L’emozione in onde medie

RadioTutti voi sapete ormai  quali estenuanti viaggi dobbiamo affrontare io e i miei compagni di avventura ogni qual volta decidiamo di seguire allo stadio, sia a S.Siro che in trasferta, la nostra amata Inter. E proprio domenica scorsa, rientrando a casa dopo la partita con la Fiorentina, mentre sonnecchiavo su uno scomodo sedile con in sottofondo la radiocronaca di Catania-Milan, mi è venuto da pensare come negli anni sia radicalmente cambiato il modo di seguire il calcio e la mia amata Inter.

Ricordo ancora come,  alla tenera età di 5-6 anni, la domenica pomeriggio mi piazzassi davanti alla piccola tv in bianco e nero della cucina ad attendere le sovrimpressioni dei risultati. Ogni qualvolta compariva una scritta era un’emozione, seguita da esultanza o rammarico nel caso le notizie fossero positive o negative. La cosa durò per circa 4-5 mesi, fino a quando mia madre, stufa di non riuscire a vedere l’allora trasmissione cult Domenica In, mi regalò una radiolina con la quale seguire le radiocronache di tutto il calcio minuto per minuto. Quella piccola scatola di plastica dalla quale uscivano le voci dei vari Ameri, Ciotti, Bortoluzzi, Provenzali, divenne la compagna inseparabile di tutte le mie domeniche pomeriggio. Si, perché all’epoca tutte le partite si disputavano in contemporanea, senza anticipi e posticipi o turni infrasettimanali. Il campionato si giocava esclusivamente al pomeriggio della domenica. Al massimo, a seconda della stagione, variava l’orario del calcio d’inizio ma mai il giorno e non c’era assolutamente modo di seguire in diretta tv alcun match.

Per radio l’attesa era spasmodica. Ogni intervento da un campo del radiocronista di turno ti teneva col fiato sospeso. E dai rumori in sottofondo provenienti del pubblico si cercava di capire in anticipo cosa avrebbe annunciato di li a breve quella voce. Se l’Inter giocava a S.Siro il silenzio proveniente dagli spalti era l’anticipazione di cattive notizie, mentre in caso di boato si poteva già intuire che a segnare fossero stati i nostri. La cosa naturalmente si ribaltava in caso di partita giocata in trasferta.

Anche le sfide nelle coppe europee non rappresentavano un’eccezione, almeno per quanto riguardava i primi turni. Si, perché sino a quando la competizione non entrava nel vivo arrivando ai quarti o alle semifinali, l’unico contatto con la partita era sempre la radio. Ricordo ancora i mercoledì sera passati in camera, sul letto, con mio padre: luce rigorosamente spenta e silenzio rotto solamente da quella voce che cercava di raccontare quanto stesse succedendo sul campo. Uno dei match che mi ritorna in mente con maggior piacere è un Inter-Colonia terminato 1-0, con Causio che riuscì nell’impresa di battere uno dei migliori portieri dell’epoca, tale Schumacher, omonimo di quello che sarebbe poi diventato uno dei migliori piloti di Formula 1 di tutti i tempi.

E proprio il ritorno di quel match di coppa UEFA fu uno dei primi ai quali ho assistito davanti alla tv. Poter vedere in diretta la propria squadra era un vero e proprio evento e l’attesa, spasmodica, iniziava molti giorni prima. Quella volta andò bene e al ritorno ci qualificammo vincendo ancora per 3-1, nonostante la nostra squadra fosse rimasta in 10 dopo pochi minuti. Erano gli anni di Rummenigge e Altobelli e delle sfide con il Real Madrid di Santillana e Hugo Sanchez. Quelle serate stregate davanti alla tv rimangono indelebili nella mia mente di tifoso-bambino. All’andata a S.Siro riuscivamo sempre a spuntarla, anche con punteggi rotondi, ma al ritorno, in quello stadio trasformato in polveriera, le Merengues riuscivano immancabilmente a ribaltare il risultato. Presentarsi a scuola la mattina successiva, in una classe piena di juventini, era veramente dura.

Insomma, nell’epoca delle prime tv a colori, senza televideo, pay-tv, internet, per chi come me non aveva la possibilità di  andare allo stadio a causa della distanza, l’unico mezzo per seguire in diretta la propria squadra del cuore era la radio. Le azioni e i gol venivano vissuti e immaginati attraverso il racconto dell’inviato sul campo, almeno sino a quando non si aveva poi la possibilità di vederli in tv nelle rarissime trasmissioni sportive post-partita dell’epoca. Ma di questo, se la cosa è di vostro gradimento e non vi annoia, vi parlerò la prossima volta.

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