Giro di boa

Finisce la prima metà del campionato e l’Inter, ancora una volta, è davanti a tutti: come nella metà precedente, e in quella prima ancora, e ancora, e ancora…proviamo a fare il punto della situazione, dopo aver affrontato tutte le altre squadre della Serie A.

Mario Balotelli esultanzaNote positive – Il primo posto in classifica, ovviamente. Ottenuto senza drammi e particolari sofferenze e, anzi, con due punti in più rispetto alla passata stagione. Il miglior attacco (41 gol, 8 in più dell’anno scorso) e la miglior difesa (17: 2 in più di 12 mesi fa). Un primato mai messo in discussione e una squadra che sembra aver superato alla grande la “rivoluzione estiva”, che ha portato all’arrivo di cinque nomi nuovi nell’11 di base.

I nuovi arrivi, appunto, altra nota felice di questa metà stagione: Milito e Sneijder sono diventati in brevissimo tempo i punti di riferimento di questa squadra, il primo con i gol -dimostrando di poter stare tranquillamente a certi livelli, al contrario di quanto dicevano in tanti- e l’altro con la classe e la personalità. Sneijder sembra essere quel centrocampista di classe che da anni cercavamo invano per l’Europa: classe, eleganza, visione di gioco ma anche concretezza e numeri da campione, accompagnate dalla personalità giusta per toccare mille palloni nel corso di una gara e per trascinare tutta la squadra alla ricerca della vittoria fino all’ultimo minuto: non è un caso che le partite con Udinese, Dinamo Kiev e Siena abbiano in evidenza la sua firma. Un’altra buona dose di personalità è stata portata da Lucio, che si conferma difensore di altissimo livello anche se non esente da difetti, e da Samuel Eto’o, che ha iniziato fortissimo e poi ha subito un calo (probabilmente dovuto alla preparazione della Coppa d’Africa) ma ci ha lasciato a dicembre con gol importanti e con la sensazione che il meglio, per lui e per noi, debba ancora venire. L’unico che ha un po’ deluso finora è stato Thiago Motta, limitato dai troppi infortuni.

Un’altra nota positiva, possiamo dirlo, è rappresentata dalle avversarie. La Juventus dopo un buon inizio sta colando a picco: 21 punti in 15 partite e sensazione di mettere a rischio non solo il quarto posto, ma la partecipazione stessa alla prossima Champions League. Al di là di tutti i discorsi tecnici e del fatto che comunque la squadra può riprendersi, 12 punti di distacco e 6 sconfitte dopo 19 giornate dovrebbero chiudere definitivamente ogni sogno di gloria in chiave scudetto. La Roma ha avuto un percorso inverso -pessimo inizio e grande rimonta- che l’ha portata a un solo punto dalla Juve: anche qui, però, di scudetto vietato parlare. Resta il Milan, imprevedibilmente la più credibile delle avversarie. Dopo un inizio tragicomico Leonardo sembra aver trovato tranquillità e essere riuscito a dare un gioco alla squadra che, a “soli” 5 punti dalla capolista, è non solo obbligata a credere allo scudetto ma è anche l’unica sulla quale si possono riporre le speranze di chi non vorrebbe vedere il quinto titolo consecutivo tingersi di nerazzurro. Il problema, per quelli dell’altra sponda, potrebbe essere la continuità della squadra e la mancanza di alternative: 8 gol a Genoa e Juve mettono a tacere tutto, ma fino a tre partite fa si piangevano addosso per un secco 0-2 subito in casa dal Palermo. E, ancora, Abate, Antonini, Nesta e Thiago Silva sembrano aver dato equilibrio e concretezza all’intera manovra, ma dietro di loro continua a esserci il desolante deserto che l’anno scorso ha portato ai risultati che tutti conosciamo.

Chiudiamo questa visione rosa del nostro momento con un’ultima nota: Mourinho e il gioco. L’anno scorso l’accusa ricorrente era di non avere gioco, di lanciare la palla in avanti, di essere “Ibradipendenti”. Quest’anno Ibra non c’è più, lanci lunghi non se ne vedono e la squadra ha messo in campo -tra alti e bassi- prestazioni notevoli (basti ripensare alle partite con Milan, Genoa, Palermo, Rubin) e soluzioni di gioco nuove e spettacolari come il recentissimo 4-2-3-1. Abbiamo una identità ben definita che va migliorando, e un gruppo unito e affiatato che vuole andare avanti nella stessa direzione con un duplice obiettivo: confermarsi in Italia, affermarsi in Europa.

Non ultimo, in questo mercato di gennaio sembra iniziato anche quel procedimento di “epurazione” che sta portando lontano da Appiano Gentile i vari Vieira, Suazo, Mancini e compagnia.

Julio CesarNote negative – Senza falsa modestia: in una squadra che a gennaio si trova esattamente dove aveva previsto di trovarsi a settembre (testa della classifica e secondo posto nel girone di CL), di note negative non possono essercene molte. Poche ma presenti, in ogni caso: non ultime le difficoltà incontrate nella prima parte del girone europeo, con risultati non certo scandalosi ma neanche confortanti. L’impressione che in Italia si scenda in campo più convinti, sicuri di far male e vincere, capaci di rischiare, e che questa mentalità non riesca a essere replicata in Europa resta forte, anche se la prestazione di San Siro contro il Rubin qualcosa in tal senso l’ha detta. Obiettivo numero uno, quindi, confermarsi sulla strada vista nelle ultime due partite europee anche contro un Chelsea che, per quanto forte, non sembra imbattibile.

Il resto sono contingenze, prima su tutte la sensazione di avere gli uomini contati a centrocampo. Niente frenesia, niente interventi forzati sul mercato: ci troviamo in mezzo a una serie incredibile di coincidenze. Gli infortuni contemporanei di Cambiasso, Muntari, Stankovic e persino Krihn, conditi dall’acciacco di Motta, non dureranno a lungo: 7 uomini (con Zanetti e Sneijder) per quattro posti non sono tanti ma non sono tali da giustificare un intervento non ragionato e fine alla risoluzione di un problema solo temporaneo. Se si può fare qualcosa che rientri in un progetto a medio termine bene, altrimenti avanti così.

Una manovra lenta e a tratti imballata, poi, come troppo spesso ci succede in questo periodo, è stata la protagonista delle ultime due partite. Se è solo un (leggero) calo programmato in funzione dei prossimi mesi bene, altrimenti correre ai ripari immediatamente soprattutto dal punto di vista fisico.

Infine…il Milan. Era fra le (nostre) note positive e lì resta, per carità: ma la consapevolezza di avere una squadra più attrezzata nel lungo periodo e complessivamente più forte non deve farci dimenticare che i punti di distacco sono solo 5 e quelli in palio ancora 57. Essere primi a questo punto del torneo non significa niente, e fra due giornate c’è lo scontro diretto che potrebbe scompaginare i piani di una delle due contendenti. Attenzione  e massimo rispetto quindi, come al solito. Non abbassiamo la guardia fino al raggiungimento dell’obiettivo: quelli dell’altra sponda (del Naviglio, eh), si sa, sono duri a morire.

Noi, invece, vogliamo che la prossima metà di campionato finisca come l’ultima. E quella dopo ancora. E ancora, e ancora, e ancora….

About Nk³

Il calcio è uno sport stupido, l'Inter è l'unico motivo per seguirlo. Fermamente convinto che mai nessun uomo abbia giocato a calcio come Ronaldo (ma anche Dalmat non scherzava). Vedovo di Ibrahimovic, ma con un Mourinho in panchina persino i Pandev e gli Sneijder possono sembrare campioni. Dategli un mojito e vi solleverà il mondo.