2000-2009: 10 anni da Pazza Inter. Parte prima: il buio (e qualche lampo illusorio).

Un paio di premesse sono d’obbligo: non me ne frega proprio nulla se il decennio degli anni “duemila” sia più correttamente quello che va dal 2001 al 2010, nell’uso comune ormai si va dallo 0 al 9, e poi appunto il 2010 già farà parte degli anni “10”, lo dice il nome stesso; la seconda premessa è che per quanto questo post possa essere chilometrico, qualche nome, qualche fatto mi sfuggirà, quindi non sono solo gradite ma proprio incoraggiate correzioni ed aggiunte, nei commenti qui sotto!
Pronti per questa maratona di ricordi? VIA!

Dopo aver chiuso gli anni ’90 facendo scoprire al mondo Antonio Cassano, gli anni 2000, anche in casa nerazzurra, si aprono con il famigerato millennium bug: per nostra disgrazia però, il baco (o verme) ce l’avevamo in panchina ed ha fatto molti più danni che non quella data ai sistemi informatici. La rosa dell’Inter, in quella stagione, comprendeva:
portieri: Peruzzi, Ferron, Frezzolini; difensori: Panucci, Blanc, Simic, Georgatos, Colonnese, Fresi, Domoraud, Zanetti, Rivas (Martin), West; centrocampisti: Cauet, Moriero, Jugovic, Di Biagio, Dabò, Sousa; attaccanti: Baggio, Ronaldo, Vieri, Recoba, Zamorano, Russo (1 golletto all’udinese, giustifica l’inserimento in lista, anche se era della primavera).
Nel mercato di riparazione vengono ceduti West (celebre il suo diverbio con Lippi: “Dio mi ha detto che devo giocare” “strano, a me non ha detto niente”), Dabò e Sousa, mentre arrivano ad Appiano l’esperto Michele Serena (dal Parma), un giovane promettente difensore colombiano, Ivan Cordoba (dal San Lorenzo),  un attaccante dalla media gol mostruosa in patria, ma con il difetto nell’immaginario interista di essere stato consigliato da Mircea Lucescu, tale Adrian Mutu, e soprattutto il tanto invocato “trequartista”, visto che Lippi non ne vuole sapere di mettere nè Baggio nè Recoba dietro alle due punte, ovvero Clarence Seedorf dal Real Madrid.

L’impressione, in quei giorni, era di avere uno squadrone, assolutamente in grado di tenere testa a Juve, Lazio e Milan… e la prima gara, conto il perugia, esalta l’intero ambiente; peccato che poi tra Lippate (un vero, irritante ostracismo verso il Divin Codino, un impiego col contagocce del giovane ed allora integro Recoba e una litigata storica con Panucci, mai sanata), lunghe assenze (Vieri e soprattutto Ronaldo) e qualche partita che grida ancora vendetta (Lazio-Inter, e la sportività di Simone Inzaghi…) si arriva in primavera a lottare per entrare nei primi 4, ed a sperare di sollevare almeno un trofeo di consolazione come la Coppa Italia, essendo fuori dall’Europa per la tragica stagione precedente.

E’ una sera di Aprile, il 12, quando nella finale d’andata della Coppa nazionale tutto il mondo applaude il ritorno del Fenomeno, che però dura solo 6 minuti, causa l’ennesima disgrazia medica capitata a questo giocatore… prima della finale di ritorno c’è, da ricordare, un piacevole pomeriggio a Perugia, in cui sempre la squadra capitolina ci regala un alto momento di godimento per disgrazie altrui.  A San Siro poco importa che si presentino contro di noi dei giocatori dai capelli tinti, reduci da giorni di festeggiamenti, riescono comunque ad avere la meglio su una squadra concentrata sullo spareggio Champions con il Parma, spareggio deciso dall’ultima recita per il pubblico nerazzurro dell’artista Roby Baggio, che legittimamente seccato dalla stagione conclusa va a dispensare magie in quel di Brescia.

La seconda campagna acquisti del baco è l’ennesima (di quegli anni) rivoluzione estiva in casa Inter, via tutti e tre i portieri, il reprobo Panucci, il nostalgico Georgatos, Fresi, Colonnese, Rivas, Moriero e Mutu (a farsi le ossa, e mai più riscattato); al loro posto, un esercito di ragazzotti di belle speranze: Frey e nonno Ballotta in porta, Macellari, Cirillo, Ferrari, ed i carneadi ceduti a gennaio Fissore e Lombardi in difesa, il rientrante Pirlo, l’esterno-rivelazione del Verona Brocchi e due investimenti di tutto rispetto (dal Brasile e dal Valencia finalista di Champions rispettivamente) come Vampeta e Farinos a rinforzare il centrocampo, infine per l’attacco, causa l’indisponibilità di Ronaldo e la forma non smagliante di Vieri, Marcellino-passeggino punta su un mix esotico: Robbie Keane (per lui solo 6 mesi) ed Hakan Sukur, l’elimina-milan (ok, ok, menzione d’obbligo anche per Robbiati, Peralta e Colombo, ceduti a gennaio senza lasciare il segno).

E’ una stagione da dimenticare, partita malissimo e proseguita peggio: fuori ai preliminari di Champions, illusi e scherzati in una supercoppa zemaniana – per noi segnarono Keane, Vampeta e Farinos – ridicolizzati dalla Reggina nella prima di campionato (schierati con il 3-3-1-3 con Seedorf dietro a Recoba-Sukur-Keane), l’infiltrato viareggino riesce a farsi cacciare continuando a rubare lo stipendio, al suo posto quello che sembrava un allenatore in ascesa, Tardelli, ma che ci condurrà ad un misero 5° posto attraverso figuracce come Parma in Coppa Italia, l’Alaves in Uefa ed il derby di ritorno in campionato. A gennaio 2001 avevano intanto salutato, oltre ai già detti, Bam Bam Zamorano, Domoraud ed i bocciati Pirlo e Vampeta; in cambio di quest’ultimo, l’Inter spunta due giocatori di prospettiva, il francese Dalmat ed un giovanissimo brasiliano che si aggregherà in estate, Adriano; sempre a Tardelli inoltre è ascrivibile la segnalazione del trequartista-esterno sinistro dell’under 21 Slovacca, Gresko. Fa una fugace apparizione l’ex idolo granata Marco Ferrante ed arriva, come orpello dell’estenuante trattativa per il rinnovo a peso d’oro di Recoba, Antonio “pacco” Pacheco, solo omonimo di un ottimo disegnatore di fumetti spagnolo, purtroppo.

Moratti, ovviamente deluso, stanco di allenatori gobbi nel DNA si affida all’hombre vertical, l’argentino Hector Cuper capace di portare due volte in finale di Champions una squadra non trascendentale come il Valencia.
Nuovo giro di valzer: via i portieri dell’anno prima, dentro le sicurezze Toldo e Fontana; in difesa bocciati Macellari, Cirillo e Ferrari e ceduto Blanc al Manchester è la volta di Materazzi, Vivas, Padalino, Sorondo e del ritorno di Georgatos; a centrocampo pensionati Cauet e Jugovic arrivano Conceicao, Cristiano Zanetti (di ritorno da due anni in comproprietà a Roma) e due turchi a parametro zero dal Galatasaray, Okan ed Emre, onesto faticatore incitante alla blasfemia dei cronisti il primo, genio e sregolatezza l’altro… avviene inoltre lo scambio Brocchi-Guglielminpietro con i cugini; in attacco, in attesa di poter finalmente schierare la coppia dei sogni nerazzurri di due anni prima, ci si affida a due giovani rientranti da prestiti, Ventola e Kallon. A gennaio 2002 verranno poi ceduti Sukur, Pacheco (senza rimpianti) ed Adriano a farsi le ossa alla Fiorentina.

La stagione non parte male, con la coppia che non ti aspetti in attacco a funzionare benissimo, e prosegue meglio quando rientrano in pianta stabile o quasi Vieri ed il tanto atteso Ronaldo, la squadra è ben costruita benchè non spettacolare e l’Inter tiene a lungo la testa della classifica; in Coppa Uefa, senza grossi problemi si arriva alla prima storica notte di Valencia nei quarti, che superiamo con in porta Farinos, in Coppa Italia usciamo agli ottavi per mano dell’Udinese, ma senza grossi rimpianti perchè protagonisti sugli altri due fronti.
A Dicembre viene a mancare Peppino Prisco, storica figura del Bauscia per eccellenza, lasciando un grande vuoto nell’ambiente nerazzurro.

In primavera, il crollo inimmaginabile: dopo la stupenda gara con la Roma campione in carica a S.Siro i giochi sembrano fatti, invece l’Inter inizia ad accusare la fatica ed a pagare certe assenze in ruoli chiave, come nella fascia sinistra dove devono giocare fuori ruolo in difesa Gresko (causa seconda “saudade greca” di Georgatos) ed a centrocampo Seedorf e Recoba, nessuno dei quali esattamente apprezzato dal tecnico argentino. In aggiunta a ciò non si possono non citare alcuni episodi quantomeno dubbi, per non usare altri termini, come la gara contro il Chievo dove viene negato un rigore limpidissimo a Ronaldo da un arbitro già famoso per Parma-Juve di due anni prima e che sarà destinato a diventarlo anche di più nel 2006… Quello che accadde il 5/5/2002 all’Olimpico di Roma, mentre la Juve affrontava un’Udinese salvata oltre i suoi meriti la domenica precedente, se permettete, non ho alcuna voglia di ricordarlo.

Quell’estate nessuna rivoluzione, ma un grande, imperdonabile tradimento, con il capocannoniere del mondiale che vola a Madrid sostituito da un altro giocatore destinato a diventare un beniamino, anche se in due tranches, Hernan “Sansone” Crespo, e qualche ritocco: in difesa, via Padalino, Simic, Georgatos e la sciaugura Gresko, al loro posto Adani, Pasquale promosso dalla primavera, Gamarra e Cannavaro, oltre al terzino Coco scambiato con Seedorf; a centrocampo nessuna cessione (se non Farinos ma a Gennaio 2003) e dentro un valido rinforzo come Matias Almeyda ed un numero 10 discontinuo, Morfeo.

Nonostante Cristian Vieri capocannoniere, e l’arrivo a Gennaio 2003 del rinforzo (?…) Batistuta per sostituire l’infortunato Crespo, l’Inter non riesce a fare meglio del secondo posto in Campionato, lasciando ogni speranza di vittoria in una gara con la Roma buttata alle ortiche, da 3-1 a 3-3 nei minuti finali, ma è il ritorno in Champions League ad attirare l’attenzione.
Dopo i preliminari con lo Sporting Lisbona, un primo girone con Ajax, Lione e Rosenborg ed un secondo con Barça, Newcastle e Bayer Leverkusen: e proprio in una serata fredda in Germania, senza altri attaccanti a disposizione, arriva il momento di Obafemi “Oba-Oba” Martins, 18enne nigeriano che con 23 gol ha fatto vincere lo scudetto alla Primavera nerazzurra l’anno prima. Trafigge i bavaresi e mostra la prima delle sue tradizionali capriole multiple con cui è solito festeggiare i gol, consentendo all’Inter di passare come seconda classificata. Ai quarti ri-incrociamo il Valencia, anche stavolta il protagonista al Mestalla è un nostro portiere, ma non uno improvvisato: San Francesco Toldo ci accompagna in semifinale.
La beffa arriva con le sembianze del regolamento, che anche in un derby, giustamente, tiene conto di gol in casa e gol in trasferta, così che nonostante due pareggi non servono supplementari e rigori, ed a Manchester va in scena il trofeo Berlusconi anzichè il Derby d’Italia.

Estate 2003, all’Inter c’è ancora Cuper ma iniziano i rumors che danno Moratti in cerca di sostituti, si sta mettendo in luce come allenatore (non più in campo) Roberto Mancini.. queste nuvole sono tuttavia in apparenza sgombrate da una campagna acquisti che segue in pieno le convinzioni tattiche del mister argentino: fuori un terzino ed un centrale, Vivas e Sorondo, dentro due omologhi, Helveg e Brechet (quest’ultimo messosi in evidenza contro di noi con il Lione), pensionato Serena, arrivano i tanto invocati esterni di centrocampo, Kily Gonzales ed Andy Van Der Meyde da Valencia ed Ajax, l’uomo che visse due volte Luciano (6 mesi distanti anni luce da come giocava al Chievo, e si potrebbero dire molte cose al riguardo…), il regista Lamouchi, il rientrante Farinos ed un immancabile trequartista, anche se greco, Karagounis. Prendono il posto di Conceicao, Dalmat, Morfeo, Guly, Almeyda e Di Biagio (a cui non è stato evidentemente perdonato l’episodio della fuga dal ritiro, insieme a Vieri, nel gennaio precedente), mentre in attacco oltre all’ingresso in pianta stabile di Oba-Oba al posto di Ventola c’è da registrare un cambio legato all’ingresso sulla scena europea dei petrol-rubli di Roman Abramovich: Crespo va al Chelsea, e da noi è l’ora del Jardinero Cruz. Ci sarebbe anche, per non farci mancare niente, il caso umano di Khalilou Fadiga, ala senegalese con problemi al cuore fermatosi alle visite mediche.

L’inizio di stagione è esaltante, con la storica vittoria al vecchio Higbury contro l’Arsenal, ma una serie di brutte prestazioni in campionato (l’ultima contro il Brescia di Baggio, ma prima di essa il derby) sono fatali al tecnico argentino. La sostituzione non è però delle più felici, in quanto al suo posto dopo un breve interregno del tecnico della Primavera Verdelli viene chiamato Alberto Zaccheroni. Nel giro di due mesi, siamo fuori dalla lotta scudetto ed eliminati dalla Champions, ma restano alla portata della squadra (rinforzata a Gennaio 2004 dal rientro dal Parma di Adriano e dall’acquisto dalla Lazio del talento serbo Stankovic) Coppa Italia, Coppa Uefa e soprattutto il fondamentale accesso alla Champions dell’anno dopo, con almeno il 4° posto.

Di questi traguardi, uno viene mancato in semifinale dopo un match acceso con la juventus, uno ai quarti contro il Marsiglia della rivelazione Drogba, l’ultimo infine centrato; a parziale (molto parziale) consolazione, c’è da dire che dopo molti anni riusciamo a battere i gobbi a casa loro in campionato, ed al ritorno di fatto li escludiamo dalla lotta scudetto.

Il bottino, per una squadra partita con ben altre ambizioni, è fin troppo misero perchè Moratti confermi il tecnico romagnolo ed infatti, smentendo il Presidente Facchetti (a proposito: in seguito all’ennesima brutta figura, Moratti aveva fatto un passo indietro, rimanendo come proprietario ma affidando alla figura del Cipe la massima carica societaria), nell’estate del 2004 è il momento del Mancio.

(continua)

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