italia si fanno chiamare giornalisti, non solo non lo hanno mai davvero capito, ma senza volerlo lo hanno assecondato donandogli esattamente quello che lui voleva. Il rumore dei nemici. Qui a Milano come a Londra prima.

Una squadra eroica, quella che può e deve lottare unita per vincere. La vittoria dei pochi contro i molti.

In tutti i miei anni di Interista MAI vidi un gruppo così compatto, impervio agli attacchi dall’esterno, più forte dell’inganno.

La vittoria del derby è solo la punta dell’Iceberg. Hanno svegliato il gigante dormiente ed ora dovranno affrontare le conseguenze.

Questa è l’Inter che Mou ha costruito e sta costruendo. Società. Giocatori. Tifosi.

leonidamouMourinho è Ettore
Mourinho è William Wallace
Mourinho è Leonida
Mourinho è Winston Churchill
Mourinho è Carlo Martello a Poitiers

E’ il condottiero che ci voleva. Con lui, con questi giocatori, nemmeno Moggi avrebbe avuto scampo.

Questa.
è.
L’Inter.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.