scritto da il 18 dicembre 2009 alle 15:15

Incroci pericolosi

Didier DrogbaChe agli ottavi di finale avremmo affrontato un avversario difficile lo si sapeva già da settembre. Con il Barcellona incluso nel nostro raggruppamento infatti, le possibilità di qualificarsi come prima del girone erano molto ridotte e questo già lasciava presagire un sorteggio difficile. E così è stato, forse anche oltre le aspettative visto che peschiamo il Chelsea. Dopo Inter-Ibra e Milan-Kaka, l’urna di Ginevra si è divertita ancora una volta a creare una serie di incroci quantomeno bizzarri. Ma partiamo dall’inizio.

Per il terzo anno consecutivo ci tocca una squadra inglese. Sfide sempre affascinanti vista l’atmosfera che si respira sui campi della terra d’Albione, ma non propriamente facili da approcciare, visti anche i risultati. Autorizzo  tutti sin da ora a fare gli scongiuri, nella speranza che il vecchio adagio “non c’è due senza tre” venga smentito.

Quest’anno l’UEFA, per ragioni di visibilità e di organizzazione, ha deciso di far disputare i matches in otto giorni. Avremo quindi sia andata che ritorno spalmati su due settimane, con due partite ogni martedì e altrettante ogni mercoledì. Per quanto ci riguarda la sfida del Meazza è prevista per mercoledì 24 febbraio 2010, mentre  il match di Stanford Bridge sarà in programma martedì 16 marzo 2010.

Josè MourinhoL’incrocio Inter-Chelsea ripropone il suggestivo ritorno di Mourinho nello stadio della sua ex-squadra. E’ la prima volta che questo accade dopo le dimissioni rassegnate dal portoghese nel settembre 2007. C’è da aspettarsi un accoglienza calorosa, visto che Josè ha lasciato un ottimo ricordo nei cuori dei tifosi dei Blues, che ad ogni occasione non lesinano rimpianti nei confronti del nostro tecnico.

Altro motivo di interesse è la ritrovata sfida con Carletto Ancelotti, che proprio all’inizio di questa stagione si è accomodato sulla panchina dei londinesi. Vista la sua militanza nell’altra squadra di Milano sia da tecnico che da giocatore, al contrario di Mourinho prevedo un accoglienza non proprio amichevole quando il suo faccione rotondo apparirà sul prato del Meazza. Chissà che anche lui non voglia deliziarci con qualche dichiarazione pre-gara riguardo a reminiscenze di derby passati. Visti i precedenti me lo auguro con tutto il cuore.

Il Chelsea è squadra solida, attualmente prima in campionato grazie ad una buona organizzazione di gioco ed anche alle prodezze dei suoi campioni.  Nelle proprie fila militano due giocatori che, poprio grazie ai trascorsi di Josè Mourinho che li conosce bene,  sono stati vicinissimi a vestire la nostra maglia: Frank Lampard e Didier Drogba. Il primo centrocampista e metronomo  con licenza di offendere e segnare, il secondo finalizzatore implacabile che nell’attuale stagione ha spesso tolto le castagne dal fuoco in situazioni delicate.

Detto questo, la cosa che mi preme di più non è tanto la sfida in se per se con il Chelsea, ma l’impatto che questa partita potrà avere sui nostri giocatori, soprattutto a livello psicologico. Una squadra con la testa rivolta a questo impegno già da adesso potrebbe concedersi pericolose distrazioni in campionato e, soprattutto, arrivare all’appuntamento con le energie nervose ormai in riserva. Tutti dovranno adoperarsi per far si che ciò non accada, partendo da noi tifosi, passando per lo staff tecnico e societario, sino ad arrivare al Presidente. O, quantomeno, me lo auguro.

Dando poi un’occhiata agli altri accoppiamenti si può sicuramente affermare che anche Fiorentina e cuginastri non sono stati certamente fortunati. Bayern e Manchester UTD erano forse le avversarie più temibili che potessero incontrare le nostre connazionali. Solo la J**e mantiene fede alla speranza di un sorteggio facile e scontato.

scritto da il 17 dicembre 2009 alle 15:02

Tradizioni Meneghine

panettone-crema

Anche quest’anno ci siamo. Arriva il Natale, la festa della tradizione per eccellenza e siccome a noi piacciono le tradizioni, specialmente quelle più recenti, anche quest’anno siamo in testa al Campionato. Anche quest’anno il Milan ci riprenderà (come dite? è matematicamente impossibile? Ma no, dai, se battono la Fiorentina fanno 10 punti è nel ddl per la finanziaria).

Le sorprese di quest’anno sono due: la prima è Giuve si è già sciolta e TuttoJuve ha già iniziato, in anticipo di qualche mese, la gogna mediatica del Nuovo Pep Guardiola.

La seconda, ancora più stupefacente, è che per il secondo anno di fila Mourinho mangia il panettone!

Non nascondiamoci dietro i fili d’erba, se abbiamo imparato qualcosa dalle lezioni del passato qualche dubbio ci poteva anche legittimamente sfiorare nelle scorse settimane. L’allarme, se mai c’è stato, sembra essere rientrato e la tensione, anche se non del tutto scomparsa, è quasi impossibile da percepire ormai.

Moratti ha parlato. Bene. Mourinho ha parlato. Meglio. Ha parlato anche Paolillo e a quanto pare non ha dato alcuna percentuale. Sospiro di sollievo!

Tutto torna alla normalità, dove la normalità è “Moratti gela Mourinho” perché non ci dovrebbero essere arrivi di nuovi attaccanti a Gennaio (il tutto ovviamente a firma di Eros) e che TuttoJuve colga l’occasione delle dichiarazioni di Paolillo sulla condanna  a Giraudo per sfoderare qualche foto del 5 maggio.

A proposito, la condanna a Giraudo è già scomparsa e vabbè, ce ne potremmo anche fare una ragione a patto di non rivedere più nemmeno lui.

Se ne potrebbe anche ragionare, ma francamente non ho una gran voglia di fare la sentinella contro la “prostitusione intelectuale”, è talmente scontata che penso di limitarmi a mettere una tacca sul muro ogni volta che ne vedo traccia.

Il muro della fabbrichetta ovviamente, quello di casa mia non è abbastanza grande.

Parliamo di calcio. Archiviata in sordina la pratica Livorno, ci aspetta la Lazio a San Siro  per l’ultima gara prima della pausa natalizia. Si tratta di un match insidioso, perché i biancocelesti arrivano dalla prima vittoria dopo una lunga striscia negativa e hanno un disperato bisogno di punti.

Sia noi che loro saremo orfani di un po’ di qualità e fantasia davanti, vista la contemporanea squalifica di Snejider e Zarate. Non mi aspetto una partita bellissima, anche perché le previsioni meteo parlano di freddi siberiani in arrivo a Milano per il week end e già ieri notte abbiamo avuto il nostro primo assaggio stagionale di neve, alla faccia del riscaldamento globale alla fine è arrivato il generale inverno.

Come dicevamo il Milan è impegnato a Firenze, non proprio la più semplice delle piazze, ma la discontinuità di rendimento dei Viola non permette di fare pronostici, mentre la Juve riceve il Catania in casa e francamente non c’è da aspettarsi altro che vincano, tanto più considerando che Mascara è squalificato. Se così non fosse c’è caso Ferrara venga gettato nel Golfo di Napoli insieme agli elettrodomestici vecchi e all’intero stabilimento di Pomigliano.

Certo domani ci sono i sorteggi di Champions e non è detto che il loro risultato non abbiamo un certo impatto dal punto di vista emotivo. Lo scorso anno la sola aspettativa del Manchester segnò un deterioramento delle nostre prestazioni che culminò con la sconfitta per 3-1 a Bergamo.

Quest’anno, dopo l’occasione mancata proprio a Bergamo, vorrei solo vedere un’Inter concreta, perfino cinica, per portare a casa il risultato e andarcene tranquillamente a mangiare il panettone con lo spumante a distacchi invariati.

Un consiglio per José, se non lo hai provato lo scorso anno, ti consiglio il Panettone di pasticceria farcito con la crema di mascarpone, mì meder lo faceva sempre, ma attento a non prendere i prodotti industriali, sono disgustosi!

scritto da il 15 dicembre 2009 alle 11:05

Balle smentite dai fatti, terza parte

CalciopoliDopo le sentenze sportive che sono state confermate da tre giudizi e due arbitrati, dopo la sentenza GEA che ha condannato Moggi padre e figlio per violenza privata e minacce (un anno e sei mesi: cominciamo a tenere il conto, che poi ci sarà da fare una bella somma), arriva il primo mattone del filone più importante. Antonio Giraudo è colpevole. Antonio Giraudo è condannato in primo grado a tre anni di reclusione. Antonio Giraudo è stato partecipe di una associazione per delinquere.

Sono state emesse ieri nel processo di Napoli le sentenze di primo grado per tutti gli imputati che avevano richiesto il rito abbreviato. Assolti l’arbitro Rocchi, gli ex arbitri Gabriele, Cassarà e Messina e gli ex assistenti Baglioni, Foschetti e Griselli. Condannato a due anni per frode sportiva l’ex arbitro Paolo Dondarini, e per associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva l’ex presidente dell’AIA Tullio Lanese (2 anni) e l’ex arbitro Tiziano Pieri (2 anni e 4 mesi). E poi Antonio Giraudo. Associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva. 3 anni.

Quella di ieri è una sentenza clamorosamente pesante per gli imputati. Una sentenza che conferma in pieno l’impianto accusatorio dei PM Beatrice e Narducci, una sentenza che di fatto -al netto della riduzione d’ufficio conseguente al ricorso al rito abbreviato- accoglie in pieno le loro richieste. 3 anni con il rito abbreviato significano 5 in un processo tradizionale. 5 anni senza l’aggravante di essere il promotore della associazione per delinquere significano 6 o più per la persona alla quale verrà riconosciuta quella aggravante. Perchè qualcuno questa associazione deve averla promossa. E allora, in questo momento, ci piace immaginare che l’attesa di Moggi per le sentenze previste fra non meno di un anno si faccia un po’ più agitata. Che la sua anima muoia ancora un po’, perchè a noi piace così.

Antonio Giraudo era partecipe di una associazione per delinquere che nella stagione 2004-2005 voleva alterare i risultati del campionato di Serie A. Riuscendoci, come sancito dalla giustizia sportiva.

Si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro su questo primo mattoncino sul quale si fonderà la pietra tombale di tutti i revisionisti post-calciopoli. Si potrebbero scrivere, ma non li scriveremo. Perchè oggi, davanti a questa sentenza, il nostro pensiero va ad Antonio Giraudo. Professionista serio, amministratore lungimirante, stimato consulente. Il nostro pensiero va ad Antonio Giraudo e alle sue parole in una intervista rilasciata circa quattro anni fa. Noi abbiamo sempre saputo cosa c’era dietro la risposta di Facchetti. Noi abbiamo sempre saputo quanta rabbia e quanto schifo ci fosse nelle frasi del nostro Presidente.

Oggi, grazie a una sentenza del giudice De Gregorio, lo sanno anche gli altri.

Poi, certo, qualcuno la riporta così e qualcun altro reagisce così…ma sono dettagli. L’unica cosa che conta è, fatalmente, sempre la stessa: tute le giustificazioni all’operato di questi signori sono solo balle smentite dai fatti.

Tutti insieme, come al solito:
Balle smentite dai fatti.
Balle smentite dai fatti.

PS: a proposito di moralità, a proposito di chi spende 120 milioni l’anno per non vincere niente….possiamo chiederle, signor Giraudo, un giudizio sul Bidone d’Oro 2009?

scritto da il 14 dicembre 2009 alle 13:07

Atalanta-Inter: moriremo tutti

Sneijder helpIn una partita oggettivamente buttata via, usciamo con un 1-1 dall’Atleti Azzurri d’Italia. Sulla partita in sè poco da dire, basterebbe il risultato: l’Inter va in gol con Milito e controlla agevolmente il match per tutto il primo tempo quando, salvo due tentativi di autogol di Cordoba e Cambiasso, l’Atalanta non si fa mai viva dalle parti di Julio Cesar. Un cartellino giallo per proteste a Sneijder è l’unica nota negativa prima di avviarsi a un secondo tempo che sembra prendere la strada del primo: Inter che non brilla ma controlla facilmente la gara, trova il 2-0 con Lucio -giustamente annullato per fuorigioco- e giochicchia, fino a quando Sneijder a due passi dall’arbitro fa un fallo da dietro che gli costa il secondo giallo e quindi il rosso. A quel punto, in 10 contro 11, l’Inter inizia inevitabilmente a soffrire il tentativo di rimonta dell’Atalanta. Tentativo che resta comunque abbastanza sterile fino a quando su un lancio da dietro Lucio buca un intervento (non facilissimo, per la verità) e Tiribocchi trova uno spettacolare stop che gli permette di spedire la palla alle spalle di Julio Cesar. L’Inter reagisce e arriva anche ad un passo dal gol con una conclusione quasi a botta sicura di Thiago Motta al 94′ che Coppola riesce a deviare con la punta del piede, ma l’1-1 è ormai inevitabile.

Resta il rammarico nel vedere tre punti fatti e buttati al vento così, senza un vero perchè. Resta la rabbia nel vedere che le energie per cercare il raddoppio c’erano, vista la reazione dopo l’1-1. Resta l’amaro in bocca di un pareggio in trasferta contro una delle squadre oggettivamente meno competitive della Serie A. Ma queste cose non possono giustificare i toni da apocalisse sentiti dai tifosi nerazzurri in testa a match finito.

1. Milan e Juve hanno entrambe guadagnato -1 punto nei nostri confronti. E dalle mie parti è chi insegue che deve rammaricarsi per le occasioni non sfruttate, non chi sta davanti. Non solo: lo hanno guadagnato con prestazioni imbarazzanti, che lasciano ben poco spazio alle speranze future. Zero episodi, zero sfortuna, zero “dettagli”: Palermo e Bari hanno fatto la partita lasciando ben poco margine a risultati diversi da quelli che sono usciti. 0-2 in casa, 3-1 a Bari. Queste sono le nostre inseguitrici. E noi stiamo qui a lamentarci dei nostri risultati?

2. Nella settimana dei verdetti della Champions League, nella settimana delle partite da dentro o fuori, nella settimana delle ultime spiagge, non solo l’Inter è l’unica a non perdere, ma è anche l’unica a offrire una prestazione decente e sicura, più o meno in linea con gli standard abituali. Non ci riesce la Fiorentina strapazzata a Verona da un Chievo non certo brillante, non ci riesce il Milan preso a schiaffi a San Siro da una squadra in difficoltà. E non parliamo della Juventus, che poteva chiudere con un passivo ben più imbarazzante. E noi siamo qui a puntare il dito contro l’allenatore?

Mourinho schifo3. Già, l’allenatore: da dove cominciamo? Cominciamo dal modulo. Quel 4213 che mercoledì scorso sembrava la panacea di tutti i mali e oggi è un modo di giocare “orrido”. Mercoledì era una formazione finalmente offensiva e votata allo spettacolo, oggi relega Eto’o e Balotelli a fare i terzini. Mercoledì esaltava il genio di Sneijder e gli inserimenti di Stankovic, oggi ingabbia Sneijder e costringe i mediani a stare dietro. Mercoledì liberava autostrade per le offensive dei terzini, oggi li obbliga a stare coperti perchè davanti non hanno nessuno (ma poi, i terzini non sono Eto’o e Balotelli?). Verrebbe da chiedersi se le partite vengono viste, o si butta un occhio solo a formazione e risultato. Verrebbe da chiedersi se davvero non si riesce a vedere la qualità messa in campo con questa formazione, il possesso palla estremo e finalizzato al gioco che si è visto mercoledì e si è visto ieri. Verrebbe da chiedersi se davvero uno svarione difensivo in inferiorità numerica può essere sufficiente a radere al suolo tutto.

4. E continuiamo, a proposito dell’allenatore, con il suo “nervosismo”. Un “nervosismo” talmente violento da essere trasmesso anche ai suoi giocatori. Un nervosismo che si evince da cosa? Da un’espulsione in Juve-Inter…poi? Da una conferenza stampa annullata dalla società? Dal modo in cui risponde ai giornalisti? E perchè non si nota invece che il suo comportamento cambia a seconda di chi ha di fronte? Perchè non si nota che si rivolge in un certo modo solo ai vari Sconcerti, Mauro, Varriale e che invece parla tranquillamente con i vari Vialli, Marchegiani, Boban? Perchè non si nota che il suo “nervosismo” è costruito ad arte per alcune trasmissioni e alcune televisioni, mentre altrove -e non solo all’estero- non ha nessun problema? Sono forse questi i sintomi di un nervosismo reale, o piuttosto di un atteggiamento di facciata?

Mourinho sbuffa5. E poi c’è Ramazzotti. Già, Ramazzotti. Diventato, in una fredda domenica pomeriggio, più famoso di Tartaglia. L’aggressore alla gogna da una parte, la vittima santificata dall’altra. Cosa è successo con Andrea Ramazzotti? Poco, probabilmente. Quanto basta per giustificare una telefonata di scuse di Paolillo in serata, sicuramente. Abbastanza per leggere sui giornali della polveriera Mou, che litiga, insulta e aggredisce un giornalista (la gravità del gesto varia naturalmente a seconda del giornale che la riporta), insultandolo pesantemente e prendendolo per le braccia. Da notare come praticamente in tutti gli articoli si parli di “versione fornita dal giornalista” salvo poi ricorrere a frasi che avrebbero (condizionale) udito alcuni non meglio precisati steward. Ma come? Succede tutto davanti alle telecamere e davanti ad almeno un paio di giornalisti…e nessuno ha un resoconto preciso? Nessuno sa cosa è successo? Nessuno ha una immagine, un virgolettato? Ah, il meraviglioso mondo del giornalismo sportivo d’assalto…

6. Guardiamo il lato positivo: anche quest’anno è Natale, e ancora non ci hanno ripresi.

scritto da il 13 dicembre 2009 alle 9:30

Ogni maledetta domenica

Ci risiamo. Ogni volta che si ritorna al Campionato dopo il turno di Champions, così come la domenica prima della Coppa bisogna dire, sembra prenderci un torpore soprannaturale, quasi a dire che in fondo non è poi nulla di speciale quello che ci aspetta nel week end.

E non va bene. Non va bene per niente.

Non tanto perché sarebbe un po’ come dare ragione a quei loschi figuri sull’altra sponda del Naviglio, che da anni ci martellano con il tormentone della “Coppa che è meglio del Campionato”, quanto per il fatto che gli avvoltoi sono sempre in agguato, ora più che mai.

Dopo la convincente vittoria in Champions, ma non senza qualche brivido tenendo sempre a mente che si trattava del Rubin di Kazan, sono tutti in attesa di un nostro passo falso, di un calo di tensione. Capitan Zanetti ha scaramanticamente esorcizzato questa eventualità parlando di una Giuve (cit.) ancora in corsa. Un modo come un altro per suonare la sveglia dopo tre giorni in cui non si è parlato d’altro che delle possibili avversarie agli ottavi e di Mario in Nazionale.

A proposito, Capello Grigio, non ha perso tempo e dopo le candidature di Balotelli in azzurro, giunte da più parti in settimana non ha perso tempo e ha pensato bene di ricordare a tutti che è lui il tizio che comanda: QUI.

Il parallelo con il caso Cassano è talmente evidente che non ho nemmeno bisogno di andare a spulciare negli archivi per dimostrare che Lippi aveva usato le medesime parole. Ci pensa lui ad accostare le situazioni nella stessa intervista.

Tranquillo Mario! Vai avanti per la tua strada, ché tanto sappiamo bene dove andrà a finire Lippi, non dovrai aspettare troppo per vestire l’azzurro.

Capello Grigio non manca di suonare la carica alla sua prossima squadra; impegnata in trasferta contro l’ottimo Bari. Reduci dalla batosta di Champions incontrano forse la migliore rivelazione del torneo, insieme al Cagliari di Allegri, che non a caso li ha pettinati alla grande. Si vede che il pastore manca da casa da troppo tempo, perché i Gobbi hanno dimostrato di non sentirci e invece di partire alla carica hanno suonato la ritirata. Nonostante abbiano giocato decisamente meglio rispetto alle ultime uscite (compresa la illusoria vittoria contro di Noi sabato scorso), non riescono a portare a casa neanche un punto e anzi incassano tre belle pere, riuscendo a segnare grazie alla prontezza del solito Trezeguet. Lo stesso che dichiarano bollito e cedibile all’inizio di ogni mercato estivo, ma che quando serve gli salva sempre la ghirba.

La nostra domenica è molto più tranquilla, almeno sulla carta. L’Atalanta è un avversario più che abbordabile e non solo per la sua posizione in classifica, a ridosso della zona retrocessione, ma anche perché il cambio di allenatore, in favore di Conte non ha dato la scossa e le vittorie si contano veramente sulle dita di una mano.

Ragione di più per non fidarsi.

Da un annetto a questa parte molte delle così dette “piccole” affronta in modo diverso le partite contro squadra più blasonate. Invece del buon vecchio catenaccio, che va benissimo sia chiaro, ma che spesso interpretavano in modo tremebondo, sfoderano aggressività, pressing e, quando ne hanno i mezzi, anche una buona organizzazione di gioco. Segno che forse qualche cosa sta cambiando nel calcio Italiano.

La squadra dell’altra sponda del Naviglio incontra un Palermo che non sembra pericolosissimo, anche dopo l’esonero dell’Uomo Ragno in favore di Delio Rossi, e in questo momento sembra proprio il Milan l’avversario più pericoloso in chiave scudetto. Il dubbio è solo quanto a lungo possano reggere questi ritmi, considerando le scarse alternative che hanno alla squadra titolare, ma fino ad ora la loro proverbiale fortuna li ha sostenuti.

Meglio pensare a noi quindi e portare a casa una vittoria, che è veramente il minimo sindacale a Bergamo.

Si tratta di un imperativo categorico, tanto più se consideriamo che qualunque squadra normale nelle nostre condizioni cavalcherebbe l’onda dell’euforia, mentre noi siamo costretti a fare i conti con le voci messe in giro da chi sa chi sulla solidità della panchina di Mourinho.

Va detto che in questo momento è solo TuttoJuve a continuare a battere su questo ferro, ma non ci sarebbero di questi problemi se alcuni azionisti (?), ex-dirigenti pensassero ai fattacci loro e serrassero la loro baffuta boccaccia.

Proprio ieri sera, a Sabato Sprint, su Rai Due, interpellato dai giornalisti, Mazzola è tornato sullo scambio di colpi a distanza con José, archiviando il tutto come un semplice scambio di battute e stando bene attento a non proferire parola in merito a un presunto cambio di allenatore. Piuttosto si è limitato a parlare genericamente di un approccio molto più critico dell’ambiente Interista (inteso come società, ma anche come tifosi), che porta a non riuscire a essere mai troppo sereni nemmeno dopo quattro anni di vittorie consecutive.
Forse, forse anche in questo atteggiamento conciliante del baffino possiamo vedere la mano della società, che in settimana si era espressa in modo molto secco e ironico in tal senso, come a ricordare che Mazzola non ha alcun ruolo né nella gestione ordinaria né in consiglio di amministrazione della società; di fatto dando ragione a Mourinho.

A quanto pare la società Inter sta iniziando a seguire la scia del suo Presidente, che, almeno in pubblico, non sbaglia un intervento da più di un anno. Come dovrebbe essere del tutto normale del resto.

Vincere quindi e basta. Per nessun altra ragione se non per il fatto che è del tutto normale.

scritto da il 12 dicembre 2009 alle 15:55

Sogno d’oro

Stanotte ho fatto un sogno, ma è stato un sogno un po’ strano perché questa mattina non si è dissolto con la luce, è rimasto dentro la mia testa come un ricordo di qualcosa che ho vissuto davvero.

Nel sogno mi ritrovavo bambino, mano nella mano con mia madre, camminando verso lo stadio Olimpico di Roma, quello senza metallo, senza tetto, tutto bianco, una pista marrone vicino e un prato verde lontanissimo.

Come sempre mia mamma mi portava a vedere l’Inter e come sempre mi vestiva da Inter, estate o inverno era uguale; pantaloni corti neri, calzettoni neri e maglietta a strisce nerazzurre larghe (allora era così). Poi sopra la maglietta dell’Inter altra maglietta, celeste se giocava la Lazio o rossa se giocava la Roma, nient’altro, perché mia mamma è montanara e la temperatura non è una variabile per vestirsi…strano perché da piccoli è la stessa cosa.

“Insomma mamma ma perché due magliette? Io voglio solo quella nostra!”

“Piccolino non fare storie, allo stadio non sai mai chi puoi trovare, magari c’è qualcuno che fa lo stupido e dobbiamo scappare via”.

Scappare? In realtà lo avevamo già fatto molte altre volte: l’Inter quando segnava faceva urlare di gioia la mamma con frasi incomprensibili in dialetto sondriese e alla fine c’era sempre qualcuno con cui si metteva a discutere e…si sa, le donne di montagna non cedono mai: così spingendo e urlando dovevamo scappare sempre via, insultati dai tifosi avversari, ma sempre immensamente felici delle nostre vittorie.

Insomma, anche questa volta con una maglietta celeste sopra la mia nerazzurra entriamo in tribuna e ci sediamo per la partita, ma questa volta la Lazio non vuole mollare ed è la prima ad andare in vantaggio. Segna uno dei loro idoli, un biondino dagli occhi tristi che poi farà una fine triste, tutti intorno urlano come pazzi, è incredibile che la lazietta possa vincere con gli invincibili…e in quel tripudio solo io e la mia mamma restiamo seduti a guardare i nostri eroi parlarsi per capire come rimontare il risultato. È il numero tre quello che chiama a raccolta tutti: è altissimo e fiero come un Dio greco, lo potresti riconoscere tra mille. Batte le mani e conforta i nostri.

Nel secondo tempo pareggiamo. Mamma mi stringe trattenendo le urla, è un autogol ma va bene lo stesso, poi mi prende in braccio: ha già capito che i nostri sono pronti per chiudere la partita, e cinque minuti dopo…GOOOOOL! Un urlo infinito. Io e mamma saltiamo in aria nel silenzio generale, io sono altissimo, mamma mi solleva, poi mi rimette a terra, in un lampo mi sfila la maglietta celeste e poi come se fossi la sua personale bandiera mi sventola in cielo con la mia meravigliosa maglietta dell’Inter. Urlo urlo sempre più forte come se fossi sicuro che i giocatori potessero sentirmi, ma in realtà ci sentono solo i vicini della tribuna e guardandomi intorno mi rendo conto che la scena che stavamo facendo non era delle più piacevoli per loro. Allora chiedo alla mamma di mettermi giù ma lei niente, continua ad urlare imperterrita come se nulla fosse, fino a che un paio di energumeni, alti quanto me in braccio a mamma, gli dicono di smetterla. Io prego perché la mamma accetti il consiglio, ma già so che le mie preghiere non saranno mai ascoltate. Mia mamma se ne esce con il suo classico “Perché sennò?”. In quel momento comincio a sudare freddo. I due bruti si avvicinano minacciosamente e sembra proprio che questa volta non ce la faremo a scappare. Ma nel silenzio totale che si era creato, due file più in alto si sente distintamente: “Ué gurilla fate i bravi e pedalare su”.

La folla si aprì e scoprii che la frase l’aveva detta un ometto né grosso né alto, ma al collo aveva una meravigliosa sciarpa nerazzurra. I due energumeni si girarono ancora più minacciosamente, ora avevano un obiettivo ancor più invitante da colpire, ma l’ometto non si scompose per nulla, mise la gamba destra più indietro per prendere una posizione più salda, impugnò l’ombrello a metà come se fosse una lancia e disse: “Su ragazzi pedalare che non ho voglia di farvi male”. Scolpendo sul suo viso un ghigno che non scorderò mai. I due gli urlarono qualcosa del tipo. “A vecchiè, mo t’ammazzamo…” ma il suo ghigno rimase impassibile, anzi vidi stringergli meglio l’ombrello.

A quel punto sull’orlo del baratro la folla si aprì di nuovo e si fece avanti un vecchietto che tutti guardavano con un enorme rispetto. Guardò i due bruti e gli disse ”Ragazzì, levateve de mezzo perché questo ve gonfia, sto nanetto che volete menà è uno che gente più grossa di voi n’ha seppellita a mazzi, è un eroe della guerra, uno che 30 gradi sottozero se l’è bevuti come na limonata. Dateme retta, lassate perde”.

Il vecchietto era un eroe partigiano, un altro che la sua guerra non l’aveva persa, uno che i soprusi li prendeva a calci in bocca e allo stadio tutto lo conoscevano e lo rispettavano.

I due bruti guardarono tutti in malo modo ma rassegnati capirono che era meglio lasciare stare, anche perché il mio eroe con la sciarpa nerazzurra aveva già trasformato il ghigno in una smorfia terrorizzante, con l’ombrello sempre più pronto ad essere utilizzato. Tutti si misero a sedere e per fortuna la partita finì presto con l’Inter vincente. Allora corsi ad abbracciare l’uomo con la sciarpa per condividere la gioia e per ringraziarlo dell’aiuto che ci aveva dato, e lui col ghigno che era tornato un sorriso mi disse: “Vieni con me picinin, che ti faccio conoscere i tuoi veri eroi”.

Scendemmo gli scalini dell’Olimpico a due a due e, saltando non so come tutti i controlli, entrammo nella pancia dello stadio fin dentro gli spogliatoi. Tutti coloro che lo incontravano gli stringevano la mano e quasi si prostravano come se fosse il padrone di tutto, ma stranamente lo chiamavano in maniera così amichevole che sembrava fosse solo un vecchio amico o un fratello maggiore. A quel punto vidi avvicinarsi un uomo altissimo che quasi si inginocchiò per salutarmi e il mio nuovo amico con la sciarpa gli disse “Ué Cipe ti presento un piccolo di Bauscia, per lui in tribuna quasi ci ammazzavano…

Pazzo che non sei altro, ma quante volte ti devo dire di non andare a vedere le partite in tribuna, fuori da Milano?”

“Che ci vuoi fare, io se non sento la gente vicino non mi diverto e poi allo stadio conosci sempre gente incredibile” rivolgendosi a mia mamma che ormai, riconoscendo tutti i suoi beniamini, era in uno stato di totale alienazione…

“Tieni ragazzo, se sei un piccolo Bauscia allora ti meriti questa

Il gigante si abbassò e mi donò la sua maglietta ancora sudata. Era enorme, identica alla mia, ma mille misure più grande. La presi come se fosse una reliquia. Lo ringraziai con un sorriso più bauscia possibile e mano nella mano con la mamma tornai a casa, non prima però di aver dato un bacio enorme all’uomo con la sciarpa.

È così che mi sono svegliato questa mattina, con un sogno che sembrava realtà. Sceso dal letto ho aperto il solito il cassetto delle maglie, ho preso la prima in alto -quella bianca, per andare al lavoro- e come tutte le mattine ho controllato che ci fosse anche l’ultima, quella a strisce nerazzurre…larghe.

Che strano sogno…non riesco a togliermelo dalla testa, è troppo bello, mi sa che lo devo scrivere da qualche parte per non scordarlo. Sì ma aspetta, come si chiamava l’omino con la sciarpa nerazzurra?

Ah già.

Peppino naturalmente.

scritto da il 12 dicembre 2009 alle 12:10

Sempre con noi!

Foto da: Inter.it

Foto da Inter.it

“La gioia più grande? Scontata. Il Milan in B. E per ben due volte: una… a pagamento e una… gratis.”

“Sono dell’idea che una retrocessione cancelli almeno cinque trofei conquistati e che la vittoria di una Mitropa Cup elimini i residui.”

“La vittoria più emozionante? Le tre coppe Uefa, la prima perdendo il ritorno a Roma per 1-0 e soffrendo terribilmente. Il giorno dopo mia figlia lesse sui giornali: “Aggredito Peppino Prisco”. Arrivai a casa e quasi si stupi’ che fossi vivo. In realta’ mi avevano tirato un’asta di una bandiera, roba da nulla.”

“Quando stringo la mano ad un milanista subito dopo corro a lavarmela. Quando stringo la mano ad uno Juventino subito dopo conto le dita.”

“L’interista più simpatico? Giacinto Facchetti. Fece un gol al Napoli in mezzo alla nebbia e venne a cercarmi a bordo campo per abbracciarmi. Ci mise tre minuti per trovarmi.”

“La speranza per il futuro? Vorrei che chi mi incontra per strada mi gridi in faccia: “Peppino campione d’Italia”. Sogno lo scudetto. E, visto che ci sono, anche il Milan di nuovo in serie B. Cosi mi vendico anche di Teo Teocoli. Uno bravo che mi imita bene e con simpatica correttezza. Mi mette di buon umore. Giacca da camera a parte.”

Peppino Prisco


Nel giorno di una triste ricorrenza mi piace sottolineare quale fosse il desiderio più grande del mitico Peppino. Tutti gli interisti dovrebbero riflettere  e pensarci bene prima di bistrattare una squadra e una società che negli ultimi anni, dopo la scoperta di determinate nefandezze, di tricolori ne ha portati a casa addirittura quattro di fila. Il fatto di non riuscire ancora a vincere in Europa non deve essere assolutamente il pretesto per sminuire quanto fatto negli ultimi tempi.  Il rammarico più grande è quello di avere la consapevolezza che alcune persone non hanno fatto in tempo a gioire per questi successi.  Il mio pensiero va a loro e, rimanendo in tema col post precedente di Nino, mi piace immaginarle lassù accanto a Peppino, mentre insieme esultano festanti per le nostre vittorie. Chissà con quali esilaranti battute le delizierà…

PEPPINO PRISCO FACCI UN GOL!

scritto da il 10 dicembre 2009 alle 11:08

E quindi uscimmo a riveder le stelle

Un giorno Vitarob mi chiese: “Ninetto, a te non han mai chiesto di buttar giù qualcosa? Non dico un post, ma due o tre righe…” Non so quante righe saranno, ma la risposta è questa. Confesso, ho scritto questa roba qua nel pomeriggio, con una mano alla tastiera e l’altra in altre faccende affaccendata. Quale migliore occasione? Anche se dopo quasi due interminabili ore di trance vagabonda. Ho appreso il risultato finale solo a trenta secondi dal termine.

Ebbene, sappiate che i primi di novembre, una notte, mi apparve in sogno il signore (del pallone) che  mi disse: alzati, indossa la tunica di bisso, quella dei colori del cielo e della notte, indossa i calzari, riempi la tua bisaccia con pane di farina dei tuoi granai, la borraccia con vino delle uve delle tue vigne; portane a sufficienza per i giorni che ti separano dalla luna di dicembre, affinchè tu non abbia a morir di fame e di sete; avviati verso il fiume, e sotto il salice i cuiDANTE86x240 rami lambiscono la corrente dell’acqua disponi il tuo giaciglio.  Segnerò con veleno di biscione le porte dei tuoi nemici e l’angelo sterminatore passerà per far sì che si adempiano le scritture, aspetterai lì fino al settimo giorno prima della luna nuova, fino a che vedrai scorrere esanimi dinnanzi a te i tuoi nemici…e solo quando l’ultimo di loro sarà scomparso dalla luce dei tuoi occhi nel profondo dell’abisso, raccoglierai le tue cose e farai ritorno a casa dove le ancelle ti svestiranno della tunica, ti laveranno e ti cospargeranno di olio e balsami profumati, e la tua sposa imbandirà la tavola per il tuo ritorno, per te e per i tuoi amici fedeli. Così mi parlò in sogno il signore (del pallone).

Se non che, dopo il sogno, cari compagni di fede, la realtà era che nel mezzo del cammin di nostra vita, dopo le tre partite del gironcino di andata, ci ritrovammo per una una selva oscura, che la diritta via era smarrita di brutto, o almeno così sembrava. Dopo il pareggio interno con la Dinamo Kiev era questa la sensazione che si era o si stava impossessando di noi. Però che io accorato mi volsi a lo duca mio: “Duca, dove ne conduce?”. Ei voltòssi con fare lento e disse: “non far tabelle, ma rigioca e passa”…e ancor prima che luna finisse… E fu così che al piè d’un colle giunti, là dove terminava quella valle che n’avea di paura il cor compunto, guardammo avante con rinnovata speranza.

Josè MourinhoEcco, già nel 1300 Dante aveva previsto la fatica del difficile girone infernale nel quale dopo le tre partite di andata, avremmo dovuto dibatterci, e che avremmo dovuto superare per poter entrare successivamente, come Dante e Virgilio, in Purgatorio e poi, chissà, in Paradiso. Con una sola speranza per quanto riguarda il Paradiso: lo duca nostro, Josè, è battezzato e dunque, contrariamente a Virgilio, in paradiso potrebbe entrarci. Se non vi entrerà lui, allora vuol dire che non ci saremo entrati nemmeno noi.

Ma voltiamoci insieme a rimirar lo passo. Nel monito de lo duca nostro “non far tabelle, ma rigioca e passa” c’era tutto l’incitamento e la certezza della fede e, animati da cotanto consiglio, ci ritrovammo a Kiev per la quarta bolgia dove con il secondo tempo strabiliante abbiamo avuto l’ardire e la forza di riprendere senza indugi la retta via. Allor fu la paura un poco queta. E nonostante tutto, ho letto e sentito malelingue parlare di ucraini che si erano fatti ingenuamente spompare e uccellare. Malelingue e miasmi che salgono dalla decima bolgia del’ottavo cerchio dove albergano falsari di parole, tormentati da febbre che li fa delirare falsando i sensi e confondendo parole vere e parole false.

A Barcellona ricominciarono però le dolenti note a farsi risentire: andammo là dove molto pianto ci perquote; la bufera infernale della quinta bolgia che al Camp Nou mai si placa, mena a piacimento li spiriti con la sua rapina, e voltando e percotendo li molesta. Chiara e perfetta visione, quella di Dante, del Barcellona del 2015; e continua: E come li stornei ne portan l’ali nel freddo tempo a schiera larga e piena, così quel fiato li spiriti mali di qua e di là li mena; nulla speranza li conforta mai, non che di posa, ma di minor pena. Mamma mia! E in tutta questa bufera finisce solo 2-0 per il Barcellona. Che non aveva nemmeno schierato la bella persona che ci fu tolta e nel modo che ancor ci offende: Ibra era in panca e non fu lui a condurci ad una morte; gli sia risparmiata, almeno per ora, Caina, chè a vita ancor lui non ci spense. Questa fiera (il Barca) comunque ci porse tanto di gravezza con la paura che uscia di sua vista, che noi perdemmo la speranza dell’altezza. Almeno, se non proprio la speranza, la certezza.

Ma con orgoglio ritrovato e coscienza di non poter fallire, abbiamo infine respinto la minaccia tartara con la partita che ci consente di riprendere il cammino nell’imminenza della primavera. E lo duca nostro e noi, per quel cammino ascoso siamo intrati a ritornar nel chiaro mondo, e sanza cura d’aver alcun riposo, che il campionato continua, in effetti, continua ancora e c’è da scarpinare; siamo saliti su, el primo, il Barcellona, e noi secondi, tanto da poter vedere cose belle che porta il ciel, per un pertugio tondo. E quindi uscimmo a riveder le stelle… Tutto come previsto, ma con tanta, tanta fatica e sofferenza, comprensibile sì, ma anche fino ad un certo punto. L’importante è che ci siamo riusciti a riveder le (sedici) stelle degli ottavi… Per un pertugio tondo…Che avrà voluto dire il Sommo? Ecco, magari questa se la poteva risparmiare…O voleva dire per il rotto della cuffia?

Mourinho e BalotelliE il signore, il signore del pallone… Cosa accidenti s’era fumato il signore del pallone per parlarmi così quella notte? Però non tutte le scritture si sono adempiute, non ho visto passare i cadaveri esanimi di tutti i miei nemici: o dormivo, o lui si è dimenticato di segnare con cura tutte le loro porte col veleno di biscione neroazzurro o, in ultima ipotesi, l’angelo sterminatore era un diavolo infiltrato. Tempo al tempo, sarà per la prossima volta. Intanto andiamo avanti. Certo, trovarsi diavoli come compagni di viaggio in purgatorio è cosa sgradevole, una vera e propria invasione di campo… Ma comunque il paradiso è un’altra cosa. In paradiso loro di sicuro non ci arriveranno. E noi? Ce lo meritiamo noi il paradiso? Io, da parte mia, al momento son qui in attesa delle ancelle con il loro olio e i loro unguenti profumati, ma temo non verranno; avevano sembianze puttanesche tipo Mauri, Zazzaroni, Vocalelli o figuri simili….saranno più impegnate a dar degna sepoltura al cadavere della gobba. Amen.

scritto da il 9 dicembre 2009 alle 15:50

Voglia di normalità

Nel quadro del desolante spettacolo offerto dal calcio italiano in Europa, arriva finalmente il nostro turno in una partita dal sapore strano, che non sentivamo da tanto tempo.

Wesley Sneijder reteInter-Rubin Kazan è una partita da dentro o fuori che non ha in palio nulla. Non è uno scontro diretto, non assegna un titolo, non è un derby. Inter-Rubin Kazan è la classica ultima spiaggia. L’ultima spiaggia per un’Inter che ha sprecato troppe occasioni in questo girone: schiava delle sue ossessioni e ingabbiata nelle sue paure si ritrova ad essere costretta a vincere nell’ultima partita della serie, contro un avversario ancora indecifrabile.

Costretta a vincere, perché giocare per un pareggio che potrebbe essere letale sarebbe un errore gravissimo. Una squadra indecifrabile, perché nonostante ormai sia chiaro a tutti che il Rubin non è quella cenerentola che molti immaginavano a settembre, ancora non si capisce la vera forza di questa squadra. Non se ne capisce il livello assoluto, da grande squadra che con due scudetti alle spalle ha dimostrato di potersela giocare con tutti. Non ci si capacita di come quel Dominguez spuntato fuori dal nulla possa essere in grado di gettare scompiglio in qualsiasi difesa. Non si individuano i veri punti di forza di questa squadra, non si vede quanto corrono, e quanto bene, né quanto poco banale sia il bagaglio tecnico a loro disposizione.

Alejandro DominguezE allora questa Inter non è solo costretta a vincere, ma anche a farlo giocando a mosca cieca. Senza sapere fino in fondo cosa aspettarsi dagli avversari, senza poter giocare sui loro punti deboli. E questo forse è un bene: significa semplicemente essere costretti a dare il 100%, a imporre la propria forza, a imporre il proprio gioco. Sono tante le cose su cui può contare l’Inter stasera: il rientro di Maicon dopo un’assenza troppo lunga, le chiavi del gioco di nuovo tra i piedi di Sneijder, la ritrovata vena realizzativa di Eto’o, Balotelli che non ha mai sbagliato due partite di fila. C’è addirittura chi vede come fondamentale l’apporto di Muntari e del suo dinamismo.

Più probabilmente la verità è solo che in Champions da quest’Inter non si sa mai cosa aspettarsi. Si è provato da protagonisti, si è provato da sfavoriti, si è provato a giocare sulla tecnica, sulla forza, sull’orgoglio…troppe delusioni nel recente passato per fare proclami, troppo altalenanti i risultati per dare certezze, troppe follie per sapere cosa aspettarsi. Basterebbe in realtà un’Inter normale, cosciente della propria forza, capace di sfruttare il vantaggio a sua disposizione. Basterebbe l’Inter vista decine e decine di volte in Italia, e altrettanto spesso vista evaporare in Europa. Basterebbe una squadra normale e un po’ meno pazza del solito.

Più di tutto basterebbero, mai come questa volta, i tre punti. Non importa come, non importa con chi, non importa quando. Basterebbe andare avanti. Basterebbe vestirsi di normalità e puntare all’unica cosa che conta: la vittoria. Tappandosi occhi e orecchie, continuando a testa bassa il cammino sulla propria strada. Oggi, a febbraio e oltre.

E’ così difficile?

scritto da il 9 dicembre 2009 alle 1:29

La strage di anime dell’estate 2006

Sono morto una notte di luglioOggi, mercoledì 9 dicembre 2009, alle ore 17, presso il Circolo della Stampa di Milano in Corso Venezia 16, si svolgerà la presentazione del libro intitolato “Sono morto in una notte di luglio”, scritto dall’ex designatore arbitrale Paolo Bergamo e Valberto Miliani. Esortiamo tutti a presenziare numerosi l’evento.

No, tranquilli, non sono impazzito come qualcuno di voi potrebbe pensare. E non ho né bevuto né fumato qualcosa di alternativo. L’invito è serio. Si, perché l’occasione è ghiotta, di quelle da non farsi sfuggire: ricordate le ospitate tv del sopraccitato autore del libro che il buon Lucianone Moggi chiamava affettuosamente Atalanta? Ricordate come in tali circostanze sia stato praticamente nullo il contraddittorio? Chi di voi non avrebbe desiderato essere lì, per formulare all’ex designatore le domande che nessuno ha mai pensato di rivolgergli? E allora, perché non sfruttare l’opportunità e magari chiedere al diretto interessato perché fosse in possesso di una scheda SIM “Moggiphone”? Forse per i piani tariffari più convenienti rispetto a quelli degli italici gestori di telefonia mobile? Oppure, perché non domandare per quale motivo lui e l’altro uomo a cui hanno “ucciso l’anima” ripassassero insieme al telefono ciò che avevano studiato? Era forse in vista un esame al CEPU?

Insomma, questi sono solo alcuni spunti, visto che i quesiti da porre sono numerosissimi. A voi la libertà di individuare quello che più ritenete interessante. Intervenite numerosi e, naturalmente, una volta soddisfatta la vostra curiosità, via, tutti di corsa al Meazza. C’è una partita da vincere!

PS: Si ringrazia Cristina per la consulenza.