Ogni maledetta domenica

Ci risiamo. Ogni volta che si ritorna al Campionato dopo il turno di Champions, così come la domenica prima della Coppa bisogna dire, sembra prenderci un torpore soprannaturale, quasi a dire che in fondo non è poi nulla di speciale quello che ci aspetta nel week end.

E non va bene. Non va bene per niente.

Non tanto perché sarebbe un po’ come dare ragione a quei loschi figuri sull’altra sponda del Naviglio, che da anni ci martellano con il tormentone della “Coppa che è meglio del Campionato”, quanto per il fatto che gli avvoltoi sono sempre in agguato, ora più che mai.

Dopo la convincente vittoria in Champions, ma non senza qualche brivido tenendo sempre a mente che si trattava del Rubin di Kazan, sono tutti in attesa di un nostro passo falso, di un calo di tensione. Capitan Zanetti ha scaramanticamente esorcizzato questa eventualità parlando di una Giuve (cit.) ancora in corsa. Un modo come un altro per suonare la sveglia dopo tre giorni in cui non si è parlato d’altro che delle possibili avversarie agli ottavi e di Mario in Nazionale.

A proposito, Capello Grigio, non ha perso tempo e dopo le candidature di Balotelli in azzurro, giunte da più parti in settimana non ha perso tempo e ha pensato bene di ricordare a tutti che è lui il tizio che comanda: QUI.

Il parallelo con il caso Cassano è talmente evidente che non ho nemmeno bisogno di andare a spulciare negli archivi per dimostrare che Lippi aveva usato le medesime parole. Ci pensa lui ad accostare le situazioni nella stessa intervista.

Tranquillo Mario! Vai avanti per la tua strada, ché tanto sappiamo bene dove andrà a finire Lippi, non dovrai aspettare troppo per vestire l’azzurro.

Capello Grigio non manca di suonare la carica alla sua prossima squadra; impegnata in trasferta contro l’ottimo Bari. Reduci dalla batosta di Champions incontrano forse la migliore rivelazione del torneo, insieme al Cagliari di Allegri, che non a caso li ha pettinati alla grande. Si vede che il pastore manca da casa da troppo tempo, perché i Gobbi hanno dimostrato di non sentirci e invece di partire alla carica hanno suonato la ritirata. Nonostante abbiano giocato decisamente meglio rispetto alle ultime uscite (compresa la illusoria vittoria contro di Noi sabato scorso), non riescono a portare a casa neanche un punto e anzi incassano tre belle pere, riuscendo a segnare grazie alla prontezza del solito Trezeguet. Lo stesso che dichiarano bollito e cedibile all’inizio di ogni mercato estivo, ma che quando serve gli salva sempre la ghirba.

La nostra domenica è molto più tranquilla, almeno sulla carta. L’Atalanta è un avversario più che abbordabile e non solo per la sua posizione in classifica, a ridosso della zona retrocessione, ma anche perché il cambio di allenatore, in favore di Conte non ha dato la scossa e le vittorie si contano veramente sulle dita di una mano.

Ragione di più per non fidarsi.

Da un annetto a questa parte molte delle così dette “piccole” affronta in modo diverso le partite contro squadra più blasonate. Invece del buon vecchio catenaccio, che va benissimo sia chiaro, ma che spesso interpretavano in modo tremebondo, sfoderano aggressività, pressing e, quando ne hanno i mezzi, anche una buona organizzazione di gioco. Segno che forse qualche cosa sta cambiando nel calcio Italiano.

La squadra dell’altra sponda del Naviglio incontra un Palermo che non sembra pericolosissimo, anche dopo l’esonero dell’Uomo Ragno in favore di Delio Rossi, e in questo momento sembra proprio il Milan l’avversario più pericoloso in chiave scudetto. Il dubbio è solo quanto a lungo possano reggere questi ritmi, considerando le scarse alternative che hanno alla squadra titolare, ma fino ad ora la loro proverbiale fortuna li ha sostenuti.

Meglio pensare a noi quindi e portare a casa una vittoria, che è veramente il minimo sindacale a Bergamo.

Si tratta di un imperativo categorico, tanto più se consideriamo che qualunque squadra normale nelle nostre condizioni cavalcherebbe l’onda dell’euforia, mentre noi siamo costretti a fare i conti con le voci messe in giro da chi sa chi sulla solidità della panchina di Mourinho.

Va detto che in questo momento è solo TuttoJuve a continuare a battere su questo ferro, ma non ci sarebbero di questi problemi se alcuni azionisti (?), ex-dirigenti pensassero ai fattacci loro e serrassero la loro baffuta boccaccia.

Proprio ieri sera, a Sabato Sprint, su Rai Due, interpellato dai giornalisti, Mazzola è tornato sullo scambio di colpi a distanza con José, archiviando il tutto come un semplice scambio di battute e stando bene attento a non proferire parola in merito a un presunto cambio di allenatore. Piuttosto si è limitato a parlare genericamente di un approccio molto più critico dell’ambiente Interista (inteso come società, ma anche come tifosi), che porta a non riuscire a essere mai troppo sereni nemmeno dopo quattro anni di vittorie consecutive.
Forse, forse anche in questo atteggiamento conciliante del baffino possiamo vedere la mano della società, che in settimana si era espressa in modo molto secco e ironico in tal senso, come a ricordare che Mazzola non ha alcun ruolo né nella gestione ordinaria né in consiglio di amministrazione della società; di fatto dando ragione a Mourinho.

A quanto pare la società Inter sta iniziando a seguire la scia del suo Presidente, che, almeno in pubblico, non sbaglia un intervento da più di un anno. Come dovrebbe essere del tutto normale del resto.

Vincere quindi e basta. Per nessun altra ragione se non per il fatto che è del tutto normale.

About Fonz77

Milanese per nascita e per convinzione. Interista nel sangue da generazioni da parte di madre, mio padre ne sa talmente di calcio che crede che giochi ancora Mazzola... Sono il cümenda del blog, in carne e spocchia. Apostolo del culto José e sempiternamente vedovo dello Special One.