scritto da il 6 dicembre 2009 alle 23:53

Video killed the Referee-Star

L’ha detto Platini, la televisione ha ammazzato l’arbitraggio… strano, io avevo come l’impressione che fosse il contrario a volte, ovvero che siano certi arbitraggi a rovinare qualche partita, però se lo dice nientepopodimenochè il presidente della UEFA, qualche motivo ci sarà, ho pensato… ma quando è successo? Qual è il movente? E l’assassino è al tempo stesso l’arma del delitto?

Deciso a capirne di più, per risolvere questo intricato delitto ho sondato le nostre attendibilissime fonti, e l’indagine ha dato i suoi frutti: Platini ha sviluppato questo concetto mesi fa dopo aver visto in una puntata della Domenica Sportiva come veniva maltrattato l’ex arbitro Tombolini da Teocoli & Co., poi la mano di Henry lo ha convinto definitivamente, basta con questa porcata della moviola, è ora che il mondo intero lo sappia!

Ma come raggiungere i gggiovani in maniera efficace? L’ex pallone d’oro non ha avuto dubbi, tornando alla sua gioventù: la discomusic!

Ecco quindi il testo che Le Roi Michelle affiderà alla sempreverde musica dei Buggles: (cliccare sul video per la base)


VIDEO KILLED THE REFEREE STAR

I heard you on pathetic show in Rai-Two
Seeming awake near stupid guys laughing on you.
You’re quite young why don’t begin beating them through?
Oh-a oh

They took the credit for the late evening.
You’re outmoded by the new technology,
And now the people knows all what you never see!
Oh-a oh

Poor Tombolini!
Oh-a oh
It was a nice guy!
Video killed the referee star.
Video killed the referee star.

Pictures came and broke your heart.
Oh-a-a-a oh

And now we are in a FIFA big scandal…
Fuck to moviola, it wasn’t even an hand-goal!
And you remember what Diego used to do…
Oh-a oh
Henry did just once!
Oh-a oh
He says the last one!

Video killed the referee star.
Video killed the referee star.
In my mind and in my car, we can’t rewind we’ve gone to far
Oh-a-aho oh,
Oh-a-aho oh

Video killed the referee star.
Video killed the referee star.
In my mind and in my car, we can’t rewind we’ve gone to far.
Pictures came and broke your heart, put the blame on VCR.

You are a referee star.
You are a referee star.
Video killed the referee star.
Video killed the referee star.
Video killed the referee star.
Video killed the referee star.

Video killed the referee star. (You are a referee star.)

scritto da il 6 dicembre 2009 alle 7:21

Una pessima prova nella sua (in)degna cornice

A differenza di Nick, io questa sfida la sento eccome, quindi le balle mi sono girate dopo 5-10-15-30-45-60-90-95 minuti, indistintamente.

Una partita che doveva e poteva essere impostata meglio, da correggere in corsa e risolvere buttando il cuore oltre l’ostacolo nel finale: nulla di tutto ciò è accaduto, e ce ne torniamo da Torino ancora primi ma con la consapevolezza di aver ciccato l’ennesimo esame, per scarsa convinzione/preparazione, pur avendone i mezzi.

Davanti ad un pubblico di merda, va in scena uno spettacolo parimenti mefitico, con una squadra che rinuncia a giocare senza motivo ed una che non saprebbe come farlo, ma ci prova lo stesso.
Schierati dal tecnico portoghese con dei terzini più bloccati del motore di un cinquantino in regola ed un centrocampo in cui spiccano per assenza di fosforo Muntari (e vabbè, non è una notizia) ma soprattutto chi dovrebbe averlo, cioè Motta, la squadra non ha espresso una benchè minima parvenza di gioco, seppure di fronte avesse degli scarpari che non hanno espresso nulla di più.

Alla fine però anche in queste partite orribili vale la regola più antica del calcio: chi fa un gol in più, vince; noi siamo riusciti a farne uno solo con Eto’o che è parso decisamente in ripresa rispetto a domenica (non solo per il gol ma anche per diversi tentativi di proposizione e dialogo non solo all’indietro), e ne abbiamo subiti due da polli, il secondo in particolar modo sul capovolgimento dopo una serie di batti e ribatti in area juventina. Poi non si è visto più nulla, a parte una poco edificante rissa ed un paio di buoni calci d’angolo battuti da Balotelli non concretizzatisi.

Mi correggo, si è visto pure altro, cioè un nuovo gettone per Mansini e la nuova, agghiacciante acconciatura del centravanti aggiunto Materazzi… entrambe cose di cui avrei fatto volentieri a meno.

Così come farei volentieri a meno di parlare dell’arbitro (indecente ma non contro di noi, potevano esserci 2 rigori per parte e la partita sarebbe dovuta finire in 8 contro 8…) o del pubblico (l’ho già detto di merda?) che si è confermato quello che sapevamo.
Ovviamente il capitano cuor di leone è andato molto dall’arbitro per far interrompere la partita… 13 o 14 anni in A, ed ancora col pannolino.

Purtroppo però hanno vinto loro, con loro intendo la squadra-cancro del calcio italiano ed i loro beoti tifosi, non ultimo perchè Balotelli qualche segno di nervosismo mi è sembrato mostrarlo, anche in una prova comunque decente (un espulso da lui giustamente procurato, due bei corner, altre due o tre azioni in fascia e due errori grossolani  su un campo fetente dove scivolavano anche i più esperti Milito, Cambiasso & co.).

Ovviamente si parlerà del nervoso Balotelli e non della stupidità di Felipe Melo, per dire, così come tra Motta e Buffon il secondo passerà sempre per il bravo ragazzo, peccato che abbia alle spalle una lista di cazzate fatte tale da mettergli un tutor.

Guardiamo il lato positivo: almeno non esonereranno Ferrara, così da ricordarci ancora, vedendo lui, Del Piero o Rampulla, più di 10 anni di porcate, dall’infermeria alla cabina telefonica.

No Nick, Juventus-Inter non sarà mai una partita con “solo” tre punti in palio…

scritto da il 5 dicembre 2009 alle 13:42

La sfida delle sfide: 3 punti che valgono…3 punti

Facchetti

C'era una volta...

C’era una volta Juventus-Inter. Una storia che inizia il 28 novembre 1909, quando Engler mette alle spalle di Pennano il pallone dell’1-0 definitivo in quell’Inter-Juve ricordata negli annali come la nostra prima vittoria in campionato. La prima di una lunga serie. Inter-Juve è una storia che inizia esattamente 100 anni fa e si spalma nel corso del tempo ammantando di sè tutta la Serie A, tutto il calcio italiano, tutta la nazione. Inter-Juventus le ha viste davvero tutte: da Meazza ad Herrera, da Sivori a Platini, da Matthaus a Zidane, da Ibrahimovic a Ibrahimovic. Una storia che, a volerla raccontare tutta, non basterebbe un blog intero: non solo per le epiche sfide sul campo, ma anche per il contorno, per le polemiche, per la rivalità storica -e unica in Italia- fra le due squadre. Inter-Juve è fatta anche di questo: di polemiche. Polemiche che iniziano il 16 aprile 1961 con una partita sospesa che verrà ripetuta mesi dopo, con Herrera indignato che manda in campo i ragazzini, con Moratti imbufalito che pianifica sulla carta la nascita di un dream team solo per farla pagare ai gobbi. Polemiche che da quel giorno sono costanti, continue, infinite. Polemiche che in un altro giorno di aprile, il 26 del 1998, esplodono ancora una volta nel famoso caso Ronaldo-Iuliano. Polemiche che non si placano mai, polemiche che invadono anche Calciopoli facendola diventare, di nuovo, un’altra Inter-Juve.

Nel 1961 in seguito a quell’affronto portato dalla Juve a tutto il calcio italiano nasce la Grande Inter di Moratti padre, nel 2006 in seguito ad un altro -l’ennesimo- affronto portato dalla Juve al calcio italiano nasce un’altra grande Inter, quella di Moratti figlio. In mezzo tante polemiche, ma soprattutto tante sfide particolari, significative, tante partite nelle quali si guardavano negli occhi e si affrontavano due squadre che a modo loro si rispettavano, che scendevano in campo sapendo di dover dare il 100% e di doversi giocare tutto, che si dannavano l’anima come se giocassero un derby. Perchè era Inter-Juventus. Perchè la classifica non contava, la condizione non contava, gli obiettivi non contavano. Contava solo vincere.

Il Lippi Bis

...e ora non c'è più

Oggi Inter-Juventus non è niente di tutto questo. Oggi Inter-Juventus è una sfida fra due squadre che sembrano non ritrovarsi a fondo nei loro nuovi panni: una onesta squadra da piazzamento che invece straparla di scudetto e, fra asterischi e apicoltura, vive ai limiti della legalità da una parte, una grande squadra in parte incompiuta e incapace di rendersi realmente conto della sua grandezza dall’altra. Inter-Juventus, sostanzialmente, non è più una lotta tra pari. Inter-Juventus è diventata una sfida importantissima, da vincere a tutti i costi, di quelle che danno un senso a una stagione…per una sola delle contendenti. L’altra ha da pensare ad altro. Ha uno scudetto da vincere, ha un cammino in Coppa da portare avanti, ha un vantaggio rassicurante in campionato da non disperdere.

Ecco, Juventus-Inter è una sfida tra due squadre che hanno 8 punti in classifica a separarle ma che, nonostante questo, sono prima e terza in classifica. Juventus-Inter è il più inutile degli scontri diretti. Juventus-Inter è una partita da affrontare e da vincere, per portare a casa i 3 punti e mantenere inalterato il vantaggio sulla seconda.

Come Inter-Fiorentina la settimana scorsa. Come Bologna-Inter due settimane fa.

scritto da il 4 dicembre 2009 alle 15:51

Josef Mengele figlio di puttana

Juventus-Inter è iniziata due settimane fa all’Olimpico di Torino, quando un gruppo di subumani di bianconero vestiti, durante Juventus-Udinese, ha pensato bene di intonare il famosissimo e simpaticissimo coro “se saltelli muore Balotelli”. Juventus-Inter è continuata il mercoledì successivo a Bordeaux quando gli stessi subumani, turbati dal fatto che qualcuno avesse sostenuto che quel coro non era razzista, lo hanno ripetuto e affiancato dagli altrettanto simpatici slogan “non esistono negri italiani” e “un negro non può essere italiano”. Così, a scanso di equivoci. Piacerebbe anche a me che un idiota non potesse essere italiano, ma tant’è: questi lo sono, e mi rassegno.

Il punto non è questo, però. Il problema in realtà nasce quando si cerca di inquadrare questi cori come “razzisti” o “non razzisti”. E’ ovvio che se qualcuno mi venisse a dire che “non esistono negri italiani” non è uno slogan razzista gli riderei in faccia io per primo…ma il discorso è più ampio e, se possibile, ancora più deprecabile.

Mario Balotelli non viene insultato per il colore della sua pelle. Fosse quello il motivo, sarebbero insultati anche Maicon e Muntari, Eto’o e Vieira.
Mario Balotelli non viene insultato neanche perchè è un gran giocatore. Fosse quello il motivo, Julio Cesar e el Principe non potrebbero azzardarsi a mettere piede in campo.
Mario Balotelli viene insultato per tutta una serie di altri motivi. Perchè va di moda, per esempio. Perchè ormai è prassi consolidata in tutti gli stadi italiani, per esempio. Perchè ha un carattere un po’ particolare e si punta a innervosirlo e a fargli perdere la testa in campo, per esempio. Perchè per quel suo carattere particolare non può attirarsi troppe simpatie, per esempio. Perchè uno che dopo che ti ha segnato un gol viene sotto la tua curva a mostrarti lo scudetto, non può starti simpatico. Perchè uno che dopo che ti ha segnato un gol si rivolge al tuo capitano e gli fa una linguaccia non puoi sopportarlo. Perchè uno che dopo che ti ha segnato due gol ti guarda e ti fa segno di tacere e di tenere per te gli insulti che gli hai vomitato addosso tutta la partita…beh, non puoi proprio non odiarlo.

Juventus Unesco

E allora il problema è più ampio e più grave: il razzismo è uno scudo troppo comodo dietro il quale far nascondere questi insulsi individui. Il razzismo è solo un’aggravante: Mario Balotelli viene insultato per odio, per disprezzo, per rabbia. Mario Balotelli viene insultato come il “figlio di puttana” Materazzi, come il “mangiabanane” Gattuso, come il “frocio di merda” Del Piero, come “l’ignorante” Totti, come il “colluso” De Rossi. Mario Balotelli viene insultato in quello che i decerebrati da curva ritengono essere il suo punto più debole, quello in cui possono colpire, quello in cui possono far male.

E questo è inaccettabile.

Inaccettabile per Balotelli come lo era per Materazzi, per Gattuso, per Batistuta e per Del Piero. E’ inaccettabile e necessita di una presa di posizione forte, di una risposta decisa, di un segnale inequivocabile. Non possiamo concedere altro spazio a queste persone, non possiamo permettergli di offrire ancora questi spettacoli indegni, non possiamo permettergli di insozzare oltre una immagine del nostro calcio che già non risulta splendente. E nulla più di Juventus-Inter può servire a lanciare un urlo contro questa gente. Nessun gesto estremo, nessuna rottura con le istituzioni, niente ritiri “di forza”: solo il rispetto del regolamento. Questo chiediamo ai 22 in campo, questo ci aspettiamo che facciano: che al primo coro, alla prima alzata di voce, i capitani vadano dall’arbitro e insieme operino in tutti i modi necessari per mettere fine a quello scempio. Richiami dall’altoparlante, messaggi sotto le curve, sospensione temporanea e, se serve, sospensione definitiva. Nessuna paura per quello che potrà succedere, nessuna paura nel voler fare noi, per una volta, la parte di quelli che alzano la voce. E che non hanno paura a urlare tutto il proprio disprezzo in faccia ai subumani di cui sopra. Che non hanno paura a dissociarsene e a mettere bene in chiaro che il calcio è il nostro sport e la partita il nostro spettacolo. E che non abbiamo bisogno di loro.

scritto da il 3 dicembre 2009 alle 10:10

L’emozione in onde medie

RadioTutti voi sapete ormai  quali estenuanti viaggi dobbiamo affrontare io e i miei compagni di avventura ogni qual volta decidiamo di seguire allo stadio, sia a S.Siro che in trasferta, la nostra amata Inter. E proprio domenica scorsa, rientrando a casa dopo la partita con la Fiorentina, mentre sonnecchiavo su uno scomodo sedile con in sottofondo la radiocronaca di Catania-Milan, mi è venuto da pensare come negli anni sia radicalmente cambiato il modo di seguire il calcio e la mia amata Inter.

Ricordo ancora come,  alla tenera età di 5-6 anni, la domenica pomeriggio mi piazzassi davanti alla piccola tv in bianco e nero della cucina ad attendere le sovrimpressioni dei risultati. Ogni qualvolta compariva una scritta era un’emozione, seguita da esultanza o rammarico nel caso le notizie fossero positive o negative. La cosa durò per circa 4-5 mesi, fino a quando mia madre, stufa di non riuscire a vedere l’allora trasmissione cult Domenica In, mi regalò una radiolina con la quale seguire le radiocronache di tutto il calcio minuto per minuto. Quella piccola scatola di plastica dalla quale uscivano le voci dei vari Ameri, Ciotti, Bortoluzzi, Provenzali, divenne la compagna inseparabile di tutte le mie domeniche pomeriggio. Si, perché all’epoca tutte le partite si disputavano in contemporanea, senza anticipi e posticipi o turni infrasettimanali. Il campionato si giocava esclusivamente al pomeriggio della domenica. Al massimo, a seconda della stagione, variava l’orario del calcio d’inizio ma mai il giorno e non c’era assolutamente modo di seguire in diretta tv alcun match.

Per radio l’attesa era spasmodica. Ogni intervento da un campo del radiocronista di turno ti teneva col fiato sospeso. E dai rumori in sottofondo provenienti del pubblico si cercava di capire in anticipo cosa avrebbe annunciato di li a breve quella voce. Se l’Inter giocava a S.Siro il silenzio proveniente dagli spalti era l’anticipazione di cattive notizie, mentre in caso di boato si poteva già intuire che a segnare fossero stati i nostri. La cosa naturalmente si ribaltava in caso di partita giocata in trasferta.

Anche le sfide nelle coppe europee non rappresentavano un’eccezione, almeno per quanto riguardava i primi turni. Si, perché sino a quando la competizione non entrava nel vivo arrivando ai quarti o alle semifinali, l’unico contatto con la partita era sempre la radio. Ricordo ancora i mercoledì sera passati in camera, sul letto, con mio padre: luce rigorosamente spenta e silenzio rotto solamente da quella voce che cercava di raccontare quanto stesse succedendo sul campo. Uno dei match che mi ritorna in mente con maggior piacere è un Inter-Colonia terminato 1-0, con Causio che riuscì nell’impresa di battere uno dei migliori portieri dell’epoca, tale Schumacher, omonimo di quello che sarebbe poi diventato uno dei migliori piloti di Formula 1 di tutti i tempi.

E proprio il ritorno di quel match di coppa UEFA fu uno dei primi ai quali ho assistito davanti alla tv. Poter vedere in diretta la propria squadra era un vero e proprio evento e l’attesa, spasmodica, iniziava molti giorni prima. Quella volta andò bene e al ritorno ci qualificammo vincendo ancora per 3-1, nonostante la nostra squadra fosse rimasta in 10 dopo pochi minuti. Erano gli anni di Rummenigge e Altobelli e delle sfide con il Real Madrid di Santillana e Hugo Sanchez. Quelle serate stregate davanti alla tv rimangono indelebili nella mia mente di tifoso-bambino. All’andata a S.Siro riuscivamo sempre a spuntarla, anche con punteggi rotondi, ma al ritorno, in quello stadio trasformato in polveriera, le Merengues riuscivano immancabilmente a ribaltare il risultato. Presentarsi a scuola la mattina successiva, in una classe piena di juventini, era veramente dura.

Insomma, nell’epoca delle prime tv a colori, senza televideo, pay-tv, internet, per chi come me non aveva la possibilità di  andare allo stadio a causa della distanza, l’unico mezzo per seguire in diretta la propria squadra del cuore era la radio. Le azioni e i gol venivano vissuti e immaginati attraverso il racconto dell’inviato sul campo, almeno sino a quando non si aveva poi la possibilità di vederli in tv nelle rarissime trasmissioni sportive post-partita dell’epoca. Ma di questo, se la cosa è di vostro gradimento e non vi annoia, vi parlerò la prossima volta.

scritto da il 2 dicembre 2009 alle 8:32

Le 10 (più una) cose che non ho capito domenica

(sottotitolo: post semiserio su un’uggiosa domenica allo stadio)

1) Gli striscioni della nord ponevano l’amletica domanda “Kiev o Barca, qual’è la vera Inter?” -  chi l’ha scritto non conosce gli alti e bassi della beneamata? e soprattutto chi gli doveva rispondere?

2) Perchè nel colorato mondo del calcio debbano essere eccessivamente coloriti i cori… a me i fiorentini stanno pure simpatici, sono anche ironici (penso ad un “non si sente niente” che sovrastava il resto dello stadio), perchè apostrofarsi a vicenda al grido di “fiorentino/interista pezzo di m….”?

3) La storica canzoncina “la gente vuol sapere/chi noi siamo/eccetera ecctera…” viene cantata da qualche decennio, penso che la gente lo sappia già, in ogni caso, si ha sempre l’impressione che ognuno canti col suo ritmo, così che alla fine della fiera IO, non “la gente”, non riesco a distinguere le parole. Occorre un serio maestro di canto.

4) Ogni volta che dalla Nord partiva l’urlo “Inter”, dall’altra parte rispondevano con un poco simpattttico “merda”, ora va bene cascarci una volta, ma alla terza volta che ripartiva lo stesso urlo nostro, ho avuto la conferma di quanto penso già da tempo su certe menti curvaiole.

5) Al posto di farsi prendere per il culo nel modo sopra descritto, possibile che non siano stati capaci di riadattare UN coro per lo sciaugurato Ricardo? Andava bene anche un “Ri-car-do-Qua-res-ma-eh-e-oh-o” di recobiana memoria… in fondo, se lo meritava.

6) dov’erano i terribili fischiatori del primo rosso domenica? lo chiedo perchè visto il primo tempo in quel settore ed il secondo tempo al primo verde, non ho proprio dubbi sul “da dove” venissero i moccoli maggiori. In particolare nel secondo tempo c’era un signore con cappellino dei Boston qualcosa che dava il meglio di se…

7) quante ore passerà al trucco il ministro più cingolato d’italia quando va in televisione? lo chiedo perchè visto da vicino, sembra un attore del videoclip di Thriller..

8) come mai sia stato annullato il gol di Samuel. Almeno questo l’ho capito leggendo il post di Nk qui sotto.

9) da quello che ho capito per riferita, a Cagliari si sono sentiti buu razzisti contro Sissoko… ma come, non ci aveva spiegato Cellino che quel pubblico non è razzista?

10) Perchè si canta “ed è la nord che te lo chiede, tizio/caio/sempronio facci un gol”? non può chiederglielo l’intero stadio? provateci, è un po’ tirata ma ci sta anche come metrica: “ed è il Meazza che te lo chiede, Diego Milito facci un gol”. In realtà in metrica ci starebbero pure altri nomi, per esempio: “ed è Mourinho che te lo chiede, Balotelli facci un gol” o “ed è Moratti che te lo chiede, forza Quaresma facci un gol”…

11) (seria) ma porca puttana, le partite non si possono vedere seduti, o anche in piedi, ma comunque in situazioni di sicurezza? cioè, in bocca al lupo al ragazzo in coma, ma non è il primo che cade per questo motivo. Ed è un motivo abbastanza idiota.

Errata corrige: dai commenti sotto apprendo (scusate, ma in sti giorni sono in apnea) che il ragazzo non era a cavalcioni, che ha ricevuto una spinta e quindi si tratterebbe di una fatalità, quindi correggo l’ultimo punto, rinnovando l’in bocca al lupo al ragazzo ma chiedendomi se è accettabile dal punto di vista della sicurezza una situazione del genere, in cui basta un’esultanza altrui per finire in coma. E non è ansia giustizialista, ma solo l’auspicio che queste sfortunate combinazioni di eventi possano essere minimizzate dall’intervento di chi si occupa della questione.

scritto da il 1 dicembre 2009 alle 15:46

Un lunedì di ordinaria follia

1. Il nostro lunedì di ordinaria follia inizia domenica sera, con un imbarazzante Paolo Ziliani che nelle sue “temutissime pagelle” (temutissime da chi, non l’ha mai capito nessuno) fa vedere le uniche due palle perse domenica da Quaresma e dipinge il tutto così: “Quaresma, Inter, voto 5,5. Chissà cosa prova Moratti ripensando ai 24,6 milioni pagati al Porto per portare in nerazzurro il popolare Trivela, che guadagna come un Kakà per fare cose tipo: intestardirsi in dribbling ubriacanti che alla fine ubriacano solo lui, oppure incespicare nell’erba prima e nella palla poi prima di finire come i bambini a girotondo, tutti giù per terra. Per Mourinho valeva Garrincha. Macario“. Chi ha visto la partita di Quaresma sa quanto sia in malafede un commento di questo tipo, chi non conosce le vicende contrattuali del portoghese non merita di essere annoiato con altre precisazioni sul suo prezzo e sul suo stipendio. “Guadagna come un Kakà” è, quella sì, un’uscita degna di Macario. Ziliani, Sportmediaset, voto 4 di incoraggiamento. Coraggio, anche questo mese i bambini a casa avranno di che mangiare. Stachanov.

2. C’è Gigi Maifredi ad accompagnarci nel prosieguo del nostro viaggio negli abissi della mente umana. “Io al posto di Ferrara sarei già sopra l’Inter ed in testa alla classifica. Con una squadra con 4/5 di difesa della Nazionale, Sissoko, Camoranesi, Diego, Melo ed il parco attaccanti che la Juve si ritrova io mi metterei a fumare, mi siederei con calma in panchina ed a fine gara chiederei solo con quanti goal di distacco si è vinto. Calciopoli? Meglio stendere un velo pietoso su questa vicenda. Ve lo dico, Moggi e Giraudo avevano già comprato Gerrard e Cristiano Ronaldo.  Si erano gettate le basi per un dominio bianconero che sarebbe durato almeno 20 anni ed allora hanno dovuto per forza inventarsi uno scandalo che uccidesse una squadra del genere. E la nuova proprietà Juve ne è stata complice. Ma dove si è visto mai un avvocato difensore che ancora prima di esser giudicato va davanti alla giuria e patteggia una pena congrua?“. Sono parole che non hanno bisogno di commento. Fantastico un altro pezzo passato sotto silenzio: “L’unica analogia che vedo tra questa e la mia Juve è la mancanza alle spalle dell’allenatore di una società esperta e competente“. Noi ne vediamo un’altra, Gigi. La mancanza di un allenatore.

Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli

Josè Mourinho durante l'ultimo colloquio con Balotelli

3. Proprio quando pensiamo di poter finalmente andare a letto, di poter mettere un punto a una giornata tanto stressante, ecco che gli abissi della mente umana si ripropongono davanti a noi in tutta la loro profondità. Su Antenna3 si dà spazio nientepopodimenochè a un gruppo di ultrà della Juventus, Viking e Drughi, che ci spiegano che “Il coro ‘Se saltelli muore Balotelli’ è un coro assolutamente non razzista. E’ nato da alcuni tifosi che cantavano contro Lucarelli. Non se ne è mai parlato. Adesso che è stato fatto a Balotelli è nato il caso. Anche lo stesso giudice sportivo ha scritto nella motivazione della multa che il coro era becero o istigava alla violenza, ma non ha parlato di razzismo. Balotelli non è un personaggio molto simpatico. I cori allo stadio si sono sempre fatti. Il caso Balotelli è stato fomentato dai media perché è un ragazzo di colore. Se Balotelli avesse avuto un comportamento meno provocatorio, non sarebbe accaduto nulla“. Coro assolutamente normale e non razzista. Istiga “solo” alla violenza. Caso fomentato dai media. Gli stessi media che, armati di megafoni e travestiti da ultrà, fra un “se saltelli muore Balotelli” e l’altro si esibivano in “non esistono negri italiani”, “un negro non può essere italiano” e vari “buuuu” di contorno. Anche quelli cori assolutamente non razzisti, va da sè.

4. Un lunedì che inizia di domenica sera, non può che concludersi di martedì mattina. E la follia si ripropone infatti dalle pagine del primo web giornalista sportivo!, che nella sua ormai mucciniana ricerca dell’originalità non trova niente di meglio da fare che accusare l’Inter di razzismo nei confronti di Balotelli. Si potrebbe scrivere un post intero contestando parola per parola tutto quello che scrive questo signore…ma in fondo non ne vale la pena: ancora, come per Maifredi, ogni parola sarebbe superflua.

5. Neanche il tempo di chiudere un articolo sugli abissi del lunedì che subito il martedì, invidioso, ci mostra di non voler essere da meno. All’interno del Winterstore di Piazza San Babila è stato inaugurato oggi il Caffè De Santis. Prossime aperture: l’UNESCO Point “Drughi” e il Vodafone Store “Luciano Moggi”.

scritto da il 1 dicembre 2009 alle 12:07

Giudichiamo noi: Inter-Fiorentina

Qualche polemica di troppo nel dopo Inter-Fiorentina, a causa di due episodi di difficilissima interpretazione risolti salomonicamente da Damato. Qui trovate il regolamento del gioco del calcio corredato dalle decisioni ufficiali FIGC e dalla guida pratica AIA, per tutti i riferimenti.

Antonio Damato, della sezione di Barletta

Antonio Damato, della sezione di Barletta

Sono tre i “casi” su cui soffermarsi nella sfida tra i viola e l’Inter, ma quello più importante ai fini del risultato finale – il rigore causato da Comotto su Milito – sembra lasciare veramente pochissimo spazio a qualsiasi tipo di dubbio. Il difensore della Fiorentina, preso in controtempo, aggancia il piede del Principe nel più evidente dei contatti: calcio di rigore netto e classico episodio da zero proteste….proteste che invece ci sono, da parte dei difensori viola, ma più per quello che era successo un minuto prima nell’altra area di rigore che non per l’intervento in sè.

Più difficile analizzare gli altri due casi, anche se molto simili tra loro e con lo stesso protagonista: Walter Samuel, che prima si vede annullare un gol e poi viene fatto oggetto delle proteste della Fiorentina per un fallo in area su Gilardino. Al 51′ su un calcio d’angolo battuto da destra si avventa Samuel che di testa spedisce la palla alle spalle di Frey. Damato prima sembra voler convalidare poi, forse su indicazione del guardalinee, torna sui suoi passi e concede un calcio di punizione alla Fiorentina, presumibilmente per fallo dello stesso Samuel su Dainelli. Le immagini ci mostrano come effettivamente i due si siano reciprocamente trattenuti: Dainelli si attacca al braccio di Samuel, l’argentino prende la maglietta del difensore viola all’altezza del collo. Posto che di fallo si tratta sicuramente a norma della Regola 12 (“Un calcio di punizione diretto è accordato alla squadra avversaria del calciatore che commette una delle tre infrazioni seguenti: trattiene un avversario [...]“) resta il problema dell’arbitro di decidere a chi assegnarlo, visto che contrariamente a quanto si pensa nel regolamento non è fatto alcun riferimento ai falli “reciproci” e non c’è alcuna indicazione su come deve comportarsi il giudice di gara che quindi, in questi casi, dovrà semplicemente valutare la sequenza cronologica e le circostanze in cui vengono commessi i falli (e non l’intensità: la trattenuta, infatti, è considerato un fallo in qualsiasi caso e indipendentemente dai fattori di negligenza, imprudenza o vigoria sproporzionata con i quali viene messa in atto. Nulla conta quindi che la trattenuta di Samuel sia più evidente o più “forte” di quella di Dainelli: sono entrambi falli allo stesso modo). Essendo impossibile anche alla moviola stabilire con certezza la non contemporaneità dei due falli, evidentemente Damato sceglie di dare il vantaggio al difendente non convalidando il gol e assegnando un calcio di punizione ai viola.

E questo, se è corretta l’interpretazione dell’episodio precedente, è esattamente lo stesso metro che l’arbitro di Barletta utilizza al minuto 81 quando Samuel e Gilardino si spintonano a vicenda con l’argentino che cerca di ostacolare la progressione dell’attaccante e il viola che cerca di liberarsi finendo per trascinare Samuel a terra. Sgombriamo il campo da equivoci: pur non essendoci trattenute evidenti da parte di Samuel, il punto 18 della Guida Pratica AIA alla Regola 12 equipara senza dubbio questo episodio al precedente: “un giocatore nell’ostacolare la progressione dell’avversario viene con lui a contatto fisico. Quale deve essere la decisione dell’arbitro? Accorderà un calcio di punizione diretto o rigore perchè di fatto il giocatore ha trattenuto l’avversario”. Similitudine discutibile, se vogliamo, ma questa è la lettera del regolamento. L’unica differenza con l’episodio precedente sta nel fatto che il pallone non è a distanza di gioco dal punto in cui si svolgono i fatti, ma anche questo poco conta visto che un fallo del genere (senza la reciprocità che invece caratterizza il comportamento di Gilardino) sarebbe senz’altro punito con il calcio di rigore anche a palla lontana. Anche in questo caso, stante la contemporaneità dei due interventi, Damato sembra voler concedere un vantaggio alla difesa e non fischia il fallo.

Comportamento discutibile da parte dell’arbitro in entrambe le situazioni: troppo fiscale sul gol annullato (episodi così se ne vedono decine in ogni partita, senza che l’arbitro intervenga), troppo di manica larga sul rigore negato (l’intervento di Samuel è molto plateale anche se, come abbiamo detto, nel caso della trattenuta non ha importanza…ma resta il tarlo della compensazione), ma dà almeno l’idea di usare lo stesso metro e di non perdere la testa davanti a episodi così particolari. E con i tempi che corrono è un merito non da poco.