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Parma-Inter, senza Sneijder, Lucio, Eto’o e… Fernandes

gennaio 31st, 2010 | 422 Comments | Posted in Campionato | di Mr Sarasa

Ibra ParmaInsomma Samuelino Eto’o deve ancora smaltire le scorie dell’inutile partecipazione alla competizione per nazionali più inutile e dannosa del mondo, cioè la Coppa d’Africa…

Poco male, contro il Parma (al quale il Camerunese ha forse segnato il gol più bello da quando gioca con i nostri colori) scenderanno in campo almeno due tra Balotelli, Milito e Pandev, che hanno fatto molto bene in questo mese di gennaio che si va a concludere.

Il nostro numero 9 magari potrà mettere dei minuti nelle gambe in coppa italia, che ci aspetta la prossima settimana (andata) e quella successiva (ritorno)… una bella accozzaglia di partite, quella che ci aspetta nelle prossime settimane: Parma-Inter il 31, Inter-Fiorentina il 3/02, Inter-Cagliari il 07/02, Fiorentina-Inter il 10/02, Napoli-Inter il 14/02 e poi una settimana di riposo prima di affrontare Sampdoria (20/02), Chelsea (24/02), Udinese (28/02), altra pausa per le nazionali, Genoa (07/03), Catania (12/03) e Chelsea (16/03).

Peggio di noi andrà alla Fiorentina, che in ogni caso oltre alle due gare di champions si troverà in mezzo alle balle un recupero di peso contro il Milan, e qui casca l’asino: i viola han cercato di posticipare il ritorno della semifinale di Coppa Italia  al 14 Aprile, ricevendo un sonoro rifiuto da parte nostra.
E ci mancherebbe pure altro!
Quella settimana infatti è giusto in mezzo tra Fiorentina-Inter (ma di campionato) ed Inter-juve. La prossima volta, pensateci meglio quando cravatta gialla vi sconvolge il calendario, nonesiste che siamo noi a pararvi il sederino complicandoci la vita…

A Parma, luogo che da 3 anni è impossibile non associare ad un pomeriggio da leggenda, con i due lampi del Genio, andremo anche senza Carneade Fernandes, giovanotto un po’ tamarro portoghese che pareva destinato ad arrivare in prestito per rilanciarsi dopo un lungo infortunio.

Peccato (soprattutto per la Miss, che aveva raccolto abbondante documentazione, anche testimoniale…) che non abbia passato le visite mediche… in compenso sembra sempre più vicino ò’arrivo del laziale Ledesma, fresco sconfitto nella vertenza con Lotirchio.
So che a molti non piace, viene giudicato troppo lento, ma a me sembra migliore di Muntari e comunque viene per essere una riserva (come dovrebbe essere pure il ghanese, in un mondo sensato). Inoltre è un buon modo per ricucire i rapporti con il presidente laziale in vista di giugno, quando l’obiettivo per rafforzare la difesa potrebbe chiamarsi Kolarov…

Probabili formazioni:

Inter: Julio Cesar; Maicon, Samuel, Materazzi (o Cordoba), Santon; Zanetti, Cambiasso; Balotelli, Motta, Pandev; Milito.

Parma: Mirante; Paci, Panucci, Lucarelli;Zaccardo, Dzemaili, Morrone, Galloppa, Castellini; Bojinov, Biabiany.

Qualche appunto sparso: contro un centrocampo così folto, non è da escludere la variante che preveda l’inserimento anche di Muntari al posto di uno tra Mario e Goran, anche se penso che con il giusto sacrificio in fase difensiva, andrebbe bene anche la formazione di cui sopra; uno sguardo particolare merita Biabiany, che è ancora un nostro giocatore e sta facendo davvero bene in questo campionato; l’outsider mancato di giornata sarà Crespo, di ritorno a Collecchio 10 anni dopo un trasferimento a cifre da record alla Lazio, ma non convocato per questa gara… meglio, perchè il buon Hernan sebbene a fasi alterne ha ancora un discreto fiuto per il gol. Ed in abbinata con “Parma”, mi evoca sempre brutti ricordi.

UPDATE: come comunicato dal sito ufficiale, Parma-Inter non si disputerà “per motivi di ordine pubblico relativi alla sicurezza di impianti e spalti messa in pericolo dopo la nevicata che si è abbattuta sulla città”. La partita verrà recuperata mercoledì 10 febbraio alle 20.45.

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Uno di noi

gennaio 30th, 2010 | 88 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci
Il Lippi Bis

Il Lippi Bis

Sei arrivato in un pomeriggio di primavera, come il naso chiuso e gli occhi gonfi. Eri l’uomo che il tuo mondo invocava da tempo, uno che dopo poche ore aveva già rivoluzionato le metodologie d’allenamento della squadra. Con te sì, che era un’altra musica. Il settantenne, dopo la partita col Siena, era già un ricordo.

D’altra parte, tu sei un’altra cosa. Sei venuto su con le indicazioni dello stratega che portò Domoraud a Milano, che sconvolse il Brasile con la coppia Pirlo-Montolivo. Con un autentico genio del pallone come lui alle spalle, non potevi che diventare il grande tecnico che sei.

E così ti sei seduto su quella panchina, e non te ne sei più andato. Due partite, due vittorie: e chi sarebbe stato così pazzo da toglierti dal tuo posto, dopo una tale dimostrazione di forza? Di certo, non una dirigenza illuminata come quella juventina. Hanno fiutato qualcosa di grosso, hanno capito che avevano fra le mani il nuovo Guardiola, no, di più, il nuovo Wenger, massì, il nuovo Michels, il nuovo Gregucci, esageriamo, chi se ne frega.

Ecco allora che arriva il momento del mercato, con te, lì, in prima linea, a scovare talenti. Arriva una chiamata, è Lui, ti dice “prendi Cannavaro”,  e via, arriva Cannavaro. Altra chiamata, ancora Lui, “prendi Grosso”, e arriva Grosso. Un’altra chiamata, “ma chi è a quest’ora” dice tua moglie che non dorme da una settimana per tutte queste chiamate, “lo sai, devo rispondere”, le dici, è ancora Lui, “prendi Macellari”, “no ma sei sicuro? Macellari no, dai” “PRENDILO!!!”, ma la dirigenza non riesce a convincerlo a sposare il progetto Juve e non se ne fa niente.

A quel punto sale in cattedra Secco, che a dispetto del nome è un fiume in piena, pregno di intuizioni geniali, e piazza i colpacci. Vede un centrocampista brasiliano schiacciare il duo Pirlo-Montolivo nella Confederations, e se ne innamora. “Se è riuscito a sfuggire alla gabbia di Marcello, può fare qualsiasi cosa!!”, urla Alessio, con il pugno alzato, al CdA di giugno. “Andiamo a prendercelo!”, è la risposta degli altri presenti. Parte subito la chiamata a Corvino.

“Ehi, quanto vuoi per Melo?”

“Mah, una decina di milioni”

“Facciamo venti?”

“No guarda, ho detto dieci, non mi smuovo”

“Venti più Marchionni”

“No, no, al massimo me ne dai otto”

“Vabbè, ci risentiamo”

Poi riuscite a convincerlo, e piazzate l’affarone. Ormai scatenato, Secco ti porta pure Diego, il trequartista che inseguivate dal ‘96, e Caceres, terzino selvaggio. Hai un’armata invincibile, e lo dimostri subito. A Roma è spettacolo: 3-1 per voi. I telecronisti sono in subbuglio, i tifosi sono in subbuglio, tutto il mondo è in subbuglio. Avete lo Zico del terzo millennio, il Dunga del terzo millennio,  mentre agli altri, in sede di mercato, sono toccate le briciole.

La cavalcata è inesorabile, e la terza stella sempre più vicina. A novembre scatta qualche campanello d’allarme, mannò, non è niente, c’è la sfida con l’Inter, c’è da saltellare come oranghi per un paio d’ore, altro che campanelli d’allarme. Lì realizzi il tuo capolavoro tattico: vinci senza nemmeno volerlo, così, per sbaglio, quasi chiedi scusa, alla fine. Ti presenti col Bayern pieno di baldanza, pronto a spazzarli via, però non vedi palla e ne prendi quattro. Sì, quattro. Quattro pere che significano Europa League.

No, via, tranquilli, è stato solo un incidente. E in effetti sì, è un incidente, ma un incidente di quelli tosti: un tamponamento fra aerei, un frontale fra treni, un macello. E non vincete più. Perdete con tutti, contro il Bari, contro il Catania, contro il Milan, contro voi stessi, fate le partitelle in allenamento ed entrambe le squadre perdono, è il disastro. Tu, col tuo carisma e le tue invenzioni tattiche, dai la scossa alla squadra, che ogni domenica che passa dimostra di aver ormai completato l’opera di trasformazione nel Milan di Tabarez. Sei un genio, Ciro, tant’è che sei amato anche e soprattutto dai supporter avversari, che sperano con tutte le loro forze che tu, da quella panchina, non ti debba alzare mai.

Purtroppo, in questo calcio senza sentimenti, senza amore (Leo e i suoi ragazzi non sono ancora riusciti a contagiarci), senza riconoscenza, uno come te, così sopra le righe, così diverso, così avanti, non poteva durare più di tanto. Sei praticamente esonerato dal 10 di gennaio, ma tu non vuoi saperne, sei Rocky, vai  avanti, non molli. Poi arrivano Ranieri e Riise e davvero sei alla fucilata. Poi perdi con l’Inter, anche qui nei minuti finali, con gol decisivo di Balotelli: è troppo anche per Blanc, sei fuori.

Niente sarà più lo stesso senza di te: il calcio, ieri, ha ricevuto un duro colpo. Da quando sei spuntato otto mesi fa, la domenica, oltre a vedere le partite, ci si divertiva, si facevano quattro risate. Ci davi sempre del gran materiale per passare delle allegre giornate in compagnia, ci hai conquistato col tuo sguardo perso nel vuoto, con il cambio Trezeguet-De Ceglie, col tuo dirne quattro a Maifredi.

Grazie, Ciro. E’ stato bello. Ci hai fatto sognare, e noi non lo dimenticheremo.

Torna, appena puoi.

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Processo a Materazzi

gennaio 30th, 2010 | 90 Comments | Posted in Campionato | di Mr Sarasa

Perchè Materazzi è stato ammonito per la mascherata post derby? una fonte di Bauscia Cafè ci ha rivelato come è avvenuto il dibattimento…

L’Aula è stracolma, per lo più di giornalisti ma c’è anche qualche tifoso. Tutti si alzano in piedi quando fa il suo ingresso il giudice per l’occasione, un Maurizio Mosca in toga e parrucchino.

“Clamoroso! mi hanno tirato giù dal letto prima delle 12! e per giudicare chiiii??”
“Marco Materazzi, vostro onore” dice il suo aiutante
“Non lo conosco!”
“Ma come, il difensore dell’Inter, quello del mondiale 2006…”
“Ehhhhhh, avessi detto Beckenbauer! vabbè, facciamo in fretta che devo andare a pranzo con Bargiggia…”
“Entrino le parti: per la pubblica accusa, Franco Ordine, per la difesa, Ignazio La Russa”
M.M: “due bei mignottoni insomma! La parola all’accusa.”

F.O.: “Vostro onore, siamo qui oggi, e avremmo voluto proprio indubbiamente farne a meno, perchè il reo qui presente Materazzi Marco ha commesso un crimine gravissimo, una mancanza di rispetto senza precedenti, una villaneria inaudita, un vilipendio in piena regola…
M.M.: “Che cosa?”
F.O.: “..insomma, ha messo una maschera del presidente del Consiglio dopo la partita!”
M.M.:  “e allora???? tutto qua?”
F.O.: “Cooooome tutto qua! ?!?! E’ gravissimo, inaudito, vostro onore, soprattutto considerati i precedenti del soggetto!”
M.M.: “allora si spieghi meglio”
F.O.: “il Materazzi Marco, sono ANNI che con le sue azioni danneggia il milan. Dapprima, quando era titolare, con falli di ogni tipo, gravissimi, spesso addirittura non sanzionati… poi nel 2005-2006, con la “fama” ormai acquisita, cosa fa? si propone al milan!! Era un chiaro tentativo di gettare discredito sull’immagine del club più titolato al mondo!”
M.M.: “beh, messa in questi termini in effetti…”
F.O.: “ennonsooolo, nel 2006 il Materazzi ha di fatto messo in ombra una COLONNA della Nazionale e del Milan come Sandrone Nesta, con le sue prestazioni… ha avuto la faccia tosta di entrare al suo posto e sottrargli non solo il posto in campo, ma anche nell’immaginario collettivo! si è permesso di segnare due gol decisivi, di cui uno in finale, E ha fatto espellere Zidanne…  no, dico, ZIDANNE! Uno che non ha giocato a calcio, uno che EEEERAAA IL CALCIOOO!”
M.M.: “ahhhhhhh, come giocava Zidann….”
F.O.: “Pooooi, non contento, ha segnato al derby del famoso 4-3, facendosi buttare fuori apposta sul 4-2 per perdere tempo, ha segnato il gol scudetto del 2006-2007, ha festeggiato con un abito bianco ad insinuare che tutti gli altri fossero sporchi, elllaltroggiorno, infine, quest’atto che siamo ad esaminare”
M.M.: “ellamiseria, ma è incorreggibile! mi dica un po’, ma è sicuro che volesse offendere?”
F.O.: “eccome nooooo??? innanzitutto c’è una chiara presa in giro della statura del premier: la faccia del premier a due metri d’altezza non si è mai vista! In secondo luogo, c’è l’ironia sulla capigliatura del presidente del consiglio: quella maschera non è aggiornata, ha troppo pochi capelli… infine c’è la questione dell’abbinamento faccia ridente-maglia nerazzurra. Un vero danno d’immagine, per Berlusconi, accostarlo a colori diversi da quelli della squadra dell’amore!”
M.M.: “vabene vabene, ho capito tutto, quanto chiede di condanna?”
F.O.: “mah, come MIIIIIINIIIMO’, la radiazione. Sempre che il Presidente sia clemente e non voglia spedirlo alle patrie galere per vie ordinarie, e poi BUTTARE LA CHIAAAAAAVE!!

M.M.: “chiarissimo. La parola alla Difesa.
I.L.R.: “Vosdro odore, siamo qui ber valudare un gìesdo azzoludamende non gaddivo, una goliardada si dige, ma noi ziamo disbosdi a ghiamarla bersino una goglionada…
(Materazzi prova a richiamare l’attenzione del suo difensore, perchè non capisce la linea intrapresa)
I.L.R. “Dranguillo Madrigs, è duddo inn bugno, gli sbagghiamo il gulo a guesdi milanisdi… vingere, evvingeremo”
M.M. “ma come si permette??? ma è impazzito? rintracciate la telefonata! Ordine in aula!
F.O.: “e io già qua sono!!”
M.M.: “mi dicono che hanno già identificato la chiamata, e stanno andando a prenderlo per portarlo in galera!”
I.L.R.: “vosdro odore, nonn g’ho gabido una mazza, so solo ghe scdavo barlando gonn il mio assisdido. Ghe dra l’aldro è berzona di sbiggada mmoralità e zenzo di Badria, gonn laBBi maiusgola! subbendrado al divenzore dai lineamendi assai poco virili ozerei dire vemminei, gioè Nesda, da subbido ha gondribuido al broseguimendo dell’Idalica sbedizione nella vraderna ggermania, gulminada gonn una bresdazzione maiusgola evvirile, abbaddudo zolo da una desdada del barbaro edde ingivile Vrangese Zidanne, unn vero e brobrio bleggheblogghe…”
M.M.: “ahhhhhhh come picchia Zidann….”
I.L.R.: “Egguindi vosdro odore, è sdada ghiaramente una raggazzada, diggiamolo, il Bresidende si sarà vaddo una rrrisada…”
M.M.: “va bene, quindi lei cosa chiede per il suo assistito?”
I.L.R.: “io penzo ghe sia sufficende una zqualiviga di diegi giornade, con frusdade ed olio dirrigino, berghè gomunque gli si dembra il garaddere!”

Materazzi si alza e prende la parola: “gentili signori, mi avrebbe difeso meglio Burdisso assistito da Rivas, ed ho detto tutto… mi appello alla clemenza del giudice Mosca, in fondo non c’era alcun intento politico nel mio gesto. Quindi chiedo l’assoluzione piena senza aspettare la prescrizione!”

M.M.: “ma è una roba che non si capisce niente, e tra mezzora devo dire quattro puttanate a Bargiggia che poi le spaccia per notizie! ma ho la soluzione, fermi tutti, usiamo il Pendolino!”

Guarda come gira!

"Guarda come gira!"

Tirato fuori il prezioso oggetto, inzia il rito: “guarda come gira… clamoroso! due testimoni inchiodano Materazzi, faceva parte dei giovani comunisti…condannato! colpo di scena: i due testimoni sono bondi e cicchitto ubriachi… materazzi assolto in appello! ma vedo una mischia, in cassazione succede di tutto, la corte è spaccata tra milanisti ed interisti, due rigori non fischiati per parte, espulso Mourinho con tutta la panchina, ma attenzione… l’arbitro guarda il cronometro… PAREGGIO! in Cassazione finisce con un pareggio!”

Materazzi: “ma che cazzo vuol dire? è un processo o una partita?”
Mosca: “giovanotto, ti invito ad essere più rispettoso della corte, ed intanto ti ammonisco! ed ora toglietevi dalle balle, che devo andare a pranzo.”

(anche questo post è una “goliardada”, al massimo ammonitemi, please)

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Questo post è un traghettatore.

gennaio 29th, 2010 | 157 Comments | Posted in Campionato | di Miss Green

È un peccato che Pep Ferrara non sia più con noi. Mi stava dando grandi soddisfazioni.

Però, d’altra parte…

L’ultima volta che l’ho visto traghettare, è stata una tristezza. Che serva da augurio a quellilì.

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Vae Victis, ovvero: Mourinho e l’epica della nuova Inter

gennaio 27th, 2010 | 524 Comments | Posted in Allenatore, Campionato | di Fonz77

Non sapete vincere. Avete dominato, che bisogno c’è di fare le vittime. Siete dei piangina. Il rigore contro il Chievo. Il fallo di mano di Maicon.La maschera di Materazzi è una caduta di stile. Non la vincete da quarant’anni. La coppa in bianco e nero. Lo scudetto di cartone.
Guidorossitronchettiprovera.
Che succede, ragazzi? Vi fischiano le orecchie? Avete una vaga sensazione di deja vù? Come vi capisco.

Alzi la mano chi non ha sentito almeno una di quelle cose da domenica sera ad oggi? Tu, là in fondo, come hai fatto a non sentirle? Hai fatto sega a scuola, confessa!

Beh io le ho sentite. Tutte. Più o meno nel preciso ordine in cui le ho scritte. L’ultima ironicamente proprio in una serata del Gruppo Giovani di Assolombarda in cui interveniva Nino Tronchetti Provera (cugino del più famoso Marco). Quando si dice il destino.

A fine serata tutto si è chiarificato davanti ai me. Le inebrianti sensazioni di questi giorni hanno composto un mosaico radioso e sarebbe egoistico da parte mia non condividerlo con voi.

Credo di poter dire che domenica sera abbiamo tutti avuto la sensazione che qualcosa di grande era accaduto. Qualcosa da ricordare.

La memoria non mi permette di ricordare un derby simile, perfino le grandi rimonte di tempi più o meno recenti (Siena, Sampdoria, quel 3 a 0 rifilato all’Aston Villa dopo lo 0-2 subito all’andata), mi sembrano oggi passare in secondo piano. Forse Vitarob o Nino mi potranno correggere con qualche racconto intorno al focolare. Magari un altro giorno.

Troppe cose tutte in una sola partita per non respirare un’aria epica. Il dominio iniziale, l’arbitraggio, le espulsioni, il secondo goal in 10, il rigore parato il rischio di fargli il terzo in 9 contro 12. La società unanime: il Mou, il Presidente e il conte Vlad. Nessun distinguo, nessun se, nessun ma.

Ci diranno che abbiamo esagerati. Paranoici. Che Rocchi è solo un arbitro cane. Che lo spostamento del calendario come nel gioco delle tre carte è roba da nulla e che non ha influenza sul Campionato. Che non abbiamo prove. Che Materazzi non andava ammonito, ma che se la poteva evitare.

Ci diranno che Mourinho è un arrogante antipatico.

Bene io rispondo che non ha alcuna importanza per noi. Non ha importanza che sia vero o falso. Quello che importa è come ci sentiamo.

Di fronte al nemico abbiamo vinto. Il nemico che era stato dichiarato da molti più forte di noi. Il nemico con tanti alleati. Il nemico che gioca sempre al limite del lecito.

Contro quel nemico abbiamo vinto. Contro l’avversa sorte abbiamo vinto. Soli contro tutto e tutti abbiamo vinto.

Non è paranoia, non è sindrome da accerchiamento, è il magnifico poema epico scritto dal José Mourinho il condottiero. I suoi detrattori, quegli imbrattacarte che in Italia si fanno chiamare giornalisti, non solo non lo hanno mai davvero capito, ma senza volerlo lo hanno assecondato donandogli esattamente quello che lui voleva. Il rumore dei nemici. Qui a Milano come a Londra prima.

Una squadra eroica, quella che può e deve lottare unita per vincere. La vittoria dei pochi contro i molti.

In tutti i miei anni di Interista MAI vidi un gruppo così compatto, impervio agli attacchi dall’esterno, più forte dell’inganno.

La vittoria del derby è solo la punta dell’Iceberg. Hanno svegliato il gigante dormiente ed ora dovranno affrontare le conseguenze.

Questa è l’Inter che Mou ha costruito e sta costruendo. Società. Giocatori. Tifosi.

leonidamouMourinho è Ettore
Mourinho è William Wallace
Mourinho è Leonida
Mourinho è Winston Churchill
Mourinho è Carlo Martello a Poitiers

E’ il condottiero che ci voleva. Con lui, con questi giocatori, nemmeno Moggi avrebbe avuto scampo.

Questa.
è.
L’Inter.

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Luci e suoni a San Siro

gennaio 26th, 2010 | 162 Comments | Posted in Campionato | di SNIS

E’ stata una serata fantastica, di quelle che ti restano dentro. Si, perché vincere così è forse più bello ed appagante di quanto lo sarebbe stato farlo in qualsiasi altro modo.

I ragazzi sono entrati in campo cazzuti (cit. dedicata e rubata al nostro UN), con la giusta grinta e cattiveria agonistica,  mostrando da subito quanto fosse grande la voglia di vincere questa partita. Venti minuti di gran calcio, con intensità e ritmo in fase d’attacco e tantissima attenzione e voglia di sacrificarsi in difesa. Apre le danze Snei, con una conclusione da fuori che se fosse entrata avrebbe fatto venir giù San Siro. Sempre l’olandese, dopo una percussione di Pandev, batte a rete da pochi metri, ma Dida riesce a respingere di piede. La successiva doppia conclusione di Cambiasso viene ribattuta in entrambe le circostanze dagli avversari. Il gol è nell’aria e sugli spalti si avverte n125622itida questa sensazione. Il pubblico interista spinge, finalmente senza nessun tipo di remora, incitando all’unisono i ragazzi. Lancio di Pandev per Milito che vince un rimpallo e si invola verso la porta avversaria: sinistro a incrociare e palla nel sacco. Esulta El Principe, esplode la San Siro nerazzurra. Lo stadio è in delirio e lo speaker chiama il nome del marcatore: “HA SEGNATO PER NOI, CON IL NUMERO 22, EL PRINCIPE, DIEGO, ALBERTO….”, “MILITOOOOOOOO!”, rispondiamo noi a gran voce. 1-0 e palla al centro.

Si ricomincia e la sensazione è quella di avere il  match in pugno, nonostante i cugini provino a reagire. I ragazzi sono attenti, con le coppie Maicon-Zanetti e Santon-Muntari a presidiare le fasce, annullando di fatto i tentativi avversari di sfondamento laterale. Al centro Sneijder e Cambiasso dettano i tempi di pressing e ripartenze. Proprio da una palla rubata si sviluppa la nostra ennesima azione pericolosa, conclusa con una fucilata di Milito da posizione defilata che Dida mette in angolo.

Poi succede quello che non ti aspetti: Lucio anticipa ed esce palla al piede con Ambrosini che entra duro per fermarlo. L’arbitro fischia, ma incredibilmente la punizione è per il Milan e l’ammonizione per il brasiliano. Tutto il pubblico protesta e quando Rocchi sventola sotto il naso di Sneijder il cartellino rosso lo stadio diventa una polveriera. Il direttore di gara è oggetto di ogni tipo di offesa e al primo anello rosso si accende una gazzarra che gli stewards a stento riescono a sedare. Si resta increduli e ci si sente impotenti e presi in giro. La rabbia monta e la si sfoga imprecando contro tutto e tutti. Lo stato d’animo cambia e le vibrazioni positive lasciano il posto alla consapevolezza che ora sarà durissima.

Il Milan ci crede e preme. Dagli spalti ogni decisione dell’arbitro viene accolta con eslcamazioni ironiche. Si soffre e si attende quasi rassegnati che da un momento all’altro arrivi il gol avversario. Ma i ragazzi stoicamente resistono senza concedere troppo. Si arriva così alla fine del primo tempo ancora in vantaggio. Nell’intervallo i cattivi pensieri fanno ancora capolino. Non tanto perché il Milan si sia dimostrato in grado di sopraffarci, ma perché l’esperienza dice che alla lunga, con un uomo in meno, è inevitabile concedere qualcosa.

Si riparte e loro premono subito. Su un calcio d’angolo il rosicante espositore di striscioni rossonero ci mette la testa, ma l’Acchiappasogni respinge, controllando poi la successiva conclusione a lato  del suonatore di congas. Quello che ci si aspettava si sta materializzando. Continua l’assalto ma, contrariamente alle nostre previsioni, gli attacchi non sono poi così incisivi e si limitano ad alcuni cross nel mucchio e a qualche tentativo di sfondamento centrale prontamente rintuzzato. Anzi, siamo noi a far paura in contropiede. Pandev lancia Milito che si invola. Al limite dell’area movimento classico a sbilanciare i difensori del Principe e conclusione di sinistro, un’po’ strozzata, che Dida controlla facilmente. Il canovaccio non cambia e su un altro contropiede sembra fatta: altra finta e controfinta di Milito che manda al bar i difensori rossoneri e filtrante per Pandev, partito in posizione regolare. Il portiere esce e Goran lo supera con un elegante pallonetto. Lo stadio trattiene il fiato in attesa di veder gonfiare la rete, ma incredibilmente la sfera incoccia il palo e termina la sua corsa tra le braccia di Dida ormai a terra. Altri improperi contro tutto e tutti invadono lo stadio e sugli spalti si ironizza sulle dimensioni degli orefizi anali dei rossoneri. Ma l’azione continua e Favalli in scivolata stende Maicon al limite. C’è punizione, ma niente giallo, il secondo, per la giovane promessa milanista, che avrebbe riportato le squadre in parità numerica. A bordocampo intanto è pronto ad entrare Thiago Motta e la lavagna luminosa del quarto uomo si alza per segnalare il cambio. Mourinho esce dalla panca gesticolando animatamente per fermare tutto. Sostituzione rimandata.

125637Pandev sistema con cura il pallone, Dida la barriera. Tutto è pronto e quando l’abritro fischia Goran accarezza di sinistro la sfera, che si alza sopra le teste del muro rossonero, dirigendosi verso la porta. Stavolta la rete si gonfia e San Siro può esplodere. Sugli spalti ci si abbraccia, si esulta, si urla tutta la nostra gioia, sfogando la rabbia e la tensione accumulata. In campo anche i ragazzi fanno festa e lo speaker impazzisce, scandendo diverse volte di seguito il nome di Goran, con il pubblico puntuale a rispondere ogni volta. Ora il figliol prodigo può uscire, tra gli applausi scroscianti del Meazza. E non importa se si è beccato il giallo per essersi tolto la maglia, va benissimo così. Entra Motta per rinforzare gli ormeggi, ma manca ancora tanto. Il tempo scorre lento ma inesorabile e la sofferenza si fa più dolce. Cordoba sostituisce Muntari e Balotelli prende il  posto di uno stanchissimo Milito, autore di una prova maiuscola. La standing ovation è d’obbligo per entrambi e in uno stillicidio di energie nervose ci si avvicina al 90°. Mourinho da bordo campo capisce che la squadra sta accusando la fatica e comincia ad agitarsi, reclamando con ampi gesti delle braccia l’incitamento del popolo interista. Impossibile non accontentarlo. Tifo alle stelle e pelle d’oca. Tutto lo stadio saltella e invoca il nome dello Special One, che da par suo rifiuta l’ovazione facendo “no” con la mano e chiedendo di riservare tutte le attenzioni ai 10 leoni in campo. Il quarto uomo alza la lavagna del recupero proprio mentre Julio Cesar disinnesca in corner una conclusione volante di Huntelar, anch’egli subentrato nel finale: l’extra time sarà di 5 minuti. Ormai sembra fatta, ma la sorpresa è ancora una volta dietro l’angolo. Proprio sugli sviluppi del calcio d’angolo nasce una mischia nella quale Lucio respinge con il braccio una conclusione ravvicinatissima di un rossonero. L’arbitro non ha dubbi: rigore e secondo giallo per il brasiliano che ci fa rimanere addirittura in nove. A questo punto, prima ancora che il penalty venga calciato, il pensiero è già a quei rimanenti 240 interminabili secondi da giocare, che con la squadra in vantaggio di un solo gol e sotto di due uomini ci espongono al rischio della beffa finale. Ronaldinho aggiusta il pallone sul dischetto, solita rincorsa sgangherata e conclusione di piatto destro. Julione vola, si distende sulla destra e intercetta la sfera deviandola oltre il fondo. San Siro esplode ancora, più fragoroso che mai e lo speaker, impazzito, fa una cosa che mai avevo visto e sentito fare: “HA PARATO IL RIGORE PER NOI: JULIOOOOOOOO……” “CESAAAAAAAAR!”, JULIOOOOOOOO…” “CESAAAAAAAAR!”, “JULIOOOOOOO…“ “CESAAAAAAAAR!”, “JULIOOOOOOO…” “CESAAAAAAAAR!”.

L’atmosfera è di quelle pazzesche, l’entusias125615mo incontenibile, l’adrenalina scorre a fiumi. Si comincia a festeggiare e poco importa se Maicon, sfruttando un errore della difesa della squadra dell’amore, calcia su Dida il pallone del 3-0. Arriva il triplice fischio, i ragazzi si abbracciano, festeggiano, condividendo la gioia con il pubblico che, ad eccezion fatta per la curva milanista, non vuol saperne di abbandonare lo stadio. Le note di Pazza Inter, sparata ad un volume altissimo dagli altoparlanti, risuonano nel catino del Meazza, che continua ad essere una bolgia. Ce l’abbiamo fatta, vincendo contro tutti e tutto, in una serata epica, che rimarrà indelebile nei nostri ricordi. E sicuramente se la ricorderanno anche quelli che interisti non sono.

CHI NON SALTA ROSSONERO E’!

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Torna la rubrica “Trova le differenze”

gennaio 25th, 2010 | 195 Comments | Posted in Campionato, Discussioni | di Miss Green

PRIMA: al momento delle foto di rito delle formazioni.

Dai ragazzi, l’amore trionfa sempre, vinciamo facile!

DOPO: Minuto 17º del secondo tempo.

L’Inter sfiora il raddoppio, ma il palo si oppone. Milito in contropiede serve in modo splendido Pandev che svacalca con un tocco Dida, ma la palla colpisce il palo.

Jesus, speriamo non finisca come all’andata…

Immagini da Internet.

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PIU’ AMORE DI COSI’

gennaio 25th, 2010 | 281 Comments | Posted in Campionato | di Grappa e Vinci

La degna conclusione della settimana dell’amore non poteva che essere questa: settantamila tifosi allo stadio, milioni a casa, nei bar, nelle grotte, ovunque, a godere come degli assatanati. A veder realizzati i propri sogni, a spellarsi le mani per una squadra capace di andare oltre ogni più rosea previsione, oltre ogni immaginazione.

Ieri sera abbiamo goduto di una partita che di solito si gioca solo nelle teste di noi tifosi, una fantasia che, se raccontata prima, non sarebbe sembrata tanto più realistica di un 5-0 con tripletta di Muntari e sinistro di Julio Cesar su punizione. Abbiamo assistito a qualcosa di epico, di mai visto: uno spettacolo che solo questa squadra, con questo allenatore, può offrire, oltretutto nel derby, nella partita più importante del campionato. Un sogno, semplicemente. Il derby che speri di vincere da quando ti sei ammalato di Inter da piccolo, la partita che aspetti da una vita. Che non è il 4-0 dell’andata, perché è stato tutto troppo semplice.

Diciamocela tutta, se non si patisce, se non si soffre, si gode la metà. E ieri abbiamo avuto tutto, il piatto completo, ci porti tutto il menu grazie, vogliamo abbuffarci.

Abbiamo avuto il dominio incontrastato dei primi 25 minuti, la sofferenza successiva (dovuta più all’idea di essere in inferiorità numerica che ai pericoli portati dal Milan), il tiro che poteva chiudere i giochi finito sul palo e poi, subito dopo, un altro tiro, dello stesso, splendido giocatore, che i giochi li ha chiusi per davvero. Evidentemente non ci bastava, e ci siamo presi pure un rigore parato proprio a lui, all’alfiere dell’amore, all’orsacchiotto coccolone, scomparso nella serata in cui avrebbe dovuto girare per il campo con le alette e l’arco, dispensando passione con i suoi dardi. Ci siamo presi tutto, il jackpot di anni di frustrazioni e sofferenze, di ingiustizie ed inculate. La macchina ha cominciato a suonare ed abbiamo riscosso, e le monetine non la smettevano più di cadere, un’orgia di monetine, da non sapere più dove metterle.

Non abbiamo guadagnato solo tre punti, abbiamo buttato un macigno su questo campionato, dato una (ulteriore) botta che i milanisti difficilmente riusciranno ad assorbire. Partite come questa fanno scattare una cosa all’interno di una squadra: la consapevolezza di poter arrivare ovunque. E’ questo il bonus che ci siamo portati a casa, il surplus di questa indimenticabile serata.

Sono orgoglioso di tifare per una squadra vera, capace di essere più forte di tutto e di tutti, di non chinare il capo di fronte a nessuna avversità. Una squadra che non c’entra niente con questo campionato, con questi avversari, con questo sistema. Con calendari accomodati, rigori come se piovesse, saltelli, ululati, innamoramenti e pagliacciate varie.

Noi. Non. Siamo. Quella. Roba. Là.

Siamo l’Inter, una delle poche squadre al mondo per le quali vale veramente la pena di tifare.

Terminata una delle mie rarissime riflessioni pseudo-serie, vorrei passare ai ringraziamenti:

  • un ringraziamento particolare alla squadra dell’amore, che non si è smentita portandoci a vette orgasmiche che non credevamo essere di questo mondo;
  • un ringraziamento particolare a Rocchi, l’unico milanista in grado di fermare Sneijder;
  • un ringraziamento particolare a Fabrizio Bocca, che col suo “Anti-Inter? No, cercasi Anti-Milanha messo in guardia tutti noi, chiarendo una volta per tutte chi è che comanda in Italia;
  • un ringraziamento particolare agli applausi polemici, gesti di cui i tesserati interisti farebbero meglio a non abusare;
  • un ringraziamento particolare ad Ivan Zazzaroni, ed al “Mourinho è da un anno che non ne azzecca una” con cui mi ha deliziato durante la puntata di Dribbling di sabato;
  • un ringraziamento particolare a Beppe, Dinho, Janku, Dida e ai piccoli Abate&Antonini, senza i quali tutto questo non sarebbe stato possibile;
  • un ringraziamento particolare a Gattuso, che per il secondo (oddio, forse per il ventesimo) derby di fila è riuscito a non toccare il pallone, finendo negli spogliatoi un’ora prima della fine della partita;
  • un ringraziamento particolare a Galliani, il milanista che ha mostrato il maggior impegno in questa settimana.
E, infine, un ringraziamento particolare (e questo per davvero) a Mourinho, mai come ieri sera uno di noi, Zanetti, l’unico calciatore in grado di giocare la miglior partita della sua carriera a 36 anni, e a tutti gli altri, a Milito, a Pandev, a Julio Cesar, a Materazzi con la maschera di Silvio, pure ad Arnautovic e Mancini, massì, grazie anche ai cani e ai porci, grazie a tutti perché, con una partita di calcio, mi avete reso davvero felice per una nottata, magari anche per più di una.
Non saremo la squadra dell'amore, ma facciamo del gran sesso

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BUFFONE!

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